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la fantascienza di Jack Arnold

la fantascienza di Jack Arnold

Creature grandi e piccole

intervista al maestro dell’horror di Hollywood


da Fangoria #3  | intervista originale di Al Taylor. Il testo originale è stato messo a disposizione da Mario Luca Moretti. Supervisione di Giovanni Mongini. Traduzione di Claudia Mongini


Jack_ArnoldAmo la fantascienza,” dichiara Jack Arnold, il famoso regista di quei meravigliosi film anni ’50 come Creature from the Black Lagoon (Il Mostro della Laguna Nera, 1954) e The Incredible Shrinking Man (Radiazione BX: distruzione uomo, 1957). “Da giovane ero solito comprare tutti i giornali pulp. Li amavo. Sono stato davvero felice quando mi hanno assegnato la prima regia di fantascienza perché ne ero già un avido fan. E più facevo film quel genere più mi piacevano, dal momento che tutto lo studio mi lasciava solo.” Sorride. “Fortunatamente nessuno in quel periodo era esperto nella regia di film di fantascienza, quindi mi sono proclamato io stesso un esperto. Non lo ero, ovviamente, ma allo studio non lo sapeva nessuno. Quindi nessuno si è mai permesso di discutere con me.

La carriera cinematografica di Jack Arnold comincia prima della Seconda Guerra Mondiale, come giovane attore di Broadway. Quando non calcava la scena, Arnold, si cimentava nella regia di film in 16mm dei suoi compagni attori, vendendo poi lo stesso materiale.

Dopo Pearl Harbour, Arnold è entrato a far parte dell’Army Signal Corps, in attesa di poter cominciare la scuola per pilota. Il Signal Corps costituiva la migliore risorsa dell’esercito nel costruire film di rappresentanza e di addestramento, quindi nei seguenti cinque mesi beneficiò di un impagabile corso di cinematografia sotto la guida del filmmaker Robert Flaherty.

Dopo la guerra Arnold ed un suo caro amico avviarono una compagnia di produzione cinematografica e documentaristica. Uno dei film arrivò ad essere in nomination per un Academy Award; subito dopo Arnold ricevette un’offerta dalla Universal Pictures per la regia di un film.

it_cameNel 1953 Jack Arnold fu messo a capo del suo primo film di fantascienza, oramai diventato film culto tratto dalla storia di Ray Bradbury It Came from Outer Space; una terrificante storia di alieni che si impossessano dei corpi degli umani in modo da poter riparare la loro nave spaziale.

È cominciato tutto perché la Universal aveva acquistato una storia di Ray Bradbury,” ricorda Arnold. “Pensavano che potesse essere facilmente adattata per farne un film in 3-D. il 3-D era appena arrivato nel cinema e la Warner Brothers aveva appena rilasciato The House of Wax (La Maschera di Cera, 1953), un film fatto in fretta e furia solo per far volare qualche oggetto in 3-D verso il pubblico. La Universal mi ha dato It Came from Outer Space (Destinazione.. Terra!, 1953) ed è stato subito un successo al box-office. Dopo di che ho ho diretto tutti i film di fantascienza della Universal.

waxhouse1Stile,  atmosfera ed energia pura sono i tratti che marcano il debutto di Jack Arnold, nel 1953. “In It Came from Outer Space ho cercato di creare un certo tipo di atmosfera perché credo che girare un film di immaginazione – un film in cui chiedi al pubblico di credere in cose bizzarre – voglia dire crederci davvero. Non si può aspettarsi di far credere cose bizzarre al pubblico usando solo gli attori o puntando solo sulla trama. Devi creare un’atmosfera nella quale la credibilità venga sospesa al punto in cui nemmeno uno spettatore possa dire ‘Questo è impossibile.’ E credo che l’unica cosa che si possa fare sia di indurre il pubblico ad accettare l’impossibile, coinvolgendolo in un clima, o come lo chiamo oggi vibrazione.

Ecco perché faccio un grande uso di location fisiche,” spiega. “Le adatto per la mia storia. Mi piace girare sull’oceano, nel deserto – solo le scene interne vengono girate in studio e la piccola città è stata filmata nel parcheggio della Universal. L’astronave era un modellino. Abbiamo costruito una sezione in scala reale della nave e i lavoranti hanno scavato un grosso cratere nel deserto per rendere tutto reale. In seguito abbiamo fatto combaciare le scene girate con quelle delle miniature.”

Creare “La Creatura”

Dopo It Came from Outer Space Arnold fu impegnato nel creare un classico dei mostri horror ne Creature from the Black Lagoon. Secondo Arnold la creatura era una *composizione complessa. Il produttore assegnato, Bill Alland, che attualmente non lavora nell’ambiente, trovò questa storia di Maurice Zimm e mi chiamò. Lavorammo insieme ad uno sceneggiatore e riuscimmo a far evolvere la Creatura, o Gillman, nel modo in cui la si vede sullo schermo. Poi abbiamo venduto la storia alla Universal. Ci siamo davvero divertiti molto a creare il mostro – decidere come sarebbe dovuto apparire. Abbiamo fatto moltissimi test prima di arrivare alla versione definitiva, è anche venuta fuori davvero al meglio rispetto a come l’avevamo immaginata all’inizio.

creature-from-the-black-lagoon“La maggior parte delle scene sottomarine sono state girate al Silver Springs in Florida,” ricorda Arnold. “Acqua molto cristalline là.. Ho pensato che sott’acqua avrebbe dovuto esserci un clima di mistero, di fascino ma anche di profondo terrore, terrore dell’ignoto. Siamo riusciti, credo, a catturare quel sentimento in Creature from the Black Lagoon. Quelle scene con Julia Adams che nuota sulla superficie e la Creatura che la osserva dal basso hanno regalato la vera sensazione di terrore che la gente sente quando si trova sulla superficie di qualsiasi tipo di acqua. Sai quel tipo di paura quando stai nuotando e qualcosa di solletica la gamba da sotto.. ti spaventa a morte perché non sai che cosa sia. Questa è la chiave – la paura dell’ignoto.

Ricou-BrowningInoltre,” continua, “volevo creare anche un motto di simpatia per la Creatura – o la bestiolina, come la chiamavamo – perché mi piaceva. Andai in Florida, dove incontrammo un giovane nuotatore, Ricou Browning, in grado di trattenere il respiro per cinque minuti. Era un bravissimo nuotatore subacqueo e non aveva bisogno di bombole d’ossigeno. Avevamo uno speciale tubo per l’aria nascosto alla telecamera, e quando sentiva il bisogno di aria nuotava verso quel tubo, inalava, e poi ricominciava. Questo metodo gli ha permesso di rimanere sott’acqua per moltissimo tempo. Ben Chapman e Tom Hennessey invece hanno interpretato la Creatura fuori dall’acqua.

La premier del film fu davvero un successo, tanto che la Universal chiese ad Arnold di procedere con un sequel. Intitolato The Revenge of the Creature (La Vendetta del Mostro, 1955), quel film causò non pochi problemi al regista.

Immaginavamo una storia in cui la bestiolina veniva catturata e messa in un parco oceanico in Florida,” racconta. “Quando sono andato in cerca della location quelli del parco oceanico mi hanno mostrato delle tremende vasche piene di squali, barracuda, anguille elettriche e anche un polpo. Venivano sfamati da dei ragazzi in tuta subacquea che si introducevano nelle vasche. Ho guardato in una di queste vasche e ho detto, ‘Ragazzi, riuscireste ad isolare una parte della vasca con le creature più pericolose in modo che io possa filmare all’interno?’ gli dissi che non solo avrei portato all’interno la Creatura ma anche i due protagonisti. Se avessero visto che cosa c’era nelle vasche non ci sarebbero mai entrati.

Quando sono tornato con la compagnia ho visto che non c’erano reti. ‘Dov’è la rete?’ chiesi. E loro dissero, ‘Non avete bisogno di una rete, questi pesci non vi daranno fastidio – sono saziati a dovere.’ Quindi si presentava un problema. Come potevo convincere gli attori ad entrare lì dentro?

Arnold sorride al ricordo. “Ecco, capita che avessi un cameraman davvero pazzo – sul serio. Mi disse che sarei dovuto andare anche io nella vasca per dimostrare che non c’era alcun pericolo per gli attori. Mi convinse, quindi infilai una maschera e mi buttai dentro.

Ho chiuso gli occhi sul momento,” ammette. “Dopo poco li riaprii a c’era un dannato squalo, di oltre tre metri e mezzo, con la sua bocca spalancata e lo sguardo su di me. Ad un tiro di schioppo.

“Nessun pericolo..”

Non sapevo che cosa fare. Non sapevo se muovermi o rimanere fermo.. quindi ho chiudo si nuovo gli occhi. Mi sembrava la miglior cosa da fare. Poi si è strusciato su di me ed ho sentito la sua pelle sulla mia – era come la carta vetrata. Quindi ho gridato a quelli in superficie, ‘Venite dentro, nessun pericolo!”

Arnold ride. “Ma la cosa assurda è che al terzo giorno eravamo talmente abituati agli squali che, ci crediate o no, li cacciavamo dalla scena noi stessi. L’unico animale che ci ha dato qualche problema è stato una tartaruga. Aveva sviluppato una sorta di adorazione per il costume della Creatura e continuava a dare dei piccoli morsi. Alla fine abbiamo dovuto chiedere a qualcuno della troupe di rimanere in acqua con la tartaruga ed impedirle di avvicinarsi alla Creatura.

(A proposito, se riuscite a non strizzare gli occhi durante la scena del laboratorio in Revenge of the Creature, vedrete il debutto sullo schermo di un giovane Clint Eastwood nel ruolo del tecnico di laboratorio.)

191184-giant-monster-movies-tarantula-posterNel 1955 la Universal aveva bisogno di aiuto. “La Universal aveva dei problemi e stavano cercano dei film rivelazione; non volevano però spendere troppi soldi,” dice Arnold. “Quindi mi sono seduto e ho buttato giù una storia dal titolo Tarantula (Tarantola, 1955) e gliela ho proposta. Ecco, successe alla fine del mio contratto di sette anni. A loro piacque Tarantula così tanto che mi diedero altri sette anni di contratto. Dopo di che venne strutturata una sceneggiatura dalla mia storia, ad opera di Bob Fresco e Martin Berkeley.

Tarantula è stato fatto velocemente. Credo in meno di 20 giorni di riprese con un budget ridotto all’osso. Cliff Stine era l’addetto agli effetti speciali. Il meraviglioso lavoro di Cliff sui matte prevedeva anche il mostrare il ragno gigante far capolino dalle dune e dalle alture del deserto. Il suo lavoro non ha mai avuto eguali.

tara1Ma con uno schedule così ristretto i problemi erano in agguato. Uno di questi riguardava il protagonista Leo G. Carroll.Stavamo girando una scena con il ragno gigante,” ricorda Arnold. “Per questa scena stavamo mettendo insieme tutte le miniature, gli split screens e i live set. Avevo duplicato una parte della casa e sul soffitto era attaccata una finta mandibola. A questo punto tutto sarebbe dovuto cadere dal cielo mentre la casa si distruggeva ma Leo fu colpito da alcuni detriti e si ferì gravemente ad una mano. Questo mi mise addosso parecchia inquietudine. Una volta finito, la scena sembrò molto realistica: c’erano il dolore e l’agonia sulla faccia di Leo e le sue reazioni erano davvero forti.

Un’altra difficoltà fu l’utilizzo di ragni vivi. “Controllavamo il ragno in Tarantula con i getti d’aria. avevamo sistemato ad arte sia i getti in studio che quelli in studio in modo da farli lavorare allo stesso modo durante le riprese in soggettiva. Spingevamo le varie parti del ragno nella maniera che meglio si addiceva alla scena: prima una gamba e poi una mandibola spuntava da dietro, ad esempio.In genere dopo 10 minuti la scena era come la volevamo. Filmavamo il ragno davanti ad uno sfondo nero e poi impressionavamo il resto più tardi, assieme agli attori.”

Il film più impegnativo

shrinking1Di tutti i film di fantascienza di Jack Arnold, the Incredible Shrinking Man è stato il più impegnativo. “Non era mai stato fatto prima,” racconta. “Avevano fatto qualcosa di simile ne Dr. Cyclops (), ma solo nel senso che le persone erano molto piccole. E non c’era nemmeno quell’atmosfera che credo si necessiti in un certo tipo di film – la situazione dell’essere così piccoli che anche gli oggetti comuni diventano un pericolo. Ne The Incredible Shrinking Man una normalissima cantina diviene il posto più pericoloso dell’Inferno, pieno di mostri. Volevo che il pubblico capisse che le loro cantine sono a tutti gli effetti dei possibili luoghi infernali, che il quotidiano potrebbe diventare orribile se le circostanze cambiassero.

Una delle cose più difficili per gli attori in questi film è reagire ad una minaccia che non è effettivamente davanti a loro ma che sarà inserita più avanti, con degli effetti speciali. Come ricorda il regista Arnold. “La sola assicurazione che un regista ha in queste situazioni è di avere dei buoni attori. Quando ho fatto i casting per i film di fantascienza ho cercato attori che fossero intelligenti, che avessero immaginazione e che fossero bravi nell’interpretazione. Se avessi raccontato loro la storia e quello che sarebbe successo in alcune circostanze, avrebbero dovuto essere capaci di ricostruire la scena da soli.

“Per esempio, ne The Incredible Shrinking Man ho girato le scene con il ragno per prime. Poi, nel grande studio della Universal, abbiamo costruito una replica a mezza grandezza di alcune parti del muro, della ragnatela, delle forbici e così via.. tutte misure che avrebbero fatto apparire l’eroe, Grant Williams, alto 15 centimetri.

“Poi avrei fatto girare il film con il ragno nel modo in cui l’avevo concepito. Con un metronomo contavo i battiti impiegati dal ragno per compiere certe azioni. Il set veniva oscurato, tranne che per la parte del set più grande, ed io filmavo con la mia macchina da presa utilizzando un pezzo di negativo, cercando di allineare le due immagini e farle combaciare sia in orizzontale che in verticale. La macchina da presa era parecchio lontana da Grant, in questo modo sarebbe sembrato piccolo.

“Quindi,” continua Arnold, “avrei fatto ripetere a Grant le stesse scene e grazie al mio metronomo avremmo scandito perfettamente il tempo di azione. Avrebbe smosso la ragnatela.. il che sarebbe durato otto battiti.. poi al nono battito il ragno avrebbe cominciato a farsi vedere.. al 14° battito il ragno sarebbe stato a terra.. al 18° si stava avvicinando.. al 19° sarebbe successo altro. Tutto scandiva in modo da far combaciare perfettamente le scene con il girato del ragno. Grant recitò per lo più seguendo il ritmo, cercando di immaginare quello che sarebbe successo ad ogni fase.

“Quando avevamo i due pezzi di girato li mettevamo insieme per formare un singolo pezzo – ed ecco fatto. Giurereste che Grant e il ragno recitassero insieme!”

Arnold è molto fiero degli effetti speciali dei suoi film. “Cliff Stine ed il suo team di effetti speciali ha lavorato con una precisione matematica. Abbiamo dovuto rigirare solo una scena per via di un errore del suo dipartimento. Era la scena in cui Grant avrebbe dovuto misurare 50 centimetri. C’era una sequenza in split-screen dove avrebbe dovuto mettere le braccia al collo di sua moglie ma c’era una discrepanza di un millimetro quindi rigirammo tutto.

“Cliff Stine era un genio. Il processo del blue-screen non era ancora in uso quando girammo The Incredible Shrinking Man; usammo una combinazione dei nostri sfondi dipinti e retro proiezioni. Il blue-screen mi è sempre sembrato un po’  superficiale: se non fai attenzione rischi sempre di avere una linea verde intorno alle persone. È difficile da attuare alla perfezione.”

Effetti speciali fantasiosi

Jack Arnold ride ancora nel ricordare uno dei momenti più problematici nella realizzazione di un effetto speciale in The Incredible Shrinking Man. “A parte le problematiche del rimpicciolirlo, metterlo nella cantina e farlo combattere con un ragno, abbiamo avuto il problema di far sembrare grandi le gocce di pioggia. Le gocce avrebbero dovuto cadere da un rubinetto di acqua calda difettoso. L’eroe viveva in una scatola di fiammiferi proprio lì sotto.

Ora, Grant Williams era alto 1.80mt ma doveva sembrare alto circa 15cm quindi tutto è stato costruito in proporzione sul set, cercando di far sembrare le gocce grandi abbastanza. Abbiamo provato a creare quell’illusione in tutti i modi. Abbiamo modificato un dispositivo che erogava un certo quantitativo di acqua alla volta ma sembrava davvero finto.

Arnold sorride sornione. “Quindi mi sono ricordato di quando da bambino ero malato e trovai una scatola di contraccettivi. Non sapevo che cosa fossero a quel tempo ma scoprii che erano perfetti da riempire di acqua per farci delle bombe. Le sganciavo dalla finestra, sulla testa delle persone e nella caduta assumevano questa forma a goccia.

shrinking5Così sono riuscito ad averne uno allo studio, l’ho riempito di acqua e ho detto ad uno dei ragazzi di lasciarlo andare dalla cima di un’impalcatura. È venuto fuori che la proporzione era perfetta e si infrangeva a terra come una vera goccia d’acqua. Ne ordinai un centinaio e modificammo una specie di mulino a pale per lasciarli cadere ad intervalli precisi, fino al momento in cui aprimmo il cancelletto del serbatoio e rilasciammo una grande quantità di acqua sulla testa di Grant per simulare la scena della grande pioggia.

Poi sorride compiaciuto. “Ma il vero divertimento arrivò alla fine del film. L’ufficio della produzione mi chiamò per parlare dell’andamento delle cose e del budget. Mi dissero che non capivano una certa cosa. Gli chiesi che cosa fosse e mi risposero che riguardava un grande quantitativo di contraccettivi.

Dissi, ‘Ragazzi, è stato un film davvero duro e abbiamo lavorato così duramente che abbiamo deciso di festeggiare alla grande alla fine delle riprese!’.”

L'Autore

Giovanni Mongini e Mario Luca Moretti

Firmano assieme soprattutto schede e articoli riferiti agli anni '50, periodo che Vanni Mongini conosce benissimo e ama particolarmente.

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