Questa fase, scrivere un libro, non è del tutto scontata. Se non è difficile, per chi lo ama fare, scrivere una novella, o un racconto che dir si voglia, non è altrettanto facile completare un romanzo.

Nella mia storia di lettore e quindi di scrittore ci sono state varie fasi, tutte importanti, ma tutte non definitive. L’unica cosa che mi ha sempre guidato era la certezza di NON volere fare qualcosa di schematico. Ero e sono, sempre stato più che sicuro di voler leggere e scrivere solo cose che non entrassero entro schemi predefiniti, che esistono in tutte le stanze letterarie, e soprattutto nella fantascienza. Per carità, sono assolutamente favorevole ai cosiddetti Generi, vale a dire la space opera, l’archeo fantascienza, la sociologica e via dicendo. Ma non mi pare debbano esistere regole per un racconto di fantascienza.

ursula k le guin 1In questo senso approvo e cito sempre un pensiero di Ursula K. Le Guin:

Mi ci vollero degli anni per rendermi conto d’aver scelto di lavorare in generi disprezzati e marginali come la fantascienza, la fantasy e la narrativa per adolescenti, esattamente perché essi erano esclusi dal controllo della critica, dell’accademia, della tradizione letteraria, e consentivano all’artista di essere libero.”

Eppure alcuni critici ci impongono regole: un’introduzione non può superare un tot percento del romanzo, se non ci sono fatti di fantascienza entro il tot percento di racconto, il lettore si stufa, la base scientifica deve essere probabile, non valgono assunti del tutto assurdi, la storia d’amore non deve essere particolarmente interessante perché disturba l’attenzione del lettore sulla trama…

Non ho trovato un formulario preciso, ma so che esiste. Come quello che aveva fatto S.S. Van Dine per i libri gialli e che oggi risulta particolarmente ridicolo. Del resto già Agatha Christie l’aveva più di una volta ignorato. Esistono varie testimonianze delle critiche alla Christie in questo senso.

Nel corso della ricerca di trama per un libro sono dunque passato da diversissimi ostacoli. I più importanti erano la mia capacità di mantenere l’attenzione sul progetto fino alla fine. I secondari, erano trovare una storia che non mi stufasse a pagina quattro.

Man mano che scrivevo racconti, devo confessare, riuscivo sempre meglio a maneggiare la lunghezza della trama: sono arrivato al punto in cui mi dicevano “Voglio un racconto di 30 cartelle” e io lo facevo esattamente di 30 cartelle. Direi che questo si chiama obbligatoria capacità di gestire la tecnica. Fin che non ce l’hai fai comunque poco: è una specie di tassa da pagare.

StargateComunque non ricordo tutti i tentativi fatti. Ne ricordo uno che mi era stato suggerito da Alice nel Paese delle Meraviglie. Una macchina che si presentava come uno specchio, che poteva essere attraversato e la gente andava dall’altra parte in un mondo parallelo. Non ci crederete, ma mentre lavoravo a questa cosa, è uscito il film Stargate. Vi rendete conto? La medesima idea e ancora non ero arrivato al capitolo dieci.

Poi è cominciata un’epoca davvero nuova: leggendo un libro di cui non ricordo sfortunatamente il titolo, avevo scoperto quello che si chiama Steampunk, nome costruito sullo stile di Cyberpunk, altro sottogenere che aveva già avuto un certo successo. Mentre i termini sono evidentemente l’uno copiato dall’altro, i generi sono del tutto diversi.

Ho cominciato a scrivere racconti con questo stile e ho scoperto di divertirmi un mucchio. Al di là di tutto, attualmente ho ben due romanzi che porto avanti assieme più o meno basati sullo Steampunk. Ho scoperto che scrivere due romanzi assieme è produttivo: poiché succede sempre che prima o poi ti trovi in qualche difficoltà a proseguire, ecco che passi al secondo romanzo dove invariabilmente scopri di avere idee su come andare avanti. Quando si inaridisce lo spunto su quello, torni al primo e scopri che adesso sai come proseguire.

Ad ogni modo in una fase in cui avevo scoperto lo Steampunk, ma ancora non ero convinto ad usarlo, ho cominciato a scrivere quello che io avevo intitolato Le nuove Indie. Piero Fiorili, di cui ho parlato in altra parte di questo blog, ha revisionato (come sempre faceva) il titolo e mi ha suggerito di chiamarlo Nuove Vie per le Indie, titolo che mi è piaciuto tantissimo e che è poi rimasto quello definitivo.

La storia era proprio come la volevo io: strana, la parte scientifica totalmente inventata, nessuna regola che non potesse essere stravolta, scritta in modo del tutto inaspettato poiché la gran parte utilizzava un finto italiano cinquecentesco: ho fatto moltissima attenzione a far sì che non risultasse pesante da leggere. All’epoca non avevo riferimenti, ma adesso potremmo dire che è una specie di Camilleri di fantascienza, inteso come stile.

La scrittura risale alla fine degli anni ottanta, la pubblicazione è del 2014: pensate quanto tempo!

Glenn_CooperHo proposto questo libro a diversi Editori senza alcun risultato. Solo uno mi ha scritto dicendo che non gli interessava, gli altri non mi hanno mai detto niente. In una presentazione pubblica a Milano, a cui ho partecipato, ho sentito personalmente Glenn Cooper raccontare di aver sottoposto inutilmente a 60 Editori il manoscritto de La Biblioteca dei Morti, che venderà milioni di copie nel mondo, prima di essere accettata dal sessantunesimo. Io non avevo (anche volendolo) 61 Editori a disposizione, per cui la mia trafila è stata più corta come numero di petizioni, più lunga come tempo trascorso.

Quasi per caso e almeno ventisei anni dopo aver finito di scrivere il libro, mi parlano di una piccola casa editrice romana, che si chiama Pragmata e che in genere produce libri solo in formato e-book. La Casa Editrice ha anche una pagina su facebook, per cui si danno da fare abbastanza.

Ciò che mi ha colpito è che ho contattato la Casa Editrice, inviato il manoscritto in formato elettronico e nel giro di cinque giorni mi rispondevano che andava benissimo, che si erano divertiti tutti e che l’avrebbero pubblicato così come era! Ancora qualche settimana ed ecco il libro in e-book, sia sulla loro vetrina, sia in Amazon (addirittura sul portale internazionale), Kobo, Ultimabooks, Mondadori e chissà quali altri.

Il problema è: se in libreria entra a caso chiunque, chi entra in questi siti elettronici? Soprattutto, come fanno a sapere che ci sono pure io?

Non lo so. Questo è il guaio al momento. Datemi una mano.