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Il Pianeta del Tesoro

Il Pianeta del Tesoro

PLANETATA NA SAKROVISHTATA (1982)
(trad. it.: Il Pianeta del Tesoro)

Vent’anni prima della Disney, la casa di produzione bulgara Boyana realizzò un’altra versione animata del classico romanzo The Treasure Island di Robert Louis Stevenson, anticipandone anche il titolo, che tradotto è appunto Il Pianeta del Tesoro.
Dal punto di vista grafico il regista Ruman Petkov e i suoi animatori nel tratteggio dei personaggi usano lo stile tipico dell’animazione per bambini, dando ai pirati di Stevenson un tono caricaturale e un’elasticità degna di Will Coyote, rendendoli resistenti al crollo dei più grossi pesi. Billy Bones è su una sedia a rotelle dalle ruote “liquide” come gli orologi di Salvador Dalì, mentre Cane Nero è un robot.

Jim Hawkins diventa Philip, un orfano cadetto dell’Accademia Spaziale, e il capitano Smollett è il suo superiore, e sono ritratti sempre con la tuta spaziale e dei tratti diafani.
Siamo in un futuro dove piante e animali sono scomparsi dalla Terra e l’umanità vive in cupole protette. E lo stile di sfondi e scenografie è molto più maturo e adulto di quello dei personaggi, vicino alla psichedelia e ad artisti occidentali come H.R. Giger e Roland Topor.
Fatta salva l’ambientazione, la prima parte del film segue tutto sommato fedelmente il romanzo originale. Le differenze maggiori sono il prologo, in cui Philip introduce il racconto in flashback da un’astronave in cui si trova in animazione sospesa, e un episodio in cui la Hispaniola, attraversato un passaggio dimensionale, diventa la goletta del romanzo, con Smollett che addirittura rivela che si tratta tutta di una fantasia di Stevenson: altro che metanarrativa!
Arrivati sul pianeta del tesoro, la vicenda si stacca liberamente dal libro. Petkov e i suoi sceneggiatori la riscrivono o la rielaborano in chiave fantascientifica, aggiungendovi un computer programmato da Flint, ologrammi allucinatori, robot, buchi neri e distorsioni spazio-temporali. Gli autori si sbizzarriscono anche dal punto di vista visivo, con invenzioni di grande impatto espressivo, all’insegna di un genuino e gustosissimo sense of wonder. Davvero notevole e impressionante la scena in cui Philip e Smollett, seguendo la mappa, attraversano una serie di visioni spaventose che altro non sono che ologrammi programmati da Flint a difesa del tesoro. E il tesoro si rivelerà essere un gande prisma che contiene i semi e i geni raccolti dal pirata per ripopolare la Terra.
Ma la vicenda nel film non finisce qui e riserva un epilogo delirante e sconclusionato: un vero delirio, che non saprei se definire psichedelico o semplicemente trash.

L’unica nazione occidentale in cui il film uscì è la Gran Bretagna, tagliato però di una decina di minuti e con Philip ri-rinominato Jim Hawkins.

L'Autore

Mario Luca Moretti

Altri interessi oltre al cinema e alla letteratura SF, sono il cinema e la la letteratura tout-court, la musica e la storia. È laureato in Lingue (inglese e tedesco) e lavora presso l'aeroporto di Linate. Abita in provincia di Milano

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