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Per aspera ad Astra

Titolo Italiano Per aspera ad astra Interpreti Yelena Metiolkina Jelena
Titolo americano To the stars by hard ways (Humanoid woman)
Titolo originale Cherez ternii k zvyozdam Vadim Ledogorov Vadim
Produzione Unione Sovietica
Anno 1981/2001/Colori Uldis Lieldiz noimage
Durata 140′ (ed. 1981); 116′ (ed. 2001)
Regia Richard Viktorov Yelena Fadeyeva Yelena
Musiche Alexei Rybnikov
Altri interpreti Vatslav Dvorzhetsky, Nadezhda Sementsova, Alexandr Lazarev

Nel 2221 un’astronave sovietica accoglie una richiesta di soccorso da un’altra astronave alla deriva. Qui gli astronauti trovano una colonia di cloni morti dall’aspetto umanoide e una sola viva, Niya. Silenziosa e apatica, viene riportata sulla Terra e accolta dallo scienziato Sergey nella sua dacia di campagna a scopo di studio. Qui Niya dimostra di essere dotata di doti telecinetiche e una straordinaria agilità, resta affascinata dalla natura terrestre e ben presto impara il russo, comunicando con i genitori dello scienziato e con suo figlio Stepan, soffiando quest’ultimo a una sua spasimante. Nel frattempo un’altra scienziata, Nadedzhda, si insedia per studiare le attività cerebrali di Niya, e scopre che la ragazza ha un sistema di controllo a distanza installato nel cervello. E in lei riaffiorano, confusi e slegati, ricordi di un pianeta afflitto da disastri ambientali e di un’enigmatica e inquietante figura paterna e vari fratellini, anche se clonati. Quando due delegati dal pianeta Dessa scendono sulla Terra, per chiedere agli scienziati terrestri di risolvere il disastro ecologico del loro pianeta, Niya riconosce in loro dei “compatrioti”. Stepan e Nadezhda fanno parte dell’equipaggio dell’astronave che li deve riaccompagnare, l’Astra, così Niya entra clandestinamente nella sua nave. La delegazione chiede aiuto ai terrestri per salvare Dessa da un disastro ecologico. Dai ricordi di Niya e dai suoi colloqui con i delegati scopriamo che un tirannico feudatario, Turanchoks, voleva uccidere la famiglia di Niya, concepita dallo scienziato Glan allo scopo di resistere all’atmosfera inquinata di Dessa, e per questo Glan li aveva fatti fuggire su un’astronave. Una volta su Dessa, scopriamo che Turanchoks e la sua società “Aria Fresca” detengono le riserve di ossigeno e di maschere antigas, e le commercializza sfruttando l’inquinamento e ostacolando la bonifica. Ma i terrestri, Glan e Niya guideranno la rivolta.

humanoid

Per aspera ad astra è un film che conobbe due diverse distribuzioni in patria; la prima nel 1981, della durata di 2 h e 20; la seconda nel 2001, a cura del figlio del regista, che lo ridusse di 25 minuti, ma usò le tecnologie digitali sia per restaurarlo che per migliorare la qualità degli effetti speciali.
Nella sua versione lunga il film è diviso in due capitoli. In un’ottica occidentale presenta lungaggini e lentezze, specie nel primo capitolo, e gli effetti speciali hanno le loro carenze, anche se le scenografie e le riprese nelle scene ambientate nelle astronavi sono curate e suggestive. E ha una colonna sonora nel tipico stile melenso del pop elettronico sovietico, anch’esso difficile da sopportare dall’altra parte d’Europa.
Eppure nella prima parte (intitolata Niya: persona artificiale) gli studi psicologici sono approfonditi e sottili: il regista Viktorov riesce a creare un clima di attesa e mistero attorno al personaggio di Niya, rendendo bene la fascinazione che la famiglia di Sergey prova per quest’essere etereo. E un punto di forza è proprio la caratterizzazione di Niya. La sua interprete, l’esordiente ex-modella Yelena Metyolkina, riesce a infondere in lei mistero e smarrimento, candore e ambiguità, e le dà un’aura fatata che riempie di fascino tutto il film.
Il secondo capitolo (Angeli dello spazio) racconta il viaggio verso Dessa e poi la missione sul pianeta. Nel corso del viaggio il personaggio di Niya si delinea e approfondisce e si tracciano dei subplot ben dosati (gustoso quello dello scienziato extraterrestre che si fa dare un passaggio al suo pianeta d’origine).
La parte finale, ambientata su Dessa, è caratterizzata da una notevole fantasia visiva, fra ambienti post-industriali e situazioni grottesche e surreali (splendida la banda con i grammofoni). Il cattivo Turanchoks è senz’altro un capitalista da propaganda sovietica, eppure non è privo di sfaccettature e umanità, e Viktorov, censura permettendo, cerca di insinuare come sia la scienza che più che la politica a poter salvare l’umanità. E il solo fatto di aver proposto temi ecologici richiedeva un certo coraggio nell’Unione Sovietica pre-glasnost, quando il regime si sforzava di far credere che il progresso industriale sovietico era sano e pulito. Non a caso l’edizione 2001 ripristina una scritta finale che era stata tagliata nella prima versione: “Tutte le scene del film sono state girate in Unione Sovietica”.
I ritocchi digitali della riedizione migliorano di molto gli effetti speciali, mentre i tagli, se da una parte sveltiscono il ritmo, dall’altra tolgono complessità al personaggio di Niya. In tutte le edizioni il film ha una particolarità: è l’unico film di sf in cui un’esplosione nello spazio è senza suoni, come sarebbe nella realtà.

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L'Autore

Mario Luca Moretti

Altri interessi oltre al cinema e alla letteratura SF, sono il cinema e la la letteratura tout-court, la musica e la storia. È laureato in Lingue (inglese e tedesco) e lavora presso l'aeroporto di Linate. Abita in provincia di Milano

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