Copertina di Luca Oleastri

L’Impero dei Mizar di Antonio Bellomi, pubblicato originalmente nell’ormai lontano 1991 da Solfanelli, ha visto una recente riedizione (2018) a cura di Luigi Cozzi, edizioni Profondo Rosso. La copertina è di un’altra nostra conoscenza, Luca Oleastri.

Si tratta de, un romanzo raro nel panorama degli autori italiani, interessati in genere a sviluppare una splendida calligrafia e poco portati a proporre delle trame avvincenti. Ultimamente per fortuna molti autori hanno cominciato a scrivere romanzi non solo ben scritti, ma anche belli, anche se in genere si tratta di polizieschi e di scrittori quasi sempre nuovi.

Invece Antonio Bellomi ha sempre amato la fantascienza avventurosa e quindi ha scritto questo romanzo, forse ispirato da Star Wars, ma certamente dai pulps di Hugo Gernsback, molto amato da tutti i cultori della science fiction letteraria.

La storia, come molti racconti su Amazing Stories, presenta una compiaciuta ricerca della meraviglia, avventure, fughe, ribellioni e infine una imprevedibile sorpresa.

Uno sguattero, Hari Shambal, sogna di poter vedere l’immensità dello spazio e, pur vivendo ai margini di uno spazioporto, non ha nessuna possibilità di volare su un’astronave. Invece, insperabilmente, riesce a farsi accettare da una specie di pirata, Jag Kemal e qui apprende che una sola azienda, quella dei Mizar, possiede il segreto dei motori interstellari e vende tutte le astronavi esistenti, ma col blocco motore sigillato cosicché nessuno possa copiarlo.

Si sa però che esiste una lega dei Mondi Liberi, che opera clandestinamente per carpire il segreto dei motori e per liberare il resto dell’umanità dal terribile monopolio dei Mizar. Jag Kemal sa molto più di ciò che si potrebbe pensare sull’argomento e da qui comincia una rutilante serie di avventure, inseguimenti e rivelazioni che non permettono al lettore di distrarsi nemmeno un attimo.

La caratteristica distintiva di questo romanzo è il modo in cui è stato progettato: forse ricordando le letture giovanili di Alexandre Dumas, Bellomi ha concepito la storia come se si trattasse di un feuilleton: un romanzo a puntate. Quasi tutti i capitoli si chiudono con un colpo di scena che crea la suspense per il capitolo successivo. La lettura è decisamente agevole, lo stile scorrevole e non vi sono mai pause.

Si tratta ovviamente di un romanzo scritto soprattutto per divertire, ma la qualità di scrittura di Bellomi è notevole. In questo mondo un po’ scipito della fantascienza italiana, c’è solo da rammaricarsi che Antonio non abbia più trovato la voglia di scrivere altre avventure di così ampio respiro. Nella sua lunga carriera Antonio aveva scritto L’ultimo domani nel 1967, il suo primo romanzo, che era un genere catastrofico (Cosmo Ponzoni N° 202), poi decine e decine di racconti, curando molte riviste di fantascienza e producendo una enorme quantità di traduzioni. Purtroppo non troverà mai il tempo e il coraggio di dedicarsi alla regolare scrittura di romanzi.

L’Impero dei Mizar è dunque solo il secondo romanzo di Antonio Bellomi, dopo di che potremmo includere Crociera tra le stelle, scritto a tre mani da  Bellomi, Naviglio e Prosperi, in cui Antonio Bellomi ha scritto il lungo capitolo iniziale intitolato Il pianeta oscillante, seguito da Una storia tra le stelle, di Luigi Naviglio e Scalo: Mescarol, di Pierfrancesco Prosperi. Un interessante esperimento, che non credo sia stato ripetuto da altri.

Infine sono da considerare anche i tre brevi romanzi, scritti in collaborazione con Alfredo Castelli, basati sul personaggio di Martin Mystère (Il detective dell’impossibile, La spada di Re Artù e Gli uomini in nero).

Il libro edito da Luigi Cozzi, contiene alla fine anche una interessante appendice: Il mistero della Terza Fondazione, divertente pastiche di cui potrete trovare una completa descrizione anche nelle nostre pagine.

Ultimamente Antonio rifiuta di scrivere altro: si è decisamente scocciato, come dice lui e non è chiaro di cosa! Probabilmente dell’ambiente e della fantascienza ed è un vero peccato. In questo mondo un po’ patinato della fantascienza odierna, Antonio Bellomi sarebbe una bella sorgente d’acqua fresca.