u287 Così dice di se stesso Giuseppe Caimmi, uno dei più noti analisti e critici di fantascienza:
Nato a Legnano (sì, proprio là dove il Barbarossa le buscò sonoramente) nel 1948 (come G. Martin). Di professione cattedratico (nel senso di star seduto dietro una cattedra) impegnato a emettere suoni-parole destinate a scivolare lungo i vuoti cerebri dei cari pargoli. Folgorato a 13 anni dalla copertina di Strisciava sulla sabbia (Urania rombo) e da quel momento seguace pugnace e attivo fan della effeesse. Amori vertiginosi per Silverberg e Simak, ammirazione profonda per Dick. Fan attivo, facitore con l’ineffabile Nicolazzini della ciclostilata Alternativa, votata alla critica. Della sua discretamente cospicua produzione ama in modo soverchio ciò che scrisse per la mitica Robot di curtoniana confezione. Follemente innamorato di Caesar, Festino, Thole, Bonestell, Paul, Finlay, Robida
Caimmi entra in Nuove-vie con una seire di articoli riguardanti le fanzine. Qui la prima di due puntate del suo saggio fatto appositamente per noi sull’argomento, a cui seguiranno altri articoli di analisi e critica su alcune tra le più brillanti fanzine del passato.
F.G.

 

cosmoProfumo di carta ingiallita

Qualche giorno fa stavo sfogliando un po’ svogliatamente i vecchi COSMO INFORMATORE dell’Editrice Nord, la mitica pubblicazione che teneva informati i lettori sui libri in uscita.  Che emozione tenere tra le mani quei piccoli volumetti dai fogli di carta ruvida e ingiallita dal tempo, la cui uscita attendevo con ansia spasmodica! Eravamo circa nel 1972 ed erano appena comparsi sui banchi delle librerie quei volumi della editrice Nord dalla sovraccoperta argentata che gli appassionati avrebbero ben presto imparato ad amare. Sfogliavo, sfogliavo finché giunsi al fascicolo n.2 del 1980, che si presentava in formato tipo tabloid e con un editoriale di Sandro Pergameno dal titolo “Una nuova rivista di fantascienza?” Obiettivo ambizioso, ben evidenziato dai sottotitoli, che così suonavano: “Narrativa critica saggistica curiosità anticipazioni fatti e avvenienti del mondo degli appassionati di fantascienza” C’era molta carne al fuoco, e i collaboratori erano di grande valore: Piergiorgio Nicolazzini, Mauro Gaffo, Sandro Pergameno. Ben presto la mia attenzione venne attirata da una rubrica curata da Mauro Gaffo, “FANDOMINFORMAZIONI-Notizie dal mondo del fandom attivo”, dove venivano fornite notizie sulle iniziative promosse dal fandom, tra cui le fanzine: e qui il cuore ebbe un sussulto.

fanzine2Care vecchie fanzine!

Se in futuro ci sarà qualcuno che vorrà scrivere la storia della fantascienza italiana, non potrà fare a meno di leggere queste spesse pagine, dalle quali emerge tutto un mondo di passione, di voglia di esprimere e condividere le proprie emozioni, di manifestare l’amore per questa meravigliosa letteratura del futuro. È impressionante constatare quante fanzine uscivano allora, creando una rete fittissima di relazioni, comunicazioni, interconnessioni, amicizie e, perché no, anche di invidie, dispetti, polemiche. Sì, e lo so per esperienza Fanzinoteca-d-Italia-Future-shock-70-2015 diretta: dietro quei nomi evocativi (Future shock, Quinto Orizzonte, Intercom, Tremors, Loculus, Dimensione Cosmica, Diesel, Astralia ecc.ecc.) pullulava una vitalità magmatica, un universo fatto di entusiasmi scintillanti, di fatiche sopportate con stoicismo, di felicità a vedere il nostro fascicolo pronto…

Insomma, se volessimo realizzare una storia della fantascienza nostrana dovremmo di necessità passare attraverso la storia delle fanzine! Anche perché non pochi esperti e professionisti del campo si sono fatti le ossa sulla pagine delle fanzine, per esempio Bellomi, DeTurris, Curtoni, Fusco, Malaguti, Valla, come pure scrittori di successo (Gasparini, Leveghi, Naviglio, Pandolfi, Pestriniero, Prosperi).

Pagine di passione.

futf_01bIl fenomeno delle fanzine nasce negli USA, come è ovvio, visto che la fantascienza moderna nasce lì. Il termine venne coniato da Russ Chauvenet nel 1941, e l’importanza di questa autoproduzione è confermata dal fatto che numerosi scrittori di fantascienza iniziarono la loro carriera nel fandom e pubblicando una loro fanzine: Ray Bradbury, James Blish,Harlan Ellison, Damon Knight, Michael Moorcock, Fred Pohl, Robert Silverberg, Ted White. Tra le più diffuse vanno ricordate Algol, Alien Critic, Locus (pluripremiato con l’Hugo) Novae Terrae, ScienceFiction: a review of speculative fiction, Vortex, Sf Chronicles.

Le fanzine (o i fanzine?) italiane nascono nell’anno 1963, quando il milanese  giovanissimo Luigi Cozzi, il futuro regista, realizzò Futuria Fantasia, un fascicoletto di 15 pagine dall’aspetto e dai contenuti non certo esaltanti, ma in ogni caso memorabile in quanto primo tentativo nel campo, che fece da apripista per altre iniziative amatoriali: nel periodo 1963/1968 videro la luce circa 100 fanzine, che diedero vita alla prima ondata Sevagram-1 storica, i cui protagonisti erano giovani entusiasti pieni di volontà di fare, di organizzare incontri, dibattiti, discussioni. Molte delle fanzine che fondarono erano di elevato valore e proponevano narrativa e saggistica notevoli: furono loro a creare il primo, leggendario fandom italiano, e per questo vanno ricordati con ammirazione e gratitudine.

Tra le numerose fanzine di quegli anni meritano un cenno particolare Aspidistra, curata da Riccardo Leveghi (scrittore peraltro notevolissimo), che ebbe il merito di aprire la strada alla grande fioritura di fanzine degli anni seguenti. Nei dieci numeri che uscirono (1965/1967) comparvero racconti e saggistica di livello più che buono, ad opera di collaboratori del calibro di DeTurris, Pagetti, Valla, Sandrelli. Interplot, ideata da Curtoni e altri, strutturata come monografie ad opera di singoli estensori, Verso le stelle di Luigi Naviglio, Nuove Dimensioni di Carlo Pagetti, docente di Letteratura americana all’Università di Pescara, la prima ad essere dedicata alla critica, e la notevole Sevagram di Riccardo Valla, di cui parleremo tra poco.


P.S.= Mi sembra doveroso informare che, per la ricerca dei dati utilizzati nella stesura di questo articolo mi sono avvalso del fondamentale volume Cartografia dell’inferno-50 anni di fantascienza in Italia 1952-2002, a cura di Gianfranco De Turris e Ernesto Vegetti, Elara editore, in particolare del saggio di Adalberto Cersosimo “Il fandom degli anni sessanta: la scoperta del ciclostile”.