Cosa c’è di meglio della festa delle donne (8 marzo) per presentare una nuovissima scrittrice, molto promettente: Elvira Mastrangelo, che nasce nel 1990 a Battipaglia, in provincia di Salerno. Dopo la maturità classica consegue una laurea in Filologia, Letterature e Storia dell’antichità, Attraversa l’Italia, quindi trascorre alcuni mesi a Londra e quando decide di tornare prova a realizzare il sogno che, fin da quando aveva 11 anni, le faceva scrivere racconti.
Attualmente insegna italiano e latino, gestisce il blog LettereRumorose (e l’omonima pagina di Facebook) e recentemente ha auto-pubblicato “Di luce e di ombre”. Da un sogno lungo e incredibile, duro lavoro e voglia di mettersi in gioco, nasce l’idea di “Drax: La  rinascita degli Haurrak”.

Vedo con un certo piacere la presenza di giovani interessati a scrivere. È assolutamente il caso di Elvira Mastrangelo, meno di trent’anni, di Battipaglia. Noi la cominciamo a conoscere attraverso questo suo romanzo, che è certamente piuttosto valido.

Noto, tuttavia come in Italia sembrano più frequenti le scrittrici che gli scrittori. Soprattutto nel fantasy, dove grossomodo si colloca questa storia: Drax: La rinascita degli Haurrak.

Vedo, leggendo qui è là, che pare riprendere vigore la vecchia disputa “non è fantascienza, ma Fantasy,” o addirittura “non è fantascienza, ma Social Fantasy, o Cyberpunk,” come se fossero delle cose diverse. Ho detto in altri miei interventi, come mi piaccia parlare di Letteratura Fantastica in un unico genere, eventualmente diversa solo dal Realismo Documentario, termine che sto inventando adesso per identificare i libri in cui non succedono cose fantastiche. Anche solo parlare di Letteratura Gialla, o poliziesca mi riporta volentieri a pensare a una Letteratura di Fantasia. Del resto tra i padri del nostro genere preferito, io vedo benissimo Edgar Allan Poe, che direi incontestato, ma anche Edgar Wallace, costui noto come giallista, senza dimenticare che è stato uno dei due autori a firmare la prima sceneggiatura di King Kong!

I romanzi di draghi, come questo di cui stiamo parlando, sono un genere quasi a sé. Nascono come miti per lo più orientali, ma in fantascienza & fantasy assumono tinte diverse. I primi che io ricordi sono stati I Dragonieri di Pern della McCaffrey, in cui le storie erano fantascienza pura: un pianeta che ospitava queste strane creature, i draghi, i quali si univano mentalmente a un solo individuo, nel momento in cui uscivano dall’uovo.

L’idea, al tempo, originale, è stata poi seguita da tutti gli autori. Come ad esempio nei quattro libri di Christopher Paolini, nelle cui campagne cominciavano però ad apparire Elfi e altre creature magiche, entrando così ufficialmente nella zona che, i meno tolleranti, definirebbero Fantasy!

Ma dove si pone dunque Elvira Mastrangelo?

Onestamente non sono una fan delle diverse definizioni, quindi direi che il posto del mio libro è nel Fantasy in senso ampio. Se proprio devo inserirmi in un sottogenere preferirei fantasy epico, anche se non mi piace molto l’idea che sia ristretto in limiti così definiti.

Cara Elvira, ti dico che Drax è decisamente un primo libro. È così “primo” da non lasciar bene capire dove vorrai arrivare.

Si tratta di un volume abbastanza corposo (direi sulle 400 pagine, valutando dall’ebook che ho letto), in cui sono praticamente racchiusi due romanzi: la prima metà è la descrizione colorata e violenta di una guerra. A un certo punto arrivano alcuni draghi, che ribaltano decisamente le sorti del conflitto.

È solo nella seconda metà che compare Drax, una città abbandonata da un popolo misterioso e perduto, di cui non ci è dato sapere nulla o quasi in questo primo volume.

Personalmente trovo la storia un po’ carente: ci sono battaglie, eroi ed eroismi, ma non si arriva ad appassionarsi davvero a un filone narrativo. Quindi direi che le premesse sono interessanti, ma lo svolgimento un po’ primitivo.

In questo primo volume ho focalizzato tutta la mia attenzione a costruire il mondo in cui i miei personaggi dovranno ancora vivere gli avvenimenti salienti che li coinvolgeranno, e che io stessa ho scoperto scrivendo. Pensando alla gestazione di Drax. La rinascita degli Haurrak, posso dire che sono nati prima i personaggi, intorno ai quali si sono plasmati il mondo e la realtà di cui sono gli indiscussi protagonisti, per cui per me era importante far comprendere dove loro si muovessero e quali fossero le loro potenzialità.

Drax ha preso forma per gioco e, senza che me ne accorgessi davvero, fino al momento in cui ho capito che poteva avere del potenziale per diventare qualche cosa di più.

Credo che più che poca storia, da circa metà libro, ci sia meno azione, perché mi servivano delle basi ed alcuni elementi in posizioni precise per dare vita poi al seguito, cosa che però ha fatto rallentare un po’ la narrazione appesantendo il libro.

Mi dice Luigi Di Mieri, amministratore della Casa Editrice Inspired: “[…] ci sono piaciuti molto del suo stile l’attenzione nelle descrizioni degli ambienti e i dettagli e la caratterizzazione e diversificazione dei personaggi.” Ritengo che sia vero. Se vogliamo è questo anche l’unico grosso difetto del romanzo: parecchia ricerca descrittiva e poca storia. Ma come aggiunge lo stesso Di Mieri, anche io credo che “[…] con il secondo volume ci sarà sicuramente una crescita evidente.

Qualche piccola imperfezione stilistica, che un Editor avrebbe forse potuto eliminare. Ammesso che un Editor ci sia realmente stato! Perché io ho l’impressione che nessuno abbia aiutato la volenterosa Elvira.

Tutta roba di poco conto e qui mi limiterò a riportarne solo una: In troppe descrizioni si trovano frasi come: “Le ancelle erano tutte ragazze molto belle, dai lunghi capelli neri, fin sul sedere […]” Non è un caso: questo fin sul sedere, o simili appaiono moltissime volte nelle descrizioni.

Aveva un lungo vestito azzurro sgargiante, accollato avanti ma scollato dietro fin sul sedere.
Si appoggiò con il sedere al legno scuro…
La bimba tutta entusiasta poggiò le mani sulle ginocchia e sporse il sedere in fuori…
Due chiome che partendo dalla parte più alta dell’elmo scorrevano lunghe fin sotto il sedere.
I suoi capelli scuri erano lunghi, fin sul sedere, sciolti ondeggiavano al sole.
L’acqua della fogna le scorreva sotto il sedere…

Non ho controllato tutto, ma direi che questo dovrebbe bastare a rendere l’idea. Non mi turba l’espressione, però la trovo poco “bella”: quelle che vorrebbero essere descrizioni provocanti, diventano quasi banali.

Sarebbe bastato che qualcuno (l’Editor fantasma di cui sopra) avesse chiesto a Elvira di correggere quelle frasi: Le ancelle erano tutte ragazze molto belle, dai lunghi capelli neri che scendevano per tutta la loro schiena […], Aveva un lungo vestito azzurro sgargiante, accollato davanti ma con una scollatura vertiginosa dietro […]

Non so, ma io credo che si raggiunga un risultato molto più sexy in questo modo.

Sì, sono d’accordo. Sicuramente ci sono dei punti che potevano essere resi diversamente e in modo più esaustivo. Da esordiente non è stato semplice rendere chiaramente ciò che avevo in mente, soprattutto quindi all’inizio del lavoro. Dopo questa esperienza conto di migliorare con il secondo volume.

Per il momento, cioè in questo primo libro, continuano a entrare in scena attori e popolazioni che avranno il loro scopo, ma per noi che leggiamo Drax, risultano ancora abbastanza incomprensibili.

Infine, ci resta un po’ d’amaro per un finale certamente inatteso e indesiderato… Da vecchi lettori sappiamo bene che non sarà quel che sembra…

Ma ai seguiti l’ardua sentenza!

Comunque grandi complimenti a Elvira: vedo in giro che si parla ogni tanto di “Quali siano i migliori Autori italiani” (Vedi per esempio su Romanzi di Fantascienza) dove si fanno sempre gli stessi nomi. Evidentemente quasi nessuno legge i nostri giovani autori, che stanno davvero rivoluzionando la fantascienza italiana!