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La nave in cielo

 

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Come racconta Giovanni Mongini nel suo libro L’universo in celluloide, Ole Olsen era un gestore cinematografico danese analfabeta. Nel 1906 fondò la Nordisk Film, che per tutto il periodo del muto fu la principale casa di produzione e distribuzione scandinava, talmente importante da aprire una succursale nordamericana. Nel 1917 produsse quello che può essere considerato il primo lungometraggio incentrato su un viaggio spaziale: Himmelskibet.
Olsen risulta co-autore della sceneggiatura insieme a Sophus Michaëls, scrittore e poeta danese d’origine tedesca, molto conosciuto e apprezzato in patria, e ne affidò la regia a Holger-Madsen, un ex attore teatrale passato alla regia cinematografica nel 1912 e regista di punta della Nordisk.
Il prof. Planetaros, astronomo danese, progetta una nave spaziale che raggiunga Marte e ne affida al figlio Avanti, un ufficiale di marina che si addestra da aviatore per l’occasione. Secondo della spedizione è il dr. Krafft, fidanzato di Corona, la sorella di Avanti. Nonostante l’ostracismo di un altro astronomo, il prof. Dubius, Planetaros conclude l’astronave, battezzata Excelsior, e riunisce un equipaggio internazionale di sei uomini in tutto. La partenza dell’Excelsior non passa inosservata su Marte, i cui abitanti osservano il nostro pianeta da secoli.

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Durante il viaggio Avanti dovrà affrontare i problemi creati da David, il membro americano della spedizione: alcolizzato e depresso, incita i compagni all’ammutinamento, ma l’autorità di Avanti e la sua fede religiosa riportano la pace sulla nave. Dopo sei mesi l’Excelsior raggiunge Marte, aiutata dai marziani, che con il loro “raggio trainante” facilitano e accellerano l’ultima tratta del viaggio. Qui, dopo alcuni incidenti e malintesi, i terrestri comunicano con i marziani grazie alle doti telepatiche di questi ultimi e vengono accolti in un’utopia dove regnano pace e concordia, una società che, a seguito di funeste guerre passate, vive secondo ideali pacifisti ed egalitari, sotto la guida di un re giusto e anziano.
Sulla Terra intanto Dubius ha scatenato una campagna di stampa per screditare i Planetaros e l’Excelsior, esasperando l’angoscia del professore e di Corona per i loro cari. Su Marte, gli astronauti studiano le usanze e la società marziane, e Avanti non resiste al sensuale corteggiamento di Marya, la figlia del re, e questo rende difficile il ritorno sulla Terra per l’ufficiale, diviso fra l’amore per la ragazza e la nostalgia della sua famiglia.
Girato quando la Prima Guerra Mondiale era ancora in corso, Himmelskibet fu un grosso sforzo produttivo per l’epoca. Che ripagò comunque il suo produttore, essendo venduto in molti Paesi, inclusi gli Stati Uniti.
Dal punto di vista scientifico il film presenta molte ingenuità, anche per le conoscenze dell’epoca. A parte il “raggio trainante”, non è chiaro come faccia l’Excslsior a volare, dato che non presenta alcuna forma di propulsione; mostra una piccola elica e delle ali, che sarebbero di scarsa utilità nel vuoto siderale. Durante il viaggio la gravità sembra non avere alcuna alterazione, dal momento che gli astronauti camminano senza sforzi. Una volta raggiunto Marte, si preoccupano di indossare tute con bombole di ossigeno, ma una volta all’esterno realizzano che l’atmosfera marziana è respirabile come quella terrestre. E Marte è ritratto come un pianeta ricco di acqua e vegetazione.

himmelskibet03812116-11-22I marziani hanno un aspetto del tutto umano. Che Marte potesse essere abitata da esseri evoluti, era un’opinione diffusa nel primo Novecento , dovuta all’equivoco dei cosidetti canali scoperti da Giovanni Schiapparelli, ritenuti a lungo un’opera artificiale.
Aldilà degli aspetti scientifici, La nave in cielo risulta ancor oggi godibile per la sua spettacolarità e inventiva scenografica. La civiltà marziana con i suoi costumi e i suoi palazzi a metà fra l’antica Grecia e i Maya conserva un suo fascino bizzarro. E decisamente ci voleva del coraggio, nel pieno della Prima Guerra Mondiale, a celebrare come un modello utopistico una società che basa i propri principi pacifisti nel ricordo di nefaste guerre precedenti.
Non mancano scene di grande suggestione pittorica, come la scena dei “fiori luminosi”, un prato popolato da fiori che s’accendono spontaneamente, e dove Marya approfitta dello stupore di Avanti per sedurlo. Si tratta di evidenti fiori di carta, eppure è forse proprio quest’ingenuità a contribuire alla poesia magica e misteriosa dell’episodio.
Ci sono in compenso schematismi e moralismi tipici del cinema muto, con redenzioni, ammonimenti e punizioni che capitano sempre al momento giusto. E il protagonista Gunnar Tolnæs ha una recitazione troppo enfatica e gesticolante persino per icanon del cinema muto.
Molte fonti definiscono il film come un adattamento dal romanzo omonimo di Sophus Michaëls, il cosceneggiatore. In realtà Michaëls scrisse il romanzo nel 1921, tre anni dopo l’uscita del film. Prese sì spunto dal film, ma trama, personaggi e tematiche hanno differenze talmente profonde dalla sceneggiatura da potersi definire una completa riscrittura, ben lontana dalle novelisation moderne.

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Titolo Italiano La nave nel cielo / L’astronave Interpreti Gunnar Tolnæs gunna
Titolo danese Himmelskibet    
Titolo USA A trip to Mars   Zanny Peterse zanny
Titolo  tedesco Das Himmelschiff    
Produzione Danimarca   Nicolai Neiiendam  
Anno 1918/b&n/Muto    
Durata 80′   Alf Blütcher  
Regia Holger-Madsen    
Musiche  – Altri interpreti Svend Kombeck, Philip Bech, Lily Jacobson, Frederik Jacobsen

L'Autore

Mario Luca Moretti

Altri interessi oltre al cinema e alla letteratura SF, sono il cinema e la la letteratura tout-court, la musica e la storia. È laureato in Lingue (inglese e tedesco) e lavora presso l'aeroporto di Linate. Abita in provincia di Milano

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