Il bello (e il brutto) dei Premi Hugo è che non si possa conoscere l’ordine di classifica per le diverse opere. Chissà, magari quella ha vinto per largo distacco, o forse per un punticino in più: noi non lo sappiamo.

Non abbiamo letto e visto tutte le opere in lista per la premiazione, per cui ogni anno, il premio Hugo è come una ben nutrita lista di possibili prossime letture.

La premiazione finale (serata di gala) non è nemmeno stata lunghissima: si è iniziato alle sette e un quarto di sera e alle nove era tutto finito.

In tutto questo una serie di personaggi conosciuti solo dai super fan (io non sono tra questi), che parevano aver letto tutto quello che appariva sul gigantesco monitor e visto tutti gli spettacoli di cui si andava parlando.

Seanan McGuire

Per quanto ci riguarda non credo si sia trattato di una grande annata. Leggerò probabilmente il romanzo breve di Seanan McGuire, intitolato Every Heart a Doorway, che mi dicono possedere dei tratti Horror, accolto dai presentatori con garndi grida di giubilo. Questo non perché io ami il genere, ma perché voglio capire in che direzione si stia andando.

Cheryl Morgan: Ho adorato Every Heart a Doorway.

Simon DelMonte: Ehiii Seanan!!!!

M Gucciard: Allora, Nebula, Locus e Hugo. Mi pare di capire che Every Heart a Doorway sia una storia davvero rock!

Non sono affatto concorde con la giuria che ha premiato Obelisk Gate: se l’anno scorso era un bel libro, questo secondo volume non è all’altezza. Il fatto che sia stato premiato la dice lunga sulla qualità degli altri lavori.

In effetti leggendo i sei romanzi in lista, non ne ho trovato uno che mi soddisfacesse in pieno. Da sempre contesto il successo che gli americani hanno decretato alla trilogia proveniente dalla Cina: The Three-Body Problem, The Dark Forest e Death’s End. A mio avviso una astuta operazione commerciale, se è vero (come è vero) che in Italia i vari curatori non si sono certo precipitati a pubblicare.

Ninefox Gambit di Yoon Ha Lee è (a mio avviso) semplicemente illeggibile. Forse, visto i tempi brevi, non ho dedicato al romanzo tutta l’attenzione richiesta, per cui appena possibile tenterò una rilettura, almeno per vedere se riuscirò a capirne qualcosa.

Ada Palmer (Foto Paula)

Di fatto sto già rileggendo Too Like the Lightning, in quanto Ada Palmer ha vinto il premio di migliore autrice esordiente (Premio Campbell). Un romanzo che non ho trovato per niente facile, ma devo confessare che ha qualcosa per cui vale la pena sostare a riconsiderarlo.

Si tratta di un grande affresco di un’epoca intorno al 2400 d.C. in cui non sono ammesse distinzioni sessuali, non esiste una famiglia secondo i nostri canoni, la lingua utilizzata è un inglese del 1700, ogni tanto alternato da latino, francese, spagnolo… sia chiaro, il testo è (quasi) tutto in inglese, ma ogni tanto il personaggio che parla in prima persona, ci dice qualcosa come: “Lettore, mi dispiace di dover tradurre in questo pessimo inglese le belle espressioni latine.” Altre volte lo stesso personaggio (evidentemente un degenerato) dice: “Lettore, ti sarai accorto che sto usando i pronomi Lei, Lui… Ma so che questo ti eccita e io non sono certo quello che ha da dire sulle tue preferenze.”

Molti anni fa, un grande della fantascienza italiana, Inisero Cremaschi, parlando con me e altri che a quel tempo tentavano di scrivere qualcosa di buono, mi disse: “In una storia ci vuole molto, ma quello che non può mancare è il plot!” Ok. Questo succedeva una volta. Il racconto di Ada Palmer manca quasi completamente di plot e si potrebbe dire che i nuovi romanzi (meno i racconti) stanno alla fantascienza di un tempo, come la musica di Schoenberg sta alla musica di Mozart. i vecchi criteri sono del tutto saltati, come ai tempi di Picasso l’arte ha dovuto scoprire nuove strade.

Insomma, un ambiente stranamente affascinante alla seconda lettura, dopo aver abbandonato il romanzo per mancanza di comprensibilità. Qualcuno potrebbe essersi accorto che io stesso ho scritto un romanzo che sfrutta delle stramberie come queste, per cui è chiaro che a guardare meglio, questo romanzo mi risulti convincente.

Ciò detto, non lo ha capito nessuno e il premio Campbell, da considerarsi una sorta di premio della critica, va ben giustamente a questa nuova autrice.

Poi abbiamo due buoni romanzi, All the Birds in the Sky, di Charlie Jane Anders e A Closed And Common Orbit di Becky Chambers. Di cui ho già parlato nel precedente articolo: la penso ancora così, per cui basterà rileggere quelle impressioni.

Se fossi un curatore italiano vedrei di procurarmi dei diritti su All the Birds in the Sky e su A Closed And Common Orbit. Poi rileggerei bene Ada Palmer, mi procurerei i diritti e darei il tutto a un ottimo traduttore, o traduttrice. Non può andare in una collana di fantascienza qualsiasi.

(In copertina Ada Palmer accetta il Premio Campbell, nella foto di Paula)