Dario Tonani, mi manda queste sue osservazioni sulla breve presentazione apparsa recentemente in questo Sito. Lo ringrazio e credo di voler condividere con tutti i lettori la sua idea.


Ciao Franco,

uno “Steampunk Hardboiled”, dici? Confesso che la definizione ha un certo fascino, fermo restando che le etichette non mi piacciono. E anzi le rifuggo il più possibile, ben conscio, però, che per molti lettori – non tutti, a dire il vero – sono una bussola che serve a orientarsi anche nelle proprie letture. Non le amo perché escludono molto più di quanto concedono, e tutto sommato non sono altro che approssimazioni. Specie per chi – e io mi metto tra questi con un certo orgoglio – ama sparigliare le carte, ibridando e contaminando i generi.

Planet_Comics_78548Devo ammettere però che la definizione che probabilmente si è avvicinata di più all’identità di Mondo9 è quella suggerita da Giuseppe Lippi in una delle due prefazioni al Millemondi: “Planetary Romance”. Invito tutti a ricercare il significato del termine su Wikipedia e a dirmi se ci azzecca o no con la mia creazione. spaceE pensare che al momento di cominciare a scrivere la mia saga io un riferimento l’avevo, direi persino un’etichetta: “Space Opera”. Solo che la mia intenzione non era quella di prenderla sul serio, ma anzi di farle il verso: costruire una Space Opera su ruote, insomma ben ancorata a terra. Ma con tutto l’armamentario di questo genere di storie: spazi sconfinati, ambienti claustrofobici, relazioni “pericolose” tra i componenti dell’equipaggio, una rotta misteriosa e forse addirittura la perdita di coscienza della propria destinazione finale…

Insomma, scimmiottare lo spazio con i deserti e le astronavi con il metallo rugginoso delle navi a ruote. Ci sono riuscito? Qualcuno mi accuserà di eresia, di vilipendio a un sottogenere tanto amato. Pazienza, Mondo9 accoglierà volentieri un esiliato in più. Grazie di cuore, Franco, delle tue apprezzatissime riflessioni.

E stay tuned!