Hugo Awards

Come abbiamo scritto recentemente, il 17 agosto 2019, in Irlanda a Dublino, saranno assegnati i Premi Hugo, analizziamo quindi un altro romanzo nella rosa dei possibili vincitori:

Record of a Spaceborn Few (Storie di alcuni nativi spaziali) è il terzo romanzo di Becky Chambers, seguito evidente al suo primo lavoro,The Long Way to a Small Angry Planet (La lunga strada verso un piccolo pianeta furioso)….. Becky C. non ama certo i titoli brevi!

The Angry Planet

Della scrittrice americana avevamo già letto il suo secondo e bel romanzo A Close and Common Orbit (Un’orbita comune e vicina), che fa parte dello stesso universo, ma non si aggancia direttamente ad …….Angry Planet.

In questo ci aveva narrato l’ampia descrizione di alcuni Esuli che, in seguito alla distruzione della Terra,  avevano lasciato il pianeta e il suo sistema solare in flotta compatta a bordo di super astronavi con unità funzionali e forme complesse; un insieme di esagoni intrecciati come un immenso alveare. I collegamenti tra di loro avvenivano con navette.

The Spaceborn Few

In questo suo nuovo libro spiega dettagliatamente il segreto di questa flotta di città volanti che, a quanto si intuisce, avevano ormai raggiunto una destinazione dopo l’abbandono della Terra e, in seguito all’incontro con razze extraterrestri, alcuni Esuli già abitavano su pianeti, resi disponibili alla flotta. Immaginiamo che gli alieni abbiano fornito loro altri mezzi di trasporto, per condurli in ogni parte dell’universo conosciuto.

Tuttavia, la maggior parte dei nativi, gente legata a questo complicato insieme di astronavi, considerava molto rischioso abitare sul pianeta.

In realtà, in un finale molto articolato dal punto di vista psicologico, l’Autrice elabora l’idea che non sia conveniente abbandonare del tutto questo sistema di città volanti proponendo una serie di complesse ragioni che l’attento lettore non mancherà di considerare.

Insomma l’idea della Chambers è raccontare sensazioni e pensieri di molte persone coinvolte nel grande viaggio. Gente qualsiasi, non eroi, non super-tecnici, ma operai, piccoli avventurieri, capi di magazzino, conservatori e trasformatori di cadaveri… Quest’ultima operazione è molto interessante poiché un corpo non può essere buttato quindi i Preparatori sapevano trasformare un cadavere in ricco humus da coltivazione.

La recensione

Il mondo è dunque estremamente vario. Non è una storia sola, ma sono tante storie quanti sono i personaggi. Inizialmente è abbastanza difficile entrare nell’argomento e questo forse è il limite del libro.

YaphitLa scrittrice ci racconta con abbondanti particolari anche un incontro con un extraterrestre, che nella descrizione è simile a Yaphit, la gelatina di colore cangiante della serie televisiva The Orville.

Molto divertente e molto accattivante il piccolo trattato di esobiologia che la Chambers ci propone in diversi capitoli.

I protagonisti del primo libro erano persone che ricordavano molto bene il loro pianeta d’origine, mentre qui si parla di nativi spaziali. Per loro vivere nella flotta è una situazione normale e l’Autrice prova a condividere questa normalità con i lettori e dichiara che “Tranne per il prologo, il libro inizia subito dopo gli ultimi avvenimenti riportati in The Long Way to a Small Angry Planet.” E la prefazione riporta uno spaventoso incidente, evidentemente precedente ai fatti, che inciderà sulla psiche di tutti gli Esodati.

Le critiche dei lettori americani sono estremamente positive, ma temo di non poterle condividere, poiché non trovo il libro così piacevole; evidentemente molti estimatori del genere fantascentifico non la pensano come me!

Tanto ho trovato suggestivo e piacevole A Close and Common Orbit, quanto pesante questo suo nuovo romanzo.

Anche le vite dei vari personaggi non mi sembrano particolarmente scolpite, né rappresentano una qualsiasi denuncia, o elaborazione sociale: nessun vero cattivo, nessun eroe. Il solito miscuglio sociale, fin troppo presente nella nostra epoca a significare che l’essere umano non cambia mai davvero.

È vero, questa è la vita, ma in un romanzo, soprattutto di fantascienza, la semplice vita può risultare un po’ noiosa!