anna_laura.jpg Anna Laura Folena è una nostra conoscenza da parecchio tempo: giornalista, sapevamo scrittrice, ma non che fosse interessata anche alla fantascienza. Suo fratello Umberto, già ospitato sul nostro blog, ce lo ha rivelato ed ecco qui la sua prima collaborazione.
Si tratta di un racconto del tutto inedito. Ci dice Umberto che lui il finale lo avrebbe fatto diverso! benissimo, Anna Laura ed io aspettiamo senz’altro delle proposte.
Attualmente Anna Laura Folena ha pubblicato due libri. Entrambi di racconti. Si tratta rispettivamente di Ma quando arrivano gli elefanti? (2007 Giacomuzzi Editore) e del recentissimo Il canto della civetta.
civetta1.jpg «Nel primo» ci spiega l’Autrice «i racconti sono prevalentemente autobiografici, ironici ed autoironici, spiritosi ma mai sarcastici, profondi ma con levità, per dimostrare che è possibile trattare temi seri senza trasformarli in macigni, sorridendo e ridendo. Il libro è un invito alla schiettezza e alla semplicità, che non significano superficialità. Si rivolge ad adulti e ragazzi che vogliano solo sorridere o anche riflettere, conservando l’entusiasmo e l’emozione di chi è in perenne attesa che accada qualcosa di meraviglioso: l’arrivo degli elefanti!»
Poiché contiamo di pubblicare altri lavori di Anna Laura e avremo quindi modo di parlare di lei e con lei per molto tempo,  mi limiterò a presentare la splendida copertina di Maurizio Mosconi, a proposito della recentissima uscita del suo secondo libro di racconti Il canto della civetta, acquistabile presso youcanprint, o  libreria universitaria, oppure anche presso alcune librerie, come per esempio Feltrinelli.

Sono un uomo equilibrato, un giornalista stimato, maturo, sicuramente più maturo dei miei 31 anni appena compiuti. Quindi, quello che sto per raccontarvi è assolutamente attendibile.

Non mi era mai piaciuto guidare. Quella notte stavo viaggiando in tangenziale a 80, massimo 90 all’ora, ma avevo paura. Mi sembrava tanto buio, anzi lo era davvero. Eppoi avevo un sonno paragonabile solo a quello di una puerpera che allatta tre gemelli.

Alla radio trasmettevano esclusivamente musichette soporifere. Pensavo a mia nonna, venuta a mancare solo da una settimana, a 90 anni. Aveva invitato a cena me e i miei due fratelli minori, ci aveva preparato il rotolone di spinaci e ricotta, il polpettone alla toscana che mi piace tanto, le patatine al forno, la torta all’alchermes. Mi aveva obbligato a sfilarmi la giacca e me l’aveva stirata, perché «è un’indecenza andare via messi così!». Poi ci aveva offerto il caffè, non aveva voluto che l’aiutassimo a sparecchiare e a lavare i piatti, perché «non sono mica fuori uso». Avevamo chiacchierato fino a tardi e l’avevamo salutata con due baci sulle guance profumate. Si era addormentata sul divano, sorridendo e non si era più svegliata. Mi mancava molto.

Aveva promesso di starmi sempre vicina e di proteggermi. Quindi, in quella notte di stanchezza, mentre guidavo, le chiesi: «Nonna, tienimi sveglio, ti prego, aiutami». Mi concentrai più volte su questa preghiera e all’improvviso accadde l’impensabile. Non si pensi che io sia uno di quei creduloni superstiziosi che fanno le sedute spiritiche col bicchierino. Sono una persona matura io, un professionista serio, una mente scientifica, razionale. Però quella notte, mentre guidavo in tangenziale cascando dal sonno, vidi davvero la nonna. Il suo bel viso sorridente scomparve velocemente così come era apparso. Due secondi al massimo durò la visione e mi salvò la vita. Ne ebbi un’emozione così forte che mi svegliai all’istante. La strada mi sembrò più illuminata e mi sentii salvo. La nonna aveva mantenuto la promessa: mi aveva protetto. Però ero sconvolto. Forse mi ero addormentato per una frazione di secondo e l’avevo vista in sogno! Oppure ero diventato pazzo! Ma no. Ero sicuro di non essermi addormentato. E un po’ pazzo lo ero da sempre, eppure non avevo mai avuto apparizioni. Era proprio la nonna, con i suoi capelli candidi ben curati, i suoi occhiali severi sul volto dolce, il suo sorriso rassicurante, perfino più smagliante di quando era viva. Dovevo farmene una ragione: la nonna mi era provvidenzialmente apparsa al momento giusto.

Non ne parlai con nessuno, ovviamente, per non fare la figura dello stupido, come quelle femmine che passano delle ore a discutere se il maschio acquario vada più d’accordo con la donna capricorno o con quella scorpione. Oppure come i miei colleghi del Tg che non si vestono mai di viola perché porta una sfiga tremenda. Una volta indossai una cravatta lilla e il regista si emozionò così tanto che mi mise come sottotitolo il nome di una pornodiva e, invece dell’intervista al Ministro, mandò in onda un servizio su cosa si deve mettere nella calza della befana. Poi, naturalmente diede la colpa a me, che gli avevo portato sfortuna con il mio temibile indumento violetto.

Ma, tornando all’apparizione, me ne feci una ragione e misi nel portafoglio la foto della nonna, per rivederla tutte le volte che volevo.

E poi accadde di nuovo. Sempre mentre guidavo. Questa volta ero in circonvallazione e c’era la nebbia. Con rispetto parlando, non vedevo una mazza. Andavo piano, ma un imbecille mi si era piazzato a due centimetri dal culo e non mi mollava, così mi metteva in ansia e mi sentivo obbligato ad andare meno piano di quanto desiderassi. Accidenti a lui! E le distanze di sicurezza? Comunque, a un certo punto non capivo più se la strada continuasse dritta o curvasse e fra me e me sussurravo «nonna aiutami, aiutami nonna». E… rieccola: la nonna mi apparve grande e sorridente. Proprio ad un palmo dal mio naso, anzi dal mio parabrezza. Stavolta presi spavento e sterzai a sinistra per non andarle addosso. Meno male, perché la strada curvava. Fu così che la nonna mi salvò la vita per la seconda volta e che io non riuscii a resistere alla tentazione di parlarne con mia madre. Mi fa venire un nervoso certe volte quella donna! Qualsiasi cosa strana io le racconti, assume un’espressione di compatimento e mi liquida con un «Trovati una morosa!». È triste che la mamma non mi prenda mai sul serio.

Mia nonna, invece, mi ascoltava sempre, dando molta importanza ad ogni mia parola.

Mi comparve altre tre volte nelle brume di quei giorni novembrini, sempre mentre guidavo, sempre per indicarmi la strada, sempre grande e sorridente. I miei fendinebbia illuminavano per un secondo i suoi lineamenti sfuocati per via della dimensione trascendentale del suo essere, ed io mi salvavo.

Ormai non me ne stupivo più. Avevo accettato l’inspiegabile ed era il mio segreto. Mio e della nonna.

A dieci giorni dalla prima apparizione andai dal dentista per un banale controllo. Entrai sereno ed uscii sconsolato con in mano un preventivo di 6.200 Euro. Come avevano potuto quelle perfide carie perforarmi i miei preziosi molari, dopo tutta le energie che avevo sempre investito nell’utilizzare con perizia spazzolino, dentifricio e filo interdentale? La nonna me lo diceva sempre «tratta bene i tuoi denti!».

Era un bel problema adesso. Secondo i miei calcoli dovevo avere solo poche centinaia di Euro sul conto. Si sa, fra mutuo, vacanza alle Maldive da ammortizzare, qualche cenetta romantica, qualche regalino, le lampade, manicure e pedicure… si fa presto a rimanere senza soldi!

Tornato a casa mi collegai ad internet per accedere al mio conto. Nome utente, password, codice segreto d’accesso, pin di sicurezza, altra password… SALDO. Mentre si stava caricando la pagina sussurravo fra me e me «nonna aiutami, aiutami nonna». Rimasi stupefatto: c’era un bonifico per me, arrivato proprio quel giorno. No, non ci credevo: un bonifico di 6.200 Euro precisi, da una fantomatica agenzia. Nella causale c’era scritto “NONNA SORRIDENTE”. Chiusi la connessione, la riattivai, ridigitai tutti i pin e le password: vidi di nuovo il bonifico. Allora spensi e riaccesi il pc, ripetei tutte le operazioni di accesso al mio conto. Eccoli ancora lì: 6200 Euro.

Cercai su internet il numero di telefono dell’agenzia che aveva ordinato il bonifico e chiamai: sempre occupato. Controllai l’indirizzo: non era lontano. Mi precipitai fuori di casa e feci il tragitto quasi di corsa. Ma cos’era? Un’agenzia collegata per via telematica al paradiso? Non sono mica un folle credulone: c’era una truffa dietro. Volevano farmi diventare pazzo! Oppure era davvero mia nonna, la mia nonnina buona che mi aiutava dal cielo…

Arrivai davanti ad un palazzo signorile con varie targhe di uffici appese attorno al portone. L’agenzia che cercavo sembrava avere a che fare con la pubblicità. Strano.

Suonai, salii al primo piano, spalancai la porta e, nel vedere le pareti dell’ufficio, rimasi come un merluzzo appena pescato. Ovunque girassi lo sguardo, mi appariva la nonna al centro di manifesti con lo slogan “NONNA SORRIDENTE”. Reclamizzavano il Frizzodent, un prodotto per la manutenzione delle protesi dentarie. Il responsabile dell’agenzia mi spiegò che la campagna pubblicitaria era cominciata sui pannelli lungo alcune strade, ma presto sarebbe uscita anche sui giornali, per non parlare del breve spot televisivo.

La nonna aveva posato per le foto e girato lo spot due giorni prima di morire e sul contratto aveva indicato di dividere in tre i 18.600 che le spettavano e versarne 6.200 sul conto di ciascun nipote, di cui aveva fornito con precisione l’IBAN. E pensare che in bocca aveva tutti denti suoi, originali al cento per cento!

Mia madre commentò così l’intera vicenda: «Tròvati una morosa!».

Grazie ai miei 6.200 Euro mi sto curando bene e non avrò mai bisogno del Frizzodent.

***

«Comando interstellare ad agente segreto 6200. La chiamiamo dal futuro, dall’universo parallelo n° 737. Risponda, prego!».

«Agente 6200 a rapporto. Operazione “Nonna sorridente” riuscita. Ripeto: operazione “Nonna sorridente” riuscita».

«Complimenti, agente 6200! E hanno creduto davvero che lei fosse una nonna? »

«Sì! Tutti! »

«E il nipote è salvo? »

«Salvo! Tutto è andato secondo i nostri piani. Ho vegliato su di lui per 35 anni terrestri, come da vostre istruzioni. Ho sfornato torte di mele e crostate, e prodotto il tipico ragù da nonna, che ogni nipote rimpiangerà ogni volta che assaggerà quello di sua suocera. Nessuno avrebbe mai sospettato che io fossi un’aliena in missione segreta. Ho messo in scena la morte del mio corpo umano, lasciando tutto organizzato alla perfezione per salvare il ragazzo dall’incidente stradale Quindi, fra due mesi uscirà a cena e vedrà il Professore attraversare distrattamente fuori dalle strisce. Con un balzo si getterà su di lui evitandogli l’impatto con una bicicletta in transito al buio senza catadiottri e gli salverà la vita. Lo scienziato, perciò, potrà scoprire la cura del virus che altrimenti causerebbe la distruzione della vita nell’universo 736, che ospita la Terra. Ho pilotato il futuro secondo i nostri piani. Ora sono pronta a tornare a casa, prima che il singolarità quantica si richiuda. Passo e chiudo».

«No, agente 6200! Aspetti! Deve restare lì».

«Come sarebbe a dire? I miei nipotini veri mi aspettano! Il tunnel sta per chiudersi».

«Qualcosa è andato storto, agente Nonna. Suo nipote sta per cadere in depressione per mancanza di una fidanzata. Lei deve tornare sulla Terra, fingersi agente matrimoniale e combinare un incontro fra il suo ex nipote e la ragazza giusta. Fra due mesi lui la inviterà fuori a cena, vedrà il Professore attraversare la strada e lo salverà. Senza fidanzata, rimarrebbe a casa a meditare sulla sua triste solitudine e il Professore verrebbe falciato nella notte dal biciclista invisibile. Di conseguenza, il virus avrebbe la meglio sulla vita dell’universo 736. Vada e combini l’incontro! Apriremo un’altra singolarità quantica per lei fra tre mesi».

«E non potevate dirmelo prima?»

Agente, lei sa quanto sia difficile innescare questi collegamenti dal futuro! Noi abbiamo provato a manipolare la mente della sua figlia terrestre, la mamma, che era un essere umano molto ricettivo alla telepatia, e l’abbiamo resa nostra portavoce, ma non ha funzionato».

«Ecco perché continuava a ripetere “Trovati una morosa”! I figli non ascoltano abbastanza le mamme! Comando interstellare, vado. Troverò una ragazza e le insegnerò a fare il castagnaccio come piace al mio ex nipote. Non potrà resisterle. Passo e chiudo».