La Storia di Willy proviene dalla notevole collezione di racconti di Roberto Morassi, grade enigmista italiano, appassionato di origami, autore di moltissimi giochi per riviste enigmistiche di primissimo piano. Questo è un esempio di una intelligenza niente affatto artificiale e poco esplorata nei fanta-universi!

 

Come ogni sera alle cinque, Silvia timbrò il cartellino della Ditta di confezioni e si avviò alla metropolitana. Trentacinque anni, di bell’aspetto, lavorava da molto tempo come impiegata (per necessità), e viveva da single (per scelta) in un miniappartamento alla periferia opposta di Milano. Non che le fossero mancate le occasioni, anzi: un fidanzamento rotto dopo pochi mesi, un paio di “grandi amori” finiti per stanchezza, qualche avventura di scarsa importanza… alla fine aveva deciso che la convivenza e il matrimonio non facevano per lei. Meglio sola. E poi, aveva le sue amiche, il teatro, il cinema, le gite in montagna… le mancava proprio il tempo, per annoiarsi!

La sera, poi, c’era Internet. Il “cybermondo”, il mondo virtuale delle chat, degli “avatar”, delle false personalità… Era solo un gioco, ma più eccitante di tanti altri. Silvia si era appassionata, tutte le sere ci passava qualche ora: poteva essere rischioso, certo, ma bastava non dare troppa confidenza. Ormai era una “navigatrice” esperta!

Dopo cena accese il computer, aprì la sessione di chat e inserì il suo “nickname”: MIMOSA (lo aveva scelto a caso, le piaceva il suono). Nella finestra comparve il suo “avatar” con la faccia di Cat-Woman, e poi, uno alla volta, arrivarono gli altri. Molti nomi conosciuti, altri nuovi, cominciarono a parlare del più e del meno… quando c’erano diversi maschietti si parlava di sport, di calcio… alle femmine chiedevano sempre l’età, quanto sei alta, sei bionda, dove abiti? Tentativi maldestri di “imbroccare”: ci provavano sempre! Silvia cambiava identità a seconda dei casi, a volte era un tifoso del Milan, altre volte una casalinga anziana, uno studente del Liceo, un gay… Sapeva bene che gli altri facevano la stessa cosa, era un “gioco delle parti”, come a teatro. Il più delle volte, quando le allusioni scivolavano su particolari intimi o esplicitamente sessuali, Silvia cambiava chat e ricominciava da capo: un gioco è un gioco, si diceva, meglio non andare oltre.

Toh… questo Willy è nuovo, non l’ho mai visto. E ha scelto l'”avatar” di Batman, che fantasia…

Willy: Buonasera, sono nuovo qui. Di che parlate?
Devilman: ki 6, 1 pipistrello? E Robin, dove l’hai messo?  <:-D
Bandolero: da dv skrivi? Io NA <:-)
Willy: Scrivo da Milano.
Katjuscia: uah, un newbie di MI!  o ke ci fai a MI? <:-O

Bah, diciamogli qualcosa. Mi pare un po’ imbranato.

Mimosa: M / F? qnt anni hai?  <:-|
Willy: Sono un maschio, vuoi dire? Sì, certo. E ho… forse 25 anni, o
forse no!  È così, che funziona?
Mimosa: ah, OK. Io… F, 24  <:-P
Willy: Complimenti, signorina Mimosa. Che bel nome, sa di primavera.

È il suo vero nome?

Devilman: ohoh… bada Mimosa, ke qst fa il furbo  >:-(

Era imbarazzata. Questo tizio parla senza abbreviare, su una chat… non si è mai sentito. E poi, niente faccine, e mi dà del lei…

Mimosa: no, nn è il mio nome  <:-|
Willy: Mi scusi, non volevo essere indiscreto. Possiamo sentirci in privato, se vuole.
Katjuscia: ekkolo là, nn perde tmp, eh? Devil ha ragione… c prova!
<;-D
Bandolero: vai mimosa ke è tuo! tieni pronta la kam, ke forse t serve
<8-O

Silvia arrossì. Ce l’ho la webcam, ma non certo per lui, pensò. Basta, ora chiudo tutto, questo esagera…

Era già pronta a cliccare, ma si trattenne. In fondo, che pericolo c’era? Poteva spengere quando voleva… Spostò il puntatore, con pochi click chiuse la finestra di chat e ne aprì un’altra privata, poi invitò Willy (era una chat invisibile agli altri, si poteva entrare solo su invito).

Willy: Grazie, non ci speravo. Non abbia paura, non è come dicono  loro, voglio solo chiacchierare.
Mimosa: skusi… anzi, scusa. Diamoci del tu, è così che si fa.
Willy: Va bene. Sai, è la prima volta che entro in una chat. Ti  sembrerò un po’ antiquato…
Mimosa: Sì… cioè, no! Va benissimo così. Di cosa vuoi parlare?
Willy: Oh, quello che preferisci, mi piace parlare di tutto. Cinema, OK?
Mimosa: Adoro il cinema. La commedia americana, i fantasy, i thriller…
Willy: Anch’io! Qual è l’ultimo che hai visto?

Parlarono di cinema, di musica, politica, letteratura… Willy aveva una cultura notevole, ed era un ottimo conversatore. Silvia sarebbe andata avanti per ore. Ma a mezzanotte…

Willy: Scusa Mimosa, è mezzanotte, devo staccare…
Mimosa: Oh, peccato! Ma ci risentiamo, vero? Domani, stessa ora?
Willy: No, martedì. Solo martedì e giovedì, gli altri giorni non è possibile.
Mimosa: Va bene. A martedì, ciao.

CLICK!

Silvia andò a letto un po’ turbata da quella serata insolita. Le chat dei giorni successivi le parvero banali, anche un po’ stupide: aspettava con curiosità di chattare ancora con Willy. Il martedì alle dieci accese il computer, Willy era già connesso. Aprì la finestra di chat privata, e lo chiamò.

Willy: Buonasera, Mimosa. Hai passato un buon fine settimana?
Mimosa: Oh sì, grazie. Una bella gita sul lago di Como! E tu?
Willy: Io sono un tipo casalingo… non mi sono mosso di casa. Ho dormito parecchio, e ho guardato la TV.
Mimosa: Al TG di stasera parlavano delle elezioni per la Casa Bianca.
Ti interessa?

Gli interessava. Parlarono anche di medicina, di energie alternative, del Medio Oriente… Dei voli nello spazio e degli UFO, poi il discorso cadde sul paranormale:

Willy: Ma tu ci credi a certi fenomeni? Per esempio, alla reincarnazione?
Mimosa: Io, sì! Passando in certi luoghi, ho la sensazione di esserci già stata, in un tempo passato.
Willy: Io… ne sono sicuro! Ho vissuto un’altra vita, la sogno spesso la notte. Con molti dettagli.
Mimosa: Ah… e chi eri, nell’altra vita?
Willy: Ero un ingegnere elettronico. Sarà per questo che mi sono trovato subito a mio agio, con il computer. Come se lo avessi già usato per anni…

Silvia era affascinata, avrebbe voluto chiedere di più. “No, non devo, – si disse – qui siamo solo delle presenze anonime, virtuali. La vita reale deve rimanerne fuori”. Ma non ci credeva nemmeno lei…

Mimosa: Senti Willy, posso chiederti una cosa… privata?
Willy: Mah, tu chiedila. Poi decido io se dirti la verità, o imbrogliare!
Mimosa: Perché puoi chattare solo due giorni la settimana, dalle dieci a mezzanotte?
Willy: Ah, quello? Ecco, diciamo che il computer… non è mio.
Mimosa: Te lo fanno usare solo in quelle ore? Ma scusa… che lavoro fai?

Willy tardava a rispondere. “Accidenti – pensò Silvia – ho chiesto troppo, non dovevo!”

Willy: Non è facile da spiegare. Sai, io sono… diverso…
Mimosa: Come… sei GAY?

CLICK! Willy si era disconnesso.

Silvia si morse la lingua, ma ormai l’aveva detto. “Sono una stupida, ecco cosa sono! Ora non tornerà più.” In quei due giorni ripensò a quella conversazione, forse cominciava a intuire qualcosa… Se solo avesse potuto riparlarci, spiegare…

CLICK!

Willy: Buonasera, Mimosa.
Mimosa: WILLY… ci sei! Meno male. Volevo chiederti scusa per l’altra sera.
Willy: Fa niente, anch’io avrei detto lo stesso. No, non sono gay. E immagino che tu abbia capito qualcosa…
Mimosa: Forse. Si tratta di una questione di razza? Non sei… ecco… proprio bianco?
Willy: L’hai presa alla larga, ma è così: sono di colore, non mi vergogno mica!
Mimosa: No, certo. E credo di aver capito la storia del computer. Tu fai… il badante?
Willy: In un certo senso, sì. Continua.
Mimosa: E la tua… il tuo datore di lavoro ti fa usare il suo computer. Ma solo in quelle ore. Ho indovinato?
Willy: Accidenti, che intuito! È proprio così. Ora, posso farti io una domanda privata?

Silvia sussultò. Era quello che aveva sperato.

Mimosa: Fa’ pure, se posso ti rispondo.
Willy: Il tuo vero nome. Che non è Mimosa, ma…?
Mimosa: Io mi chiamo Silvia. E tu ovviamente non sei Willy…
Willy: Cara mia, qui ti sbagli. Il mio nome è proprio Willy, ero troppo pigro per sceglierne un altro!

Il ghiaccio era rotto, ma Silvia sapeva che non si sarebbe fermata lì. Willy era una persona unica, doveva… VOLEVA spingersi oltre, conoscerlo meglio.

CLICK!

Mimosa: Non te l’ho mai chiesto: tu hai lì una webcam?
Willy: No. Niente webcam, né audio. Se ce l’hai tu posso vederti, se ti fa piacere.
Mimosa: Sì, ce l’ho, ora provo…

(Peccato, però… Avrei anch’io una gran voglia di vederti, Willy… ma meglio che niente…)

Willy: Eccoti, Silvia, ti vedo! Però… non sei niente male! È così che ti immaginavo.
Mimosa: Bugiardo! Intanto non ho affatto 24 anni, come vedi…
Willy: Se è per questo, nemmeno io ne ho 25. E i tuoi… 45 li porti benissimo!   <:-D
Mimosa: Willy, sei una carogna! Guarda che spengo   >:-(
Willy: Via, scherzo! E, scusa l’indiscrezione, tu vivi da sola? Una così bella ragazza…

(Sì, da sola. Da SOLA, accidenti! L’ho scelto io, non mi ci hanno costretto gli altri. Ma ora… ora non so più cosa voglio. Ti dirò tutto, Willy. Anche se non è un gran che.)

Quella sera, gli raccontò tutta la sua vita. Willy ascoltava con pazienza, ma della propria vita non disse quasi niente, solo qualche vago cenno. Silvia non insisté, non le pareva educato. E poi, in fondo, che importanza aveva?

CLICK!

Willy: Come sei elegante stasera, Silvia! E ti sei anche truccata.
Mimosa: Pensavo ti facesse piacere. Mi vedi sempre spettinata e con quella vecchia felpa…
Willy: Sì, che mi fa piacere. Direi quasi che stai cercando di sedurmi… scherzo, eh!  <:-D

Io no, pensò Silvia. Cominciò a sbottonarsi la camicetta, lentamente. Ma Willy la bloccò subito.

Willy: NO, Silvia! Fermati. Non dobbiamo… non è il caso…
Mimosa: Scusa, Willy. Io credevo che…
Willy: Le cose non stanno come credi, Silvia. Tu non puoi capire…
Mimosa: E allora SPIEGAMELO, Willy! Ma non qui. Incontriamoci, domani… DEVO vederti…
Willy: Mi dispiace. Non è possibile, davvero. Addio, Silvia, e perdonami se ti ho delusa. È stato bello conoscerti…

CLICK!

Non sarebbe più tornato, lo sapeva. Si buttò sul letto, un filo di lacrime nere di rimmel scivolò giù a rigarle il viso.

La signora Paola spense la TV, con un gesto rabbioso. Era il suo sceneggiato preferito, quello, lo davano solo due volte la settimana, per due ore… E proprio stasera era andato via il segnale, l’ultimo quarto d’ora! Chissà come era finito…

Mentre saliva la scala, udì un leggero rumore in camera. Vuoi vedere che…

“WILLY!! Scendi subito di lì! Non ci devi andare intorno al computer, capito? Mi combinerai qualche guaio…”

Il grosso gatto nero balzò giù dalla sedia e fissò la Paola per un attimo, sbattendo gli occhi. Poi, senza fretta, si avviò giù per la scala.

 

L’immagine di copertina è una interpretazione dell’AI Designer di Microsoft.

 

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Enigmista tra i più accreditati e soprattutto chimico di valore, oggi in pensione. Ama scrivere e qualcosa di suo è arrivato fino a noi. Nell'ambiente enigmistico è conosciuto col nome di Cartesio e da molti anni produce giochi di tutti i tipi per le più famose riviste. Altro suo hobby, si dedica all'origami!