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Richard Matheson

Richard Matheson

Se c’è uno scrittore che ha attraversato la seconda metà del XX secolo ed esplorato le possibilità dei suoi principali media, questo è Richard Matheson. Nato nel 1926 e morto nel 2013, ha attraversato letteratura, cinema e televisione, mantenendo sempre una straordinaria coerenza con la propria poetica, senza compromessi o cedimenti, creando immagini e stilemi che in qualche caso non è esagerato definire iconici.

Reduce della II Guerra Mondiale, si diplomò in giornalismo alla Missouri Università nel 1949. Trasferitosi in California, pubblica nell’estate 1950 su The Magazine of Fantasy ad Sciente Fiction il suo primo racconto da scrittore professionista: Born of man and woman. È il racconto in prima persona di un bambino definito “obbrobrio” dalla sua stessa madre e che vive isolato e disprezzato dai suoi stessi genitori. Scritto in uno stile distaccato e per questo tanto più agghiacciante, mostra già, esasperato, un carattere tipico di Matheson: il “miscast”, l’individuo alle prese con una situazione incomprensibile o un ambiente che non lo accetta.

Hunger and Thirstial4Matheson scrive il suo primo romanzo, Hunger and Thirst, di carattere parapsicologico, nel 1953, ma sarà pubblicato solo nel 2010. Sempre nel 1953 pubblica il suo primo romanzo poliziesco Someone is bleeding. Ma è l’anno dopo che il suo talento esplode, con l’uscita del romanzo I am legend (pubblicato in Italia prima come I vampiri e poi col titolo Io sono leggenda).

Robert Neville è l’unico essere umano scampato a un’epidemia che ha ridotto il resto della specie a bande di esseri assetati di sangue, refrattari alla luce. Sono simili a vampiri, ma non sono esseri soprannaturali, tant’è che Neville si improvvisa scienziato per scoprire un antidoto a quella malattia. Di giorno infatti attraversa la città per uccidere i “vampiri” che dormono isolati e per raccogliere libri e materiale scientifici per i suoi studi ed esperimenti. Di notte si rinchiude assediato dagli esseri che vedono in lui l’unico superstite di un’umanità da sterminare.

I am legend non è solo il capolavoro di Matheson, ma un capolavoro letterario che esce dai confini del genere. Il suo stile asciutto eppure ricercato, la tensione spasmodica, la profondità psicologica, l’angoscia palpabile che trasmette ne hanno fatto un libro indimenticabile la cui fama si è costruita con il tempo. E che è riuscita a sopravvivere a innumerevoli imitazioni e involgarimenti. Tutto il filone zombi-cannibalistico che parte da La notte dei morti viventi e arriva alle serie horror odierne, televisive ma anche video-ludiche, altro non è che un plagio non dichiarato dello spunto di partenza di I am legend.

Gran parte dell’opera di Matheson vive di spunti autobiografici. La città senza nome dove I am legend è ambientato è la città californiana in cui vive all’epoca. Ma nel libro c’è un carattere personale più sfumato e profondo, che l’autore rivela in un’intervista del 1981:

“A quell’epoca soffrivo di una certa paranoia: forse era dovuta alle incertezze della mia carriera di scrittore e alle pressioni economiche connesse al mantenimento di una famiglia. All’epoca in cui mi sono sposato, nel 1952, il mio scrivere mi aveva fruttato 500 $.”

Il successo del romanzo infatti non è tale da renderlo indipendente, e così per lavorare si trasferisce in un’altra zona della California. La cantina della sua nuova casa diventa lo sfondo del romanzo successivo, del 1956: The shrinking man (tit. it.: Tre millimetri al giorno). L’anno successivo il libro diventa un film The incredible shrinking man (tit. it.: Radiazioni BX: distruzione uomo), per il quale lo stesso Matheson scrive la sceneggiatura, esordendo così nel cinema. Per una disamina di libro e film rimando all’ottima scheda scritta da Giovanni Mongini nella sezione Riviviamoli. Il libro usa una scansione temporale fatta di continui salti in avanti e indietro, non lineare come nel film, e ancora una volta Matheson si rivela maestro nel trasmettere l’angoscia di una persona travolta da una situazione allo stesso tempo fantastica ed estrema.

Il successo del film è tale che i produttori commissionano un seguito a Matheson, che scrive The fantastic shrinking girl, un copione che non sarà mai girato.

Accanto ai romanzi, Matheson non smette mai di scrivere racconti brevi, pubblicati sulle più disparate riviste di sf e horror, e raccolte in diverse antologie che si susseguono negli anni. La prima è del 1954: Born of man and woman.

u206Nel 1958 pubblica un romanzo classificabile come horror, anche se di un tipo sottile e profondo: A stir of echoes (tit. it.: Io sono Helen Driscoll). Tom Wallace è impiegato in una ditta aeronautica (come Matheson) e vive in un’anonima città californiana. Improvvisamente scopre di poter ascoltare i pensieri degli altri, ma anche di una donna morta che sconvolgerà la sua vita. Sorprendente la capacità di Matheson di trascinare il lettore in un vortice di tensione, basato sulle suggestioni e le allusioni, coerente con questa sua dichiarazione:

“Il terrore è quel che non vedi. È quello che immagini.”

Rod-Serling-Borderless

Rod Serling

Nel 1959 Matheson e altri scrittori sono convocati dallo sceneggiatore televisivo Rod Serling per la proiezione privata di un telefilm di mezz’ora intitolato Where is everybody?, che altro non è che l’episodio pilota di una nuova serie antologica basata sulle diverse sfaccettature del fantastico, di cui Serling è l’ideatore: The twilight zone (conosciuta in Italia come Ai confini della realtà). Serling chiede agli scrittori convocati di collaborare alla serie. Matheson è fra quelli che accettano.

Tra il 1959 e il 1964 Matheson scrive 14 copioni per questa serie destinata alla leggenda, 5 dei quali tratti da suoi racconti e 8 del tutto originali. Impossibile qui fare una disamina di tutti quanti. Ci limitiamo a menzionare solo due: Nick of time, perché è il preferito da Matheson, è The invaders, perché è il preferito dalla maggior parte dei fan della serie.

Nick of timeNick of time, trasmesso il 18 novembre 1960, racconta di una giovane coppia di neo-sposini che si ferma in una tavola calda in cui il ragazzo (William Shatner, il futuro capitano Kirk di Star Trek) rimane ossessionato dai cartellini che un giocattolo che “predice la fortuna” gli propina di continuo.

InvadersTwilightZone2The invaders, trasmesso il 27 gennaio 1961, è un capolavoro di suspense. Una vecchia contadina sola (Agnes Moorehead) si trova a combattere contro piccoli extraterrestri intenzionati a cominciare l’invasione del mondo dalla sua fattoria. Mezz’ora di tensione spasmodica scritta, interpretata e girata benissimo. Da segnalare anche la colonna sonora di Jerry Goldsmith, insolitamente ricca e complessa per un telefilm. Stranamente, nonostante l’enorme favore di pubblico che l’episodio conserva ancor oggi, Matheson si è sempre detto deluso dalla regia di Douglas Heyes.

Nel 1960 esce The beardless warriors (tit. it.: I ragazzi della morte), un romanzo in cui Matheson rievoca senza retorica e con grande vigore le proprie esperienze di guerra.

Nello stesso anno scrive la sceneggiatura di House of Usher (tit. it.: I vivi e i morti), il primo film della serie della AIP (American International Pictures) tratta dai racconti di Edgar Allan Poe, interpretata da Vincent Price e diretta da Roger Corman. Con lo stesso regista e interprete Matheson sceneggia anche The pit and the pendulum (tit. it.: Il pozzo e il pendolo), Tales of terror (tit. it.: I racconti del terrore), e The raven (tit. it.: I maghi del terrore). Sono film entrati nella storia del cinema horror, dove i tre talenti si combinano con risultati di grande spessore drammatico, tra colori squillanti, scenografie barocche e riletture psicanalitiche, anche se non sempre fedeli ai testi originali. In questo senso il più vicino al testo di Poe, in trama e spirito, è House of Usher.

Nel 1962 Matheson viene contattato da Alfred Hitchcock per scrivere la sceneggiatura di Gli uccelli, tratto dal racconto di Daphne Du Maurier. Matheson racconta:

“A quell’offerta risposi: ‘Mr. Hitchcock, non credo che lei dovrebbe mostrare troppi uccelli – più uccelli mostrerà, meno spaventoso sarà’. Mi giocai l’incarico in 10 secondi.”

Il 22 novembre 1963 Mathesone e lo scrittore Jerry Sohl stanno giocando a golf quando ricevono la notizia dell’assassinio del presidente Kennedy:

“Subito tornammo a casa, depressi. Mentre guidavamo lungo uno stretto passo di montagna, un camion cominciò a starci appiccicato. Il delitto Kennedy ci aveva fatto infuriare, e come sfogo cominciammo a inveire contro il camionista.”

Questo episodio sedimenterà per anni, e avrà conseguenze importanti nella carriera di Matheson e, in qualche modo, persino nella storia del cinema.

ultimouomodellaterraNel 1964 esce L’ultimo uomo della terra, il primo dei tre adattamenti cinematografici di I am legend. È una coproduzione italoamericana diretta da Sidney Salkow e Ubaldo Ragona, interpretata da Vincent Price e girata a Roma,  in gran parte fra gli spettrali monumenti dell’EUR. Si avvale di una sceneggiatura dello stesso Matheson, che però viene talmente rimaneggiata che lo scrittore preferisce usare lo pseudonimo Logan Swanson. Questo il suo commento al riguardo:

“Ne rimasi deluso, anche se più o meno seguiva la mia trama. Penso che Vincent Price, che adoro in ognuno dei film che ho scritto, fosse fuori parte. Trovai povera anche la regia.”

Nel corso degli anni ’60 racconti, tv e cinema sono la sua principale attività, a scapito della narrativa lunga. nel 1968 scrive per Playboy il racconto Duel, che prende spunto dall’aneddoto con il camion raccontato prima. Un commesso viaggiatore, Dave Mann, sorpassa durante un viaggio in un camion troppo lento e il camionista, per ripicca, comincia a inseguirlo deciso a ucciderlo.

10-fun-facts-about-steven-spielbergs-duelDa questo racconto Matheson scrisse la sceneggiatura per un film tv con lo stesso titolo, che fu trasmesso nel novembre 1971. A dirigerlo è un giovane regista che si è già messo in luce con i suoi vivaci cortometraggi studenteschi: Steven Spielberg, che imprime alla vicenda, così semplice e lineare, un vigore drammatico e un brio registico impressionanti, insoliti per un film televisivo. Il film ha un tale successo che la Universal, la casa produttrice, decide di far girare 15 minuti di nuove scene e di distribuirlo nelle sale cinematografiche. Il resto è nella storia del cinema, come dicevamo.

Sempre nel 1971 Matheson torna al romanzo con Hell House (tit. it.: La casa d’inferno), un thriller incentrato sullo spiritismo che è solitamente considerato un passo falso nella sua stimatissima carriera. Il regista John Hough ne trarrà il film omonimo (tit. it.: Dopo la vita).

Matheson inizia anche una proficua collaborazione con il regista televisivo Dan Curtis, allora reduce dal successo della serie “vampiresca” Dark shadows.

Il primo frutto della loro collaborazione è il film tv The night stalker, incentrato sul pittoresco giornalista Kolchak (Darren McGavin) che indagando su una serie di bizzarri omicidi a Las Vegas scopre che sono commessi da un vampiro. Il film è trasmesso nel gennaio 1972 e totalizza 75 milioni di spettatori: il più grande successo nella storia della tv americana, all’epoca.

Normale quindi che Curtis e Matheson tornino insieme per realizzare il seguito, The night strangler. Kolchak si sposta a Seattle per indagare su altri omicidi e scopre che stavolta il responsabile è un alchimista vecchio di 300 anni.

trilogiadelterrorecoverLa collaborazione con Curtis produce altri 6 film tv, il migliore dei quali è Trilogia del terrore (1975), dove Karen Black interpreta tre episodi tratti da altrettanti racconti del Nostro. Indimenticabile soprattutto il terzo, dove la protagonista è perseguitata da un feticcio africano zannuto e sanguinario.

Nello stesso periodo Matheson scrive un film tv che vale la pena ricordare: The stranger within, tratto dal racconto Mother by protest e diretto da Lee Philips. Ann Collins (Barbara Eden) è una donna che viene messa incinta da un extraterrestre, mentre suo marito David (George Grizzard) assiste impotente e attonito al suo costante cambio d’umore, senza capire che la volontà della moglie è sempre più sopraffatta da quella dll’alieno che lei ospita. Scegliendo il punto di vista del marito, Matheson e il suo regista conducono lo spettatore in una spirale d’angoscia crescente e allucinata.

Nel 1975 scrive Bid time return (tit. it.: Appuntamento nel tempo) che segna una svolta romantica nella sua vena fantastica. Il romanzo racconta la storia di Richard Collier, uno sceneggiatore malato di cancro, che, tramite l’autoipnosi, viaggia nel tempo all’inizi del ‘900 per incontrare un’attrice della cui immagine è ossessionato. Vivrà con lei una storia d’amore che attraverserà le epoche. Anche questo romanzo parte da uno spunto autobiografico (l’ossessione dell’autore per l’attrice Maude Adams, vissuta fra l’800 e il ‘900), e anche stavolta Matheson ne cura l’adattamento cinematografico intitolato Somewhere in time, girato nel 1980 da Jeannot Szwarc e interpretato da Cristopher Reeve e Jane Seymour. Il film in realtà cattura solo in parte l’atmosfera sognante e intensa del libro.

what-dreams-may-comeLa vena romantica dello scrittore si evidenzia in un altro romanzo del 1978, ancor più ambizioso: What dreams may come. Il vedovo Chris Nielsen, ancora uno sceneggiatore, muore in un incidente e cerca la moglie nell’aldilà. Quando scopre che si trova all’inferno perché suicida, non esita ad attraversarlo per raggiungerla e riunirsi a lei. È un romanzo ricco e complesso, carico di simbolismi religiosi e psicanalitici, che riflette l’interesse dell’autore per le credenze sulla vita dopo la morte.

Nel 1998 Vincent Ward ne trarrà una versione cinematografica a cui Matheson non collabora e che si segnala soprattutto per gli effetti speciali e per l’interpretazione di un ottimo Robin Williams.

Nel 1979 Matheson scrive il copione dell’ambizioso adattamento televisivo di Cronache marziane di Ray Bradbury, una grossa coproduzione internazionale che include anche la Rai, diretta dall’inglese Michael Anderson. Il risultato è una diligente trascrizione del libro, senza voli particolari.

Da allora Matheson dirada molto i suoi impegni televisivi e cinematografici. Riguardo al suo lungo periodo televisivo, disse nel 1979:

“Lavoro in un campo in cui non ci sono norme di studio o regolamenti, a parte non essere troppo sanguinolenti, troppo scioccanti, usare linguaggio scurrile e così via. E oggi c’è molta più varietà nel genere di lavoro che si fa’ per la tv, specialmente con i film dell’orrore, che sono in pratica i vecchi film di serie B, ma fatti con stile.”

Nel corso degli anni ’80 sembra vivere quasi un periodo di ripensamento. Poche sceneggiature, fra cui quella del 4° episodio di Twilight zone-The movie (tit.it: Ai confini della realtà), il film omnibus con cui Steven Spielberg cercò di far rivivere al cinema la vecchia serie televisiva, con risultati scadenti, sia commerciali che artistici. L’episodio scritto da Matheson, Nightmare at 20,000 feet, quantomeno è il più divertente. Per il resto Matheson si occupa perlopiù di rieditare in antologie tutta la sua grande mole di racconti brevi.

Negli anni ’90 e 2000 ritorna a scrivere copiosamente, e diversifica la sua attività, scrivendo persino 4 romanzi western (genere che aveva bazzicato saltuariamente negli anni ’50 con alcuni racconti), un libro per ragazzi (Abu and the seven marvels, 2002), dei polizieschi (7 steps to midnight, 1993; Now yo see it…, 1995; Hunted past reason, 2002), e pubblica alcuni romanzi inediti di gioventù.

Il cinema torna a interessarsi dei suoi libri, adattandone alcuni, pur senza il suo contributo: Stir of echoes (tit. it.: Echi mortali, 1999), I am legend (tit. it.: Io sono leggenda, 2007, con Will Smith), The box (2009), Real steel (2011).

fineusneec0Ma mi piace ricordare soprattutto un episodio della serie tv Masters of horror dal titolo Dance of the dead (2005). Adattato da un racconto del 1955 dal figlio stesso di Matheson, Richard Christian Matheson, e diretto da Tobe Hooper, è un agghiacciante vicenda ambientata in un futuro postapocalittico. Una ragazza, Peggy, sfugge al controllo della madre per partecipare a una festa danzante dove i ballerini sono cadaveri rivitalizzati da una droga che li rende schiavi. Qui Peggy farà una scoperta atroce. La regia vivace di Hooper e le reinvenzioni di Matheson jr., che aggiunge un’atroce vendetta alla vicenda, rendono il film memorabile.

Richard Matheson ci ha lasciato nel 2013, lasciando una mole di scritti enorme, se considerata in tutte le sue varietà e collaborazioni. Molti suoi romanzi e racconti godono di grande fortuna e vantano una schiera di appassionati. Probabilmente uno dei motivi del suo successo sta in una sua specie di sincerità, di confessione personale, che emergeva pur filtrata dai canoni del fantastico, horror, fantasy o fantascienza che fosse.

“Nella pagina scritta viene fuori tutto. Qualsiasi psicologo potrebbe analizzare i miei lavori e ottenere un buon psicogramma personale del mio sviluppo nel corso degli anni. Non è possibile separare la propria vita da ciò che si scrive.”

L'Autore

Mario Luca Moretti

Altri interessi oltre al cinema e alla letteratura SF, sono il cinema e la la letteratura tout-court, la musica e la storia. È laureato in Lingue (inglese e tedesco) e lavora presso l'aeroporto di Linate. Abita in provincia di Milano

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