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Essi vivono

Essi vivono

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Eight o’clock in the morning è un racconto di Ray Nelson pubblicato su “The magazine of fantasy & science fiction” nel novembre 1963. Racconta la storia di George Nada, che dopo essersi svegliato da un esperimento di ipnotismo, scopre che varie persone intorno a lui sono alieni che nascondono un aspetto simile a rettili e ci condizionano con messaggi nascosti nei massmedia, come “Obbedisci”, “guarda la tv”, “lavora”. Dopo averli ribattezzati i Fascinatori e aver scoperto che mangiano carne umana, si mette a uccidere tutti quelli che incontra. Uno di loro gli profetizza che morirà alle 8 del mattino successivo. All’alba si presenta allora nel più grande studio tv della città, uccide un noto presentatore (in realtà un Fascinatore) e questo fa cadere il condizionamento: tutti vedono la realtà e inizia una guerra di liberazione. Ma alle 8 la profezia si avvera.
Sono poche e criptiche pagine quelle del racconto di Nelson, e nel 1988 John Carpenter – un regista che alternando progetti personali e lavori su commissione di stranezze ne ha fatte tante – prese spunto da esse per costruire uno dei suoi film più singolari e tutt’oggi dibattuti: Essi vivono.

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Nel film Nada (ma sappiamo il suo nome solo dai titoli di coda, nel film il suo nome non viene mai detto) è un operaio disoccupato che emigra a Los Angeles in cerca di lavoro, lo trova in un cantiere edile e alloggia in una baraccopoli nelle sue vicinanze. Qui tutti guardano la tv, le cui trasmissioni vengono interferite da uno scienziato che sostiene che il nostro mondo è invaso da extraterrestri che ci nascondono le loro vere fattezze e ci condizionano con messaggi subliminali: le stesse cose che dice un predicatore cieco nella baraccopoli. Nada scopre che un gruppo clandestino si nasconde nella chiesa del predicatore e che lo scienziato ne fa parte, ma quello notte un blitz della polizia distrugge la chiesa e cattura vari membri del gruppo. Nada scopre che questi nascondevano una scatola di cartone con degli occhiali da sole: indossandoli vede che lo scienziato aveva ragione: molte persone ricche e importanti hanno l’aspetto simile a cadaveri umani in decomposizione e occhi luminosi e che siamo circondati da messaggi nascosti che ci spingono alla sottomissione e al consumismo passivo. Nada si unisce ai superstiti del gruppo clandestino e attacca a morte tutti gli alieni che smaschera. L’attacco finale finale sarà a un ripetitore tv che è il centro da cui si dipanano i messaggi subliminali.
Essi vivono fu un grosso fiasco commerciale alla sua uscita, eppure oggi non solo è tra i (molti) film di culto del regista, ma è considerato quasi un fim manifesto da parte di vari movimenti cospirazionisti in giro per il mondo, che considerano gli alieni del film come una metafora dei vari gruppi di potere che guiderebbero in maniera subdola e invisibile le nostre vite. Più modestamente, Carpenter affermò di aver voluto simboleggiare i danni della presidenza Reagan degli anni ’80, mostrando da una parte l’altro lato della reagonomics, fatto di emigrazione, disoccupazione, disservizi, dall’altro denunciare le manipolaizoni mediatiche che dipingevano una nazione più rosea di quella reale. Disse Carpenter:
“La premessa del film è che la ‘Reagan Revolution’ è guidata da alieni venuti da un’altra galassia, liberi imprenditori che hanno conquistato il mondo, e stanno sfruttando la Terra come se fosse un pianeta del Terzo Mondo. Non appena esauriranno tutte le nostre risorse, si sposteranno su un altro mondo. Gli alieni hanno ipnotizzato gli umani tramite segnali subliminali provenienti dai televisori.”
Mario Monicelli diceva che anche un film di fantascienza può essere neorealista. E in effetti aspetti neorealistici ci sono nel film, dal momento che fra le comparse ci sono dei veri senzatetto:
“Siamo andati nei vicoli più squallidi che abbiamo potuto trovare. L’ambiente mi era molto familiare. Quando venni in California per la prima volta, come studente alla USC, vivevo nel ghetto […] conoscevo il dolore e la povertà dei senzatetto. Ma quando tornai nella downtown di Los Angeles per girare Essi vivono, fui scioccato nel vedere quante più persone vivono nelle strade adesso. Il problema ha assunto proporzioni incredibili.”

7Sta di fatto che molte scene e situazioni lasciano sconcertati per quanto restano attuali dopo quasi 30 anni. La baraccopoli di Los Angeles in cui abita il protagonista, con la sua povertà e precarietà, è simile a molti scenari di oggi, e varie battute (“Oggi i tempi sono duri per tutti”) sono tristi ritornelli di questi anni ’10. La scena dell’assalto alla baraccopoli, oltre a essere girata e montata magistralmente, ricorda molti episodi recenti. Inoltre lo scienziato che fà incurisoni televisive viene chiamato “hacker” e ci rivela che l’invasione aliena cominciò nel 1958, lo stesso anno in cui iniziò il riscaldamento globale dovuto all’abuso di carbonio e che questo è causato ad arte dagli invasori per assimilare il nostro clima a quello del loro pianeta d’origine. Il film è del 1988: temi come la pirateria informatica e l’effetto serra non erano certo all’ordine del giorno. Il sistema di controllo degli alieni, basato su telecamere volanti simili ai droni di oggi, è un altro tocco di inquietante modernità.
Nada è interpretato dall’ex-wrestler Roddy Piper, che iniziò così una non molto fortunata carriera d’attore dopo aver lasciato il mondo della lotta. Il suo personaggio era stato concepito per Kurt Russel, ma Carpenter all’ultimo momento decise che dopo 4 film con quell’attore era il caso di cambiare. E una delle scene più ricordate del film è quella in cui Nada cerca di convincere il suo collega e amico Frank a indossare gli occhiali da sole per vedere la realtà nascosta; Frank si rifiuta e ne nasce una rissa che dura qusi sei minuti in cui i due simulano quasi ogni forma di lotta, incluso il wrestling. Carpenter giustificò una tale durata come un omaggio al combattimento finale di Un uomo tranquillo di John Ford. Stando attenti si può notare la scritta “Nada” sul muro del vicolo che fa da sfondo alla zuffa.
In un film basato sul tema del condizionamento subliminale di massa, Carpenter ripete insistentemente alcune simbologie nel corso del film. Una è quella del parallelepipedo o del cubo. Sin dai titoli di testa immagini di grattacieli ritornano ossessivamente, oltre a garage e case lussuose dal tetto piatto. Sempre nei titoli si vedono due persone che si coprono la testa con delle scatole di cartone: trasparente riferimento alla scatola di cartone (cubica appunto) che contiene gli occhiali da sole rivelatori, e che Nada apre a metà film.
L’immagine stessa del movimento di “resistenza” ha le sue ambiguità. In fondo anche i suoi membri ripetono slogan, e lascia straniati la scena in cui il predicatore muove le labbra in sincrono silenzioso con una telepredica dello hacker.
Aldilà di aspetti politici, profetici o simbolici, il film non è forse tra i migliori di Carpenter, ma resta comunque uno spettacolo godibile e originale. La sceneggiatura ha diversi buchi: considerando il loro capillare sistema di controllo, Nada sfugge un po’ troppo facilmente alla caccia degli inseguitori alieni, i collaborazionisti umani si fanno sfuggire più di un’occasione per fermarlo o ucciderlo, e non si capisce come la scatola degli occhiali sia sfuggita alla devastante retata della polizia. Eppure il regista dirige il tutto con sicurezza, dosando suspense, azione e ironia con abilità sufficiente a rendere credibile e avvincente una vicenda, e soprattutto uno scenario, che comunque ci lasciano un senso di assillante quotidianità.
Un accenno finale alle musiche, composte ed eseguite dal regista con il fido Alan Howarth, come d’abitudine per i film di Carpenter. Ai ritmi palpitanti e ossessivi tipici delle loro composizioni elettroniche si aggiunge stavolta un’insolita e lenta atmosfera blues che fa da contrappunto ironico e disincantato allo sfondo allucinato del film. Carpenter sostenne di aver cadenzato il tema conduttore, eseguito da un’armonica, sulla camminata di Roddy Piper.

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Titolo Italiano Essi vivono Interpreti Roddy Piper
Titolo originale They live
Produzione USA Keith David
Anno 1988/Col./B&N
Durata 94′ Meg Foster
Regia John Carpenter
Musiche John Carpenter e Alan Howarth George “Buck Flowers”
Tratto dal racconto Eight o’clock in the morning di Ray Nelson
    Altri interpreti Raymond St. Jacques, Peter Jason, Cibby Danila

L'Autore

Mario Luca Moretti

Altri interessi oltre al cinema e alla letteratura SF, sono il cinema e la la letteratura tout-court, la musica e la storia. È laureato in Lingue (inglese e tedesco) e lavora presso l'aeroporto di Linate. Abita in provincia di Milano

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