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Hallucination

Hallucination
Tit. ried.: La fossa Interpr.: Macdonald Carey, 
Tit. orig.: The damned Shirley Ann Field, 
Tit. Usa: These are the damned Oliver Reed, 
Regia: Joseph Losey Viveca Lindfors, 
Alexander Knox, 
Durata: 95′ / Gran Bretagna / 1961 Walter Gotell, 
Brian Oulton

11220825_881335931992018_3885628618797612392_n“Hallucination” (“The damned”, o “These are the damned”, 1961) nasce dall’incontro fra un autore rigoroso come Joseph Losey e la Hammer, casa di produzione specializzata in horror commerciali di varia qualità: a prima vista uno dei più strani immaginabili. Eppure Losey aveva già girato un corto per la Hammer e dopo “Hallucination” la Hammer propose altri soggetti a Losey (tutti rifiutati perché “troppo violenti”). E Michael Carreras, il produttore della Hammer, dimostrò tanta stima per Losey da lasciargli il controllo del cast e della scenggiatura (privilegi rari per un regista Hammer).

“Hallucination” è l’unico film di sf di Losey, eppure tratta temi tipici del regista come l’infanzia violata, l’ambiguità del potere, la visione del mondo come un’enorme prigione a scatole cinesi, dove anche i potenti sono prigionieri di uno schema più grande.

Un progetto scientifico segreto dove un gruppo di bambini viene trattato geneticamente in modo da sopravvivere a una catastrofe nucleare: questo è il nucleo centrale del film e del romanzo da cui è tratto, “Fossa d’isolamento” (“Children of light”, 1960) di H.L. Lawrence. Il libro è concepito quasi come una spy-story e si concentra sui tentativi del direttore del progetto, Barnard, di evitare la fuga di notizie, dopo l’involontaria intrusione da parte di quattro personaggi stranamente assortiti.

Joseph Losey

Joseph Losey

Losey invece si concentra sull’aspetto umano, sulla relazione che si crea fra i 5 personaggi principali (due dei quali del tutto trasformati rispetto al libro), e allo stesso tempo, con il suo stile abituale basato su allusioni psicanalitiche e parallelismi visivi, crea una tensione drammatica crescente e coinvolgente, che sfocia in un finale potente e indimenticabile.

Da segnalare nel cast la presenza di un giovane ma già carismatico Oliver Reed, nel ruolo del capo di una banda di violenti teddy boys, e di Viveca Linfords. Attrice svedese trapiantata a Hollywood e in Inghilterra come caratterista, interpreta qui il personaggio di Freya, scultrice amante di Barnard (nel libro il suo “equivalente” è il giornalista Johnny), e dà vita a un personaggio straordinario, uno dei punti di forza del film, con un’interpretazione umanissima e sfaccettata (mimica e fisica persino).

Il controllo di Losey però non si estese al montaggio. La censura prima e la Hammer poi tagliarono in tutto una dozzina di minuti, e il film uscì con due anni di ritardo, per giunta pubblicizzato come un film di teddy boys. Recentemente sul mercato inglese è uscito un dvd che ripristina i tagli della produzione, ma non quelli della censura.

L'Autore

Mario Luca Moretti

Altri interessi oltre al cinema e alla letteratura SF, sono il cinema e la la letteratura tout-court, la musica e la storia. È laureato in Lingue (inglese e tedesco) e lavora presso l'aeroporto di Linate. Abita in provincia di Milano

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