MassimoRiceviamo da Massimo Mongai e volentieri pubblichiamo.


ma-gli-androidi Caro Franco
meglio tardi che mai, si dice ed è sempre ben detto. Faccio seguito solo ora alla chiacchierata sullo stato dell’arte della FS italiana iniziata più di un mese fa alla presentazione organizzata a Milano da Elena di Fazio della nostra antologia “Ma gli androidi mangiano spaghetti elettrici?”.

Come ricorderai io dicevo che contrariamente a quanto si afferma di solito nel Fandom lo stato dell’arte della FS in Italia è ottimo!

Certo, le cose non vanno come tutti noi vorremmo, ma questo non vuol dire che vadano male. È una questione di prospettiva. Anche io vorrei avere per fidanzata in servizio permanente attivo (molto attivo) Scarlet Johanson, ma non si può avere tutto.

Ora, di solito e purtroppo da sempre, nel Fandom si dice, ah!, non va affatto bene, la gente non legge FS, gli editori non ci pubblicano, gli autori italiani non vengono pubblicati, la critica letteraria ci ignora…

Al tempo.

Faccio parte di un noto gruppo di FaceBook che si chiama “Romanzi di Fantascienza”, cui mi sono iscritto tre anni fa quando stava per raggiungere i 1.000 iscritti. A stamattina sono 4.316. Lo seguo e partecipo ai minidibattiti che ci sono costantemente. E constato anche che nell’arco dell’anno sono molte le presentazioni di libri e di iniziative di tutti i tipi. C’è una intensa e costante attività degli appassionati, che, è vero, a livello nazionale e paragonando con altri numeri di altri generi forse non sono poi tantissimi, ma questo è un altro problema.

La FS letteraria stenta da sempre ad incontrare il favore del grande pubblico.

Nel caso non fossi stato chiaro, mi ripeto variando poco: da sempre, da che io mi ricordi, ossia da 45 anni, la fantascienza letteraria, quella dei libri letti, in Italia non incontra quasi mai il favore del grande pubblico. Facciamocene una ragione, è così, è costituzionalmente così e nessuno mai ha trovato una soluzione.

Anche perché le soluzioni sono state cercate nelle direzioni sbagliate secondo me,

Ma solo se la si chiama “fantascienza”, che è una parola che suscita diffidenza, timore reverenziale, fastidio perfino. E non scherzo.

Lo scorso giugno ho scritto un articolo su un blog dal titolo “La Fantascienza è ansiogena e antipatica

E penso che sia vero.

Comincio a capire vagamente perché, è qualcosa relativo al fatto che la FS parla di cose più o meno inquietanti (come qualunque racconto può fare) ma al tempo stesso molto fantastiche (quindi molto più inquietanti) e però diversamente da altre fantasie, POSSIBILI: ciò che accade in un romanzo di vampiri, può spaventare ma il lettore lo sa sotto sotto (se no è pazzo!) che i vampiri non esistono. Ma gli alieni no, quelli possono esistere! E possono farti cose ben peggiori che succhiarti il sangue…

Del resto in quell’articolo sottolineavo come ci fossero in sala in quel momento diversi film di FS definiti altrimenti:

“…Si noti che a Roma ci sono oltre 240 “schermi”, essendo ormai le sale quasi tutte multischermi. E mentre scrivo (era il 2 giugno) ci sono su questi schermi 42 film, dei quali, appunto 7 sono di fantascienza (ossia il 17% circa) anche se sono altrimenti definiti.

I film in questione sono (fra parentesi la definizione sul tamburino[1]: Adaline (science romance), Mad Max Fury Road (azione), Tomorrowland (fantastico), The Lazarus Effect (thriller) Avengers Age of Ultron (azione), The divergent series (fantascienza), Humandroid (commedia). E mettiamoci pure Home che è animazione ma pur sempre di FS…”

Otto film di fantascienza ed uno solo vene definito tale.

Sono passati 5 mesi e quei film sono stati cambiati, ma la situazione è assolutamente la stessa!

Epperò… il punto è che ci sono sempre sei o sette film di FS in sala! Ogni mese, tutti i mesi, 60-70 l’anno, quasi sempre americani, e sono quelli che arrivano in Italia. Il consumo di quello specifico genere narrativo che va sotto il nome di FS è un consumo di massa che passa attraverso il cinema e la televisione, non attraverso la letteratura!

Ripeto: di massa!

L’anno scorso sono rimasto stupito all’uscita dal cinema nel quale avevo appena visto “Interstellar”, fuori c’erano i gruppetti di amici che discutevano del film! Certo, questo accadeva perché non tutto era chiarissimo, ma il punto è che la gente discuteva entusiasta e si trattava di padri e figli, ma anche uomini e donne, a dire che le donne notoriamente leggono meno la Fs ma a cinema ci vanno tanto quanto gli uomini. Non mi pare affatto poco, anzi.

Il lettore di FS è mediamente un ultraquarantenne maschio, ma gli spettatori in sala sono intergenerazionali ed intergenere.

Del resto la nascita di etichette come “urban fantasy”, “new weird”, il riuso di vecchie etichette come “romanzo distopico”, distopia-ucronica” eccetera servono a non usare l’etichetta FS che resta antipatica, paurosa, perturbante. Ma quei testi sono e restano di FS.

timthumb Lo fanno anche autori mainstream, vedi Houellebecq con “Sottomissione”, o ammaniti2-kinH-U106014281818551ZC-700x394@LaStampa.it Ammaniti con il suo ultimo romanzo “Anna”, fantascienza a tutti gli effetti, ma non definita tale, per carità!

Poi non è vero che gli autori italiani non vengano pubblicati. E parlo a titolo personale: io pubblico con una certa regolarità, non tantissimo, non ci guadagno più quasi niente, ma pubblicare pubblico, sia su carta sia su e-pub. Dal 97 a oggi 10 romanzi, 19 racconti e una Raccolta, fra carta ed e-pub e diverse ristampe, solo di FS. Ma non sono affatto il solo, anzi. Di nuovo basta frequentare RdF per constatarlo. Certo, per lo più piccoli editori eroici, come le Edizioni della Vigna, ma editori veri sono. Ed il Premio Urania ogni anno da VENTIQUATTRO ANNI! pubblica un autore italiano come minimo (quest’anno due!, Verso e Battisti), oltre a dare spazio anche ad altri (vedi, sempre quest’anno Tonani).

Il Fandom è da sempre totalmente autoreferenziale e da almeno 50 anni (da quando l’ho scoperto io) si piange addosso, lamentandosi che le cose vanno male! Se le cose andassero veramente male come dicono (loro, io no) da 50 anni la FS italiana sarebbe morta, sepolta e dimenticata.

Mentre molto meglio andremmo se la smettessimo con questa disperata ricerca dell’approvazione di non si sa chi poi! I critici? Quali? I famosi critici accademici? Si parlano fra loro, nessuno se li fila al di fuori delle loro riviste. Al di fuori delle università, alla fine credo ci sia un numero piccolissimo, quasi 100, ma nemmeno! di critici che si parlano fra loro sui loro mass-media, ai loro convegni. Nel mondo reale siamo molto più seguiti noi!

I giornali, gli intellettuali, le TV non ci si filano? Pazienza! Ma tutti usano i nostri termini, tutti commentano l’ultima serie televisiva di FS, anche quelli che non leggono la FS vanno a cinema a vedere i film di FS che hanno le tematiche più diverse, dai robot alla space opera, dai viaggi nel tempo ai mutanti.

Pensiamo a noi, pensiamo volterrianamente al nostro orto, miglioriamo il lavoro, produciamo di più, usiamo la Rete per parlarci, scrivere, e, oh toh!, è esattamente quello che facciamo!

Le webzine sono presenti ed attive, piccoli editori pubblicano FS costantemente, i grandi editori se riescono a trovare una nuova etichetta idem, la massa va a cinema, le autopubblicazioni fervono e le pubblicazioni editoriali in epub anche.

Ma di che si lamentano?

Io finora ho pubblicato, bada solo di FS, a parte i gialli/noir ed il resto, 6 romanzi su carta, 3 in epub, 20 racconti sparsi poi raccolti in una antologia personale nel 2013. E vengo dall’aver curato con Grasso e Minicangeli una antologia di 15 racconti di autori FS italiani a tematica gastronomica, fra cui ben 4 donne (è la prima antologia femminile in assoluto, mai tante donne in una raccolta), non mi pare poco.

È perché sono bravo? Forse. Forse no, forse sono solo fortunato.

Ma sono in compagnia numerosa, mi pare.

Sia chiaro: io non scrivo “new weird”, “slip-stream”, “urban fantasy”, “young adult fantasy romance”, io scrivo FANTASCIENZA (o gialli). Insomma genere. Roba tosta, troppo dura per i denti degli “accademici” o dei “critici letterari”, i quali non parlano di FS dichiaratamente per disprezzo (“…subletteratura”), ma sotto sotto perché lo sanno o lo sentono che la FS è un enorme deposito di migliaia e migliaia di storie per loro inclassificabili, irriducibili ai loro schemi, materia non domata da decenni di analisi accumulate e di testi già scritti da altri per capire, dipanare, classificare. Mancando una critica accademica già codificata, non sanno cosa dire, cosa fare, intuiscono una massa enorme di materiale codificata da decenni e questa massa gli fa paura.

La volpe e l’uva? Non credo proprio, frequento da anni (rasentandoli!) gli ambienti accademici romani e mi sono convinto che è questo il problema. È un problema loro, però. Il genere è sano, fertile, pieno di proposte.

Meglio così: in realtà così siamo più liberi.

[1] nel linguaggio giornalistico, la lista degli spettacoli (cinematografici, teatrali, musicali) che compare regolarmente sui quotidiani.