Abbiamo già parlato due altre volte di The Tainted Cup, il romanzo che ha vinto il Premio Hugo 2025. La prima, quando abbiamo presentato i finalisti all’Hugo 2026 e successivamente per descrivere il romanzo che aveva vinto. È un grosso volume scritto da Robert Jackson Bennett, un giovane autore e vedremo adesso con quali meriti.
Nel mio secondo articolo, ho cercato di parlare della trama del romanzo, traendo però informazioni in gran parte da altri articolisti, o da commenti letti sul web, in quanto non avevo ancora avuto modo di leggere il libro. Ma, finalmente, ho potuto leggerlo e quindi, sento di doverne parlare e discuterne con tutti voi.
L’impressione è che si tratti di uno splendido romanzo di fantascienza. anche se, in base a come critici abbastanza capziosi stanno suddividendo questo genere, non saprei in quale delle molte categorie possa rientrare questa storia. Come dice alla fine il suo stesso Autore, “Mi andava di scrivere un romanzo giallo, e anche divertente, ma quando ho cominciato a lavorarci, ne è uscito qualcosa che non era affatto un giallo. E per fortuna, è stata Julian, la mia Editor, che mi ha aiutato, ma ho dovuto affrontare il processo piuttosto tempestoso di buttare tutto nella spazzatura e ricominciare da capo.”
In realtà il libro è anche un romanzo giallo e anche molto ben fatto!
Molti critici hanno parlato di una storia alla Sherlock Holmes, ma evidentemente costoro (tutti, per ciò che ho visto) non hanno la minima idea dei personaggi nella letteratura poliziesca. L’investigatrice Ana (Anagosa Golabra), e l’assistente Din (Dinios Kol) sono chiaramente e senza dubbio gli alter ego di Nero Wolfe e Archie Goodwin! Sherlock, che si basa sul metodo deduttivo, non ha nulla a che fare con Ana, che è chiaramente una detective che basa le sue indagini su un metodo psicologico. Vedremo che, alla fine, userà proprio un trucco alla Nero Wolfe per intrappolare il colpevole, che fino all’ultimo momento, sarà non individuabile dal lettore, come ben si confà in tutti i migliori polizieschi.
Però, bastava anche qui leggere le parole dello stesso Robert Bennett a fine romanzo: “Voglio poi, davvero ringraziare la mia mamma per avermi regalato i libri di Nero Wolfe, da cui ho tratto ispirazione per il personaggio di Ana.”
Naturalmente lo avevo intuito ben prima, essendo io stesso un amante del Nero Wolfe letterario.
L’estetica e la logica del mondo di The Tainted Cup, vanno nella direzione di una civiltà preindustriale che ha spinto la biologia fino a farne tecnologia, ma senza la consapevolezza scientifica moderna. Quindi, un mondo di oggetti viventi, utili ma inquietanti, che imitano la funzione delle macchine.
Il mondo ha uno sviluppo di tipo medioevale: le terre sono circondata da un oceano violento, in cui si muovono leviatani immensi, bestie ogni anno più potenti e più gigantesche, fornite di innumerevoli gambe pur essendo mostri marini, le cui ossa possono servire a costruire barriere e palazzi. E spade! Un osso di leviatano opportunamente lavorato produce una spada di una leggerezza incomparabile e una resistenza fuori dal comune.
In questo mondo ogni persona ha un grado militare: in pratica non esistono dei civili. Il grado ufficiale di Ana è quello di Immunis, un po’ meno di Comander e un po’ più di Capitan. Il suo aiutante è alle prime armi e militarmente è un Signum, meno di un Capitan e poco più che un Princeps.
Però, ogni individuo ha dei miglioramenti artificiali che gli o le permettono di svolgere dei compiti. I miglioramenti dell’aiutante Dinios Kol sono quelli di incisore (engraver) cioè, solo fiutando degli aromi, è in grado di incidere nella mente ogni cosa detta e vista al momento, per poterla poi ripetere esattamente in un periodo successivo.
Le indagini cominciano in una località minore, di cui non viene mai fatto il nome e si tratta di una morte davvero spettacolare, ma anche ripugnante: un uomo è morto perché dall’interno del suo corpo è spuntata all’improvviso, violentemente una vera e propria selva vegetale, di erba e piante.
Inizialmente non si sa perché una investigatrice abile come Anagosa Golabra sia stata insediata in quel buco del mondo. E si saprà solo alla fine di tutto.
Il mondo è basato sulla fauna: non sembra esserci un animale se non i leviatani.
Din, che racconta sempre in prima persona le sue avventure, viene ammesso nella casa in cui hanno trovato il morto:
Degli pseudoalberi in miniatura modificati perché crescessero dal soffitto verso il basso, fungevano da lampadari — una cosa che non avevo mai visto prima — e i loro frutti, tesi fino a scoppiare, erano pieni di minuscoli pseudovermi luminosi, che diffondevano intorno a noi una luce azzurra e tremolante.
Mi chiesi se persino l’aria, lì dentro, fosse costosa; poi lo vidi: in ogni salone d’angolo era stato installato un enorme fungo chirpis, alto e nero progettato per aspirare l’aria, purificarla ed emetterla più fresca.
Si tratterà di un caso piuttosto semplice per Ana, che scoprirà come quella morte sia solo la punta di un iceberg molto più pericoloso e per questo chiederà e otterrà di spostare ogni indagine nella città marina di Talagray, dove le mura che circondano tutte le terre rischiano di essere distrutte dall’avvicinarsi sempre più incalzante di un immane leviatano.
La carrozza continuò a sussultare sul sentiero, e Talagray emerse dalla nebbia davanti a noi. All’inizio la città mi parve una lunga fila di tumuli bassi, ognuno cilindrico e rastremato, separato da larghi spazi; ma poi, girata una collina, vidi che non erano tumuli, bensì torri di vitintreccio, con basi ampie e cime sottili, come decine di forni d’argilla appena modellati e lasciati ad asciugare. Essendo fatti di vitintreccio, qua e là fiorivano in piccoli ciuffi d’arancio scintillante o di verde pallido. Tutte le torri erano ornate di pseudolanterne, anelli su anelli di luci azzurre tremolanti, tanto che la città pareva un cielo notturno spettrale.
I leviatani anche da lontano si fanno sentire e, nella stagione delle piogge, ce n’è sempre almeno uno che cerca di lanciarsi sulle città meno riparate.
Mi dicono che non costruiscono quasi mai edifici oltre il quinto o sesto piano, e che quasi tutti sono di vitintreccio e cartafelce. Quando i leviatani emergono dagli abissi, l’intera città trema come se fosse costruita sulla pelle di un tamburo.
Ma anche questa caratteristica pare avere a volte dei vantaggi:
Un poeta una volta consigliò di far l’amore quando la terra trema a Talagray… Pare possa essere un’esperienza indimenticabile.
Il libro conta ben 411 pagine: siamo lontani dalle 120 pagine dei vecchi Urania. Gli sviluppi sono notevoli: indagini, personaggi sempre diversi e coloritissimi. Alla fine, si scoprirà tutto e si capirà anche chi sia realmente Anagosa Golabra, la nostra Nero Wolfe, che riuscirà infatti splendidamente nel suo intento.
La lettura è, tutto sommato, facile: un libro ben scritto, con un aroma vagamente antico nella lingua usata, il modo adatto per perdersi in un mondo di fantasia medioevale eppure decisamente moderno.
La copertina è una interpretazione dell’AI Designer di Microsoft.
nato nel 1944, non ha tempo di sentire i brividi degli ultimi fuochi della grande guerra. Ma di lì a poco, all'età di otto anni sarà "La Guerra dei Mondi" di Byron Haskin che nel 1953 lo conquisterà per sempre alla fantascienza. Subito dopo e fino a oggi, ha scritto il romanzo "Nuove Vie per le Indie" e moltissimi racconti.
Appassionato di fantascienza credo da sempre, ma scoperto di esserlo in quarta elementare quando mi hanno portato a vedere "
Finalmente un Hugo alla vecchia maniera insomma. Dopo troppe incertezze e cadute commerciali? Grazie per la presentazione impeccabile.