umberto_folenaHo l’onore di presentarvi il primo coraggioso che si propone su questo blog come nuovo Autore di fantascienza: Umberto Folena.
Si tratta in verità di qualcuno abituato a scrivere, perché è un giornalista. Ma preferisco proporre qui di seguito la sua autobiografia:

Umberto Folena nasce a Firenze nel 1956 pochi giorni prima del primo scudetto dell’amata Fiorentina. Finirà poi a Padova, Milano, Roma, Como, Trento e di nuovo Milano. Giornalista, caporedattore del quotidiano “Avvenire”, legge fantascienza da quando, a 10 anni, trafugò gli “Urania” dello zio. Ha scritto una ventina tra biografie e saggi. L’ultimo è L’illusione di vincere, Il gioco d’azzardo emergenza sociale (Ancora, 2014).

Il breve racconto che vi propongo fa parte delle composizioni che il nostro definisce giovanili: in qualche modo si sente, ma la scrittura è certamente molto buona.
Inutile dire che da Umberto spero di ricevere molte altre collaborazioni.

Di una lui ed io ne abbiamo già parlato: un suo racconto breve e geniale alla Sheckley, che richiede a nostro avviso l’invenzione di un finale, con le caratteristiche di genio conseguenti. Quando questo sito troverà finalmente una partecipazione attiva da parte dei suoi lettori, noi lo pubblicheremo e chiederemo alla nostra platea di immaginarsi come concludere il racconto.

Spero e conto, in una grande adesione da parte dei nostri lettori!


Il pescatore

Gianclaudio camminava con l’aria annoiata. Non che fosse annoiato davvero, ma quell’anno il maschio con l’aria annoiata andava molto. Aria annoiata e scarpe Norbert con gli speroni. Gianclaudio seguiva e, quando gli andava, anticipava la moda. Pensò: ho le Norbert speronate, lo scooterone e due ragazze, che ignorano l’una l’esistenza dell’altra. Gianclaudio sapeva stare al mondo. Soddisfatto e compiaciuto di sé, si affacciò in piazza San Babila.

Me la sento, oggi prendo qualcosa di buono.

Erano le sette e cominciava a far buio. Anche oggi non aveva aperto un libro, ma chi se ne frega? Tanto, pensava Gianclaudio, a chi può lasciare l’azienda il papà se non a me? Gianclaudio osservò con noncuranza i passanti che a loro volta lo osservavano, per forza, era troppo figo. Strofinò gli speroni sul lastricato, graffiandolo. Scartò una cicca e si mise a masticare a bocca aperta, accarezzandosi i due orecchini sinistri, un bossolo e una linguetta di granata. La meglio gioventù volontaria in Bulgaria… loro, i fessi idealisti e i fanatici opportunisti, non lui. Più tardi avrebbe gettato la cicca in mezzo al marciapiede, qualche cretino vestito di grigio che la pesta passa sempre. Sorrise: l’unico problema erano i soldi, in tasca ne aveva pochini. E invece gli avrebbero fatto comodo: tra un’ora aveva appuntamento con Polly al Saloonicco, il nuovo locale estremizionista.

Il posto è perfetto. Centrale ma silenzioso e tranquillo. Anche l’esca è buona. Adesso basta cogliere l’attimo giusto per gettare l’amo.

Gianclaudio entrò nel pub e ordinò una birra rossa e un hamburger. Il locale era gestito da un reduce della Seconda guerra ottomana, un volontario della Legione Nera, un tipo duro con tanti orecchini, tatuaggi, cicatrici e un’eccellente collezione di birre. Era tornato dai Balcani con un bel gruzzolo, tutta roba abbandonata dall’esercito turco in rotta, diceva lui. Bottino di guerra, e guai a chiedergli se nell’entusiasmo del momento la Legione non avesse prelevato qualche ricordino pure dalle case macedoni. Gianclaudio sorrise: anch’io sono tosto, ma le guerre le lascio fare agli altri. Tanto il gruzzolo ce l’ho lì pronto, sono figlio unico e il papà ha l’azienda.

Ancora niente. Ma, com’è noto, la principale virtù del pescatore è la pazienza.

Gianclaudio mandò giù la birra, ruttò, pagò e uscì. Era davvero buio, adesso. Bene, era tempo di andare a recuperare lo scooterone. S’infilò in via Cerva, stretta e silenziosa. Sentiva solo il tintinnio degli speroni. Non fece caso alla vecchina che procedeva lenta davanti a lui. Ma la fissò per bene quando in mezzo al marciapiede vide un bel portafoglio gonfio. Gettò uno sguardo circospetto attorno a sé: nessuno. Che botta di culo, ecco il gruzzolo buono per la serata al Saloonicco. Di certo l’aveva perso quella vecchina, una signora male in arnese, forse perfino povera. Ma erano proprio quelle le persone che andavano in giro con parecchio contante, non potendo permettersi la carta di credito. Gianclaudio raccolse il portafoglio: era bello pieno. Restituirlo alla vecchina? Non scherziamo. Ciao, scema, ben di sta, brinderò alla tua salute, ne hai bisogno. Sono figo e pure fortunato, pensò Gianclaudio ficcandosi il portafoglio sotto il giaccone. Fece due passi e avvertì una sorta di malessere. Qualcosa lo stava, come dire, “tirando fuori”. Sentì il portafoglio aderire e premere contro di lui e, come dire, “sollevarlo”. Sbarrò gli occhi e fu l’ultima cosa che fece prima che il sangue gli esplodesse nelle vene.


alien-spaceshipO-Nok raccolse delicatamente Gianclaudio con il tentacolo sinistro e lo depose nel cestino. Quindi gli tolse le due minuscole appendici tintinnanti e taglienti: una vera fortuna che le avesse, perché gli avevano segnalato il suo arrivo e aveva potuto gettare amo ed esca al momento giusto nel posto giusto. Quindi ripiegò la lenza extradimensionale e trotterellò verso casa. A-Nok, sua moglie, sarebbe stata contenta. La preda era giovane, grassa e tenera, un piatto succulento se cotto alla brace con erbe tschak e un contorno di tuberacci. Già, la Terra era davvero un’ottima riserva di pesca. Ma questo lo sapevano tutti. Il vero segreto stava nelle esche. E in quelle O-Nok era un vero maestro.

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