Il taxinvolo atterrò accanto al palazzo. Adam appoggiò il dito sullo scanner e il costo del viaggio venne addebitato automaticamente sul suo conto. Solo allora si sbloccarono le chiusure e l’uomo poté scendere. Nella mente stava già organizzando il programma della giornata.
Il primo giorno di libertà.
E il programma era piuttosto semplice. Prima, giochi appassionati con la moglie. Finalmente, senza fretta, senza scadenze che gli incombevano sulla testa e problemi urgenti da risolvere. E soprattutto senza il comunicatore aziendale. Era quella la cosa più irritante. Non sapeva mai quando, nel bel mezzo dei suoi pensieri, avrebbe potuto squillare dentro la sua testa l’odiata voce leggermente roca del capo, oppure il pigolio della segretaria, con l’ennesimo incarico urgente da svolgere.
Un vero incubo, quando sei lì che anneghi nel piacere, la tua amata è eccitata al massimo e ti cavalca, quando le stringi le tette o stai rilassato nella vasca da bagno e quei bastardi gracchiano nelle tue orecchie:
«Signor Robinson, abbiamo per lei un nuovo incarico. La questione è urgente, la preghiamo di presentarsi entro un’ora alla centrale, dove le verranno forniti ulteriori dettagli».
E anche se gli giravano parecchio, si vestiva in fretta e furia per correre al lavoro, dove gli davano l’arma giusta per portare a termine la missione:
«Tenga, è il CX-760. Si rechi nel settore 5.6 XC, dove si sono moltiplicati i topo-lupi. Ben la sta già aspettando di sotto, col velocismo a pattino».
Robinson si stupiva sempre di aver sopportato tanto per tutti quegli anni. Ma ancora di più lo sorprendeva il fatto che tutto questo aveva cominciato a pesargli solo da due settimane. Di giorno in giorno sempre di più — come un ascesso gonfio di pus, che prima o poi doveva scoppiare per lasciar uscire tutto quello schifo.
Un doloroso processo di maturazione verso una scelta importante.
Quel giorno aveva risposto al capo reparto, — La ringrazio, ma non accetterò l’incarico — e quello era rimasto interdetto. Costui aveva incrociato le braccia sul petto e il volto si era irrigidito.
— Come sarebbe a dire?
— Semplicemente. Mi licenzio.
Il capo si era grattato nervosamente la pelata e tossicchiando disse: — Non puoi.
— Posso. Ciao.
Adam ancora stava scendendo la sudicia tromba delle scale e già si domandava con quale diritto quel bestione grasso e calvo, con le ascelle perennemente sudate a formare ignobili macchie umide sulla camicia e spargere uno sgradevole odore in tutto l’ufficio… Ma con quale diritto quel cretino voleva convincerlo che lui “non poteva” fare qualcosa?
Entrando nella squallida scala di casa sua, Adam decise che, dopo un impeto di passione, avrebbe portato Polly da Crockett a mangiare bistecche di krabonago. Deliziose e croccanti! Yum! Yum! E anche se sapeva benissimo che in realtà non erano di krabonago, gli brontolò comunque lo stomaco al pensiero del piacere che li attendeva. E al diavolo il fatto che fossero solo un ammasso di nano-particelle commestibili ricavate da rifiuti organici riciclati: l’importante era non pensarci e divorare quella roba con gusto, concentrandosi sul sapore divino di quella ricetta.
Viva la libertà!
Quando arrivò davanti alla porta, appoggiò il dito al lettore e l’ingresso si aprì silenziosamente. Entrò in punta di piedi, desideroso di fare una sorpresa a sua moglie. Con il pensiero impartì il comando di destrutturazione dell’intero abbigliamento e i suoi vestiti si trasformarono in una nube di nano-particelle che, in meno di un secondo, si ripose così com’era nel cassetto di nano-particelle predisposto.
Nudo, Adam si avvicinò lentamente alla porta della camera da letto. Da dentro provenivano i lievi gemiti di Polly.
Oh no, la poverina si sente male — si preoccupò Robinson, premendo il pollice sul sensore apri-stanza.
La porta si aprì senza rumore e vide…
Polly stava facendolo con un altro uomo.
Adam gridò, sconvolto da quella visione terribile.
Polly, sorpresa, balzò giù dal suo amante, che si rivelò essere… lui stesso. O meglio, l’uomo nel letto era identico a lui.
— A4B5HC7VX — disse quello nel letto, e Adam sentì calare il buio davanti agli occhi.
Polly ansimante, tornò in sé lentamente.
— Oddio, che spavento mi hai fatto! — scoppiò infine a ridere.
— Già… — sospirò il Robinson disteso sul letto. — Il clone che lavora al posto mio ha avuto un guasto. Adesso pensa di essere me. Temo di dover ordinarne uno nuovo.
Poco dopo, il clone disattivato venne sistemato nella capsula di rigenerazione. Questa volta Adam non attivò la funzione di energizzazione. Prima dovevano caricare nel clone la corretta personalità, completa di falsi ricordi. Per il momento era meglio lasciarlo spento.
Era Adam che di solito chiamava gli androidi “cloni”, perché in effetti il loro strato esterno era ricoperto di cellule del proprietario clonate, ma nonostante tutto gli risultava difficile considerarli delle macchine.
Adesso doveva per lo meno fare una telefonata in ufficio per spiegare al capo che si era trattato di un guasto al clone e da lì tutto il caos; ma c’era tempo: la cosa più importante era che nel letto c’era Polly, nuda. E un attimo dopo era già su di lei, penetrandola profondamente, assaporando i suoi gemiti sommessi, il profumo del corpo femminile sudato, la morbidezza vellutata della sua pelle.
Ma quei momenti di piacere durarono ben poco. Dopo qualche minuto, sentirono provenire dalla porta un urlo di rabbia e disperazione.
Robinson si voltò di scatto, mentre Polly strillava spaventata.
— A4B5HC7VX — disse Adam, vedendo entrare un altro suo clone.
La parola d’ordine era sbagliata però: l’androide avanzò verso il letto serrando i pugni.
— BG89TH07P — e questa volta il codice era giusto e il clone si afflosciò.
Polly ridacchiò nervosa.
— Scusa amore, questo era il clone che si occupa dei bambini e ha di nuovo un guasto — spiegò lui con voce rassegnata.
Polly lo consolò con un bacio appassionato e subito dopo ripresero i loro giochi sessuali.
A quel punto, un’altra Polly entrò silenziosamente nella camera da letto e vide il marito che si stava divertendo allegramente con una donna identica a lei. Polly sorrise e, in punta di piedi, si allontanò dalla stanza. Il clone addetto a soddisfare l’eccessivo appetito sessuale del marito funzionava perfettamente.
Titolo originale, Powrót do domu
© 2026 Krzysztof Dąbrowski
Adattamento in italiano di Franco Giambalvo
Supporto alla traduzione del testo polacco di ChatGPT
è uno scrittore e sceneggiatore polacco. I suoi libri sono stati pubblicati in Polonia, Stati Uniti, Spagna e Germania. Le sue storie sono state pubblicate in molti paesi. Gli piace collaborare con registi e fumettisti - è specializzato in Drabble scritti in polacco, ma facilmente adattabili a qualsiasi lingua.
