Diario della missione sulla Terra, giorno 353

1lambdazoide Caro Diario,

questa settimana, da brava Lambazoide dotata di forte istinto materno, ho voluto analizzare alcune caratteristiche degli adolescenti terrestri. L’idea mi è venuta leggendo un articolo che sosteneva che il 70 per cento dei ragazzi umani fra i 13 e i 18 anni è sotto cura dallo psicologo o dallo psicanalista. Adolescenti in analisi, quindi. Ma perché? Ho approfondito la questione e ho scoperto che una volta i ragazzi finivano dallo psicologo, perché non accettavano la separazione dei genitori o perché avevano subìto qualche grave trauma nell’infanzia. Ora sono depressi e spesso sotto cura, perché si sentono brutti. Il messaggio dei media terrestri, del resto, è lampante: il contenitore vale più del contenuto. Ed il “prodotto essere umano” non fa eccezione: la bellezza è d’obbligo, possibilmente stereotipata. Ce lo dicono migliaia di sorrisi umani in serie, tutti bianchi uguali, in cima a corpi omologati.

E gli adolescenti cosa fanno? Chi non si nasconde insaccandosi in approssimativi indumenti di tre taglie in più, opta per esporre le mutande fuori dai pantaloni a vita molto bassa, esibendo il proprio corpo il più possibile, però modificato, torturato, martoriato da ferretti infilzati ovunque e disegni indelebili ottenuti con sofferenza, correndo rischi di infezioni, piangendo a denti stretti.

Ora, un ricordo sovviene alla mia mente aliena: quando noi sul nostro pianeta a quindici o sedici anni ci foravamo di nascosto i lobi delle orecchie in una profumeria all’altro capo della città, dovevamo poi girare per giorni pettinate da cane cocker, con lunghe falde di capelli a coprire il misfatto, perché i genitori non si accorgessero dei brillantini incastonati nelle tenere propaggini dei padiglioni auricolari. Si narra, perfino, di fanciulle lambdazoidi urlanti, inseguite minacciosamente per tutta la casa da padri e fratelli maggiori che volevano sfilare gli orecchini incriminati così da far rimarginare subito i fori ancora freschi.

Sulla Terra non avviene nulla di tutto ciò. O almeno non più. Ragazzi e ragazze contemporanei optano liberamente per plurime perforazioni di labbra, lingua, naso, palpebre e altre parti anatomiche che non oso nominare, e smaniano per misteriose scritte giapponesi tatuate sul fondoschiena o sulle scapole. Il tutto senza che la maggior parte dei genitori fiati, esalando una flebile protesta.

Strano? Mica tanto, perché in realtà i padri umani quarantenni sono in piena adolescenza anche loro, ed ogni giorno soffrono in palestra per allargare l’apertura di spalla, e non disdegnerebbero un piccolo tatuaggio etnico almeno su una caviglia. Le madri, intanto, si torturano con punture di veleno paralizzante per sembrare più giovani e con barrette dietetiche al sapor di supposta al cacao magro per smaltire quei piccoli deliziosi cuscinetti che a loro sembrano materassi, da far scomparire per sempre dalla loro vita… e dal loro ventre ancora troppo morbido. Troppo soffice per essere bucato da un piercing all’ombelico identico a quello delle loro filiformi figlie, sempre più trasparenti, quasi invisibili ed allo stesso tempo sempre più appariscenti e simili a puntaspilli.

Insomma, secondo me, questi terrestri sono proprio strani!

Ora, però, devo smettere di scrivere, son passate le otto ore quotidiane di guaina dimagrante, e devo sfilarmi i mutandoni-sauna. Poi provo subito a vedere se la taglia 40 mi sta ancora stretta. Devo stare attenta ad non esagerare con i trattamenti rassodanti, perché la crema che sto applicando mi ha sbiadito il coccige, e non si distingue più nitidamente il ritratto del Buco Nero della costellazione Omicron Psi, con la scritta deltazoide. Il guaio è che mi sembra mi sia rimasta un po’ di cellulite attorno allo spillone gammazoide che mi trapassa il gluteo destro.

Vado a controllare. Sempre che io riesca a vedere bene, perché non mi hanno ancora tolto i punti della blefaroplastica.

Anna Laura Folena (2015)

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Chi sono:

Appassionato di fantascienza credo da sempre, ma scoperto di esserlo in quarta elementare quando mi hanno portato a vedere "La Guerra dei Mondi" di Byron Haskin: era il 1953 e avrei compiuto nove anni in quell'autunno.

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