Sto ravanando tra le fanzine degli anni settanta che conservo tutt’ora, quando lo sguardo intercetta una fanzine che, a suo tempo, si guadagnò legittimamente l’interesse e la stima dei fans: Il re in giallo.

Si tratta del n°1, uscito nel 1976. La copertina, con un disegno di Fabio Calabrese, è un po’ ingiallita dal tempo, ma la rilegatura tiene ottimamente le 66 pagine in formato 33×22. La fanzine è una emanazione della “Cappella Underground” di Trieste e conta tra i suoi ispiratori Giuseppe Lippi e Fabio Calabrese. Graficamente il fascicolo è molto dignitoso, ordinato, ben curato, e il testo scritto prevale nettamente sull’illustrazione.

Il sottotitolo suona: “Pubblicazione aperiodica dedicata alla letteratura fantastica”, e il concetto viene ribadito nell’Editoriale, intitolato “Un’altra fanzine? firmato “La Redazione”, in realtà da Lippi e Calabrese.

Viene poi sottolineato che saranno accettate le contaminazioni con altri generi, pur sapendo che ognuno ha una sua normativa specifica, in quanto non esistono confini netti tra i generi.

Inoltre i curatori della fanzine esprimono il loro disappunto con chi erge mura tra i generi “pop” e la letteratura colta, consapevoli, al contrario, che ambedue sono allo stesso livello nel trasmettere idee e valori.

Segue un accurato profilo di Arthur Machen, per opera di Fabio Calabrese, preceduto da una bella poesia di F.B.Long. In apertura una nota polemica contro la scarsa intelligenza dell’editoria italiana, accusata di pubblicare “l’orrorismo più dozzinale e scontato” mentre “un genio mai adeguatamente conosciuto da noi in Italia, come Arthur Machen resta del tutto tagliato fuori”. Nel corso dello studio vengono opportunamente sottolineati la sua nota misantropia, la solitudine della sua esistenza, le difficoltà a guadagnarsi di che vivere, la consapevolezza che esistono forze del male che minacciano l’umanità. Un lavoro esauriente, ben documentato, da leggere da parte di chi voglia avere una prima conoscenza generale dello scrittore.

Piero Cavalieri si occupa poi di “Jack London socialista del fantastico”.

Per lui “buona parte della fantascienza moderna si è ispirata ai suoi romanzi”: vengono esaminati tra gli altri Il tallone di ferro “l’unico esempio del suo genere in tutta la letteratura fantastica americana e mondiale”, Prima di Adamo,”costruito con una eccezionale meticolosità di dati e di situazioni”, Vagabondo delle stelle (“una delle opere fantastiche più complete di London”. Accurato e interessante, come pure lo studio di Rudy Salvaneschi sul regista horror Gordon Hessler, a me del tutto ignoto.

La seconda parte del fascicolo inizia con una utilissima bibliografia dell’heroic fantasy a cura del funambolico Giuseppe Lippi, che qui si conferma, se ce ne fosse bisogno. di essere tra i più preparati esperti della letteratura fantastica mondiale. Scopo del lavoro è quello di fornire agli appassionati uno strumento esauriente che li possa indirizzare a conoscere meglio di questo fascinoso genere popolare. Novità gradita dai fans è la sezione dedicata ai contriti critici apparsi in Italia (dove la parte del leone la fa Gianfranco De Turris, garanzia indiscutibile di serietà e competenze di metodo.

 Lucio Fait ci parla poi di Perry Rhodan, un”eroe teutonico”, una saga spaziale scritta da Scheer e Darlton (giustamente Fait osserva che in Germania il nome tedesco degli autori non veniva camuffato da pseudonimi inglesi o francesi come in Italia). Fait ci informa della cura con cui venivano preparate le copertine, alcune delle quali opera del grande Kurt Caesar. Indica gli ispiratori del ciclo nel Williamson della Legione e,nel campo fumettistico, nel Gordon di Raymond.

Molto accurate le recensioni, a cura di Gianni Ursini (Vacanze a satellite City di Mack Reynolds), Roberto F. Eletto (Pellegrinaggio vietato di Simak), Fabio Calabrese (Antologia dell’Humor Nero a cura i A. Breton) e Jaromar Hladik, I nemici). Più che recensioni sono brevi saggi che testimoniano della competenza dei recensori.

Concludono degnamente il numero i racconti di Fabio Calabrese, Manuela Vassallo e Massimo Calabrese.

Dulcis in fundo, possiamo leggere due poesie di Clarke Ashton Smith e Lovecraft, presentate in testo originale e italiano,

Da quanto detto emerge la qualità complessiva della fanzine, che può essere legittimamente definita come uno dei prodotti più notevoli della storia del fandom italiano.

(P.S.: a mia conoscenza uscirono alti tre numeri del Re in giallo, tra i quali spicca il n°2, tutto dedicato alla figura e all’opera di Lovecraft)

 

In copertina, Fabio Calabrese e Giuseppe Lippi.

Qui di seguito è possibile scaricare la copia fotostatica del numero 1.

Il Re in Giallo

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