Rondini, civette e tacchini

per scivolare verso la Primavera

4rondine Mi avevano fatto credere che gli umani fossero strani. Gli altri abitanti del mio pianeta che erano stati in ricognizione sulla Terra prima di me li avevano descritti come esseri eccentrici, dal comportamento imperscrutabile, nonostante le nostra capacità di leggere nel pensiero delle creature meno evolute di noi.

Eppure io non ebbi quest’impressione durante la mia prima perlustrazione.

Scelsi la primavera nell’emisfero boreale per conoscere la Terra e feci bene, ne sono certo. La primavera è la stagione in cui aumenta a dismisura l’ansia delle creature di scoprire da un momento all’altro che qualcosa di meraviglioso è accaduto. E proprio quest’emozione accomunava me e un’umana i cui pensieri mi raggiunsero in alto, mentre volavo, dopo aver assunto le comode sembianze di una rondine.

La felicità è fatta di attimi, di barlumi, ed è per chi sa cogliere questi fugaci baluginii e assaporarli. Quindi la felicità può trovarsi anche nel primo garrito della stagione. Percepii che per Chiara era proprio così: ogni anno, a primavera, la prima volta che sentiva le rondini, alzava lo sguardo, le vedeva giocare e si emozionava, si commuoveva. In quel momento era felice.

Quindi ecco che quel giorno, in preda ad una gioia incontenibile per aver sentito e visto la prima rodine, cioè me, desiderò immediatamente condividere il suo stato d’animo con qualcuno. Ma con chi? Chi c’era di tanto sensibile da non prenderla in giro per il suo entusiasmo per un uccello visto così da lontano? Sua mamma! Prontamente la chiamò col telefonino, predisposta ad esplodere in esclamazioni di giubilo per il lieto evento. Linea occupata. Uffa!

Intanto, camminando col cellulare in mano, si ritrovò sotto casa e lì chi ti vide, dopo tanti anni? L’avvocato Massimo Tacchini Rigotti, vestito di tutto punto, accovacciato vicino ad una Smart. Stava armeggiando con un crick.
Chiara era così felice per le rondini che la sua gioia di rivedere un vecchio e simpatico conoscente risultava amplificata, in un tripudio di sorrisi smaglianti: “Carissimo! Ciao! Quanto tempo! Come stai?”

L’avvocato alzò lo sguardo, sembrava perplesso, ma quasi subito rispose al sorriso della signora, così carina e un po’ buffa: “Ciao! Che piacere! Giornata pessima… E poi, guarda! Mia figlia ha forato, ha abbandonato la macchina qui e son dovuto correre a cambiare la ruota, ma il crick non funziona! Meno male che mi sono appena accorto che sono arrivate le rondini. Ti sembrerò pazzo, ma ogni anno mi emoziono per il loro ritorno”.

Per Chiara un gaudio incommensurabile! Massimo Tacchini Rigotti condivideva il suo cosmico sentimento primaverile! Per me era molto divertente leggere nei suoi pensieri.

“Ah! Ma allora non sono l’unica ad essere felice per questo! Guarda, non ti preoccupare per la ruota! Io abito proprio qui. Scendo giù in garage, prendo dalla mia auto il crick e te lo presto!”

“Uh! Grazie! Sei gentilissima. Vedi? Le rondini mi hanno portato bene”. Così esclamando, Tacchini Rigotti si alzò in piedi e… Ma com’era alto! Chiara non lo ricordava così alto! Sarà stato un metro e novanta. Ma che pezzo d’omone che era l’avvocato!

Stupita per cotanta statura, l’amante di rondini imboccò con decisione la rampa del garage, ripida e unticcia. Scivolò, tentò di mantenere l’equilibrio, ci riuscì, anzi no, sì, ce la poteva fare, no… fece in tempo a sentirsi estremamente ridicola e poi… cadde! Batté il sedere, si rialzò con balzo felino da stuntwoman consumata. Si voltò augurandosi che nessuno avesse visto. In questi casi – lo facciamo anche sul mio pianeta – ci si gira sempre con questa speranza, che puntualmente viene delusa dall’amara realtà: “Ti sei fatta male?”, chiese con finto tono preoccupato, strozzando la risata, lo spilungone Tacchini Rigotti.

“No, no! Tutto bene!”, rispose lei disinvolta.

Ahi! Che botta!

Ma il colpo l’aveva illuminata. Che stupefacente perspicacia per un’umana! Pur non avendo battuto la testa, ma una parte anatomica che dovrebbe in teoria trovarsi lontana dalla sede del ragionamento, aveva capito: il padre dalla foratrice di Smart non era l’avvocato Massimo Tacchini Rigotti. Era il sosia allungato, e in questo momento si stava domandando: “Ma chi è questa bionda priva del senso dell’equilibrio, ma con una certa agilità nella risalita? Che amnesia! Non riesco a farmi tornare in mente il nome! E dove ci siamo conosciuti? Beh! Non ha importanza… fingo di ricordarmi di lei per non far brutte figure, anche perché è così gentile! E soprattutto: ha un crick!”

E adesso? Che fare? Chiara doveva confessare di averlo scambiato per un altro? No di certo! Aveva già fatto la figuraccia dello scivolone! Doveva continuare a simulare familiarità.

Raggiunse il garage, si accorse di aver rotto le calze nella caduta, ma ne aveva un altro paio in borsa, si nascose in macchina e, rapida come l’amante della signora Bernardoni – la dirimpettaia di sua nonna – nel rivestirsi e saltare dal balcone del piano rialzato quella volta che il marito della fedifraga era rincasato prima del tempo, si cambiò calze e si catapultò fuori dall’abitacolo, agguantò il crick e si arrampicò con ampie falcate sulla rampa scoscesa e insidiosa, ostentando un’atleticità che sperava potesse far svanire nell’oblio lo scivolone di poco prima, inopportunamente registrato dagli occhi del finto Tacchini Rigotti.

Il succedaneo dell’avvocato era molto contento di vederla con l’arnese elevatore. Si mise all’opera, il crick funzionava. Intanto lui e Chiara chiacchieravano di rondini, rondoni e balestrucci, di nidi abbandonati e ritrovati.

Adesso chi era l’alieno? Io, che mi comportavo come una normalissima rondine del pianeta Terra, giocando con le mie simili, o i due umani che stavo osservando, mentre recitavano la parte dei vecchi amici, rimanendo ognuno sul proprio pianeta? Così vicini nel parlarsi, così lontani nel capirsi, mi ricordarono tanto i miei colleghi diplomatici, riuniti in Collegio Stellare, a prendere decisioni determinanti per il futuro di tre galassie, senza ascoltarsi a vicenda, ma solo fingendo di prestare attenzione al pensiero altrui. Non sono poi così strani e diversi da noi, questi umani!

Ora il ruotino di scorta era fissato bene. Il crick era di nuovo in mano a Chiara. Lo sconosciuto ornitofilo la ringraziò tanto, si salutarono ripetendo che era stato molto bello rivedersi. Chiara si era calata troppo nella parte ed esagerò: “Promettimi che questa volta non lasciamo passare così tanto tempo! Sentiamoci! Vediamoci presto!”

“Sì, cara, hai ragione! Dobbiamo assolutamente farci una bella chiacchierata! Ti chiamo io… Ehm… Però temo di aver perso il tuo numero. Me lo ridai?”

Falso! Spergiuro! Bugiardo!

Adesso l’avrebbe sistemato lei, fece un musetto più che da rondine da civetta e cinguettò:

“Non ti preoccupare! Ti chiamo io!”

Ma il finto Tacchini la tacchinava:

“Ma io ho cambiato numero!”

Subdolo! Simulatore di cambio di gestore telefonico! Usurpatore abusivo di crick!
“Ora sono di fretta… Chiamami in ufficio! Tanto sai dove lavoro!”, gli consigliò lei, allontanandosi verso il portone di casa. Astuta!

Lo pseudo-avvocato rimase lì a leggere i cognomi sui pulsanti del citofono, frugando nella memoria alla ricerca di un ricordo, mentre io volavo sopra di lui, osservandolo con divertimento. E quando lo ricordo sorrido sempre. Anche adesso, qui a casa, sul mio pianeta. Oh! Ma cos’è questo canto? Uh! Che emozione! Il primo babirussa alato della stagione! È arrivata la secondavera del lustro galattico!

Anna Laura Folena (2015)

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Chi sono:

Appassionato di fantascienza credo da sempre, ma scoperto di esserlo in quarta elementare quando mi hanno portato a vedere "La Guerra dei Mondi" di Byron Haskin: era il 1953 e avrei compiuto nove anni in quell'autunno.

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