complennoOggi, 3 novembre, Massimo Mongai avrebbe compiuto 66 anni. Invece il primo di novembre se ne è andato e questa perdita mi lascia dentro un buco spaventoso. Anche se lo conoscevo personalmente solo da poco tempo, la sua è una di quelle perdite che richiederanno parecchio tempo perché io la possa riassorbire. La prima cosa che ricevo questa mattina è l’avviso automatico di hotmail: 3 novembre, compleanno di Massimo Mongai.

Ho saputo la notizia della sua morte ieri sera: l’ha comunicata Silvio Sosio, o almeno io l’ho letta da lui.

Di Massimo avevo evidentemente letto con grandissimo divertimento il suo “Cuoco d’astronave” al tempo in cui Urania lo ha pubblicato e parliamo del 1997. A me sembra ieri, invece sono già passati vent’anni!

Lo avevo conosciuto in maniera del tutto casuale, quando meno me lo sarei aspettato. Giovedì 17 settembre 2015.

ma-gli-androidi Qualcuno, non ricordo più se un mio amico, o forse Luigi Petruzzelli, mi aveva avvisato che a Milano sarebbe stato presentato il libro “Ma gli androidi mangiano spaghetti elettrici?” delle Edizioni della Vigna. Luigi Petruzzelli appunto! Era un titolo divertente e quindi ho deciso di partecipare.

L’evento si era svolto nello spazio di una biblioteca comunale, dalle parti della ex Fiera di Milano, vicinissimo a una delle mie gelateria preferite. La mia idea quella sera, era soprattutto di informarmi e magari rivedere qualche amico.

Invece nell’occasione ho salutato sì qualche vecchio amico, ma soprattutto ho conosciuto Giulia Abbate che avrei rivisto in seguito perché mi ha dato un suo bel racconto e con cui collaborerò ancora, e poi Massimo Mongai. Non lo avevo mai veduto di persona.

massimo-mongai1Era brillante! Un aspetto accattivante, barba spettinata, capelli ribelli, caustico e divertente. Ha fatto la sua presentazione a ruota libera. Giulia guidava professionalmente la serata: lanciava i momenti degli stuzzichini, i momenti del reading, faceva girare le proiezioni PowerPoint. Giulia si è rivelata subito una donna in grado di tenere in pugno una intera sala e per questo mi ha colpito.

Massimo invece era piacevolmente disordinato: passava da un argomento all’altro e senza un vero ordine logico, il che me lo ha immediatamente reso simpatico. Mi ha raccontato di quando ha scritto il “Cuoco” perché faceva cucina sui Caicchi turchi, al largo delle coste meridionali dell’Anatolia. Portava i turisti e per loro preparava da mangiare. Diceva: “Lo spazio era più che misurato. Una vera astronave. Dovevi fare tutto in modo molto organizzato sennò non funzionava niente. Lì mi è venuto in mente di parlare dei cuochi di astronavi!”

Mi ha anche detto: “Il mio “Cuoco d’astronave” non è per forza necessario comperarlo: l’ho messo in distribuzione gratuita su Liber Liber.” In effetti c’è lì anche il suo “Il gioco degli immortali” meno conosciuto, ma ugualmente piacevole.

Gli avevo chiesto di farmi un articolo da pubblicare qui, su Nuove-vie e mi ha detto che lo avrebbe fatto di sicuro: “Sai,” ha detto, “domani entro in ospedale e avrò un mucchio di tempo per scrivere.” Questa storia degli ospedali non ho mai avuto modo di approfondirla, ma in effetti entrava e usciva in continuazione dagli ospedali. Alla fine pare sia entrato una volta di più di quanto sia uscito.

Mi ha detto: “Debbono segarmi il ginocchio e mettermene uno nuovo!” Visto come sono andate le cose, evidentemente non ero solo quello. Ad ogni modo, anche se non subito, mi ha confezionato una “Lettera aperta sulla Fantascienza,”  questo non prima del novembre 2015. Di questo lieve ritardo si scusa e poi dice la sua teoria sull’argomento: “[…] contrariamente a quanto si afferma di solito nel Fandom lo stato dell’arte della FS in Italia è ottimo!” Di questo avevamo parlato la sera del 17 settembre: “Ma la fantascienza in Italia ha ancora un futuro?” Secondo Masimo l’aveva assolutamente. E lui ci aveva creduto. E lui ci credeva.

L’articolo è lì, visibile a tutti: il suo ottimismo, la sua certezza che tutto andasse bene… Come per la sua malattia: “Mi tagliano via il ginocchio e me ne mettono un altro.” Che vuoi che sia?

Poi parlavamo spesso, via mail, ma dopo quella sera non l’ho più rivisto. E questo è triste.

Starà solcando chissà quali mari, sul suo caicco, cuocendo cibi strani e raccontando avventure incredibili a chissà chi.

Ciao Massimo.

“La soia ha salvato l’umanità dalla fame”
Pierre Du Pont, Segretario del Fondo Intra-Sistemico per il Cibo

“E l’ha lasciata viva a chiedersi se ne valeva la pena”
Rudy “Basilico” Turturro cuoco d’astronave.