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La jetée

Titolo Italiano La jetée Interpreti Davos Hanich Hanich
Titolo originale La jetée
Produzione Francia Hélène Chatelain Chatelain
Anno 1962 b/n
Durata 28′ Jean Negroni Negroni
Regia Chris Marker
Musiche Trevor Duncan William Klein  Klein
Tratto dalromanzo

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Chris Marker

Chris Marker è una figura singolare: cineasta formatosi nell’ambito della Nouvelle Vague francese nata alla fine degli anni ’50, diresse solo corti e mediometraggi, quasi tutti documentaristico e con un taglio sperimentale.

La jetée è uno dei suoi pochi film narrativi e fin dai titoli ha una dicitura insolita: “un photo-roman de Chris Marker”. E in effetti, proprio come un fotoromanzo, è composto (quasi) del tutto da una serie di fotogrammi fissi invece che da sequenze in movimento. Nella sua mezz’ora di durata però, il film sviluppa una trama complessa e ambiziosa, degna di un romanzo di Robert Silverberg o Michael Moorcock

In un futuro sconvolto dalla III Guerra Mondiale, in una comunità che vive sottoterra per proteggersi dalle radiazioni, gli scienziati sviluppano, dopo molti fallimenti, una tecnica di viaggio nel tempo basata sull’assunzione di droghe, allo scopo di trovare, nel passato nel futuro, il fabbisogno della comunità. L’unica cavia umana che riesce nell’esperimento è un uomo ossessionato da un ricordo d’infanzia precedente alla guerra: la visione di una bella ragazza che assiste come lui a un omicidio commesso sulla terrazza dell’aeroporto parigino di Orly (la “jetée” del titolo). Inseguendo questi ricordi, il Viaggiatore farà scelte decisive.

I fotogrammi del film, benché un po’ ripetitivi nella prima parte, sono quasi sempre ricchi di fascino e bellezza figurativa. E in queste immagini si alternano l’angoscia del mondo postatomico (potente la Parigi ridotta in macerie) e dei rifugi sotterranei, e il lirismo che segna l’idillio fra il Viaggiatore e la Ragazza nella Parigi del 1962, incantevole e lontana dai luoghi comuni. Molto meno riuscito l’episodio del viaggio nel futuro, risolto in una serie di banali primi piani su uno sfondo stellato.

Nelle scene degli esperimenti sono di grande impatto i primi piani del Viaggiatore con gli occhiali che gli impediscono di vedere l’ambiente circostante, ma che gli consentono di vedere il passato e il futuro. Impressionante, tra l’altro, la loro somiglianza visiva (ma in fondo anche funzionale) con gli attuali visori di realtà virtuale.

La scena più suggestiva e poetica di La jetée rimane quella che ritrae la Ragazza mentre dorme, risolta con i fotogrammi che sfumano uno nell’altro, e che si conclude con l’unica scena filmata del film: la Ragazza apre gli occhi e sorride al pubblico.

Marker ha sempre ammesso che usò la tecnica del fotoromanzo perché non aveva i soldi per comprare o affittare una cinepresa, e così ripiegò su una macchina fotografica. Quando racimolò i soldi sufficienti ad affittare per un pomeriggio una macchina da presa, girò la sequenza del risveglio.

L'Autore

Mario Luca Moretti

Altri interessi oltre al cinema e alla letteratura SF, sono il cinema e la la letteratura tout-court, la musica e la storia. È laureato in Lingue (inglese e tedesco) e lavora presso l'aeroporto di Linate. Abita in provincia di Milano

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