Per quanto l’universo sia lungo e largo, fatto di stringhe o di antimateria, situazioni come questa si erano già verificate molte volte nel corso degli eoni della sua esistenza. E per di più, ogni variante della realtà differiva solo di poco: in una il parlante aveva detto “e” in una certa frase, in un’altra lo stesso individuo non aveva detto “e”, in una terza il non-parlante era muto e non aveva detto nulla, limitandosi a far lampeggiare i tentacoli in direzione del collega.
Ed è così che ora due Xerran, che attraversavano l’universo a bordo della nave intergalattica XC705, si trovarono davanti a un autentico dilemma cosmico, un osso durissimo da rosicchiare. Ma, forse sarà bene far sapere che non avevano né ossa né denti. Tuttavia, la questione di cui avevano appena iniziato a discutere a schiocchi, nel modo caratteristico della loro specie, era davvero grossa.
— Glielo diciamo? — si domandò Ghu, grattandosi con un tentacolo una protuberanza.
Seguì un lungo silenzio. Insomma, un silenzio lungo dal punto di vista della nostra specie, perché per gli Xerran si era trattato solo di un battito d’occhio-tentacolo.
— Ehm… a che scopo? — rispose Ghi.
— Be’, dovrebbero pur saperlo.
Di nuovo calò il silenzio, questa volta tre volte più lungo del precedente: per gli abitanti della Terra sarebbe stato più di un’ora, ma gli Xerran lo percepirono come per noi lo scorrere di tre secondi. Va detto, però, che erano tre secondi carichi di tensione e in genere quel tipo di secondi durano molto più a lungo dei normali secondi che passano in circostanze meno drammatiche.
Ghi si asciugò una goccia viola di sangue-sudore dalla fronte-dentuta e infine parlò:
— Far sapere che non esistono? E perché mai dovrebbero saperlo?
— E tu non vorresti, se tu…
— No, non vorrei — lo interruppe Ghi.
Seguì un lungo silenzio, durato quasi quanto un’intera giornata terrestre. Ghu e Ghi si fissarono imbarazzati. La situazione era mastowa. Blocco totale, come durante una partita a gheee-muun.
— E a proposito, è divertente che siano già passati sette anni dal loro 2012 e nessuno di loro abbia intuito niente — fu Ghu a rompere per primo quel silenzio imbarazzante con un’osservazione tanto abile quanto centrata.
Anche Ghi si rilassò e sospirò con un pigolio, macinando ossido di carbonato di titanio con i mascello-tentacoli.
— Meno male che abbiamo fatto in tempo a copiare nel sistema le menti di tutti i terrestri, prima che il pianeta andasse in pezzi — aggiunse Ghu.
Nel frattempo, Ghi svolazzò fino al pannello di controllo e inserì nuovi dati nell’humpoter di bordo. L’humpoter iniziò a ronzare, poi qualcosa stridette e crepitò e il loro veicolo sterzò bruscamente, sfrecciando attraverso il tunnel spazio-temporale direttamente in una regione a densità più elevata.
— E come ci è riuscita bene la simulazione della Terra e della loro realtà — sospirò sfrigolando Ghi.
Ghu annuì con approvazione, muovendo le sue teste, si illuminò compiaciuto, tanto che per un istante un bagliore verde chiaro inondò l’interno del loro veicolo.
Per quanto l’universo sia lungo e largo, fatto di stringhe o di antimateria, situazioni come questa si erano già verificate molte volte nel corso degli eoni della sua esistenza. E per di più, ogni variante della realtà differisce solo di poco. Ma questo lo abbiamo già detto, quindi passeremo alla variante in cui questa introduzione risulta abbreviata e noi semplicemente la salteremo per buttarci subito nel vivo dell’azione:
Ed ecco che, proprio in questo momento, due Meenaan, che attraversano l’universo a bordo della nave interdimensionale Naamaaste, si trovarono davanti a un autentico dilemma cosmico.
Una massa semifluida di un giallo acceso, di nome Slurp, ruotava a velocità vertiginosa, girando più e più volte attorno a una poltiglia gelatinosa rosso scuro chiamata Chlorp e improvvisamente, in modo estremamente sgradevole — almeno per le orecchie di un terrestre — stridette al collega:
— Ma allora, glielo diciamo agli Xerran che hanno smesso di esistere?
Titolo originale, Kosmiczne dylematy
© 2026 Krzysztof Dąbrowski
Traduzione in inglese © 2026 Julia Mraczny
Adattamento in italiano © 2026 Franco Giambalvo
Supporto alla traduzione del testo polacco di ChatGPT
La copertina di questo racconto è una interpretazione della I.A. Microsoft Designer.
è uno scrittore e sceneggiatore polacco. I suoi libri sono stati pubblicati in Polonia, Stati Uniti, Spagna e Germania. Le sue storie sono state pubblicate in molti paesi. Gli piace collaborare con registi e fumettisti - è specializzato in Drabble scritti in polacco, ma facilmente adattabili a qualsiasi lingua.
