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Il seme dell’uomo

Titolo Italiano Il seme dell’uomo Interpreti Anne Wiazemsky Anne_Wiazemsky
Titolo originale Il seme dell’uomo
Produzione Italia Marzio Margine marzio_margine
Anno 1969/Col
Durata 100′ Annie Girardot annie-girardot
Regia Marco Ferreri
Musiche Teo Usuelli Rada Rassimov rada
Tratto dalromanzo
Altri interpreti Adriano Aprà, Milvia Frosini

Marco Ferreri non è un regista estraneo alla fantascienza. Ciao maschio e Il futuro è donna hanno elementi sf, mentre Non toccare la donna bianca può essere considerato un film ucronico. Decisamente fantascientifico poi è l’episodio conclusivo di Marcia nuziale.
Il seme dell’uomo racconta di Dora e Cino, una coppia di giovani fidanzati che attraversa l’Italia su una strana jeep arancione, mentre l’umanità è decimata dall’epidemia di una malattia detta Peste. Incontrano una stazione di soccorso militare dove un medico consiglia loro di nascondersi in un luogo isolato. Arrivati alla spiaggia di Capalbio, trovano una villa il cui proprietario è appena morto e vi si insediano. I due si improvvisano agricoltori e avviano un museo della società estinta, il cui pezzo forte è una forma di parmigiano. Ricevono la visita di un gruppo di armati che si dice inviato dal governo e ordina loro di procreare per ripopolare il mondo (cosa per cui Cino è molto più propenso di Dora), e poi di una donna francese che vuole essere fecondata dal ragazzo.
Il film riprende tematiche tipiche di Ferreri, portandole in un contesto estremo ed esasperando così il suo pessimismo funereo: la vita di coppia, divisa fra aspirazioni private e pressioni sociali, e l’invadenza del consumismo, che qui sopravvive persino dopo la catastrofe. Infatti per tutto il film i prodotti del museo di Cino vengono citati con il loro marchio, e slogan pubblicitari dell’epoca sono spesso citati per esteso dai personaggi.

il-seme-delluomoIl seme dell’uomo è uno di quei film che si apprezzano più a momenti che nell’insieme. Infatti abbonda dell’umorismo nero tipico del regista, scene graffianti e trovate visive brillanti non mancano, ma è appesantito da un ritmo volutamente lento e ieratico, specie nella seconda parte. E il bisogno di caricare simbolismi finisce col prevalere sulla coerenza della trama, come nel finale, assurdo a livello logico e pretenzioso su quello contenutistico. Il cast, composto in gran parte da non professionisti, non aiuta, con la loro recitazione che forse vuole essere spontanea ma finisce con l’essere più spesso ridicola.
Diverse le scene suggestive: l’attraversamento della galleria autostradale, le riprese del Vaticano distrutto e del Papa morente, che Cino e Dora vedono in televisione (“l’ultima trasmissione televisiva”), la carcassa della balena sulla spiaggia, il deposito di manichini abbandonati e in fila (“un cimitero di pupazzi” lo definisce Dora).
Nel film abbondano gli inner jokes: in tv vediamo un allarmato militare chiamato “maggiore Mario Vulpiani”, interpretato dall’omonimo direttore della fotografia del film; il comandante del gruppo “governativo” ha la stessa pistola rossa a pois usata da Michel Piccoli in un altro film di Ferreri, Dillinger è morto; e il cadavere sulla veranda della villa di Capalbio è interpretato dallo stesso Ferreri; in seguito Cino, trovando un ritratto di Ferreri in casa, imita il suo stesso taglio di barba.

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L'Autore

Mario Luca Moretti

Altri interessi oltre al cinema e alla letteratura SF, sono il cinema e la la letteratura tout-court, la musica e la storia. È laureato in Lingue (inglese e tedesco) e lavora presso l'aeroporto di Linate. Abita in provincia di Milano

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