L’iguana

Gedeone, il gatto alieno, fece irruzione tutto trafelato nella guardiola di Leandro. Il portinaio alieno fu subito messo al corrente di ciò che preoccupava il felino del pianeta Mychoos. Nel negozio d’animali del signor Paride, in fondo alla via, era stata messa in vetrina un’iguana che in realtà era un alieno del pianeta Sauron. Gedeone l’aveva riconosciuto dalle branchie viola tipiche dei sauroniani, che all’uopo potevano trasformarsi in pesci. Quale iguana ha le branchie? Come aveva fatto il signor Paride a non accorgersene? Eppure era lì, pronta ad essere venduta. Bisognava sbrigarsi, liberarla, salvarla. I sauroniani erano un popolo pacifico di esploratori spaziali, amici da sempre dei mychoosiani.

Leandro colse al volo la gravità della situazione e decise di precipitarsi a comprare il sauro alieno. Gedeone lo seguì nel negozio.

Mai acquisto si presentò più arduo. Il signor Paride esordì con un predicozzo:

«Così lei, senza alcuna esperienza di animali, se non di quel suo micio nero che la segue dappertutto, vorrebbe comprare un’iguana? Guardi che quest’animale non abbaia, non la sveglia la domenica mattina alle 6.00 con il guinzaglio in bocca per farsi portare a spasso, non le mangia le salsicce ai ferri che ha lasciato per un attimo incustodite sul tavolo di cucina, non miagola nel cuore della notte mentre le riduce a brandelli le tende del salotto, ma non per questo ha bisogno di meno dedizione di un cane o di un gatto!».

«Io non distruggo le tende!», pensò offeso Gedeone.

Intanto la filippica continuava: «L’iguana è un animale che richiede attenzione, necessita dell’ambiente adatto e di un’alimentazione appropriata…».

Leandro lo interruppe: «So tutto! Lo compro, me lo dia».

«Un momento. Per chi mi ha preso? – ribatté Paride – Io non sono un venditore irresponsabile, mosso unicamente dal profitto. Non posso vendere un essere vivente a chiunque! Questo animale è stato trovato abbandonato per strada, evidentemente da uno di questi modaioli che vanno in discoteca mettendosi sulla spalla un’iguana per far colpo su qualche sciacquetta del sabato sera. Pare che indossare un’iguana sia l’ultimo grido. Ma glielo farei fare io un bel grido a questi qui, che, dopo la seratina di ballo e conquiste galanti, abbandonano l’animaletto innocente ad un destino di morte sicura in mezzo ad un vicolo. Chi mi dice che lei, signor Leandro, non voglia fare la stessa cosa? Oggi è sabato! Già me l’immagino stasera a folleggiare con l’iguana sulla giacca in un locale da ballo liscio, cingendo qualche tardona procace!».

Il portinaio non riuscì ad avere la meglio su Paride. I due alieni tornarono a casa sconfitti, ripromettendosi di escogitare un altro piano.

Quella notte, Gedeone si svegliò di soprassalto con un’idea. Come aveva fatto a non pensarci prima? In pochi minuti fu sul balcone della casa di Pupa, la sua fidanzata. Le spiegò la situazione, chiedendole di seguirlo con il marchingegno portatile per il teletrasporto, camuffato da topino giocattolo.

In men che non si dica i due mychoosiani furono davanti alla vetrina del negozio del signor Paride, azionarono il sorcetto tirandogli il codino e teletrasportarono fuori il sauroniano, fra esclamazioni di gioia e manifestazioni di riconoscenza da parte dell’ex prigioniero, che in realtà era un medico in missione sulla Terra per reperire materie prime per i farmaci necessari a curare il suo popolo.

Il dottor Dyno squadrò con occhio clinico Pupa e poi strinse una zampa a Gedeone: «Complimenti! Lei sarà presto padre di almeno quattro deliziosi mychoosiani».

Pupa arrossì, e Gedeone, sbalordito, rimase con la zampa a mezz’aria, immobile come la statua di una divinità egizia, mentre Dyno s’allontanava mormorando ancora mille ringraziamenti.

Competenze

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Postato il

21 aprile 2016

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