Ci siamo: il 9 agosto inizia la WorldCon di Helsinki, cioè la grande riunione estiva in cui sono votati i migliori lavori di fantascienza dell’anno precedente, per assegnare l’ambito Premio Hugo.

Che importanza ha questa manifestazione?

Ancora oggi ha una enorme importanza, tuttavia alcuni lettori e operatori stanno chiedendo a gran voce delle modifiche alle regole del premio. Una delle cose che abbiamo notato è che le opere di fantascienza che fanno parte delle selezioni sono sempre meno. Alcuni dicono che ci sia molto fantasy, ma ci pare di notare invece che molti dei romanzi facenti parte della sestina non siano né fantascienza, né fantasy, semplicemente storie di fantasia varia.

Solo il famoso libro cinese, Death’s End, ha in realtà complicati capitoli di pseudo scienza di cui parleremo.

Il romanzo di battaglie spaziali (Ninefox Gambit) è una specie di fumetto, o di film tipo Barbarella.

Too Like the Lightning, è qualcosa di difficilissimo da leggere. Scritto con uno stile settecentesco (il che sarebbe magari una bella trovata), ma un po’ un guazzabuglio.

A Closed and Common Orbit, è quello più originale, un romanzo sociologico e di avventure, concepito in due tempi, come se fossero due racconti separati, ma collegati benissimo.

Poi ci sono i già noti The Obelisk Gate, pesante favola di un pianeta malato e All the Birds in the Sky, che è forse il romanzo più completo, metà fantasy, metà fantascienza.

Comunque si parla di modificare il regolamento del premio. Su File 770 Vincent Docherty ci dice:

I premi Hugo sono notevolmente cresciuti in visibilità e nel numero dei partecipanti in questi ultimi dieci anni. Il che è decisamente positivo per come la vedo io, ma sul percorso abbiamo trovato un po’ di inciampi. Abbiamo cercato di adattare categorie e regole ai cambiamenti avvenuti nel genere […]

Una delle proposte, per esempio è di modificare la regola 3.3.1 Miglior romanzo. Una storia di fantascienza o di fantasy di quarantamila (40,000) parole o più.

Con le due seguenti regole:

3.3.1: Miglior romanzo di fantascienza. Una storia di fantascienza di quarantamila (40,000) parole o più.

3.3.2: Miglior romanzo di Fantasy. Una storia fantasy di quarantamila (40,000) parole o più.


Ada Palmer

Ma guardiamo più da vicino questi romanzi. Comincerei da quello che ho trovato più incomprensibile, vale a dire Too Like the Lightning (Troppo simile al lampo) di Ada Palmer. È un libro sociologico, scritto utilizzando un inglese del 18° secolo, per una società che è però estremamente diversa da quella.

Potreste non fidarvi di me per un report su un testo tanto inconsueto, per cui riporto qui le esperienze di una lettrice:

Non è un libro facile: sono state 430 pagine di battaglia per me […] Per farvi un esempio veloce, da cui di certo mancheranno diverse cose, ecco di cosa si tratta: l’azione si svolge nel futuro, dove la gente indossa vestiti fichissimi che può cambiare col pensiero, alcuni vestiti li rendono invisibili, hanno stivali che possono diventare armi, visori che permettono di vedere quello che vedono gli altri, conversano con le persone attraverso messaggi, oppure possono chiamare direttamente. Hanno dei tracciatori che tracciano (si capisce), ma sono anche in grado di chiamare la polizia, controllare il cuore, o fornire autorizzazioni. Non si parla più di uomini e di donne. Le donne possono decidere di non farsi crescere i seni per nascondere la loro sessualità. Gli abiti non sono sessuati. Ci sono medicine anti invecchiamento e l’aspettativa di vita è sui 150 anni. Le persone spesso fanno parte di unità famigliari dette ‘bash’ e a volte un ba’figlio potrebbe essere di razza cinese, il ba’papà di razza europea e la ba’mamma indiana. Quando i ba’figli crescono possono decidere di andare in altri alveari, semplicemente perché lo desiderano, secondo quanto considerano importante e iniziano una nuova ‘bash’ con un partner. Non ci sono più guerre, non esiste nessuna religione organizzata, le questioni religiose possono essere discusse col tuo sensayer, un individuo opportunamente preparato per rispondere a questioni di natura religiosa e tutto rimane rigorosamente privato: il proselitismo non è permesso. Molti parlano più di una lingua e la lingua dell’élite è il latino.

Un pasticcio notevole e difficile da leggere! Poi, credetemi, io sono favorevole agli esperimenti linguistici, ma in questo romanzo l’esperimento linguistico è l’unica cosa positiva.


Liu Cixin

Ma vediamo il “favoritissimo” romanzo cinese: Death’s End (Fine della Morte) di Liu Cixin. È il terzo volume di una trilogia iniziata con The Three-Body Problem (Il problema dei tre corpi). Fin dalla sua apparizione questa serie ha avuto un enorme successo presso il pubblico americano.

Nel Problema dei tre corpi una scienziata cinese intercetta un messaggio stellare da alieni che abitano un pianeta illuminato da tre soli (i Trisolari) e, angustiata dalla cattiveria degli esseri umani (le guardie rosse le hanno ucciso padre e parenti), invia un messaggio di risposta, che più o meno dice: “Venite qui e distruggeteci!” (400 pagine).

Leggevo i commenti di alcuni lettori secondo i quali questo sarebbe un libro di fantascienza hard!

Secondo me è un libro di fantascienza hard al meglio. Certamente non una space opera. Molti dei personaggi sono scienziati e parlano parecchio del loro lavoro. Ecco la recensione di NPR, che è ben fatta: “Si tratta di hard SF, piena di gradevoli passaggi con esposizioni teoriche, dalla meccanica dei quanti all’intelligenza artificiale. Cixin Liu sviluppa tutte queste complicatissime teorie utilizzando personaggi simpatici e una robusta base thriller.”

Questa affermazione mi sembra leggermente ridicola. Forse qualcuno sa che Herman Melville, voleva scrivere e diventare famoso con un dotto saggio sui capodogli. Peccato che ben nascosto nel saggio gli sia venuto fuori Moby Dick! Qui secondo le affermazioni di NPR e altri, questo scrittore cinese ha fatto un libro di Hard SF, ma dentro gli è venuto fuori una specie di Mille e una Notte.

Confesso di non aver letto il volume due e da quello che leggo nel terzo, è difficile capire se laggiù sia davvero successo qualcosa!

The Dark Forest” (La buia foresta). Ecco una quarta di copertina:

Immaginate l’universo come una foresta pattugliata da innumerevoli predatori senza nome. Bisogna mimetizzarsi per sopravvivere, perché quando una civiltà rivela la propria posizione subito diventa una preda. Così è successo alla Terra e adesso i predatori stanno arrivando. Dovranno attraversare anni luce per raggiungere la Terra, ci vorranno quattro secoli, ma i sofoni, i loro agenti extra-dimensionali, i provocatori, sono già arrivati e solo la mente umana è immune dalla loro influenza. Da qui nasce il Progetto Uomini Muraglia, ultima barriera a garantire le segrete strategie, il nascondersi agli alieni usando inganni e false informazioni. Tre degli Uomini Muraglia sono importanti statisti e scienziati, ma il quarto è un uomo qualunque. Luo Ji, un astronomo cinese estremamente umile e terrorizzato da questa nuova situazione. Lui sa soltanto di essere l’unico tra gli Uomini Muraglia che i Trisolari vogliono uccidere. (513 pagine).

Il terzo volume è di 600 pagine più o meno esatte, a parte i ringraziamenti e le note del traduttore. Il che costituisce una monumentale trilogia di circa 1.500 pagine.

Anche questo terzo romanzo ha in effetti moltissime pagine in cui ci viene spiegato con dovizia di particolari qualche astrusa teoria scientifica. Per esempio che cosa sia la quarta dimensione, che effetto faccia ai nostri sensi e quali siano le equazioni da considerare. Poiché (credo io) non si sappia nulla della quarta dimensione, deduco che tutti questi dati scientifici siano un inutile spreco di carta. Nozioni noiose, che non aggiungono nulla di importante al racconto.

Questo Death’s End è una macchina complessa: un po’ avventura, un po’ La foresta dei pugnali volanti, qualche passaggio alla Gulliver, una sezione favolistica, un po’ Giulio Verne nelle descrizioni futuristiche. Tutto questo fa capire chiaramente che non si tratta di un romanzo uniforme. A suo modo bello, ma io non lo definirei di Hard SF. Le molte pagine pseudo scientifiche sono palesemente appiccicate per soddisfare un certo pubblico e non hanno alcuna rilevanza nella storia.

Se vogliamo trovare un problema tecnico, è che ci sono capitoli del tutto avulsi dalla storia e lo scrittore li fa entrare a gran forza: è come se avesse avuto lì dei racconti da piazzare in qualche modo e stiracchia un po’ la storia qui e là per inserirli. Si passa dall’esposizione di gustose favole cinesi, alla spiegazione di cosa sia la doppia e tripla codifica linguistica: se qualcuno lo ha capito, me lo spieghi per piacere!

Ma infine, ecco la storia: siamo ancora in attesa degli invasori Trisolari, che al momento ci parlano attraverso sedicenti sofoni, spie automatiche e artificiali veloci come la luce, odiosissime: prima spostano tutta la popolazione, poi la fanno ritornare a casa, infine hanno anche loro le belle gatte da pelare, poi si va avanti fino alla fine dei tempi.

Cercando di scrivere la trama in una frase è il modo migliore per capire se esiste una storia: è evidente che qui non esiste. Il romanzo descrive una serie di cose poco collegate, che capitano senza un costrutto ordinato.

È un romanzo piacevole, ma io non lo voterei, né lo pubblicherei.Quindi immagino che vincerà l’Hugo!


Becky Chambers

Il terzo titolo di cui voglio parlare è A Closed And Common Orbit (Un’orbita comune e chiusa) di Becky Chambers. Fra le tre novità (rispetto ai Nebula) questo è il libro che mi è piaciuto di più. È un planetary romance, genere che al giorno d’oggi pare essere molto gradito agli scrittori di fantascienza.

La trama è ben strutturata, divisa in due segmenti: da una parte seguiamo le avventure di una Intelligenza Artificiale, che al tempo di questo romanzo sono comuni come da noi le pagnotte (forse sarebbe meglio dire i cellulari) e si vendono nei negozi. Questa Intelligenza Artificiale è stata impiantata in un corpo parimenti artificiale, ma fatto di carne, molto simile a una donna umana, ma non è un corpo umano. Fin quasi alla fine non si capisce che cosa c’entri questa Intelligenza Artificiale con tutto il resto.

Il resto è un’avventura intrigante, che riguarda una bambina umana: costei lavora e abita in una specie di fabbrica dove qualcuno (?) raccoglie scarti elettrici, meccanici. cose varie che poi le ragazze debbono catalogare. E qualche volta alcune di loro sono in grado di rimontarli. Sono tutte bambine, curate, ma meglio sarebbe dire guardate a vista da dei robot che loro chiamano “Le Guardiane.” Una notte si genera uno scoppio su una parete e per la prima volta la bambina vede cosa ci sia al di là.

I due racconti vanno di pari passo (apparentemente): un capitolo sull’AI, uno sulla bambina e così via fino alla fine. È chiaro che le due “orbite” siano comuni e alla fine si chiuderanno.

Dal punto di vista tecnico questo romanzo presenta alcune novità che io non avevo ancora visto: per la gioia dei prossimi traduttori i generi sessuali rappresentati sono assolutamente tre: maschio, femmina e “coso.” Per esempio un alieno amichevole ha la scomoda caratteristica di passare da maschio a femmina e nella fase intermedia è dunque un “coso.” Pare che sia codificato nell’inglese moderno l’uso di alcuni pronomi che non si insegnano a scuola. Per esempio xyr pronome da usarsi al posto di his, her. Ma si può usare anche “xe” che va al posto di she, he

L’Intelligenza Artificiale parla di sé sempre come xe, perché il suo corpo non fa assolutamente parte di lei. Troviamo frasi come: “Il mio dispositivo aprì la bocca,” oppure “Il mio dispositivo sollevò una mano…” intendendo che lei stessa apre la bocca, o solleva una mano. Il corpo è un apparato di cui l’AI ha il controllo come se fosse un’automobile che stiamo guidando.

Direi che c’è parecchia roba in questo romanzo, anche molte novità, ma poiché è anche il mio preferito, è certamente escluso che possa vincere l’Hugo.


Gli altri tre romanzi in gara li avevamo già visti alla presentazione dei Nebula.

Yoon Ha Lee

Quello che mi è senza dubbio piaciuto di meno tra questi è Ninefox Gambit di Yoon Ha Lee. Un mio amico esperto di computers, anche lui appassionato di SF lo giudica bellissimo, per cui è uno di quei casi in cui io probabilmente non ho capito niente.

Yoon Ha LeeMa vediamo anche altri commenti di lettori, al medesimo indirizzo:

Non rileggo mai i libri. Non sono un lettore veloce e i libri che vorrei leggere sono molti, per cui non ne rileggo mai nessuno. Ma per questo sapevo di doverlo fare… due mesi dopo. Be’, la seconda lettura è stata incantevole. In questo caso mi sono preso due settimane, un poco per volta, per essere certo di capire tutto. La prima volta ho letto in fretta, perché in pratica ho ceduto le armi […] Anche così non è un libro che io possa amare: la parte centrale è brutta, perché lì assistiamo a un noiosissimo assedio e si passa da un punto di vista all’altro di personaggi a caso: direi che è una sezione del tutto inutile. Per cui credo che la mia recensione originale sia ancora valida, ma adesso posso onestamente dire di aver finito il libro dedicandogli il tempo necessario…

Questo onestissimo lettore riporta anche la sua prima revisione di Ninefox Gambit che tra l’altro diceva:

Classificherei questo romanzo come ‘hard sci-fi’ e non perché sia zeppo di accurati dettagli tecnici, ma perché è decisamente ‘hard’ da leggere. La mia esperienza è di aver letto un libro in spagnolo […]

Noi diremmo “in arabo.” Lingua che non capiamo, come questo libro.


N. K. Jemisin

Avete anche già letto la mia impressione su The Obelisk Gate (N. K. Jemisin): ho apprezzato il primo romanzo della serie, vale a dire The Fifth Season. C’era molta fantasia in quel Planetary Romance, una ambientazione rude, come certamente piacerebbe a Dario Tonani, tanto per fare il nome di un Autore che conosco e apprezzo.

Questo secondo romanzo è tuttavia molto deludente. È vero che esiste molto di peggio, ma qui stiamo parlando di eccellenze.

Rispetto al primo libro la storia manca. Le trovate fantastiche sono decisamente minori. La sensazione più diffusa durante la lettura è la noia.

Anche qui i lettori sono molto benevoli verso la Jemisin, ma una sorta di delusione affiora qui e là anche nelle recensioni dei fan

La costruzione di questo mondo e del sistema “magico” che lo controlla sono fichi e non convenzionali. Lo stile di scrittura della Jemisin è fichissimo, insolito e tagliente. I personaggi sono fichi e autentici e sfacciatamente imperfetti. Davvero fichissimi. Però questo è il libro di mezzo, chiaro e le novità non sono di certo nel secondo libro…

Esatto: i personaggi e il mondo sono fichissimi… ma nel primo libro, non in questo!


Charlie Jane Anders

Per finire dobbiamo considerare il vincitore del Premio Nebula, All the Birds in the Sky, di Charlie Jane Anders.

Il libro è bello. Soprattutto nella prima parte: una specie di Harry Potter con sfumature di fantascienza. Anche se ci sono spunti non portati fino in fondo, anche se c’è una seconda parte che in definitiva non mi è piaciuta del tutto.

Due giovani ragazzi vivono vite parallele: lui è un super nerd, che fin da piccolo dimostra enormi capacità tecnologiche, lei è una sensibile ragazzina che sa parlare con gli uccelli. La Anders aggiunge anche un interessante sotto trama, con la partecipazione di una Organizzazione di Assassini Anonimi, ma poi si dimentica di sviluppare il progetto e il lettore rimane con un palmo di naso.

Il finale imita famosi classici: i due che mi vengono subito in mente sono Il Maestro e Margherita di Michail Bulgakov e soprattutto Ulisse di James Joyce: una carambola di effetti magici speciali, per concludere in bellezza.

I soliti commenti dei lettori di Goodread sono in genere illuminanti:

Questo libro è super misterioso. Un bel genere di misteri e per questo non è un libro che possano leggere tutti. Il racconto trascende i generi e non sa bene dove posizionarsi: è sci-fi? Fantasia paranormale? Mondo distopico, o alternato? Realtà magica? A dire il vero è un po’ di tutto questo: uno stravagante e strambo miscuglio di scienza e di magia.

Sì, forse è un palmo sopra gli altri, malgrado tutto. Possibile che vinca anche l’Hugo?