La scrivania di Ubaldo

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La scrivania di Ubaldo

Ubaldo, con aria rassegnata, pigiò un tasto del telefono fisso, sulla scrivania di pelle nera. Gli rispose la segretaria in vivavoce: «Sì, dottor Preziosi?».

«Signora, tra cinque minuti faccia pure accomodare il primo candidato. Grazie».

Ubaldo si occupava di formazione e selezione del personale per la sede italiana di una famosa multinazionale. Quel giorno doveva scegliere un nuovo addetto stampa. Davanti a sé aveva quattro curriculum vitae. C’era quello di Loris, 29 anni, perito turistico, con un passato di animatore nei villaggi–vacanze e pierre di una sala-bowling. Sul suo curriculum un post-it avvisava «Mandato dall’assessore». Il trentunenne Mirko, invece, aveva la maturità linguistica e si definiva «copyright di siti immobiliari». Ubaldo immaginò che scrivesse annunci di vendita di appartamenti. Sul suo post-it si leggeva «Nipote del vescovo». Poi c’era Sonia: età non pervenuta, diploma all’istituto alberghiero con specializzazione in «Reception» e lunga esperienza di segretaria dell’onorevole Gallini. Sulla sua documentazione nessun bigliettino, ma «onorevole Gallini» era scritto in grassetto. Sotto a tutti, ecco il profilo professionale di Ilaria: 28 anni, laurea in lettere con 110 e lode, specializzazione in storia con la medesima valutazione, master in giornalismo, per tre anni corrispondente free-lance dal Nepal per diverse testate nazionali. Nessun post-it, e niente deputati in grassetto, nessuna speranza di essere assunta. Ubaldo sospirò: una bella lotta fra vescovo e onorevole, Avrebbe dovuto scontentare uno dei due. Per l’assessore poco male.

Ascoltò Loris distrattamente e quasi subito fece accomodare Mirko, che infilò almeno due termini inglesi superflui in ogni frase, ubriacando il povero selezionatore di inutilità linguistica e vacuità semantica. Sonia, invece, era di poche parole, ma aveva grandi occhi verdi con ciglia lunghissime che faceva ondeggiare lentamente sugli occhi, come tergicristalli di una Rolls Royce, mentre si accarezzava con una mano i boccoli neri. Ma Ubaldo non notò né apparato visivo né scalpo, distratto dalla scollatura e dal pizzo delle calze autoreggenti che faceva capolino dalla gonna troppo stretta e corta.

Fu tentato di decretare subito ufficialmente la vittoria dell’onorevole sul vescovo. Poi, si ricordò di avere una coscienza e decise di tradirla un po’ più tardi, dopo aver riflettuto e dopo aver finto di valutare anche l’ultima candidata.

Ilaria era carina, slanciata nella figura e nello sguardo, che pareva proiettato verso un futuro in cui si potesse avere ancora fiducia nella meritocrazia.

Strinse la mano con decisione a Ubaldo. Una stretta sincera, accompagnata da un sorriso aperto.

«Dunque lei è stata tre anni in Nepal?», domandò l’uomo, ricambiando il sorriso involontariamente e senza accorgersene. Tutto sommato era proprio bello quando sorrideva.

«Sì, sono appena rientrata», rispose lei, sedendosi con naturalezza di fronte al selezionatore.

«E cosa percepiva in Nepal?».

Ilaria sembrò perplessa per un secondo, poi spiegò: «In Nepal percepivo molto calore umano».

Ubaldo rimase un po’ confuso. Ma cosa stava dicendo quella ragazza?

Vedendo che lui non reagiva, lei proseguì: «E poi si percepiva grande dignità».

«No, no… Non intendevo questo. Volevo sapere che stipendio percepiva, quanto guadagnava».

E a quel punto accadde qualcosa che Ubaldo mai si sarebbe aspettato: Ilaria scoppiò a ridere: «Che sciocca», esclamò, e non riusciva a smettere di ridere. Le guance erano tutte rosse e gli occhi azzurri sfavillanti di lacrime divertite. A un certo punto fu costretta a tenersi la pancia, dolorante per le troppe risate.

Fu allora che Ubaldo si rese conto che anche lui stava singhiozzando d’ilarità, piegato in due, piangeva come ai tempi del liceo, quando a mezza classe veniva la ridarella e il professore si disperava. Non gli era mai più successo.


 

Quella sera, il portinaio Leandro vide rincasare Ubaldo tutto raggiante. Non era il solito selezionatore rassegnato a inchinarsi al potere, dicendo di sì ai dettami dell’usuale convenienza. Era un giovane uomo baldanzoso che sta sognando ad occhi aperti un futuro differente.

«Buonasera, Leandro!», esclamò sorridendo.

«Buonasera, dottore. Come la vedo bene».

«Certo! Mi sono licenziato! Sono felice!».

«Ma dottore, e il suo bel lavoro? Adesso che farà?».

«Parto, Leandro. Parto!».

«Per dove, dottore?».

«Per il Canada».

«In vacanza?».

«Ma no. Vado lì a lavorare. Insegnerò in una riserva indiana. Sono innamorato».

«Di un’indiana, dottor Ubaldo?».

«No, di una giornalista italiana che voleva essere assunta da me».

«Una sconosciuta si presenta per avere un lavoro e finite entrambi all’altro capo del mondo? Ma com’è successo?».

«Beh, io ho detto una cosa, lei ne ha intesa un’altra, proprio non ci siamo compresi, siamo scoppiati a ridere, ci siamo baciati, non capivamo più niente, abbiamo fatto l’amore sotto alla mia scrivania, poi ho scritto la lettera di dimissioni, e non capivamo niente, poi siamo tornati sotto alla scrivania, poi abbiamo mandato un’email in Canada, poi…».

«Di nuovo sotto alla scrivania?», si sbalordì Leandro.

«Sì. E non capivamo niente. E poi ci hanno risposto dal Canada, dove Ilaria lavorerà in un telegiornale e poi di nuovo, beh… hai capito. Ed eccomi qua. Non capisco niente. L’amore è meraviglioso. Buona serata, Leandro. A domani».

Leandro era travolto dalle informazioni, riepilogò dentro di sé il racconto di Ubaldo, e poi comprese l’essenza del messaggio. Decise di fare rapporto ai Tre Grandi Saggi del suo pianeta, collegandosi immediatamente in video-telefonata intergalattica. Subito cominciò a raccontare: «Carissimi, ho finalmente colto il meccanismo che sta alla base dell’innamoramento tra i terrestri: l’importante è che non si capiscano! Quando un uomo parla e una donna risponde tutt’altro, nasce un’incomprensione incolmabile che porta inevitabilmente alla loro unione. Meno si capiscono e più si uniscono».

I Tre Saggi parvero stupiti: «Leandro, quanto ci racconti ci sembra molto strano. Poco fa una delle nostre migliori inviate aliene sulla Terra ci ha raccontato esattamente il contrario. Dice di aver fatto innamorare un umano semplicemente comprendendolo. Lui non era a proprio agio nel ruolo che ricopriva e non era contento della vita che conduceva. Lei l’ha capito, l’ha ascoltato attentamente quando le ha espresso il desiderio di licenziarsi e partire per un Paese lontano, gli ha dato ragione, l’ha assecondato, gli ha fatto percepire un’intesa perfetta e hanno fatto l’amore».

«Sotto alla scrivania?», domandò incredulo il portinaio.

«Come fai a saperlo, Leandro?».


 

Sull’aereo per il Canada, Ubaldo chiese a Ilaria: «Ma, una volta arrivati, cosa percepiremo?».

Scoppiarono a ridere abbracciati.

Ilaria non capiva più niente.

Competenze

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Postato il

10 marzo 2016

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