Al contrario di molti miei amici fantascientisti, io non ricordo affatto il nome del primo libro di fantascienza che ho letto e che (naturalmente) mi ha entusiasmato per il resto della vita. Grave mancanza da parte mia. Mi ricordo, o mi sembra di ricordare, qualcosa che ha a che fare con una Stella Doppia, ma altra cosa che ricordo perfettamente, è che in momenti successivi, guardando quel primo Urania, notavo come l’Autore fosse per me un perfetto sconosciuto!

A questo punto non poteva dunque trattarsi di Stella doppia 61 Cygni che è di Hal Clement, numero 59 del 20 ottobre 1954. Hal Clement lo avrei riconosciuto qualche anno dopo! Inoltre ricordo benissimo come mia madre fosse ferocemente contraria alla lettura di Urania, che era “un libro sconcio e da non leggersi.” Nel ’54 avevo quasi 10 anni ed ero completamente alla mercé di mia madre: forse non di mio padre, ma mia madre era ferocissima all’epoca.

Se guardo le immagini delle copertine di Urania (limitandomi alle prime uscite, si capisce) non riesco a individuare più il libro: ormai perduto nelle nebbie del tempo, se non forse di una fastidiosa senescenza (mia) che purtroppo non è indifferente a certe cose.

Per questi motivi, nel desiderio di augurare delle belle feste a tutti coloro che mi leggono e che magari mi conoscono, ho deciso di esporre in copertina il romanzo che all’epoca (18/8/1955) mi era sembrato un autentico capolavoro. Era il numero 92 e quando io l’ho letto non era di certo appena uscito: nel ’55 avevo gli stessi problemi del ’54 con mia madre. Ricordo che stavo all’Istituto Tecnico, per cui dovevo avere per lo meno 16 anni ed evidentemente mi ero parzialmente affrancato, anche perché l’ho letto subito dopo aver scoperto Charles Henneberg con l’altro suo libro, A.I. Era spaziale (Urania numero 231, 5 giugno del 1960). A quel momento pensavo che non si potesse scrivere meglio di così!

Non ricordo quasi nulla dei due romanzi, ma  A.I. Era spaziale parlava di mutanti (la prima volta per me) e usava un linguaggio molto strano, elegante, poetico. Parlava di equiseti e gemme preziose dai nomi esotici, per cui probabilmente il merito del mio stupore era principalmente del traduttore!

Grazie a Charles Henneberg, e a chi lo ha tradotto: ho fatto brevi ricerche senza trovare il nome di quello, o di quella benemerita!

A questo punto, Buon Natale e buon anno a tutti!

Franco Giambalvo