I tre custodi di Gaetano Taverna, hanno a che fare esattamente con che cosa?
Leggete e fate molta attenzione!

 

L’uomo camminava lentamente sulle dune pietrificate del deserto dell’Arizona.

Il giorno prima il cavallo si era azzoppato ed era finita l’acqua della borraccia. All’uomo però non importava: altri erano i suoi pensieri.

Da tempo faceva un sogno assillante, sempre lo stesso, così vivo, così reale. Dove la voce di un ragazzo lo incitava a raggiungere un villaggio al confine dell’Arizona. Non poteva essere un semplice un sogno.

L’uomo aveva sangue azteco nelle vene: i suoi antenati avevano combattuto gli spagnoli. E il suo istinto primordiale di indio gli diceva che quel sogno o incubo che fosse, in qualche modo doveva essere reale e lui voleva scoprirne il significato. Sapeva però che così avrebbe dovuto uscire allo scoperto. Tornare in circolazione. E su di lui c’era una dannata taglia, vivo o morto. Era un grosso rischio.

Controllò le sue armi, un fucile a canne mozze che portava legato dietro la schiena e il machete appeso alla cintola. Proseguì il cammino.

Il villaggio di Goldenville aveva perso ormai da tempo la sua vivacità. I filoni d’oro erano ormai esauriti e le poche persone rimaste cercavano di sopravvivere gestendo la stazione di transito delle diligenze e il passaggio dei mandriani che portavano il bestiame verso i ricchi mercati dell’est.

Un posto dannatamente dimenticato da Dio dove neanche il demonio ci metterebbe le zampe.

Così diceva Karyn, una delle proprietarie dell’unico saloon di Goldenville, l’Old Arcade. La donna era fiera del locale che aveva messo su dopo tanti sacrifici insieme alle vecchie amiche, Patti e Caroline. Ogni sera Karyn si esibiva allietando gli avventori con la sua voce e la musica del pianoforte che sapeva suonare con grande vivacità, mentre le sue socie si dedicavano al bancone e alla cucina.

Mike Fox non avrebbe scommesso un centesimo su quelle tre donne, da sole a gestire il saloon nel cuore di quel villaggio polveroso. Era lo sceriffo di Horseville, e lì i saloon erano gestiti da uomini e le donne erano occupate a fare ben altro.

«Buon giorno sceriffo. Non siete ancora scappato via da questo posto infernale!» disse sorridendo Patti mentre puliva il bancone.

«E come farei senza le vostre birre e bistecche?»

«Storie, voi siete qui per qualcos’altro! – disse Karyn raggiungendo l’uomo al tavolo – Allora, non ce lo volete dire perché siete qui?»

«E se ve lo dico, voi cosa mi date?»

«No, sceriffo, noi siamo in tre e siamo parecchio agguerrite!», disse Caroline uscendo dalla cucina con in mano un coltellaccio che non prometteva niente di buono.

«Ok, ok. Va benissimo così, ma per favore non insistete con le vostre domande. Ok?»

Karyn gli sorrise e annuì.

«Che vi porto per colazione?»

Il cigolio della porta del saloon distolse però l’attenzione di tutti.

Era un uomo ricoperto di polvere che non emanava di certo un buon odore.

Mike notò subito il fucile a canne mozze legato dietro la schiena e il machete appeso alla cintola. Il cuore gli sobbalzò: c’era solo un uomo che portava quel fucile in quella maniera.

L’uomo si tolse il cappello e chiese una pinta di birra senza sollevare il viso.

Patti lo squadrò in modo poco amichevole.

«Senti amico, mi stai sporcando il saloon. Prendi la birra e sparisci. D’accordo?»

L’uomo non si scompose, lasciò la birra sul bancone insieme alle sue cose e uscì dirigendosi verso un vascone pieno d’acqua dove si abbeveravano i cavalli. Si girò di spalle buttandosi in acqua e schizzando da tutte le parti.

Quando riemerse rientrò nel saloon.

Patti tentò di protestare, ma lo sguardo dell’uomo la bloccò.

Costui bevve la birra con tutta calma.

«È da tanto che non ti si vede in giro, Snake!?»

Mike aveva appoggiato la mano sul calcio della pistola.

«Si capisce dalla tua puzza che puoi essere solo uno sceriffo.»

«Già, Mike Fox, sceriffo di Horseville.»

«Non è il tuo territorio!»

«Se un serpente velenoso come te esce allo scoperto direi che ho un buonissimo motivo per essere qui. E tu?»

Snake non fece caso allo sceriffo: riprese le sue cose e si diresse a un tavolo vuoto. Mike si sedette vicino a lui.

Caroline portò qualcosa ai due uomini, che mangiarono in silenzio.

Lo sceriffo osservava l’altro domandandosi perché Gonzalo Vegas conosciuto come Snake, il serpente, avesse tirato fuori il naso dalla sua tana dove si era nascosto per tutto quel tempo.

Improvvisamente il silenzio venne interrotto da una voce da fuori.

«Ehi brava gente, vediamo cosa potete fare per il grande Johnny Warner!»

Mike sbuffò

«Ci mancava solo lui!»

Solo le tre donne puntarono lo sguardo verso il nuovo arrivato mentre si stava avvicinando al bancone. Era vestito con un completo nero e aveva alla cintura due pistole luccicanti.

«Allora, cosa abbiamo qui? Uh… tre belle fatine che vorranno soddisfare le mie voglie!»

«Senti bellimbusto, qui si beve e si mangia. E se hai voglia di qualcos’altro dovrai fare i conti con mio fratello!» disse Patti da dietro il bancone.

«Ah sì? E chi sarebbe tuo fratello?»

«Si chiama Winchester e mi tiene compagnia notte e giorno», rispose Patti puntando il fucile in faccia all’uomo.

Johnny Warner si fece subito serio intuendo che la donna non stava scherzando.

«Non star lì a scocciare chi sta lavorando, vieni a sederti qui da noi.»

«Sceriffo Fox, che sorpresa. Ma perché hai detto noi quando sei solo a quel tavolo?»

Mike si voltò accorgendosi solo allora che Snake era sparito.

«Johnny Warner, sempre a caccia di taglie?»

«È il mio lavoro, lo sai, un lavoro onesto.»

«Già, senza contare però le truffe a poker contro i giocatori onesti.»

«Mi offendi, sceriffo… dici che baro?», rispose sorridendo Johnny.

«Oggi potrebbe essere il tuo giorno fortunato… oppure no…», disse Mike cambiando tono di voce.

Johnny intuì qualcosa. Si alzò voltandosi e impugnando le due pistole, ma si bloccò subito, perché si ritrovò di fronte il vuoto di due canne mozze di un fucile. I due uomini si guardarono, pronti a sparare l’uno contro l’altro.

«Guarda guarda chi si vede… Gonzalo Vegas detto Snake

«Metti via le pistole Warner se non vuoi che la tua faccia si ritrovi con appiccicato su un doppio zero!»

Johnny si fece serio. Non avrebbe mai immaginato che in quel posto sperduto potesse incontrare l’uomo a cui stava dando la caccia da tanto tempo.

«Eh no! Questo no! Andate ad ammazzarvi fuori!» urlò Karyn avvicinandosi senza timore.

«Ragazzi calma – intervenne Mike – abbassate tutti e due l’artiglieria e parliamo, ok?»

«Io non sono venuto per cercare rogne. Ho attraversato il deserto per scoprire una cosa. Poi me ne vado via», disse Snake senza distogliere lo sguardo da Johnny. Poi, inaspettatamente, abbassò il fucile voltando le spalle agli altri.

«Dove stai andando?», urlò Johnny prendendo la mira.

«A pisciare.»

Mike sghignazzò. Johnny abbassò le armi e si sedette più rilassato.

«Ora ho proprio bisogno di bere. Tirate fuori il vostro miglior whisky. Offro io. La mia gola è più arida del vostro deserto in piena estate!»

I tre uomini restarono soli nel saloon. Calò uno strano silenzio. Lo sceriffo squadrò a fondo gli altri due che intanto sorseggiavano whisky osservandosi con sospetto.

«Allora, dato che non avete voglia di parlare, lo faccio io – disse Mike a un certo punto – Non trovate strano che ci siamo ritrovati tutti e tre in questo posto dimenticato da Dio?»

«Che vuoi dire maledetto sceriffo?» chiese Johnny.

«Voglio dire che non ho mai creduto alle coincidenze. Voglio dire che ognuno di noi è qui per un motivo preciso. O sbaglio?»

Il cacciatore di taglie fece un mezzo sorriso, ma non sembrò divertito. Snake invece non si scompose e continuò a bere il suo whisky.

«Beh, io potrei averlo un motivo – rispose Warner – ed è qui davanti a me. Vero Snake?»

«Già… – riprese Mike – scommetto 100 dollari che se Snake non si fosse fatto vivo, tu non lo avresti trovato mai!»

Passarono altri minuti di silenzio. Mike osservò ancora una volta gli altri due e decise che era ora di scoprire le carte.

«Tre mesi fa feci un sogno. C’era un ragazzo, si chiamava Xochipilli. Mi disse di andare in un villaggio in Arizona. Sul confine. Mi disse che lì avrei trovato un uomo potente e pericoloso, e avrei dovuto fermarlo. Disse che, se non lo avessi fatto, sarebbe scoppiata una specie di apocalisse. Io nel sogno resistevo, perché non credevo a quello che il ragazzo mi diceva. E lui allora mi entrava nella testa… lo so sembra incredibile, ma è proprio questa la sensazione nel sogno… mi entrava in testa per farmi vedere davvero l’apocalisse. Merda… mi sono pisciato sotto… non mi vergogno a dirlo!»

Mentre Mike parlava, Johnny lo osservò con un’espressione dura. Snake, invece, non staccava gli occhi dal fondo del bicchiere.

Fox si fermò e si accorse che aveva colto l’attenzione anche delle tre donne che intanto si erano avvicinate.

«Ma non è finita. Da allora, non c’è notte in cui io non faccia lo stesso sogno, in cui io non senta le stesse voci, non provi le stesse sensazioni, le stesse paure… Ecco perché sono qui.»

«Già… un lo stesso mio sogno di merda… – disse Johnny – E nel mio il ragazzo indica proprio questa merda di villaggio, Goldenville!»

Lo sceriffo sgranò gli occhi incredulo.

Snake sicuro della risposta degli altri chiese con tono monocorde, «Nel mio di sogno, l’uomo potente e pericoloso da fermare si chiama Cortez. E nel vostro?»

«Ma non è possibile… – disse Mike – abbiamo fatto tutti e tre lo stesso sogno… è incredibile!»

«Stronzate – risposte Johnny – come quelle che lascia il mio cavallo dopo aver mangiato!»

«Stronzate hai detto? Benissimo, allora che io sia dannato se queste sono davvero stronzate», disse una voce all’entrata del saloon.

Lui era il dottor Steve Ray, mente storica della regione e famoso per il suo grado di preparazione medica nonché per il suo potente grado alcolico.

«Ehi Doc… perché?» chiese curiosa Karyn.

«In giro si racconta che esista davvero un uomo ricco e potente che si fa chiamare Cortez. Pare che abbia radunato le peggiori bande di Mescaleros della regione e che stia razziando i ranch e i villaggi che gli capitano per strada.»

«E allora?», chiese Johnny.

Il dottor Ray si avvicinò al bancone.

«Si dice anche – riprese dopo aver buttato giù un generoso sorso di whisky – che stia cercando qualcosa… Un maledettissimo tesoro azteco!»

La parola tesoro richiamò l’attenzione di tutti.

«Ho l’impressione, caro Doc, che questa mattina vi siate alzato già sbronzo», disse Patti ironica.

«Accidenti a voi, non sono mai stato più lucido… Non posso sbronzarmi proprio ora che ho davanti a me i tre custodi del tesoro!»

«I tre… cosa?», disse Johnny.

Il dottore domandò altro da bere e iniziò a raccontare.

Si trattava di un antico tesoro che gli aztechi, in fuga dagli spagnoli, avevano nascosto nella regione. In quel tesoro c’erano monili magici che avrebbero potuto dare un potere sovrumano, a chi ne fosse entrato in possesso. Gli aztechi prima di sparire lo avevano nascosto bene e si raccomandarono agli dèi affinché quel tesoro non finisse mai nelle mani di nessuno. Dunque, Cortez sta cercando il tesoro azteco per arricchirsi, ma anche per appropriarsi di questo potere divino.»

«E noi tre che c’entriamo?» chiese lo sceriffo scettico per ciò che aveva sentito.

«C’è una leggenda che parla del tesoro… dice che se il tesoro fosse stato in pericolo, gli dèi avrebbero inviato tre uomini a difenderlo. I tre custodi!»

Una risata interruppe il racconto del dottor Ray.

«Questa è la più grossa stronzata che abbia mai sentito – disse Johnny – uno sceriffo, un cacciatore di taglie e un bandito. Tre custodi di un antico tesoro… puh», lo schizzo, fortunatamente, centrò in pieno la sputacchiera.

«Sì, anch’io non ci credo», disse serio lo sceriffo Fox.

«Ammesso che il tesoro esista – riprese Warner – che interesse avremmo noi di fermare questo Cortez?»

Il dottore cercò una risposta valida alla domanda del cacciatore di taglie, assaporando un altro sorso di whisky. Ma non venne fuori niente, perché la sua attenzione, come quella di tutti, fu spezzata dal trambusto dei cavalli e dagli spari che esplosero all’esterno.

Pochi secondi dopo entrò un gruppo di 6 uomini con passo lento. Camminavano osservando a uno a uno le persone presenti nel saloon.

Si disposero lungo il perimetro interno del locale. Poco dopo la porta del saloon si aprì e videro tutti una imponente figura umana, in controluce. Indossava un lungo impermeabile nero, un capello a falde larghe e un paio di occhiali scuri tondi. Si diresse al bancone lentamente. Si girò rivolto ai presenti. Mike, Johnny e Snake lo riconobbero subito e ognuno di loro capì il significato del sogno e perché qualcosa o qualcuno avesse chiesto di fermare Cortez.

«Allora, le cose stanno così – disse l’uomo con voce bassa e profonda – Il mio nome è Cortez e voi potreste avere una cosa che mi interessa.»

La tensione crebbe d’intensità.

«Sono lo sceriffo Mike Fox e credo di avere un conto in sospeso con te. Ti ricordi quando hai violentato e ammazzato mia sorella brutto figlio di puttana?», urlò Mike alzandosi in piedi con la pistola in pugno.

Cortez si girò scrutando bene lo sceriffo.

«Il mio nome è Johnny Warner: ti ricordi mio padre che si è ucciso quando gli hai distrutto il ranch e rubato il bestiame?»

Cortez volse lo sguardo sul cacciatore di taglie che si alzò in piedi impugnando le sue pistole.

«Nel villaggio erano rimasti solo gli anziani, le donne e i bambini – disse Snake con uno sguardo che agghiacciò tutti – Gli uomini erano andati a caccia. Poi sei arrivato con i tuoi uomini. È sopravvissuto solo un bambino. Io!». E senza battere ciglio, Snake, il serpente, colpì. Sparò i due colpi del fucile a canne mozze, abbattendo i tre Mescaleros più vicini. Prima che gli altri potessero reagire, Mike e Johnny fecero fuoco, centrando in pieno petto gli altri.

Cortez rimase immobile con un ghigno stampato sul viso.

«I tre custodi!», disse con tono sarcastico.

Partirono altri spari. Mike e Johnny, con le pistole, e Patti, con il suo fucile, fecero fuoco all’unisono. Il saloon si riempì di fumo e dell’odore pungente della polvere da sparo.

Cortez guardò divertito i buchi sul proprio corpo da cui usciva copiosamente un liquido scuro. Cominciò a ridere. E la risata fece venire i brividi ai presenti, anche perché i buchi delle pallottole si richiusero come se nulla fosse successo. Ridendo però non si accorse del movimento veloce alle sue spalle e questo gli fu fatale.

Il colpo di machete di Snake arrivò come una saetta: la testa recisa di Cortez rotolò, schizzando sangue dappertutto, fino a fermarsi lontana dal corpo che si afflosciò inerme a terra.

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Due giorni dopo, le tre donne riaprirono l’Old Arcade. Mike, Johnny e il dottor Ray si erano dati da fare per aiutare le tre donne. Snake, invece, subito dopo lo scontro nel saloon, aveva fatto perdere di nuovo le sue tracce: approfittando della confusione, si era dileguato portando anche con sé i cavalli degli uomini uccisi.

«Che farai ora?», chiese Mike a Johnny.

«Non so… Andare alla caccia di Snake è inutile. Avrà cancellato ogni traccia come al solito. E poi, dopo questa faccenda ho bisogno di rilassarmi un po’. Le sale da gioco di Tucson mi aspettano… E tu?»

«Ritorno a Horseville. Ma credo già di sapere dove passerò la mia vecchiaia. Se ci arriverò.»

E facendo l’occhiolino a Karyn, girò il cavallo dirigendosi verso nord.

 

L’immagine di copertina è una interpretazione di ChatGPT.

 

Gaetano Taverna

siciliano ma romano d’adozione. Ha lavorato a lungo nel settore dell’Information Technology e, da sempre, si definisce un lettore accanito (un vero serial reader) che esplora la narrativa in ogni sua forma espressiva. In cima, ci sono i romanzi di fantascienza, che ama fin da quando era bambino