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The Martian

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All’origine di The martian, il film di Ridley Scott vincitore di due Golden Globe, c’è un romanzo dello scrittore americano Andy Weir. Questo romanzo ebbe una storia editoriale insolita anche per quest’epoca di auto-editoria più o meno elettronica. Weir – ingegnere informatico e figlio di un fisico, quindi con una solida formazione scientifica – cominciò a scriverlo nel 2009, dopo un’approfondita ricerca sulle reali tecnologie e metodologie relative ai voli spaziali. In seguito a sfortunate esperienze precedenti, decise di pubblicarlo a puntate sul proprio blog nel 2010. Questa modalità spiega anche la scansione narrativa del romanzo: guaio del protagonista, soluzione, nuovo guaio e così via.

Andy Weir

Andy Weir

Su richiesta dei fans, Weir decise di autopubblicarlo su Amazon Kindle nel 2011. Nel giro di tre mesi divenne il titolo di fantascienza di maggior successo su Amazon.
Quindi, ancor prima di una pubblicazione cartacea, Weir cominciò a essere contattato da agenti letterari e editori (categorie di cui diffidava dopo i suoi primi insuccessi letterari) e da case di produzione hollywoodiane. Nel gennaio 2013 uscì una prima edizione in formato audiobook, presso Podium Publishing, e nel febbraio 2014 la prima edizione cartacea, pubblicata dalla Crown.
Fra i primi lettori dell’ ebook ci fu Aditya Sood, un giovane produttore cinematografico, che lo propose al suo capo, Simon Kinberg. Questi incaricò Drew Goddard di curarne la sceneggiatura, che fu pronta nell’ottobre 2013. Apprezzato autore televisivo (Buffy, Lost, Alias fra i suoi lavori) e cinematografico (Cloverfield, World War Z). Goddard scrisse il suo adattamento tenendosi in contatto con Weir e ottenendo la sua approvazione per le poche modifiche apportate al romanzo (come la lezione finale tenuta da Watney).

Drew Goddard

Drew Goddard

Goddard all’epoca aveva come unica esperienza di regia il film horror Quella casa nel bosco e forte di quella si propose anche come regista.
Kinberg propose il copione a Matt Damon, offrendogli il ruolo del protagonista Mark Watney, e Damon si disse subito entusiasta del progetto. Goddard però smorzò quasi subito i suoi propositi di regista, preferendo concentrarli su un altro film, Sinister Six (progetto che tuttora è in fase di pre-produzione). Per sbloccare la situazione in fretta (e non perdere l’opportunità di avere una star come Damon), Kinberg contattò Ridley Scott nel maggio 2014. Questi ne approfittò per liberarsi da un progetto che non lo entusiasmava (il seguito del suo film Prometheus), mostrandosi subito interessato dall’accuratezza scientifica del copione e del libro originale. Una delle cose che lo affascinarono fu la somiglianza del soggetto con un suo progetto mai realizzato: l’adattamento del romanzo Robinson Crusoe di Daniel Defoe,.
Eppure le incertezze di Goddard in qualche modo contagiarono Scott, che al loro primo incontro disse allo sceneggiatore: “C’è qualcosa che mi sfugge, c’è un problema qui, perché non vuoi farlo?”
Superati questi dubbi iniziali, l’ingresso di Scott nel progetto riaccese sia l’entusiasmo di Damon che della Fox, che rilanciò il progetto.

Ridley Scott

Ridley Scott

Nonostante le incertezze, Goddard lavorò a stretto contatto con Scott nella fase preparatoria del progetto. Fu durante queste sedute che Scott ebbe l’idea del video-diario del protagonista (assente sia nel libro che nel primo script), lasciandola elaborare da Goddard.
Prima delle riprese Scott discusse molto anche con Matt Damon nel preparare il personaggio di Mark e l’approccio generale del film. Damon racconta:

“La prima volta che parlai con Ridley […] dissi: ‘Questo non è uno di quei film esistenziali sulla sopravvivenza, ma ci dev’essere un senso di terrore e dobbiamo sentire l’enormità delle sfide del protagonista. altrimenti sarà il solito film per ragazzi del tipo ehi-ma-non-è-davvero-in-pericolo.’ Questa è stata la vera chiave. E Ridley fu d’accordo. Bisogna stabilire il punto d’equilibrio di far sentire il pericolo senza mai essere pesanti.”

Dal canto suo Scott osservò:

“Non è un uomo solo su un’isola come Robinson Crusoe – è un uomo solo su un pianeta che si aspetta di essere osservato. Ci sono attrezzature e videocamere tutt’intorno a lui. Si comporta con l’intenzione di preservare tutte queste cose per l’umanità. Così c’è la solitudine, ma non vive come se fosse del tutto solo.”

In novembre la troupe si recò ai Korda Filmstúdió, posti nella località mineraria ungherese di Etyek, non lontano da Budapest. La scelta cadde sui Korda semplicemente perché uno dei suoi teatri di posa è allo stesso tempo il più largo e il più alto del mondo: l’ideale per rendere la vastità di un ambiente marziano. Un altro studio dei Korda invece fu usato per ricreare l’astronave Hermes, dove è ambientata la prima parte del film. Le poche scene in esterno “terrestre” (vale a dire l’esterno della NASA e del centro spaziale cinese) furono girate a Budapest, usando due modernissimi palazzi della città. Le riprese cominciarono il 24 novembre.

Le riprese ai Kordastudiòs

Le riprese ai Korda Filmstùdiò

Sul set la troupe fu raggiunta dal fisico austriaco Rudolf Schmidt, l’Ispettore Genarale dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), che partecipò alle riprese come consulente sul campo. Schmidt descrive così la sua esperienza:

“Il mio compito era puntualizzare a Scott qualunque cosa mi sembrasse troppo inverosimile, anche se perlopiù la storia sta in piedi; ad esempio nel film l’equipaggio dell’Ares 3 impiega 140 giorni per raggiungere il Pianeta Rosso. Avemmo discussioni a Budapest riguardo a questi numeri: sono realistici o sono troppo ottimistici? (…) Certo è un po’ ottimistico, sarebbe un viaggio po’ troppo veloce se fatto al giorno d’oggi. Ma forse tra 20 anni avremo propulsioni – chimiche o di altro tipo – più efficaci, così può darsi che  per allora i numeri su cui il film si basa siano diventati realistici.”

Rudolf Schmidt

Rudolf Schmidt

Confrontando il personaggio di Mark con gli astronauti conosciuti da Schmidt, lo scienziato commenta:

“Gli astronauti sono spesso in situazioni pericolose per la loro vita. Possono esserci falle, ci sono stati piccoli incendi nelle stazioni spaziali. La prima cosa che pensi quando rilevi un problema è: ‘Quanto è pericoloso? Devo scappare e tornare sulla Terra?’ (…) I periodi di stress vanno e vengono, ma sono consapevoli che da un momento all’altro  può suonare l’allarme. Come puoi sopravvivere se non hai un po’ di senso dell’umorismo? (…) Così sì, penso che un tipo spiritoso come Mark sia un ottimo ritratto dei personaggi che vanno nello spazio.”

Negli studi furono portate 1000 tonnellate di sabbia tinta artificialmente di rosso. Lo scenografo Arthur Max portò con se anche le migliaia di foto scattate durante una visita al Johnson Space Center di Houston: praticamente tutto ciò che riguardava la natura di Marte, ma anche le tute spaziali e gli automezzi progettati per uno sbarco su Marte, e usò tutto questo materiale per assemblare scene e costumi.

Storyboard di Scott

Storyboard di Scott

Inizialmente furono approntate delle copie esatte delle tute della NASA, ma queste mostrarono alcuni problemi tecnici (ad esempio nascondevano i volti degli attori); così la costumista Janty Yates ne disegnò di nuove, più adatte alle riprese.
La prima scena a essere girata fu quella della tempesta di sabbia, che è la scena di gran lunga più inverosimile dal punto di vista scientifico: infatti l’intensità dei veri venti marziani non supera mai quella di una brezza terrestre.
Subito dopo la tempesta furono girate tutte quelle scene che implicavano gli attori secondari. Finito la loro parte di lavoro, furono tutti allontanati dal set: questo per una precisa scelta di regia di Ridley Scott, che voleva impedire a Matt Damon di confrontarsi con altri colleghi, in modo da infondergli il senso di isolamento e solitudine che contraddistingue il suo personaggio. Questa scelta si rivelò efficace in diversi momenti, come quella in cui Mark piange ascoltando la voce registrata del comandante Lewis: a detta di Scott, le lacrime di Damon erano vere e il regista diede buona la prima, tanto ne fu impressionato.
La rigidità dell’inverno ungherese non consente la coltivazione delle patate, e così fu approntata in studio una vera serra per la coltivazione dell’unico alimento di Mark.

Matt Damon, Ridley Scott e la troupe a Wabi Rum

Matt Damon, Ridley Scott e la troupe a Wadi Rum

Wadi Rum, una località desertica della Giordania, fu scelta per simulare il deserto di Marte. Qui furono girate le scene in esterno. Scott scelse questa location su suggerimento di Arthur Max, che gli mostrò una foto di Wadi Rum e una del pianeta Marte scattata dal Curiosity Rover, senza spiegargli quale fosse l’una e quale l’altra. Secondo Scott,

“c’è una perfezione nella semplicità dell’ambiente. Non c’è vegetazione, è secco e magnifico. Sapevo che era l’unico posto dove fare un pianeta strano.”

Le riprese in Giordania ebbero luogo dal 6 al 14 marzo 2015. In segno di ringraziamento per l’ospitalità ricevuta, la produzione regalò il rover marziano usato nel film al Royal Automobile Museum di Amman, dove è esposto.
In tutto le riprese durarono 72 giorni, due meno del previsto. Gli ambienti impiegati furono 20: pochi per un film di tale spettacolarità e impegno, ma molti per un film che per più della metà vede in scena un solo attore. Il costo complessivo 108 milioni di dollari, due milioni meno del previsto.

Il rover esposto al RAM

Il rover esposto al RAM

Già durante la stesura del romanzo, Andy Weir si tenne in costante contatto con la NASA, chiedendo consigli e informazioni sia sulla natura di Marte che sui progetti spaziali relativi al pianeta rosso, sempre ottenendo grande disponibilità.
Nel libro la NASA è descritta come un ente dotato di grande capacità decisionale, disponibilità economica e larghezza di mezzi. Un ritratto poco realistico, se lo si confronta con la NASA di oggi.Dice Weir:

“Scrissi così’ per comodità, in modo da poter descrivere la decisione di andare e tornare sulla Terra senza dover inventare un qualche consesso di governi internazionale; alla fine ho descritto la NASA come piacerebbe agli appassionati dello spazio, piuttosto che l’agenzia che abbiamo realmente.”

Il successo del romanzo fu interpretato dalla NASA come l’inizio di un risveglio dell’interesse dell’opinione pubblica verso i viaggi spaziali, e specialmente per quelli su Marte. Come risultato, Weir fu invitato a passare una settimana al Johnson Space Center, dove incontrò di veri astronauti.
Così quando Ridley Scott e il co-produttore del film Mark Huffman contattarono Bert Ulrich, il responsabile del settore cinema e tv della NASA, i dirigenti dell’agenzia colsero l’occasione per bissare il riscontro promozionale avuto con il romanzo.
Dopo i primi incontri fra Ulrich e Scott, ben due figure eminenti della NASA si misero a disposizione come (consulenti: James L. Green direttore della Divisione Scienze Planetarie), Dave Lavery (direttore del Programma per l’Esplorazione del Sistema Solare).

Green stabilì un sistema di teleconferenze che durò alcune settimane, con le quali (di persona o tramite

James L. Green

James L. Green

collaboratori) rispose a tutte le domande postegli dal regista. “Volevamo solo aiutarlo a disegnare il film”, dichiarò poi Green.
Oltre alla collaborazione fornita allo scenografo e alla costumista, di cui abbiamo già parlato, Drew Goddard visitò il Jet Propulsion Laboratory (JTL), un’azienda che fornisce attrezzature robotiche per la NASA, l’attrice Jessica Chastain (il comandante Melissa Lewis) potè incontrare l’astronauta Tracy Caldwell Dyson, mentre Chiwetel Ejiofor (Vincent Kapoor, direttore della Missione Marte)

discusse con vari tecnici della NASA e del JTL.
Nel corso del film appaiono diversi filmati e fotografie fornite dalla NASA stessa, e alla troupe fu concesso di riprendere i decolli da Cape Canaveral. Uno di questi fu, il 5 dicembre 2014, il lancio della navicella Orion, progettata per il trasporto di uomini e mezzi dalla Terra a vari punti nel Sistema Solare a partire dal 2020 (Marte è una meta prevista per il 2030). A bordo della Orion c’era la prima pagina del copione di The martian.
Il 19 settembre 2015 il film fu proiettato in anteprima nientemeno che a bordo dell’ISS, la Stazione Spaziale Internazionale, in orbita intorno alla terra a circa 400 km d’altezza.
Non è la prima volta che la NASA collabora con Hollywood (Conto alla rovescia di Robert Altman, 1967, e Armageddon di Michael Bay, 1998, fra i precedenti), ma mai con una tale profusione di personale e mezzi.
Un aspetto he gli esperti della NASA hanno trovato irreale è l’ambientazione disegnata da Arthur Max per gli interni della NASA, molto più lussuosi ed eleganti di quelli reali, che hanno un aspetto ben più dimesso. Ma del resto quella vista nel film è un’ipotetica NASA del futuro, non quella della realtà odierna.

Anteprima sulla SIS

Anteprima sulla ISS

 

Titolo Italiano Sopravvissuto – The Martian Interpreti Matt Damon
Titolo originale The Martian
Produzione USA Jessica Chastain
Anno 2015/Col.
Durata 2h 24min Kristen Wiig
Regia Ridley Scott
Musiche Harry Gregson-Williams Jeff Daniels
Tratto dal romanzo di Andy Weir
    Altri interpreti Michael Peña, Sean Bean Sean Bean, Kate Mara, Sebastian Stan, Aksel Hennie

L'Autore

Mario Luca Moretti

Altri interessi oltre al cinema e alla letteratura SF, sono il cinema e la la letteratura tout-court, la musica e la storia. È laureato in Lingue (inglese e tedesco) e lavora presso l'aeroporto di Linate. Abita in provincia di Milano

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