Select Page

Da un divano nessuno può sentirti urlare

Da un divano nessuno può sentirti urlare

La genesi di Alien

“Avevo supervisionato gli effetti di Dark Star (film del 1974, diretto da John Carpenter, a cui O’Bannon partecipò anche come co-sceneggiatore (e attore, N.d.R.) e ne avevo eseguito molti, il che mi insegnò molto sulla tecnologia. E poi ci fu quella versione abortita di Dune, che doveva essere diretta da Alejandro Jodorowsky, che mi assunse per supervisionare gli effetti speciali. Andai a Parigi e ci rimasi per sei mesi. Gli dissi che per fare tutti quegli effetti avevamo bisogno di storyboards (…) Ne rimase così colpito che fece storyboards per ogni scena (…) Jodorowsky trovò questi fantastici artisti, così originali che disegnarono tutti i costumi, le scene, le astronavi, ogni cosa.  Fu un magnifico risultato. Era come stare in un museo d’arte (…)

Quando fummo pronti per girare, i finanziatori francesi si tirarono indietro (…) Così mi trovai di nuovo a Los Angeles, al verde, la mia auto venduta. Non avevo una casa, tutti i miei beni inscatolati, e finii sul divano di Ronnie Shusett, e fu là che scrissi Alien. Avrei voluto alcuni degli artisti che avevo conosciuto con Dune nel progetto, in particolare Giger. Così parte della mia esperienza in Dune passò in Alien. Ma la principale ragione fu che avevo bisogno di soldi, e l’unico modo che escogitai per averne e lasciare il divano di Ronnie fu scrivere una sceneggiatura che gli studios avrebbero apprezzato e comprato.”

Così, in un’intervista del 2007, lo sceneggiatore Dan O’Bannon racconta la genesi di Alien, l’epocale film di Ridley Scott uscito nel 1979. Il soggetto fu scritto a quattro mani da O’Bannon e dal suo amico Ronald Shusett, mentre la stesura del copione è tutta di O’Bannon.

Il titolo originale in realtà era Starbeast, ma poi O’Bannon lo cambiò in Alien: una parola scelta perché all’epoca era sì usata per indicare gli extraterrestri, ma solo in ambito scientifico.

La sceneggiatura inizia elencando i 6 protagonisti, cioè i componenti l’equipaggio dell’astronave cargo “Snark”:

CHAZ STANDARD, Capitano……………..Un leader e un politico. Crede che un’azione qualsiasi sia meglio che nessuna.
MARTIN ROBY, Ufficiale esecutivo…….Prudente ma intelligente — dotato di spirito d’adattamento.
DELL BROUSSARD, Navigatore……………Avventuriero; uno sfrontato cacciatore di gloria.
SANDY MELKONIS, Comunicazioni……….Tecnico Intellettuale; un romantico.
CLEAVE HUNTER, Ingegnere minerario… suscettibile; è qui per fare fortuna.
JAY FAUST, Tecnico ai motori……Un lavoratore. Senza immaginazione.
L’equipaggio è unisex e le parti sono indifferentemente per uomini o donne.

Di fatto i loro nomi di battesimo suonano più maschili che femminili e per tutto il copione sono chiamati “men”. O’Bannon sostenne di aver scelto la formula unisex per evitare il luogo comune maschio/eroe, femminavittima.

All’inizio del film i 6 sono ibernati in vere e proprie celle frigorifere da macellaio e un segnale sonoro annuncia l’apertura delle celle e il loro risveglio; i 6 sono minatori, e subito si scambiano frasi di circostanza, legate per lo più al loro lavoro e ai soldi che faranno con il loro carico, frutto delle loro fatiche. Fra le battute spicca quella di Melkonis, in qualche modo profetica:

“I vampiri sorgono dalle loro tombe.”

La Snark è diretta verso la colonia di Irth.

O’Bannon fornisce il copione di vari disegni, il primo dei quali è una specie di mappa che ci informa dello sfondo geografico e politico in cui ci troviamo.

C’è un settimo ospite, un gatto, anch’esso tolto da una cella d’ibernazione. Messisi subito ai comandi della nave, gli astronauti capiscono che il compstarmaputer di bordo (chiamato semplicemente Computer, come un nome proprio) sta puntando verso un pianeta che si trova a metà della loro rotta originale e da dove è partita una richiesta di soccorso. Il messaggio è vocale, ma in una lingua sconosciuta anche a Computer, che ne conosce 678, e i suoi fonemi sono impossibili per il palato umano, ma indicano un’alta intelligenza.

HUNTER: Non so. Mi sembra di essere venuto qui per fare un po’ di soldi, non per fare qualche escursione.
BROUSSARD (eccitato): Dimentica i soldi; qui abbiamo la possibilità di essere i primi esseri umani a contattare un’intelligenza non umana.
ROBY: Se c’è una qualche intelligenza aliena laggiù su quel planetoide, sarebbe un grosso sbaglio se pasticciamo senza equipaggio adatto.
BROUSSARD: Diamine, siamo equipaggiati.
ROBY: Diamine, no! Non sappiamo che c’è su quel pezzo di roccia! Potrebbe essere pericoloso! Dovremmo contattare via radio le autorità d’esplorazione…e lasciar fare a loro.
STANDARD: Peccato che ci vorrebbero 75 anni per avere una risposta. Non dimenticare quanto siamo lontani dalle Colonie, Martin.
BROUSSARD: Non ci sono rotte commerciali nei dintorni. Diciamolo, siamo fuori contatto.
MELKONIS: Gli uomini hanno aspettato secoli un contatto con un’altra forma di vita intelligente nell’universo. Questa è un’opportunità che potrebbe non ripetersi mai.

Così la Snark raggiunge il pianeta, mentre è in corso una violenta tempesta notturna di sabbia. La Snark atterra su un terreno roccioso, ma è danneggiata dalle infiltrazioni di sabbia finissima.

Cominciano i titoli di testa.

Sorge il sole, solo ora vediamo la Snark dall’esterno, descritta come “uno strano insetto accucciato immobile su una pianura sterile.”
Mentre Faust lavora per riparare i motori, i suoi compagni analizzano l’atmosfera del pianeta, mentre il messaggio continua ad arrivare in loop ogni 32 secondi. Tre volontari formano una squadra d’esplorazione: Standard, Broussard e Melkonis.
I tre escono; è giorno adesso e il sole spande una luce arancione sull’ambiente, ma la sabbia dà una visibilità di soli tre metri. Avanzando, incappano nella nave aliena che manda il messaggio:
Mentre guardiamo, la sabbia si dirada leggermente, RIVELANDO UNA GROTTESCA NAVE CHE SORGE SIMILE A UN GIGANTESCO FUNGO VELENOSO. È chiaramente di fattura non umana.
La squadra trova una porta aperta. L’interno è buio ma si aiutano con uno strumento detto DATASTICK, una lampada portatile che funge anche da video e fotocamera.
starbeast2Mentre spostano le loro torce all’intorno, possono vedere che i muri, i soffitti, e i macchinari sono PIENI DI ENORMI, IRREGOLARI BUCHI.
MELKONIS: Guardate questi buchi. Questo posto sembra un gruviera.
Broussard punta la sua luce in un enorme buco sul soffitto.
BROUSSARD: Questo buco sale per parecchi piani — sembra che qualcuno abbia usato un disintegratore militare.

Si è spesso scritto che Alien zeppo di simbologie psicanalitiche e sessuali. Il copione originale non è da meno. Questo interno d’astronave fatto di buchi è il primo esempio.

Uno alla volta, i tre risalgono il tubo, usando dei cavi e dei rampini che scattano direttamente dalle loro tute. Entrano così in una grande sala, decorata con “pesanti, strane forme”. Broussard incappa in una strana urna aperta e vuota. Ma Melkonis fa una scoperta ancor più sensazionale:

UN ENORME SCHELETRO ALIENO, SEDUTO ALLA POLTRONA COMANDI. Si avvicinano allo scheletro, le luci puntate sopra. È UNA COSA GROTTESCA, SENZA ALCUNA SOMIGLIANZA CON LA FORMA UMANA.

Sulla consolle del pilota morto c’è inciso a mano un piccolo triangolo. E si scopre che il messaggio d’aiuto parte da quella consolle.

SINISTRA ANGOLAZIONE SULLA SNARK. Mentre guardiamo, la luce del assume il colore del sangue, poi il sole cala, lasciando una tetra oscurità nella sua scia. L’anello di luci della nave scintilla di vita, combattendo debolmente contro il buio e la tempesta.

Tornati sulla Snark, vengono mostrate le immagini prese sull’astronave aliena e si decide di recuperare quante più prove possibili di quella che Roby chiama la “più importante scoperta della storia”. Sul tavolo c’è il teschio del pilota.

ROBY: Che cosa l’ha ucciso?
BROUSSARD: Diamine, quella cosa è morta da anni. Forse centinaia di anni. L’intero pianeta è morto.
FAUST: Per come la vedo io, atterrarono qui per delle riparazioni o qualcosa del genere, poi non poterono ripartire. Forse la sabbi rovinò i loro motori. Mandarono un S.O.S., ma nessuno arrivò. Così loro morirono.
ROBY: Lui morì.
FAUST: Cosa?
ROBY: Non loro… lui..
Tutti si girano in direzione di un cenno di Roby. LA CINEPRESA SI SPOSTA PER RIVELARE IL TESCHIO ALIENO POSTO SU UN TAVOLO.
ROBY: …C’era uno scheletro solo

La tempesta si placa, la visibilità ritorna e così Broussard mostra a Standard quello che ora è visibile sui visori della Snark: niente meno che una piramide.
starbeast3Si indice una nuova riunione, chiedendosi cosa possa celare la piramide, ma senza indugi la squadra di esplorazione composta da Standard, Broussard e Melkonis esce di nuovo. Ma la tempesta riprende. I tre si trovano davanti alla piramide:
LUNGA INQUADRATURA DELLA PIRAMIDE DI PIETRA, la sabbia soffia davanti a essa. È un cadente, antico edificio, fatto di pietre grige erose, senza finestre, affusolato verso la cima.
Standard, Broussard e Melkonis, indossando le tute protettive, si dirigono alla piramide. Quando le sono vicini, diventa chiaro che è alta 50 piedi.
La tempesta rende impossibili i contatti radio con la Snark. Il trio realizza subito che la piramide è coperta dalla sabbia, quindi è impossibile capire quanto sia alta in effetti, forse quella che vedono è solo la vetta.

Sulla Snark, Computer comunica a Roby che ha tradotto una parte del messaggio. Roby ne è sconvolto e dice a Hunter:

“Non è un S.O.S. È un segnale di pericolo.”
La parte tradotta dice:

“…OSTILE…SOPRAVVIVENZA…AVVISO NON ATTERRARE”

Intanto Broussard si è arrampicato sulla piramide e sulla punta trova l’unica apertura, che consente il passaggio di una sola persona alla volta. Broussard la apre e dice:

Riesco a vedere… solo fino a un certo punto. Si piega come un tubo di stufa. Mura lisce. Non riesco a vedere il fondo —  la luce non ci arriva.

Broussard si cala per il tubo, e perlustra la piramide con il datastick. L’aria è calda, ma  respirabile e Broussard si leva il casco, ma la comunicazione con gli altri due è difficile.

Sulla nave Hunter propone di mandare una squadra per richiamare a bordo i tre, ma Roby, comandante in carica, si oppone per non lasciare sguarnita la Snark.

L’interno della piramide è in pietra. Broussard vede strani geroglifici incisi ovunque. Avanzando, raggiunge un piedistallo occupato da urne uguali a quella trovata nell’astronave, ma chiuse. Riferisce ai suoi compagni:

Un’altra cosa strana — ho appena appoggiato la mia mano sopra, e adesso ci sono questi punti rialzati proprio dove c’erano le mie dita.

Melkonis e Standard raggiungono a loro volta la cima della piramide. Con il datastick Broussard illumina la parete dietro al piedistallo e vede disegni di mostri bizzarri. Si distrae per cambiare la pellicola all’attrezzo e quando guarda le urne di nuovo vede che quella toccata da lui è aperta. Raccoglie il coperchio caduto a terra, trovandolo spugnoso e molle. Poi illumina la cavità dell’urna e…

Si piega sulla bocca dell'”urna” illuminandola, E CON IMPRESSIONANTE VIOLENZA UNA SPECIE DI PICCOLA PIOVRA SALTA FUORI E SI ATTACCA ALLA SUA FACCIA, AVVOLGENDO LA TESTA CON I SUOI TENTACOLI.

starbeast4Con un urlo attutito si getta all’indietro, graffiando la cosa con le mani.”

 Nel frattempo Melkonis e Standard hanno raggiunto la cima della piramide. Broussard non risponde al loro contatto radio e decidono di tirare il cavo che lo collega alla cima del monumento. Quando lo recuperano è svenuto:

Standard LO AFFERRA — poi SI RITRAE DI SCATTO.

STANDARD: Guarda! C’è qualcosa sulla sua faccia!
Melkonis cerca di soccorrerlo.
MELKONIS: Che cos’è?
STANDARD: Non toccarlo, guarda!
Spaventati e confusi, gli uomini barcollano momentaneamente, alla fine riprendono l’equilibrio. Puntano le luci su Broussard. Sembra che sia del tutto incosciente — E LA PIOVRA È ANCORA AVVOLTA ATTORNO AL SUO VOLTO, IMMOBILE.

 Ritornano precipitosamente alla nave. Prima di entrare Standard comunica che un organismo “si è attaccato alla faccia di Broussard.” Roby si rifiuta di farli entrare, temendo che un organismo possa infettare gli occupanti. Ma Standard si impone come comandante e ordina a un riluttante Roby a far entrare la squadra.

Faust e Hunter accolgono per primi i tre e, inorriditi alla vista di Broussard, lo portano in infermeria, dove Faust cerca di staccare la piovra dal suo viso, ma invano: l’essere è letteralmente artigliato alla carne dello sfortunato astronauta. Allora Broussard viene inserito in uno scanner medico.

Roby arriva e Standard lo schiaffeggia, indignato per la sua resistenza a farli rientrare nella nave, ma Hunter al riguardo prende le difese di Roby.

Standard e Melkonis raccontano quel che è successo, per come lo sanno. Poi abbiamo un esempio del gusto del raccapricciante tipico di O’Bannon

Studiano i monitor.
MELKONIS: Il sangue è del tutto ossigenato.
HUNTER: Sì, ma come? Il naso e la bocca sono bloccati.
STANDARD: Guardiamo dentro la sua testa.
Standard spinge qualche bottone, e sui monitor appare una specie di immagine a raggi X in colori vividi, che mostra LA TESTA E IL PETTO di Broussard.
Il parassita è chiaramente visibile sul viso di Broussard. Ai raggi X la creatura ha una biologia intircata e complessa. Ma la cosa scioccante è che ai raggi X possiamo vedere che la mandibola di Broussard è spalancata a forza e che IL PARASSITA HA ALLUNGATO UNA SPECIE DI LUNGO TUBO, INFILATO NELLA BOCCA E LUNGO LA GOLA, finendo vicino al suo stomaco.
ROBY: Guarda un po’.
HUNTER: Che cos’è? Non so che dire —
ROBY: È una specie di organo — ha inserito una specie di tubo o qualcosa del genere lungo la gola.
HUNTER (disgustato): Oh… Dio…
Hunter si gira e HA UN CONATO
ROBY: Penso che gli dia ossigeno in questo modo.
HUNTER: Non ha senso. Lo paralizza… lo mette in coma… poi lo mantiene vivo.
MELKONIS: Non possiamo aspettarci di capire una forma di vita come questa. Siamo lontani dal nostro cortile. Qui le cose sono diverse.
HUNTER: Bene, non possiamo ucciderlo? Insomma non possiamo lasciargli quella cosa.
MELKONIS: Non sappiamo cosa gli succederebbe se cercassimo di ucciderlo. Almeno adesso lo sta tenendo in vita.
Allora Standard tenta di tagliare i tentacoli con un bisturi, ma dal tentacolo inciso cola un liquido giallastro che come un acido corrode il pavimento e il soffitto del piano inferiore: il sangue della piovra si rivela una potente difesa contro qualunque aggressione. Una volta bloccata la perdita di acido, gli astronauti tornano a esaminare le condizioni di Broussard e vedono che il la ferita del tentacolo si è richiusa da sola, mentre
 I raggi X rivelano una larga macchia scura vicino al petto di Broussard. Al centro la macchia è del tutto opaca.
MRLKONIS: Sembra un fluido pesante di qualche tipo. Ostruisce i raggi X…
ROBY: Dev’essere quel tubo a depositarlo.
MELKONIS: Potrebbe essere qualche specie di veleno…
HUNTER: È orribile.
Esaminando il film del datastick di Broussard vedono cos’è successo, e si fanno congetture.
ROBY: La stessa cosa dev’essere successa quando alle creature sull’altra nave… a meno che non abbiano portato uno di quei vasi a bordo, e aperto là.
MELKONIS (scorre le immagini all’indietro fino alla foto di una delle “urne”)
All’inizio anch’io pensavo che fossero vasi o comunque dei manufatti. Ma non lo sono. Sono uova o spore. Torniamo ai geroglifici.
CLICKETYCLICKETYCLICK — Melkonis accelera le immagini in fretta, fermandosi a quella che vuole — che mostra una fila di geroglifici sul muro della tomba.
STANDARD: Personalmente non mi ci raccapezzo…
CLICK. CLICK. Melkonis cambia le foto mentre loro parlano, mostrando diversi angoli dei glifi.
MELKONIS: È un rozzo linguaggio simbolico — direi primitivo.
HUNTER: Non puoi dirlo — quel genere di roba potrebbe rappresentare circuiti stampati…
STANDARD: Suona un po’ fantasioso…
MELKONIS: I linguaggi visivi primitivi sono basati su oggetti comuni all’ambiente, e questo può essere usato come un punto di partenza per la traduzione…
Mentre Standard e Hunter tornano all’infermeria hanno una conversazione degna di un classico romanzo di fantascienza
STANDARD: Sai, è fantastico — la razza umana è andata così lontano senza mai incontrare un’altra forma di vita avanzata, e ora incappiamo in vero zoo.
HUNTER: Che vuoi dire?
STANDARD: Be’, quelle cose là fuori non sono le stesse, sai — l’astronave e la piramide. Vengono da culture diverse e razze diverse. La nave atterrata qui — danneggiata proprio come la nostra. La piramide e la cosa al suo interno sono indigene.
HUNTER: Come potrebbero essere indigene di questo asteroide? È morto
STANDARD: Forse non è stato sempre morto.

Ritorna la vecchia questione del plagio da Terrore nello spazio di Mario Bava. In effetti anche la prima parte di questa prima versione di Alien ricalca la prima parte del film, incluso l’incontro fra ben tre razze aliene l’una all’altra. Un vero tocco di originalità del film italiano, che qui viene imitato

All’infermeria i nostri vedono con stupore che l’essere ha abbandonato il volto di Broussard, lasciandolgli solo dei lividi di suzione. Spaventati, e armati solo di un coperchio e di un vassoio, cercano la piovra. Qui O’Bannon mischia suspense e comicità, un altro dei suoi marchi di fabbrica.

Vassoio in mano, coperchio nell’altra, Standard comincia a muoversi lentamente. Ci sono pochi posti dove nascondersi. Si piega e spia sotto il lettino. Mentre è accucciato sulle mani e le ginocchia, VEDIAMO UN TENTACOLO DELLA COSA CHE VIBRA SOPRA UN RIPIANO APPENA SOPRA STANDARD. Si rialza, e LA SUA SPALLA SFIORA IL TENTACOLO. IL PARASSITA CADE SUL PAVIMENTO.
STANDARD (SALTANDO INDIETRO): Merda!
Ma la cosa non si muove. Giace immobile sul pavimento, i tentacoli arrotolati. Il suo colore è sbiadito in un grigio cadaverico. Senza togliere gli occhi dalla cosa, Standard allunga le mani indietro e prende una lunga asta dal muro. Con quella tocca la cosa, che non dà segni. Con grande cura, prende la cosa con l’asta e la mette sul vassoio. Poi chiude in fretta il coperchio.

In laboratorio, Standard, Roby e Melkonis tentano di analizzare il cadavere dell’alieno, ma esso si decompone nel giro di pochi minuti, come corroso dal suo stesso acido. Roby frettolosamente lo getta all’esterno della Snark. Si analizza di nuovo la situazione, quattro ore dopo il loro atterraggio

ROBY: Se sapessimo esattamente che cosa è successo agli esseri sull’altra nave —
MELKONIS: Lo sappiamo già.
ROBY: Eh?
MELKONIS: Non hanno mai lasciato il pianeta. I parassiti hanno vinto.
Questo porta un SILENZIO GLACIALE.
ROBY: Da dove sono venuti i parassiti?
STANDARD: Sembrano nativi del pianeta. C’è un’atmosfera e una gravità densa. È morto oggi, ma una volta dev’essere stato fertile.
MELKONIS: No. È troppo piccolo per sostenere una fauna grande come dei parassiti . Se ci fosse un’ecologia locale, sarebbero microscopici.
ROBY: La piramide non potrebbe essere stata costruita da viaggiatori dello spazio?
STANDARD: Troppo primitiva. È una costruzione pre-tecnologica. Quella lastra fu fabbricata da una cultura pari tutt’al più all’Età del Ferro.
MELKONIS: Vengono da una civiltà morta; le spore vengono da una tomba. Dio sa da quanto sono qui.
ROBY: Penso che sia meglio dare un’altra occhiata a quei geroglifici.
 Faust annuncia che i motori sono riparati. Inizia così la manovra di decollo, che si rivela più difficile del previsto, perché attivandosi i motori attirano ancora polvere, intasandosi di nuovo. Ma alla fine il tentativo riesce, con gran sollievo di tutti. “mi sento come un esule dall’inferno” dice – troppo presto – Melkonis. O’bannon si fa prendere da un certo sense of wonder, anche questo tipicamente fantascientifico.
La velocità della nave è così alta da rendere percepibile il movimento tutt’attorno.
C’è uno strano effetto corona che fa sì che le stelle avvicinandosi alla nave appaiano azzurre, e quelle lasciate alle spalle sembrino rosse. Questo è l’effetto Doppler, reso visibile a causa dell’incredibile velocità.
 Prima di rientrare in ibernazione, Standard e Roby visitano Broussard… e lo trovano, sveglio, assetato e affamato, anche se si sente come se qualcuno lo avesse “pestato con un tubo di gomma per sei ore.” Dice di non ricordare la piramide, ricorda solo una brutta sensazione di soffocamento. Prima di entrare in ibernazione vorrebbe mangiare. I suoi compagni lo vedono come un buon segno e lo accontentano
A pranzo, tutti ridono e scherzano, sollevati per la morte dell’alieno e per il risveglio del compagno. E come spesso capita nei film dell’orrore si lasciano andare a battute profetico-jettatorie:
ROBY: Per prima cosa, quando torniamo mangerò del cibo biologico.
MELKONIS: Perché, non ti piace questa roba?
ROBY: Sembra quel che danno da mangiare alle galline per fargli fare più uova.
FAUST: A me piace.
ROBY: Ti piace ‘sta merda?
FAUST: Cresce dentro di te.
ROBY: Ma lo sai di cosa è fatta ‘sta roba?
FAUST (infastidito): Sì, lo so e allora? Adesso è cibo. La stai mangiando.
E infatti Broussard comincia ad agitarsi, stravolto da spasmi sempre più violenti e dolorosi, fino a che:
UN ROSSO RIVOLO DI SANGUE COMPARE SUL PETTO DELLA TUNICA DI BROUSSARD. GLI OCCHI DI TUTTI SONO RIVOLTI AL PETTO DI BROUSSARD MENTRE IL TESSUTO DELLA TUNICA SI STRAPPA, E UN’ORRIBILE, DISGUSTOSA PICCOLA TESTA EMERGE, GRANDE COME IL PUGNO DI UN UOMO.
L’essere, simile a una tenia, fugge indisturbato di fronte agli inorriditi astronauti, paralizzati dallo stupore.
Come funerale, il corpo di Broussard viene espulso dalla Snark, e si decide di avviare una vera e propria battuta di caccia.

Melkonis però è dotato di animo poetico: benché abbiano assistito alla morte atroce di un suo compagno e siano in pericolo di vita, lui e Standard trovano tempo e modo di recarsi nella cupola di osservazione della nave e di intavolare questa discussione:
MELKONIS: Pensavo a quel verso da una vecchia poesia: “Acqua, acqua ogni dove, ma da bere neanche una goccia.” Tutto quello spazio là fuori e siamo intrappolati in questa nave.
STANDARD: È quella sull’albatross, giusto?
MELKONIS: Non possiamo neanche chiedere aiuto. Le onde radio raggiungerebbero la destinazione solo molto tempo che fossimo morti e ridotti in polvere. Siamo estremamente, assolutamente soli. Chi potrebbe realmente visualizzare una tale gamma di distanze? In mezzo alla Creazione…
STANDARD: Siamo arrivati fin là, torneremo indietro. Un lungo periodo per l’orologio, ma breve per noi.
MELKONIS: Tempo e spazio non hanno significato qui. Viviamo in un’equazione einsteiniana.
STANDARD: Se continui a fissare l’iperspazio, ti metteranno la camicia di forza. L’ho già visto succedere.
MELKONIS (gli sorride): Siamo i nuovi pioner, Chaz. Abbiamo le nostre malattie personali.

Ma Standard si stufa della conversazione e spinge Melkonis a raggiungere gli altri.

Si formano due squadre, una composta da Roby, Melkonis e Faust, l’altra da Standard e Hunter, ciascuna dotata di bastoni elettrici, reti metalliche e di un apparecchio che rileva oggetti in movimento nelle vicinanze.

La squadra di Roby rileva ben presto un essere in movimento nelle vicinanze e lo cattura, ma si rivela essere il gatto. L’altra squadra invece comunica di aver individuato l’alieno. Quando le due squadre si riuniscono, Standard racconta che l’alieno si è rifugiato nella dispensa e che lui e Melkonis ne hanno approfittato per rinchiudervelo. Dalla dispensa vengono rumori di devastazione e squittii spaventosi. Si decide di ucciderlo pompando gas velenoso dal bocchetto di ventilazione della dispensa. Terminata l’operazione, gli astronauti entrano indossando maschere antigas e scoprono che il “verme” si è cibato delle scorte ed è fuggito proprio dalla bocca di ventilazione. Quindi si sta nascondendo nei condotti d’areazione.

Per stanarlo si decide di farlo inseguire da un astronauta armato di lanciafiamme che con il fuoco lo spinga verso una bocchetta davanti alla quale lo aspetteranno gli altri, allo scopo di rinchiuderlo in una rete e di scagliarlo nello spazio. L’uomo con il lanciafiamme è scelto facendo pescare a tutti dei foglietti, uno dei quali contrassegnato da una X: tocca a Hunter

Hunter si posiziona, gli altri con un tracciatore rilevano la posizione dell’alieno e gliela riferiscono per radio.

Seguendo i rilevamenti dei compagni, Hunter striscia per gli angusti cunicoli, lanciando una fiammata ogni volta che l’alieno gli è abbastanza vicino, costringendolo a dirigersi verso la trappola preparata. La situazione si fa sempre più spasmodica, mentre Hunter comincia a sentire, oltre alla paura per un incarico comunque rischioso, gli effetti del surriscaldamento dell’ambiente. Alla fine lo stratagemma funziona, all’apparenza. Melkonis apre la grata raggiunta dall’alieno.

UNA MOSTRUOSITÁ ALTA SEI PIEDI È FERMA SULL’APERTURA. ALDILÁ DI OGNI SPETTRALE IMMAGINAZIONE, SQUAMOSA, COPERTA DI TENTACOLI, SALTA GIÚ COME UNO SMISURATO UCCELLO E AFFERRA MELKONIS IN TENTACOLI TAGLIENTI COME RASOI.
Melkonis manda un grido orribile, e la cosa afferra la sua testa con un artiglio e LA TORCE COME UN UOMO CHE TIRI LA TESTA A UN POLLO, POI LA GETTA A TERRA CON UN TONFO SONORO.
STRINGENDO IL CORPO DI MELKONIS STRETTAMENTE A SÈ, SI GIRA E SALTA LUNGO IL CORRIDOIO. IL CORPO DECAPITATO DI MELKONIS STA ANCORA SCALCIANDO E CONTORCENDOSI MENTRE IL MOSTRO SALTA CON LA TESTA IN AVANTI DENTRO UN ALTRO CONDOTTO DELL’ARIA.
Standard e Roby restano in piedi, scioccati. Poco dopo Hunter sbuca dal condotto
HUNTER: Cos’è successo? Dov’è?
Si riprendono dalla paralisi e corrono verso l’apertura in cui la creatura è appena saltata. È un altro condotto, che va verso la tenebra.
STANDARD (sconvolto): Come ha fatto a diventare così grande?
ROBY: Mangiando le nostre scorte di cibo.
HUNTER: Dov’è Melkonis?
I 4 superstiti sono incapaci di pensare una nuova strategia, se non cercare di tenerlo confinato nei piani inferiori e di allontanarlo con il lanciafiamme qualora si ripresentasse.
Roby e Standard visionano le foto fatte da Broussard nella camera delle urne, sperando di capire qualcosa sulla natura e il comportamento del loro nemico. È un momento molto interessante, evocativo e ricco di tensione
ROBY: Riesci a ricavarne un modello?
STANDARD (confuso): Be’… sì… c’è un modello… ma è senza senso per me.
ROBY: Lo so che sembra un pasticcio senza senso, ma se guardi da vicino, ci sono forme riconoscibili
HUNTER: Riconoscibili! In cosa?
ROBY: In forma simbolica… molto stilizzata… ma se guardi bene puoi vedere alcune delle diverse creature con cui abbiamo a che fare.
HUNTER: Bene… suppongo che la cosa a forma di stella potrebbe essere il parassita dentro Broussard. È questo che intendi?
ROBY: E proprio lì vicino, quel disegno ovale con i segni — è molto simile al contenitore di spore.
STANDARD: Quell’altra cosa là — sei zampe, tentacoli — è quella che abbiamo visto nella dispensa.
ROBY: Allora il prossimo passo dovrebbe essere —
HUNTER: Quello grosso. Eccolo là. nonostante i simboli geometrici senza senso sul muro, è possibile riconoscere ogni stadio nel ciclo vitale dell’alieno.
ROBY: È sempre la stessa creatura. Stiamo vedendo i diversi stadi nel suo ciclo vitale.
STANDARD: Allora quella tomba… dev’essere stato una specie di tempio della fertilità… dove immagazzinavano le loro uova, e forse tenevano qualche rituale d’accoppiamento.
HUNTER: …E Broussard è finito in mezzo al loro ciclo riproduttivo.
ROBY: Noterai però che non ci sono altre fasi. Si vedono solo quattro forme. Poi il modello si ripete.
STANDARD: Il che presumibilmente significa…
ROBY: … Altre spore in arrivo

Faust intanto è sceso a cercare scorte di combustibile per il lanciafiamme e trova l’alieno nel condotto di areazione principale, intento a sgranocchiarsi un cosciotto. Avvisa Standard, che dal ponte della nave chiude con un comando a distanza la porta del condotto. Ma il mostro riesce a scappare appena in tempo e colpisce Faust facendolo cadere all’indietro, proprio sotto la porta in chiusura. Il tecnico muore stritolato. Il suo corpo impedisce alla porta di rinchiudersi del tutto è questo crea un fenomeno di depressurizzazione per tutta la nave.

Roby corre fuori dalla sala comando, ma l’aria risucchiata verso il condotto semiaperto rende difficili i movimenti. Intravede comunque il verme che fugge lungo un corridoio. Azionando un comando d’emergenza, riesce a isolare la sezione della nave in cui si trovano i tre superstiti, evitando in extremis l’asfissia. i tre si riuniscono nel magazzino delle riserve d’ossigeno, e calcolano che l’aria rimasta durerà per sei ore. Il gatto, spaventato, è con loro. O’Bannon ci ammannisce un altro particolare macabro.

Il corpo di Faust, schiacciato nella porta interna, fluttua senza peso nel vuoto d’aria. Il suo naso e la sua bocca sono incrostate di grosse gocce di sangue rappreso.

La situazione è disperata. L’unica possibilità di sopravvivenza è uccidere la creatura e rientrare in ibernazione prima che l’aria finisca. Standard propone di caricare la scialuppa di salvataggio di esplosivi e rinchiudervi la creatura, per poi espellerla nello spazio e farla esplodere. L’idea è approvata.

Il trio va nella stiva a recuperare esplosivi e tutto l’occorrente. Standard guardando il materiale ottenuto dai loro scavi minerari si lascia andare a una considerazione:

Sai, è strano — questa roba che ci siamo dannati per estrarre — questo tesoro, la concessione — tornerà intatta a Irth — anche se noi non ci saremo.

Stanno per lasciare la stiva, quando il tracciatore di Hunter rivela un movimento al piano di sopra. I tre passano dalla cupola e lì vedono il cadavere di Broussard che ruota attorno alla nave, attratto dal suo campo gravitazionale.

Il cadavere di Broussard è blu e livido dove il lenzuolo si è strappato. Rimbalzando attorno al vetro, sembra che voglia entrare. Guardando indietro, i due uomini si allontanano dalla cupola d’osservazione. Broussard rimane contro il vetro, fissando con occhi spenti.

Il trio entra nella scialuppa e piazza le cariche esplosive. Ma ci vuole qualcuno che faccia da esca. Il foglietto con la X stavolta capita a Roby, a cui viene affidato il telecomando dell’esplosivo. Il tracciatore rivela la vicinanza dell’alieno. Hunter e Standard cercano il mostro per spingerlo con il lanciafiamme verso la trappola. Roby, rimasto solo, sente gli spaventosi rumori fatti dall’avanzata dell’alieno, mentre “ripassa” le mosse della trappola. Hunter scopre troppo tardi di essere preda invece che cacciatore: il mostro lo afferra alle spalle e lo morde. Standard lancia una fiammata, ma la creatura si salva usando Hunter come scudo. Roby sente i rumori della lotta alla radio, che poi si spegne.

Roby, dopo un momento di disperazione, decide di passare all’attacco. Segue le orme dell’alieno con il tracciatore, armato di pistola. Trova il lanciafiamme abbandonato, senza traccia dei suoi compagni, e scende al piano di sotto.

Qui in un magazzino trova la tana della creatura, piena di resti umani. E vede un grosso bozzolo appeso al soffitto: contiene il corpo di Standard.

Inaspettatamente, gli occhi di Standard si aprono, e fissano Roby — che sobbalza violentemente.

STANDARD (con debole sospiro): Uccidimi…
ROBY (disgustato): Cosa ti ha fatto?
STANDARD (muove la testa leggermente): Guarda…
Roby punta la luce dove indica Standard. Un altro bozzolo pende dal soffitto, ma questo ha un aspetto un po’ diverso. È più piccolo e scuro, con un guscio più duro. In effetti è quasi UGUALE ALLE SPORE NELLA TOMBA.
STANDARD: Quello era Melkonis… ha mangiato Hunter…
ROBY (cercando in giro un attrezzo): Ti porto via di qui
STANDARD: No… non farlo…
ROBY: Ma posso salvarti — ti porto all’Autodoc!
STANDARD: Non serve… ha mangiato troppo di me…
ROBY (inorridito): Cosa posso fare?
STANDARD: Uccidimi…

Roby dà fuoco a Standard e a tutta la tana. Poi raccoglie il gatto la sua “provvigione”: 10 kg del minerale Tacitum-35, che dovrebbe permettergli di “comprare un’isola su qualche bel pianeta”. Mette il tutto nella scialuppa, tenendo solo il lanciafiamme.

Poi scende nella sala motori e li manda in surriscaldamento: l’intento è che la creatura, per sfuggire ai vapori bollenti che si sprigionano per la nave, si rifugi nella scialuppa. Lo stratagemma funziona. Roby rinchiude l’alieno nella scialuppa. E torna alla sala motori per azionare il sistema di raffreddamento, ma lo fa troppo tardi. Computer avvisa ce i motori stanno per esplodere. Torna alla scialuppa e vede che la porta è aperta. Un minuto prima dell’esplosione, entra comunque nella scialuppa, con il gatto e il lanciafiamme. Roby espelle la scialuppa. La Snark alle sue spalle esplode. Ma

ALLE SUE SPALLE LA CREATURA EMERGE DA QUALCHE NASCONDIGLIO — È STATA DENTRO LA SCIALUPPA TUTTO IL TEMPO.

Il gatto si agita.

Roby si gira e si trova di fronte la cosa dall’altra parte della scialuppa. Essa si rannicchia, poi esibisce il suo trofeo — un braccio umano. Comincia a mangiare il braccio, guardando Roby.

Il lanciafiamme non è alla portata di Roby. Lui riesce a nascondersi nell’armadietto che contiene una tuta spaziale, mentre il mostro afferra la gabbia del gatto.

Roby lentamente infila la tuta, poi balza fuori dall’armadietto e infilza l’alieno con un bastone appuntito e apre il portello subito dopo. La creatura lotta con tutte le forze per non essere aspirata nel vuoto e afferra una caviglia di Roby con un tentacolo, trascinandolo con sè. Disperatamente, Roby riesce a chiudere il portello, ma un tentacolo resta incastrato. Da un oblò, Roby vede la creatura dimenarsi, non del tutto separata dalla scialuppa. Allora aziona i reattori e l’alieno viene investito da una fiammata che lo distacca definitivamente. Roby lo vede esplodere nello spazio.starbeast5

Tranquillizzato, parla con il gatto:

…Così sembra che ritornerò alle Colonie nel tempo previsto, dopo tutto. Dovrei essere alla frontiera più o meno fra 250 anni, e allora con un po’ di fortuna la rete mi raccoglierà. Non sarò ricco come lo ero un paio di giorni fa, ma non sono neanche conciato così male. Detto fra noi, riuscirò anche a conservare un souvenir di tutto questo pasticcio.

E qui estrae dalla borsa che ha portato con sé nientemeno che il teschio del pilota trovato nell’astronave extraterrestre, e lo appoggia sul tavolo come un trofeo. E già che c’è lo chiama Yorick e lamenta che non si siano incontrati in circostanze diverse.

Roby entra in ibernazione insieme al gatto.

PRIMO PIANO DEL TESCHIO ALIENO, sentinella vigile sul dormiente Roby, come una specie di malinconico folletto morto.

Vediamo la scialuppa, la Snark 2, che si dirige al suo appuntamento con Irth, lontana nel tempo e nello spazio, ma l’ultima inquadratura è su una spora attaccata alla pancia della navicella.

O’Bannon concluse Starbeast nell’ottobre 1976, la rititolò Alien e la inviò alla 20th Century Fox. Mentre attendeva la risposta, avvenne questo:

“George Lucas mi contattò perché era nella fase finale della postproduzione e degli effetti speciali di Star Wars. Aveva bisogno di me per fare quegli schermi-bersaglio, quegli aggeggi militari, perché all’epoca non c’erano ancora i display digitali, così dovevano essere simulati. Mi conosceva per aver visto Dark Star, dove avevo fatto simulazioni con l’animazione tradizionale. Non mi pagò molto, ma abbastanza per farmi lasciare il divano di Ronnie. Non appena ebbi finito quel lavoro, la Fox approvò il progetto di Alien.”

In realtà all’inizio lo studio ne rimase perplesso, trovando la sceneggiatura di O’Bannon troppo truculenta. Anche il produttore David Giler e il regista Walter Hill la lessero, e nemmeno loro ne furono entusiasti, ma ci videro del potenziale. Così la caldeggiarono presso la Fox, con l’impegno di rivederla. Solo allora lo studio comprò definitivamente il copione.

Quello di O’Bannon non è esattamente un copione di ferro. Diversi punti rimangono confusi o incongruenti. Ad esempio l’operazione di espulsione della piovra morta non è molto chiara, e neanche la morte di Faust. Di chi è il braccio che il mostro mangia alla fine del film? Di Melkonis? Ma non è ingombrante da portarsi dietro?

Oltre che con Terrore nello spazio, Starbeast ha parecchi punti in comune proprio con Dark Star. Entrambi sono ambientati su un’astronave in viaggio con un equipaggio di soli uomini e hanno un finale simile: l’astronave esplode lasciando un solo superstite.  Entrambe le navi trasportano un extraterrestre: in Dark Star non è un intruso, ma una specie di mascotte; come Alien però mangia molto, anche se non carne umana, ed è molto dispettoso.

Qui di seguito potrete scaricare il testo originale della sceneggiatura scritta da Dan O’Bannon.

Starbeast
137 Download

Alla Fox il copione di Dan O’Bannon fu giudicato troppo truculento, in un’epoca in cui lo splatter non era ancora stato sdoganato ed era considerato roba da serie Z. Il produttore David Giler e il regista Walter Hill però decisero di metterci mano e convinsero i dirigenti dello studio a dar loro fiducia. La loro stesura definitiva risale al giugno 1978 e i due curano la produzione del film per conto dello studio.

Il loro copione comincia con due citazioni letterarie (entrambe assenti nel film):

La fantascienza scava dal nostro profondo le nostre più intime paure e speranze, poi le mostra in un rozzo travestimento: il mostro e il razzo.
W.H. Auden

Viviamo come sogniamo — soli
Joseph Conrad, Cuore di tenebra

L’elenco delle dramatis personae è così composto:

L’equipaggio dell’astronave commerciale statunitense Nostromo:
Dallas……. Capitano
Kane………Ufficiale esecutivo
Ripley…….Ufficiale in seconda
Ash……Responsabile scientifico
Lambert….. Navigatore
Parker……Macchinista
Brett…..Tecnico macchinista
Jones……Gatto
5 uomini e due donne: Lambert e Ripley

Saltano agli occhi le prime differenze con Starbeast: i nomi sono tutti cambiati, i membri passano da sei a sette, e la composizione è diventata bisex (e il gatto ha un nome). Il settimo componente è Ash, l’ufficiale scientifico, che non ha un equivalente in Starbeast e innesterà nel film un subplot che attraverserà come un filo rosso Alien come tutti i suoi sequel.

I riferimenti a Joseph Conrad non si fermano alla citazione iniziale. L’astronave prende il nome dal titolo di un suo romanzo, Nostromo, mentre la scialuppa di salvataggio si chiama Narcissus, con riferimento a un altro romanzo dello scrittore anglo-polacco, The nigger of the “Narcissus”.

Tutta la prima parte del nuovo copione segue la traccia di Starbeast, almeno a grandi linee: il risveglio della ciurma, con le loro discussioni scherzose (e le profezie mortuarie); la scoperta che la rotta di ritorno è stata deviata per accogliere un messaggio di soccorso; l’atterraggio sul pianeta – ventoso e roccioso – con relativo danneggiamento; la formazione di una squadra di perlustrazione (qui composta da Dallas, Lambert e Kane); la scoperta di un’astronave aliena “gargantuesca”, fonte del messaggio con un gigantesco occupante morto; Kane si cala in una specie di pozzo e perlustra la nave scoprendo il deposito delle uova; il computer scopre che il messaggio è un avvertimento, ma è impossibile contattare la squadra; Kane viene attaccato dalla piovra-parassita; al ritorno della squadra, il secondo (Ripley) si oppone al loro reingresso; il parassita si stacca dal corpo di Kane e muore; risveglio di Kane; il parassita esce dal corpo di Kane, uccidendolo e fuggendo.

Alcune differenze significative ci sono. Il computer qui si chiama Mother, e parla solo con Dallas al chiuso di una stanza isolata. Ash segue le comunicazioni con la squadra fino alla perdita del segnale, e minimizza il segnale di pericolo, suscitando in Ripley le prime diffidenze. Non esiste una piramide né un suo equivalente: quel che in Starbeast avviene in due ambienti (l’astronave aliena e la piramide) in Alien è sintetizzato in uno solo, l’astronave, e non ci sono i dipinti. Non c’è il datastick. Ash apre la porta della nave alla squadra in rientro, nonostante l’ordine contrario di Ripley, ed è la risentita Lambert che schiaffeggia Ripley.

Le psicologie dei personaggi e i loro rapporti sono diverse. Fra Parker e Brett c’è una forte amicizia, ad esempio, e Ripley è molto affezionata al gatto Jones. Mother ha una presenza maggiore di Computer, e il rapporto fra essa e Dallas sembra persino intimo.

Dopo la morte di Kane il copione di Alien prende una piega diversa da quello di Starbeast. Anche qui si formano due squadre di ricerca dell’alieno, ma il bodycount prende una piega del tutto diversa, cominciando con la morte di Brett.

La funzione di Ash è particolarmente importante. Come si scopre a un certo punto, è un robot, mandato dalla compagnia armatrice per raccogliere e studiare esemplari di vita aliena, anche mettendo in pericolo i membri dell’equipaggio, come in effetti succede. Quello della pericolosa e complottista invadenza della compagnia diventerà la causa scatenante degli eventi in tutti i film della serie.

Alcune scene di Starbeast sono riproposte in Alien ma trasformate. La scena della caccia nel condotto d’areazione, ad esempio: in Alien è Dallas a entrare nel cunicolo, ma è lui, non un altro all’esterno del cunicolo, a restare vittima del mostro. Scott e Giger aggiungono un particolare visivo di grande impatto, che imprime ulteriore suspense: ogni volta che Dallasa passa da un condotto a un altro una membrana si apre e si richiude alle sue spalle.

La vicenda del copione di Giler e Hill è nel complesso seguita fedelmente dalla regia di Ridley Scott, per cui, piuttosto che riproporla, mi sembra più interessante soffermarmi sulle poche ma importanti differenze.

Inizialmente il regista prescelto fu Robert Aldrich, una vecchia gloria di Hollywood, autore di film importanti e personali come Vera Cruz, L’ultimo apache, L’imperatore del Nord e Quella sporca ultima meta. Ma i rapporti con la coppia di produttori si rivelarono poco cordiali fin dall’inizio. Allora Hill si propose come regista, ma dopo aver visto I duellanti, il film d’esordio di Ridley Scott, rimase così entusiasta del suo lavoro da volerlo a tutti i costi. Così Hill potè dedicarsi a I guerrieri della notte.

Scott carica il film del suo raffinato estro visivo, mutuato da anni di regie pubblicitarie, e trova nell’artista svizzero H.R. Giger un supporto scenografico impressionante. Il fatto che Giler e Hill non siano prodighi di descrizioni permette alla fantasia visiva della coppia Scott-Giger la più ampia libertà, per contro.

alien3gigerheadScott rispetta sì gran parte del copione, ma tende a semplificarlo, eliminando molte scene, sia in sede di riprese che di montaggio. I dialoghi successivi al risveglio degli ibernati non compaiono nel film, dove si passa direttamente alla colazione. Nel copione di Giler-Hill, come in Starbeast, Kane viene estratto dal pozzo da Lambert e Dallas, ma anche questo momento non venne girato.

Nel copione di Giler-Hill la scena di Starbeast in cui Melkonis e Standard citano La ballata del vecchio marinaio di S.T. Coleridge e Einstein viene riproposta nello stesso punto, poco dopo la morte di Kane, ma completamente riscritta, e in un modo che merita una citazione completa. Al posto di Melkonis e Standard ci sono Ripley e Dallas, che s’incontrano nella Narcissus:

Dallas è seduto nella scialuppa di salvataggio. Fissa le miriadi di luci nello spazio. Ripley si siede vicino a lui.

RIPLEY: Sapevo di trovarti qui.
Dallas continua a guardare fuori.
DALLAS: Le reti sono pronte?
Pausa.
RIPLEY: Ancora un’ora… Vedi che ho bisogno di un po’ di svago.
DALLAS: Perché hai aspettato fino adesso?
Ripley si spinge avanti
RIPLEY: Lascia che ti dica una cosa. Se continui a guardare là fuori ancora un po’, finirai con la camicia di forza.
Ripley comincia a levarsi gli stivali.
DALLAS: Siamo i nuovi pionieri, Ripley. Dobbiamo avere anche le nostre malattie personali.
RIPLEY: Sono stanca di parlare.

Si alza e si leva i vestiti di sopra.

DALLAS: Hai aspettato troppo
RIPLEY: Provaci lo stesso.
Vestiti levati. Le braccia di lui la stringono.

Questa scena è il riferimento più esplicito alla vita sessuale della ciurma bisex dalla Nostromo. Ma anche questa non venne girata. In un’altra scena si parla di sesso; Scott la girò, ma poi la tagliò dal montaggio della prima versione nel 1979; siamo dopo la scomparsa di Dallas, Ripley diffida sempre più di Ash:

RIPLEY: Sei mai andata a letto con Ash?
LAMBERT: No. E tu?
RIPLEY: No
LAMBERT: Non ho mai avuto l’impressione che lui fosse particolarmente interessato…

Subito dopo abbiamo un’altra scena di  Starbeast “riscritta”, quella della morte di Faust. In Alien Parker, dopo aver recuperato una bombola di metano per il lanciafiamme, incappa nell’alieno che si trova all’esterno del condotto d’areazione principale. Circospetto, avvisa Ripley, che decide di aprire quel condotto in modo che la creatura ne venga aspirata. Ma Ash ascolta la conversazione e manda un segnale di pericolo. Sentendolo, l’alieno fugge appena in tempo, mentre il portello chiudendosi gli causa solo una ferita alla coda, che “sanguina” acido. Ripley raggiunge Parker in quel momento e assiste alla scena, ed entrambi restano tramortiti dalla momentanea mancanza d’ossigeno. I due sono soccorsi da Ash e Lambert, ma al suo risveglio Ripley capisce cosa ha fatto Ash, e lo accusa. Ash nega, ma rimasta sola con Lambert, Ripley la convince di quanto i suoi sospetti siano fondati. Allora Ripley va nella cupola d’osservazione che è riservata a Ash, dove trova la chiave d’accesso a Mother, che dovrebbe essere in mano al comandante in capo, ma che Ash ha sottratto di nascosto dopo la scomparsa di Dallas. E qui la donna vede il cadavere di Kane che fluttua all’esterno della nave. Dopo vari tentativi accede a Mother e le chiede:

CHI HA ATTIVATO IL SISTEMA D’ALLARME NEL CONDOTTO 2?
Risposta: ASH
Domanda: ASH STA PROTEGGENDO L’ALIENO’
Risposta: Sĺ
Domanda: PERCHÈ?
Risposta: ORDINE SPECIALE 937 RISERVATO AL DIPARTIMENTO SCIENTIFICO

Una mano s’abbatte vicino al braccio di Ripley. affonda fino al gomito dentro il computer. Lei salta in piedi dalla sedia. Fissa Ash. Ripley gli dà un calcio nello sterno. Nessun effetto. Ripley si volta di scatto. Ash le scaglia un pugno . La manca. Lei gli lancia addosso una sedia. Il tavolo si ribalta… e vola lungo il ponte con fracasso. lui la insegue. L’afferra.

Parker e Lambert irrompono in mezzo al trambusto. Lambert afferra Ash da dietro.  Ash si gira verso Lambert e la scaglia in mezzo alla stanza. Torna da Ripley. La prende per la gola. Parker solleva il tracciatore e va alle spalle di Ash. Rotea il tracciatore… Colpisce. Gli strappa la testa… Cavi escono dal tronco di Ash, da dove prima c’era la testa.

Le mani di Ash lasciano la presa su Ripley. Cerca sul collo la testa mancante. Cammina all’indietro. Tutti fissano il corpo decapitato di Ash. Cammina per la stanza e continua a cercare la testa.

PARKER: Un robot, un dannato droide.

Ash si gira verso di lui. Comincia ad avanzare. Parker lo colpisce ancora con il tracciatore… ancora. Ancora. Inutilmente. Ash afferra la gola di Parker.

Ripley prende uno dei punzonatori elettrici. Si avvicina alla schiena di Ash, Strappa la tuta. Lambert prende Ash per le gambe. Ripley strappa i congegni sepolti nella cavità prima occupata dalla testa. Gli occhi di Parker si gonfiano per il dolore. Ash, decapitato, barcolla, barcolla, barcolla…

Ripley trova i cavi, fulmina la scheda madre… La morsa di Ash s’allenta. Un altra scarica… un lampo elettrico… la morsa s’allenta… un’altra scarica… i circuiti lampeggiano. Il corpo decapitato crolla. Parker cerca di riprendere fiato.

PARKER: Maledetto.

Dà un calcio al corpo decapitato.

Scott non girò tutta la sequenza della depressurizzazione e passò direttamente al colloquio con Mother e alla successiva lotta fra Ripley e Ash, con grosse – e sintomatiche – modifiche, come si può vedere.

La scena dell’aggressione contro Ripley è una delle scene più famose – o famigerate – del film, ed è tipica di come la sessualità sia trattata diversamente dagli sceneggiatori e dal regista.

Nel copione di Giler e Hill la vita sessuale dei membri della Nostromo è ricreativa e rilassante, dai pochi cenni che se ne fanno, ma comunque sana e positiva. Scott invece nel film tratta il sesso come qualcosa di assente e quindi represso, tanto più se si considerano le molte simbologie sessuali presenti nelle scenografie di H.R. Giger (le uove con la loro apertura a valva, o le estrusioni falliche dell’alieno).

Così, dopo aver visto Parker sfogliare riviste pornografiche qua e là nel film (particolare assente nel copione), la scena dell’aggressione di Ash contro Ripley diventa nel film uno stupro sublimato, con Ash che usa come arma fallica  proprio una rivista pornografica arrotolata (con foto di donnine nude sulle pareti, come in una caserma), con una frenesia che sa di masturbatorio. E prima che Parker lo decapiti, scopriamo che è un androide e che sta subendo una specie di corto circuito (fatto privo di spiegazione narrativa, tra l’altro), con quella bava lattiginosa che gli scende dalla fronte.

Tutti questi sottintesi morbosi nel testo scritto non ci sono, l’aggressione risulta un semplice atto minatorio, senza nessuno sfondo sessuale. E da un punto di vista logico non si capisce come avrebbe fatto un robot, autocosciente ma comunque programmato, a sviluppare una forma di desiderio sessuale. Anzi nella sceneggiatura la sua indifferenza sessuale è coerente con la sua artificialità.

Dopo la morte di Parker e Lambert (quasi identiche nel copione e nel film), Ripley decide di far esplodere la nave con il suo ospite non umano e di salvarsi fuggendo con Jones nella Narcissus.

Prima però compare la scena dei “bozzoli umani”. È quasi uguale a quella del copione di O’Bannon. Solo che è Dallas, catturato nel condotto dell’aria, a essere il prigioniero che chiede la morte, mentre sono di Brett i resti nell’altro bozzolo; Ripley comunque finisce l’ufficiale con il lanciafiamme. Un’altra scena girata ma poi tagliata da Scott nel 1979.

In seguito abbiamo l’esplosione della Nostromo. Ma mentre entrambe le sceneggiature scelgono lo stesso metodo (il surriscaldamento dei motori), Scott gira un espediente diverso: Ripley attiva un sistema di autodistruzione già predisposto come misura d’emergenza. Da qui fino alla fine il film segue fedelmente il copione di Giler e Hill.

Il film ha conosciuto due diversi montaggi, quello della sua prima uscita nel 1979, e quello circolato nel 2003 con il titolo Alien: The director’s cut. Quest’ultimo contiene alcune scene escluse nel 1979, fra cui la conversazione fra Lambert e Ripley su Ash e il ritrovamento dei “bozzoli umani”. Ridley Scott però dichiarò in seguito che il vero “director’s cut” è quello del 1979. Quello del 2003 avrebbe dovuto intitolarsi The fans’ cut, perché fu realizzato per soddisfare le richieste dei fan-club del film, che insistevano per vedere reinserite nel film le scene tagliate dopo averle viste come bonus nel dvd: la prima versione è quella che il regista riconosce come propria.

alien

Una vostra mail è sempre gradita

7 + 12 =

L'Autore

Mario Luca Moretti

Altri interessi oltre al cinema e alla letteratura SF, sono il cinema e la la letteratura tout-court, la musica e la storia. È laureato in Lingue (inglese e tedesco) e lavora presso l'aeroporto di Linate. Abita in provincia di Milano

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Ultimi articoli

Commenti

Categorie