Edipo Robot pubblicato dalla Robin Editore, è il nuovo romanzo di Alberto Grandi, che già avevano conosciuto con Nubila e di cui abbiamo parlato su “Cose da Altri Mondi,” rivista sorella di Nuove Vie.

Giornalista di Wired, curatore e inventore del sito Penne Matte, Alberto opera ormai da un bel po’ nel campo della scrittura e ha evidenti speranze di poter sfondare come scrittore di romanzi di avventura e di fantasia.

Edipo Robot è un romanzo che segue alcune tendenze moderne, soprattutto nella fantascienza italiana, di una ambientazione distopica. Parola che significa nulla più che ‘non utopico’.

Non ci sembra strano che i nostri scrittori preferiscano queste atmosfere buie e pessimistiche, anche se personalmente non siamo mai stati del medesimo avviso. Tuttavia, sono anni che la letteratura italiana, in generale, va verso una dolorosa denuncia ecologica, o sociale.

Del resto la letteratura fantastica brilla di Padri Tristi, da Edgar Allan Poe a Howard Phillips Lovecraft, per non citare Mary Shelley e Robert Louis Stevenson.

L’idea di Alberto Grandi ricorda lontanamente Frankeinstein: un’azienda milanese che sarà in città tra duecento anni o giù di lì, ha costruito degli automi assolutamente perfetti, guidati da una I.A. (Intelligenza artificiale) di altissima qualità, per ottenere delle macchine praticamente indistinguibili da un essere umano.

Il romanzo si divide in due parti nettamente diverse.

La prima parte è (secondo noi) la più originale: gli automi possono essere affittati da ogni ricco disposto a farlo. In genere, è chiaro, per soddisfazione sessuale: una sorta di prostitute, o prostituti artificiali.

Ma i parametri di costruzione degli automi permettono anche qualcosa di molto più decadente: si può effettuare uno scambio di coscienza tra la I.A. e la personalità del Cliente.

Per cui, il Cliente, connesso all’automa, può muoversi attraverso di esso per la città e conoscere gente sotto una falsa identità mentre il suo corpo originale rimarrà a casa in una sorta di stato dormiente.

Giorgio, il personaggio principale di questa prima parte, travestito da bellissima donna robot, viene così a imbattersi in una trama che costituirà la seconda parte del romanzo: una sorta di thriller.

Un omicida seriale uccide donne vere senza apparente motivo. Tutte risultano sventrate e con gli occhi cavati.

È importante dire che la tensione del racconto è molto ben calibrata.

Si inizia con una prima parte più sociologica, alla scoperta del marcio mondo interiore dei personaggi, uno dei quali cova la pulsione di uccidere il padre, da lui ritenuto colpevole della sua situazione. Il personaggio è evidentemente il simbolo di una società ampiamente corrotta.

Da cui Edipo.

Poi si giunge a qualcosa di completamente diverso: un omicida che una volta scoperto influirà pesantemente sul pessimistico e terrificante finale, lasciato totalmente aperto dall’Autore, forse in attesa di un nuovo episodio.

Un romanzo senza dubbio consigliabile per la buona qualità del racconto. Anche la parte poliziesca è ben gestita, la soluzione è tenuta ben nascosta fino alla fine.

Alberto Grandi sa sempre muovere benissimo i personaggi in questo mondo pesantemente caratterizzato dalle intelligenze artificiali, che però non sono mai scontate. Non pensiate di trovare qui le tradizionali macchine che si ribellano!

Un piccolo appunto: chi vive a Milano può divertirsi a seguire i percorsi perché le strade e i luoghi sono chiaramente evidenziati. Non capiamo perché il Bosco Lambro (attuale Parco Lambro) sia costantemente dichiarato a sud-est di Milano, quando invece è chiaramente a nord-est! Piccoli problemi geografici!

Una noia per chi volesse leggere su ebook, è che il romanzo de I Robin&sons è disponibile solo in formato cartaceo.

Infine una considerazione: la cupezza del finale ci ha fatto pensare alla classica Tragedia Greca. Ma forse era proprio quello che Alberto voleva comunicarci, visto il titolo che riecheggia Edipo.

Abbiamo chiesto un suo commento ad Alberto e così ci ha spiegato la sua idea:

Edipo Robot è di Alberto GrandiHo scelto di scrivere un romanzo sui droidi perché secondo me sono una metafora dei nostri tempi: tra filtri digitali, Instagram, foto profilo sui siti di dating online e realtà virtuale viviamo in un mondo dove l’immagine che diamo di noi stessi in remoto non è necessariamente la stessa che ci ha dato madre natura.

Questo divario tra ideale e reale ci segna socialmente e psicologicamente.

Una storia di esseri umani che vivono in remoto attraverso le sembianze delle macchine umanoidi mi sembrava una buona estremizzazione del nostro presente.

E la fantascienza ci offre questa opportunità: enfatizzare le problematiche del nostro tempo, proiettate in un ipotetico futuro.

 

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