Anatomia Umana

anatomia umana Una sera Arianna passeggiava in centro con Maurizio e stava così bene con lui che pensava:
«Non riesco ad immaginare un solo motivo di screzio con questo ragazzo perfetto. Ne sono certa: potremmo stare insieme in eterno, per sempre. Sì, l’armonia è ineccepibile: mai, mai e poi mai potrebbe contrariarmi!».

Davanti a Benincà – il negozio di biancheria intima che i monelli chiamavano Benincarne – Maurizio si fermò e, indicandole la foto in vetrina di una modella ossuta in bikini, commentò con aria sognante:

«Certo che se tu avessi quel fisico, io sarei proprio un uomo fortunato!».
Fu questione di un istante: Maurizio si voltò per baciarla, e lei non c’era più, né mai più sarebbe stata a portata di labbra per lui.

Dopo quel doloroso episodio, che aveva inferto un duro colpo alla sua autostima anatomica, Arianna prese una storica decisione: entro la settimana doveva assolutamente trovare l’uomo ideale.

Volere è potere, e infatti lo conobbe. Questa volta ne era sicurissima. Era lui: Alvise, detto Alvi. Prima di tutto era ingegnere, e già questo non era poco! Poi era altissimo, quasi troppo, molto fine ed elegante, quasi troppo, con occhi profondi, voce profonda, ed animo profondo, quasi troppo.

Andò a prenderla una sera gelida e ventosa di marzo, per portarla a cena. Parcheggiò davanti al ristorante e scoppiò a piangere. Dopo venti minuti di singhiozzi, Arianna riuscì a farlo confidare. Il sensibile Alvi custodiva un segreto e stava per confessarglielo: aveva un testicolo solo. Voleva perfino che la ragazza controllasse con mano, insisteva, ma lei gli assicurò che non era necessario.

Arianna cercò in tutti i modi di convincerlo che non si trattava di un problema grave. Anzi, non era proprio un problema. Era normalissimo avere una palla sola! Il mondo era gremito di maschi monopallici. Ne conosceva a centinaia. Quasi tutti i parenti, amici e compagni di scuola e colleghi di lavoro di Arianna erano unitesticolari. Anzi, lei quelli con tutti e due gli attributi neanche li prendeva in considerazione. A pensarci bene, due zebedei tutti interi erano un inutile fardello, uno spreco, un insulto al risparmio energetico!

Improvvisamente ad Alvi venne in mente di vergognarsi. Era così pentito di averle confidato il suo terribile segreto che le comunicò solennemente che non voleva rivederla mai più. Mise in moto la macchina e la riaccompagnò a casa, digiuna e attonita.

«Per lo meno non mi ha fatta tornare indietro da sola a piedi», scherzò tra sé e sé… e nel buttarla in ridere fu così convincente con se stessa che scoppiò a piangere.

Prosciugato il fiume di lacrime che era scaturito copioso dai suoi occhi, Arianna tentò di individuare il lato positivo degli ultimi avvenimenti su quel pianeta così ostile e lontano dal suo amato Trisfeiron.

Per lo meno aveva capito una cosa: i terrestri erano ossessionati dall’anatomia, e tutti i problemi nascevano da questa loro fissazione. Il maschio umano o era scontento dell’anatomia della sua donna, o era disperato per la propria. Non c’era via di scampo. La sua missione sulla Terra, ovvero sperimentare un rapporto amoroso con un umano, sarebbe miseramente fallita.

Tutto era perduto.

Arianna stava per ricominciare a piangere quando qualcuno suonò alla porta.

Era il vicino di casa, Fabio, un misogino che aveva capito che le donne erano tutte stronze, uno che con l’amore aveva chiuso definitivamente.

Fabio aveva finito lo zibibbo ed era certo che Arianna gliene potesse prestare un po’.

«Cos’è lo zibibbo?», chiese lei.

Tre ore dopo, ammirando le stelle che brillavano sopra al lettone in mansarda, Fabio chiese ad Arianna di sposarlo. Lei lo fissò a lungo negli occhi, poi il suo sguardo scivolò lungo al petto nudo dell’uomo, moderatamente villoso, e poi più giù…

«Oh! – esclamò la ragazza – non mi ero accorta che tu avessi un solo attributo. Ne soffri molto?».

«Chi? Io? E perché?», chiese lui e, senza attendere la risposta, strinse fra le braccia la futura sposa, baciandola teneramente.

Più tardi, mentre Arianna dormiva profondamente, Fabio accese il trasmettitore cosmico e inviò un messaggio al dottor Pix su Monosfeiron, il suo pianeta d’origine: «Dilemma del giorno: quanti bargigli inguinali possiede in media un terrestre?».

Anna Laura Folena (2015)

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Chi sono:

Appassionato di fantascienza credo da sempre, ma scoperto di esserlo in quarta elementare quando mi hanno portato a vedere "La Guerra dei Mondi" di Byron Haskin: era il 1953 e avrei compiuto nove anni in quell'autunno.

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