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Terrore nello spazio

Titolo Italiano Terrore nello spazio Interpreti Barry Sullivan sm_sullivan
Titolo spagnolo Terror en el espacio
Titolo USA Planet of the vampires Norma Bengell sm_benguell
Produzione Italia-Spagna
Anno 1965/Colori Angel Aranda sm_aranda
Durata 88′
Regia Mario Bava Ivan Rassimov sm_rassimov
Musiche Gino Marinuzzi jr.
Tratto dal racconto Una notte di 21 ore di Renato Pestriniero Altri interpreti Evi Maranda, Stelio Candelli, Franco Andrei

“Per Terrore nello spazio non avevo nulla a disposizione. Dico, c’era il tatro di posa, vuoto e squallido, perché mancavano i soldi: avrebbe dovuto rappresentare un pianeta. Che ho fatto allora? Nel teatro a fianco c’erano due rocce di plastica, residuo di qualche film mitologico, le ho prese e messe in mezzo al mio set, poi per coprire il pavimento ho seminato quegli zampironi fumogeni e ho oscurato lo sfondo. Poi spostando quelle due rocce da un posto all’altro ho girato il film.” Così Mario Bava ricorda le riprese di quello che è considerato il migliore dei pochi film di fantascienza italiani.
E in effetti, problemi economici a parte, il film è un vero gioiello di suspense, ma anche di fantasia cromatica e inventiva pittorica: nemmeno registi più blasonati di Bava che si sono cimentati con con la sf, come Petri o Ferreri, lo hanno eguagliato in questi aspetti. Basti citare la scena forse migliore di tutto il film, l’esplorazione dell’astronave aliena piena di cadaveri: un capolavoro tanto di invenzione visiva come di tensione narrativa.

Non mancano le ingenuità tipiche del cinema popolare italiano dell’epoca, come risse ridicole o espedienti puerili per portare avanti la storia, ma alla fine tolgono poco al godimento.
Se si cita “Terrore nello spazio” è sempre per dire che è stato plagiato da Alien, sia per l’atmosfera horror che per alcuni snodi della trama, come la scoperta di una nave tomba di giganteschi extraterrestri. Che dire? Le somiglianze fra i due film sono troppo evidenti per pensare a una coincidenza, ma tant’è.
Il film è tratto dal racconto Una notte di 21 ore di Renato Pestriniero, uno dei decani della sf italiana. Riguardo al film Pestriniero scrisse in una lettera al nostro amico Luca Magnoli: “All’uscita del film ho fatto fatica a riconoscere il mio racconto; per fortuna la parte psicanalitica ‘tradita’ è stata sostituita da un’atmosfera di suspence grazie alla bravura di Bava”. Il racconto è imbevuto di un’atmosfera tetra e funerea insolita in una space-opera. Bava la riproduce in maniera molto personale. E in effetti più che la trama del racconto ne riprende vari spunti ed episodi, a cominciare da quello degli astronauti redivivi, che diventa il fulcro centrale tanto del racconto che del film. La spiegazione finale – “psicanalitica” appunto – è del tutto assente nel film, come dice Pestriniero, e il rapporto fra il protagonista è suo fratello, centrale nel racconto, nel film è a malapena accennato.

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La trovata finale del film è indubbiamente molto originale, almeno nel linguaggio cinematografico: lo spettatore viene volutamente ed abilmente ingannato durante tutto il film sulla provenienza di coloro che, subito e inconsciamente egli identifica come terrestri e ingannato allo stesso modo fu il critico del Corriere della Sera che, all’epoca, ritenne quella attirata sul pianeta una spedizione terrestre… Ad una seconda e più attenta visione ci si accorge, però, che, per esempio, gli astronauti non menzionano mai la Terra, ma parlano de “il loro mondo” o “il loro pianeta”, misurano il tempo in un modo diverso dal nostro e le croci sono diverse dalla norma: particolari che, a tutta prima, vengono interpretati solo come il segno di un’evoluzione futura, si rivelano, in realtà, come propri di una diversa razza pur simile alla nostra ma proveniente da un pianeta più evoluto.

La recitazione, pur dai toni eccessivamente enfatici in certi momenti, è discreta. Le tute spaziali, spaventosamente simili a quelle dei sub, sopportano comunque un rapido esame per cui, tutto sommato un tentativo onorevole dotato peraltro di una forza e di un’originalità del tutto nuove.

Singolare per un film italiano, non solo dell’epoca, la colonna sonora di Gino Marinuzzi jr.  per come combina un classico commento orchestrale con sperimentazioni elettroniche.

La pellicola di Mario Bava ha girato negli Stati Uniti sotto diversi titoli: Demon Planet, The Haunted Planet, The Haunted World, The Outlawed Planet, Planet of Blood, Planet of Terror, Planet of the Damned, Planet of the Vampires, Space Mutants e Terror in Space e fu apprezzato, meritatamente, dagli appassionati.

Per finire in bellezza, una versione restaurata è stata presentata al festival di Cannes di quest’anno e sarà distribuita nelle sale francesi.

L'Autore

Giovanni Mongini e Mario Luca Moretti

Firmano assieme soprattutto schede e articoli riferiti agli anni '50, periodo che Vanni Mongini conosce benissimo e ama particolarmente.

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