Franco Forte è giornalista professionista, scrittore, sceneggiatore e consulente editoriale.

Direttore Editoriale delle collane da Edicola Mondadori (I Gialli Mondadori, Segretissimo, Urania), ha pubblicato sedici romanzi, tra cui l’ultimo è “Cesare l’immortale” (Mondadori), diversi saggi e un manuale di scrittura per gli autori esordienti.

È stato fra gli autori di alcune importanti serie televisive, come “Distretto di Polizia”, “RIS: Delitti imperfetti” e “Intelligence” e ha scritto la sceneggiatura del film TV “Giulio Cesare”, trasmesso da Canale 5, e dello sceneggiato su Gengis Khan, andato in onda su Rete 4 e su Discovery Channel.

Come giornalista è stato direttore di importanti testate, ha una rubrica settimanale di opinione sul quotidiano “Il Cittadino” ed è direttore responsabile della rivista “Writers Magazine Italia” e del “Delos Network”, il network di siti di Delos Books, che comprende Fantascienza.com, FantasyMagazine.com, ThrillerMagazine.com, HorrorMagazine.com e altri.

Ha svolto anche una intensa attività come traduttore, occupandosi di autori come Donald Westlake, Walter Jon Williams, Frederick Pohl, Harry Harrison e altri.

Sequendo uno schema che è caratteristico di questa webzine, la nostra recensione e fin da subito condivisa con l’Autore che interviene, commenta e spiega, ove meglio ritenga opportuno. Grazie Franco!

cesareQuesto Cesare l’immortale è un romanzo prima di tutto di avventure e poi, probabilmente, di fantascienza. Quel tipo di fantascienza che (in genere) a me piace molto di più di quella tecnologica e da molti considerata più classica.

Si tratta di quella che viene definita una Ucronia.

Prima di tutto vediamo che cosa ci dice Wikipedia per “Ucronìa”:

“L’ucronìa (anche detta storia alternativa, allostoria o fantastoria) è un genere di narrativa fantastica basata sulla premessa generale che la storia del mondo abbia seguito un corso alternativo rispetto a quello reale.

A Franco Forte piacciono moltissimo sia la fantascienza, sia i romanzi storici, quindi davvero non ci stupisce che scelga questa formula per raccontare la sua visione di un mondo lontano.

Il plot, in sé, è semplice: Giulio Cesare (qui chiamato Gaio Giulio Cesare, forse per ragioni ucroniche non è più Caio?) non è affatto morto in quelle famigerate Idi di marzo del 44 a.C. (come ci ricorda puntualmente il romanzo utilizzando la datazione più consona all’occasione, era l’anno 709 ab Urbe Condita). Non riveliamo come e perché questo sia successo, lasciando ai lettori il piacere di scoprirlo.

(Franco) La scelta di Gaio è personale, visto che nell’accezione latina erano validi entrambi, sia Caio che Gaio (o comunque lo erano nelle traduzioni moderne dei testi latini antichi). D’altra parte, il nome latino era Gaius Iulius Caesar, e dunque sarebbe più corretto, volendo, proprio Gaio…

Ad ogni modo, Cesare ha per tempo radunato una bella schiera di fedelissimi, un intero esercito, più almeno un nemico da lui molto apprezzato (Cicerone) per un’impresa che lo porterà ad esplorare i ghiacci eterni del Polo Nord. Un altro famoso eroe, combattente, dato per morto a quei tempi, in realtà è sopravvissuto secondo Franco e chi leggerà lo conoscerà fin dal primo capitolo, in un a parte terribile e maestoso.

Il romanzo è azione pura, dall’inizio alla fine. Se posso permettermi un commento non critico, ma di personale preferenza, pur essendo un viaggio, poco o nulla viene dedicato alla descrizione dei luoghi e dei paesaggi. Ci si aspetterebbe magari qualche incidente di viaggio, qualche osteria frequentata da loschi figuri, insomma ognuno poi scrive come gli piacerebbe leggere, per cui Franco, non è una critica e nemmeno un suggerimento: a me piacciono anche queste cose in una storia fantastica, da vecchio appassionato dei tre Moschettieri, ma del resto il tuo romanzo è pieno di azione e dire che manca qualche avventura è davvero difficile da giustificare.

(Franco) Sì, certo, hai ragione anche tu e non credere che non ci abbia pensato, ma questo genere di “interludi” avrebbero forse appesantito troppo il libro, e distolto il lettore dall’ossessione di Cesare, cioè raggiungere la dimora degli dei per contendere loro il segreto dell’immortalità, e dunque ho cercato di non far mancare mai l’azione, ma senza esagerare nel “rallentarla” con episodi un po’ a margine rispetto al sentiero principale tracciato.

Invece, secondo uno schema che mi pare andare molto in questo periodo, i Cattivi sono davvero Cattivi. È qualcosa che ho osservato in molte serie televisive, nei film e nei romanzi: per lunghi periodi del racconto, direi una buona parte del libro, il Cattivo è decisamente in “controllo” e risulta praticamente invincibile. Di solito si tratta di qualcuno che ridacchia soddisfatto della sua cattiveria, mentre i Buoni si prendono botte, su botte, sia fisiche, che morali. In questo tipo di schema, di solito, si arriva alla vigilia della fine del libro, del film, della serie in cui il Buono (o i Buoni) non hanno assolutamente nessuna possibilità di salvarsi, per cui il finale, quando invece i Buoni vincono, risulta per lo più un po’ affrettato. Nel caso del tuo libro, non è esattamente così, c’è molta attenzione a bilanciare un po’ le cose: Buoni e Cattivi si prendono insomma delle belle sberle a turno, ma lo schema è abbastanza quello che ho descritto.

(Franco) Mah, in realtà non mi pare sia così. Voglio dire, i miei cattivi ottengono risultati solo sfruttando l’elemento sorpresa, perché in definitiva Cesare e gli altri non sanno nulla di loro. Ma quando si arriva allo scontro diretto… la forza di Cesare e della sua legione sono devastanti, e dunque non c’è storia per i cattivi.

Il finale, come avrei dovuto sospettare fin dall’inizio, si presenta piuttosto aperto. Franco non so se hai intenzione di scrivere un sequel di questa storia, ma esistono comunque le premesse per farlo. Certo che la Storia, nel senso della materia di studio, a questo punto si presenterebbe davvero molto diversa da quella che è stata e il successivo libro sarebbe ancora più ucronico.

(Franco) Sto scrivendo adesso il secondo romanzo, che porterà Cesare, Cicerone e… nuovi compagni di avventura, a cercare l’immortalità alle sorgenti del fiume degli dei, lo Stige, che per gli egiziani è il Nilo. Dunque un’altra avventura in luoghi esotici e contro creature mitologiche misteriose e possenti. Ma attenzione a non dare nulla per scontato. Con gente come Cesare non si scherza…

abu-simbel