Relazioni impossibili

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Relazioni impossibili

Quella domenica di tarda primavera il portinaio Leandro passeggiava lungo l’argine insieme al gatto Gedeone, quando l’attenzione dei due alieni venne attirata da un’anatra selvatica che si stava facendo bella vicino a riva. Lavava e lisciava con cura le piume con gesti aggraziati del capino, sbatteva con levità le ali e le pettinava con il becco. Leandro commentò con Gedeone che sembrava proprio che la giovane palmipede si stesse preparando ad un incontro galante con il suo corteggiatore. Il gatto sembrava poco interessato, ma diede ragione al compagno di passeggiata, per concedergli magnanimamente un po’ di soddisfazione.

In quel momento si avvicinò un cigno reale, nuotando veloce e dando l’impressione di scivolare sull’acqua come un pattinatore artistico sul ghiaccio. L’anatra si voltò verso di lui, le due teste si toccarono, l’una di fronte all’altra e i loro profili assunsero la forma di un cuore, con un lato – quello disegnato dal collo del cigno – più alto e arcuato e uno più piccolo, appena abbozzato dalla figura meno slanciata dell’innamorata.

Con il sole che stava tramontando dietro ai due uccelli, era una scena da cartolina, fin troppo sdolcinata per sembrare priva di fotoritocco. Leandro era tutto intenerito. Gedeone tentò di distoglierlo dall’attacco di romanticismo, commentando: «Un amore impossibile! Un’anatra e un cigno non possono amarsi, fare un nido insieme, avere dei figli. Sarà un fuoco di paglia pluviale. Lei fuggirà domani stesso con il primo germano portato dalla corrente e spezzerà il cuore a questo bellone illuso».

Leandro era stufo del cinismo disfattista del suo amico dalle sembianze feline: «E invece no! Si vede lontano un miglio che è vero amore».

I due s’imbarcarono in un’animata discussione che si protrasse fino a casa, dove Leandro ebbe un’idea: «Gedeone, bando alle ciance! Andiamo a verificare. Andiamo a vedere se fra un anno l’anatra sarà sposata con un germano o con il suo cigno».

Senza pensarci un secondo di più, Leandro montò in sella alla cyclette tempo-cinetica, con Gedeone appollaiato sul manubrio. Pedalò per pochi secondi fino all’estate di un anno dopo.  Udirono le voci dei loro se stessi più vecchi di un anno, in cucina a litigare sul menù della cena.

Uscirono di soppiatto e si precipitarono lungo il fiume, alla ricerca dei due innamorati impossibili.

Trovarono l’anatra, più bella che mai, in un nido, nascosto nel canneto, proprio nel punto in cui l’anno prima l’avevano vista amoreggiare con il cigno. Sotto alle sue ali facevano capolino cinque piccoli uccelli pigolanti.

«Hanno fame», osservò Gedeone sbadigliando.

«Ma è incredibile!», si stupì Leandro.

«No, cosa c’è di incredibile. Anch’io ho fame», sbadigliò di nuovo il gatto.

«Ma quelli non sono né anatroccoli, né cigni. Sono pulcini di gabbiano», gli fece notare Leandro.

In quel momento planò qualcosa dall’alto. I due alieni rimasero a bocca aperta: era il cigno, con tanti piccoli pesciolini che gli si agitavano nel becco. Ad uno ad uno imboccò i gabbiani, e per ultima la sua sposa.

«Te l’avevo detto io che avevano fame!», rinfacciò Gedeone a Leandro.

«Pensi sempre a mangiare tu. Ma non ti sembra un fatto eccezionale che la strana coppia stia allevando i cuccioli di un’altra specie?».

«Leandro caro, mi stupisco di te, e un po’ mi preoccupi. Stai cominciando a ragionare come un umano: trovi strana l’adozione! Non c’è niente di più naturale. Del resto, tu hai adottato me. E non è vero che io penso solo a mangiare!».

Gedeone inarcò la schiena e si strofinò ad una gamba del portinaio. Poi, facendo le fuse, gli domandò: «Cosa c’è per cena stasera?».

Competenze

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Postato il

24 marzo 2016

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