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IMPOSTOR

Titolo Italiano Impostor Interpreti Gary Sinise Sinise
Titolo originale Impostor
Produzione Unione Sovietica Madeleine Stowe Stowe
Anno 2001/Usa
Durata 102′ Vincent D’Onofrio Donofrio
Regia Gary Fleder
Musiche Mark Isham Mekhi Phifer Phifer
Tratto dal racconto Impostor di Philip K. Dick
Altri interpreti Tony Shalhoub, Tim Guinee, Lindsay Crouse

IMPOSTOR di Philip K. Dick (1953)

13932912_962452533880357_5228370150679506993_n “Questa fu la mia prima storia sull’argomento: Io sono un essere umano? O sono solo programmato per credere che io sia un essere umano? Se si considera che lo scrissi nel 1953, allora fu, per così dire, un’idea bella nuova nella fantascienza. Di sicuro ormai l’ho sfruttata fino all’osso. Ma il tema ancora mi assilla. È un tema importante perché ci costringe a chiederci: Che cos’è un essere umano? E… che cosa non lo è?” Philip K. Dick

Impostor apparve su Astounding nel giugno 1953 ed è uno dei primi racconti pubblicati da Philip K. Dick. Non è fra le sue cose migliori, ma come abbiamo letto affronta i suoi tipici temi: la definizione di identità umana e l’impossibilità di discernere la realtà.

Siamo in un indefinito futuro. La Terra è in guerra con una razza aliena non meglio specificata (chiamata Outspacers), proveniente da Alpha Centauri, e per proteggersi dagli attacchi delle sue astronavi è stata costruita una cupola protettiva attorno al pianeta. Il protagonista è Spencer Olham, uno scienziato che collabora al progetto della cupola. All’inizio della storia lo vediamo far colazione con la moglie Mary, a cui dice che vorrebbe fare una vacanza nell’amata località di Sutton Wood. Ma Mary lo informa che quel bosco è bruciato pochi giorni prima. Uscito di casa, viene prelevato come al solito dall’amico e collega Nelson con una bubble-car, un specie di automobile volante. Ma oggi in loro compagnia c’è anche Peters, un ufficiale dei servizi segreti. I due colgono Olham di sorpresa, e lo catturano con l’accusa di essere una spia nemica. Anzi di essere un robot con le fattezze di Olham, di essere sceso con un’astronave, di aver ucciso il vero Olham e di averne preso il posto. Lo scopo? Far esplodere una bomba all’interno del suo corpo una volta raggiunto il suo laboratorio. Per azionare la bomba sarebbe necessario dire al robot una “frase chiave”. La navicelle si dirige verso la Luna, dove il presunto robot sarà dissezionato e reso innocuo. Secondo Peters, il robot è stato programmato per credere di essere il vero Olham.

Una volta sulla Luna, Olham riesce a impadronirsi della navicella e a tornare sulla Terra. Qui contatta Mary, chiedendole di organizzare un incontro con il medico del suo staff, Chamberlain, che proverà la sua natura umana. Ma tornato a casa, scopre che anche Mary lo ha tradito, e fugge da un’altra trappola. Un’intuizione lo porta a Sutton Wood, convinto che l’incendio sia stato causato proprio dal naufragio dell’astronave nemica e che li troverà il corpo del robot. Arriva al bosco, ma subito dopo è raggiunto da Nelson, Peters e da una squadra di soldati. Prima che gli sparino, riesce a convincere Peters a verificare la sua intuizione. E in effetti un’astronave viene trovata, e al suo esterno un corpo da cui esce un attrezzo metallico, identificato come la bomba. Il sollievo è generale, ma Nelson esamina il corpo da vicino e scopre che la bomba in realtà è un coltello conficcato in un corpo umano: quello del vero Olham. Sconcertato, il falso Olham dice:

“Ma se quello è Olham, allora io devo essere…” É la frase chiave, che provoca un’esplosione “visibile fino ad Alpha Centauri”.

Il racconto è indice di un talento ancora acerbo, ma già chiaro nei suoi sviluppi futuri. I personaggi sono piuttosto semplici e lo stile grossolano, dove fughe e ritrovamenti sono raccontati senza molti dettagli, con lo scopo di arrivare al finale a sorpresa. Che ci fa anche intuire che tutto sia stato macchinato dagli alieni per portare il robot davanti alla salma di Olham. Tutto lo sfondo rimane sul vago. Non solo sappiamo poco sui nemici della Terra e sui loro scopi, ma della società terrestre capiamo solo che i voli spaziali sono pratica consuetudinaria, tanto che sulla Luna ci si va quasi in automobile.

L’unico personaggio che risalta con una certa caratterizzazione è quello del protagonista, ma più per come Dick riesce a comunicarci il suo sconcerto nel non essere creduto che per altro.

Il finale a sorpresa comunque rimane impresso, e si può dire che la carriera letteraria di Dick abbia avuto con Impostor la sua prima affermazione importante, qualificandolo fra gli editori di fantascienza almeno come autore di short stories dai colpi di scena originali.

IMPOSTORE (1981)

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Il racconto di Dick ebbe un primo adattamento televisivo nel 1962, come episodio della serie antologica britannica Out of this world, presentata da Boris Karloff. Ma gli episodi di questa serie sembra siano andati perduti.

Un secondo adattamento tv risale al 1981, e fu realizzato per un’altra serie antologica, Il fascino dell’insolito, prodotta dalla Rai, che conobbe tre stagioni fra il 1980 e il 1982.

In questa versione Spencer Olham è interpretato da Adalberto Maria Merli, un attore di estrazione teatrale che fu attivo al cinema soprattutto negli anni ’70, interpretando tra gli altri La villeggiatura di Marco Leto e Il poliziotto della Brigata Criminale, a fianco di Jean Paul Belmondo.

Il telefilm segue fedelmente la trama del racconto. Vi aggiunge il personaggio di Edwards, un collega di Olham che crede alla sua innocenza (anzi alla sua identità) e cerca di aiutarlo nella sua fuga. E dà al personaggio di Mary (Elisabetta Carta) più spessore e anche una certa ambiguità (cosa non difficile vista la sua esiguità nel testo di Dick).

Quello che cambia davvero è lo sfondo. I registi, i fratelli Andrea e Antonio Frazzi – molto attivi nelle produzione Rai sin dagli anni ’70 – ambientano la vicenda in una società cadente e fatiscente, dove persino gli uffici del Progetto a cui lavora Olham appaiono grigi e dimessi. Complice probabilmente la scarsità del budget, scompaiono le mirabilie volanti e tecnologiche descritte nella storia di Dick. Così all’inizio la navicella volante che trasporta l’imprigionato Olham diventa una banale e malandata jeep militare, e invece che sulla Luna viene trasportato in una terrestre zona desertica, infestata dai gas venefici lanciati dal nemico alieno. Quindi vediamo Olham fuggire in un ambiente fatto dei più disparati edifici, uno più desolato all’altro, tutti in stato di completo abbandono: serre, capannoni industriali, anfiteatri. L’incontro-trappola con la moglie Mary avviene in un istituto termale invaso dalle erbacce.

L’intento probabilmente è quello di suggerire un mondo devastato dalla guerra con gli extraterrestri, e qua e là i registi riescono a ottenere una certa fascinazione scenografica da film espressionista, ma l’impressione generale è che semplicemente manchino i soldi.

Un punto di forza di Impostore però è l’interpretazione di Merli. L’attore, credibile anche nelle scene d’azione, riesce a comunicare con grande efficacia lo smarrimento, l’alienazione, per non dire la schizofrenia del suo personaggio, riuscendo a essere un interprete “dickiano” ben più profondo ed espressivo di tanti divi hollywoodiani. Il suo primo piano finale non potrebbe essere un più degno coronamento del finale del racconto originale, e ce lo fa desiderare al posto di Arnold Schwarzenegger in Atto di forza, chiedendoci che Rick Deckard sarebbe stato…

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IMPOSTOR (2001)

Nel 2001, nel pieno del boom hollywoodiano di film tratti “dall’autore di Blade Runner,Impostor ebbe il suo primo adattamento cinematografico.

Inteso originalmente come segmento di un film in tre episodi, fu letteralmente “corretto in corsa” per volere dei produttori della Miramax, tanto erano soddisfatti del lavoro del regista, e ampliato in un lungometraggio.

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In questa versione abbiamo dei dettagli “storici” precisi. Siamo nel 2079, la guerra con Alpha Centauri è in corso da 35 anni. Spencer Olham (Gary Sinise) è figlio di un pilota di caccia spaziali caduto in battaglia; il Progetto a cui lavora riguarda la costruzione di nuovi armi da guerra. Qui la Terra è protetta non da una cupola, ma da varie cupole; alcune città hanno non avuto goduto in tempo di questa protezione e i loro abitanti sopravvissuti ai bombardamenti vivono miseramente in campi profughi. Lo stato di guerra ha portato a un regime politico di tipo dittatoriale guidato da una donna detta Cancelliere. La moglie di Spencer si chiama Maya (Madeline Stowe), è medico in un ospedale militare e Sutton Wood è anche il luogo del loro primo incontro. Anche qui sappiamo all’inizio del film che quel bosco è appena stato distrutto da un incendio.

Arrivato sul luogo di lavoro incontra Nelson e subito viene catturato dal maggiore Hathaway (Vincent D’Onofrio), che lo accusa di essere un “androide genetico” infiltrato dai centauriani allo scopo di uccidere con la sua bomba il Cancelliere, in visita alla città, e ovviamente di aver ucciso il vero Olham. Olham è destinato a essere vivisezionato per estrarre la bomba. Ma fuggire da una prigione segreta nel 2079 è facile, e Olham ci riesce con un trucchetto puerile e un paio di cazzotti. Nel tentativo di raggiungere la moglie e sfuggire ai suoi inseguitori, Olham si rifugia nella povera comunità degli sfollati alla periferia della città, stringendo prima un’alleanza interessata, ma infine una profonda amicizia con Cale (Mekhi Phifer), un loro leader. Fino al fatale finale a Sutton Wood, che qui ha una variazione azzeccata e intelligente rispetto alla storia originale.

Impostor è un film d’azione assai riuscito. Il regista Gary Fleder dà alla storia un ritmo incalzante e un montaggio serratissimo, con riprese pirotecniche ben dosate e amministrate. Intelligente e azzeccata l’alternanza dei due ambienti, quello ipertecnologico della città “ricca”, con scenografie di taglio futurista, e quello miserabile del campo profughi; quest’ultimo al punto di vista scenografico è senz’altro debitore di Blade Runner, con le sue luci basse e filtrate, ventilatori e ambienti umidi.

Curiosamente, il film ha alcuni punti di contatto con il telefilm dei fratelli Frazzi. In entrambi Olham cerca scampo in un ambiente desolato e trova aiuto in un personaggio assente nel racconto: il collega Edwards nel telefilm, il profugo Cale nel film.

Se il personaggio di Nelson viene liquidato in fretta nel film, il personaggio più riuscito e meglio scavato è quello di Hathaway (Peters nel racconto). Vincent D’Onofrio lo interpreta come una specie di Cavaradossi, megalomane e allo stesso tempo convinto della giustezza della sua missione fino alla spietatezza. La sua frase topica: “Quando non sono contento io, nessuno è contento.”

Una curiosità. All’inizio del film vediamo un flash-back con il giovane Spencer che costruisce un razzo giocattolo con suo padre: il ragazzo è interpretato dal figlio di Gary Sinise, Marc Sinise.

L'Autore

Mario Luca Moretti

Altri interessi oltre al cinema e alla letteratura SF, sono il cinema e la la letteratura tout-court, la musica e la storia. È laureato in Lingue (inglese e tedesco) e lavora presso l'aeroporto di Linate. Abita in provincia di Milano

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