Maurice Renard: Caccia al dinosauroMaurice Renard era uno scrittore francese, temiamo sconosciuto ai più. Così, per lo meno, lo è stato per me fino a quando Luigi Cozzi non mi contattato per tradurre un romanzo breve del nostro autore, che Luigi ha voluto intitolare “Caccia al dinosauro,” (Les vacances de Monsieur Dupont).

Oggi il libro è uscito, per le Edizioni Profondo Rosso e contiene altri racconti: in tutto quattro, L’uomo senza corpo (L’homme au corps subtil), Il prigioniero della quarta dimensione (Le singulière destinée de Bouvancourt), La voce magica (La cantatrice) e appunto Caccia al dinosauro.

Sono 230 pagine, con una bella prefazione dello stesso Maurice in cui cerca di definire la sua letteratura di ipotesi, nome evidentemente da lui scelto per definire quella che per noi è decisamente fantascienza, con qualche sbandamento sul fantastico.

Renard è nato nel 1875 a Châlons-en-Champagne nel Grand Est di Francia ed è morto per contro nella regione più a ovest di Francia, a Rochefort nel 1939, città non troppo lontana da Nantes, in cui l’8 febbraio del 1828 era già nato Jules Verne, che morirà ad Amiens, il 24 marzo 1905.

Visto il valore di questi racconti, ci sembra molto strano che i suoi quasi contemporanei Verne e H. G. Welles (1866 – 1946) abbiano raggiunto una grandissima fama in tutto il mondo, mentre il povero Maurice Renard sia così poco ricordato.

Anche la prosa è molto stringata, molto godibile per dei racconti che non mancano di ricordare anche Edgar Allan Poe nella sua versione avventurosa, e che potrebbero benissimo essere scritti da autori moderni amanti dello steampunk.

Riportiamo qui di seguito alcune parti inziali de la Caccia al dinosauro, per dare un saggio della qualità tecnica di questo scrittore.

Il mattino del 25 marzo 1900, mi vestivo nel mio piccolo appartamento da scapolo al terzo piano, sopra al negozio di vendita a Boulevard de Sebastopole. Così come si conviene a un’abitudine ventennale, intendevo trascorrere la domenica fuori casa, assieme al mio socio Brown.

Brown è un inglese. Il suo nome è assai stimato dalla buona società e ugualmente stimata è la sua personalità di responsabile dell’impresa commerciale. Io mi interesso della parte vendite al pubblico vera e propria, mentre Brown è specializzato nella direzione del laboratorio. Ammetto che senza la sua competenza la ditta andrebbe in bancarotta in breve tempo, poiché infatti io detesto sia le macchine da cucire che le biciclette, pur se costretto a vivere in mezzo a tali meccanismi. Invece Brown mi permette di andare avanti e quindi metto in pratica ogni suo consiglio, in quanto lo considero decisamente preparato. È lui che mi offre consigli per ogni situazione; devo inoltre alle sue insistenze il fatto che io possa esercitarmi ogni settimana e quindi scrivere oggi queste poche righe. È possibile che privatamente egli mi consideri con un po’ di disprezzo. Quando usciamo assieme nei sobborghi, spesso egli mi rampogna perché sono un poeta, benché io non creda di meritare tale definizione. Amo la Natura, niente più… mentre egli non vede la meraviglia dei sinuosi profili di una collina, scopre invece la bellezza grafica delle linee in un diagramma. Se volessi proseguire su tale metafora, egli è esattamente l’opposto di un poeta e poiché gli assomiglio davvero pochissimo, ecco che divento per lui un poeta.

Il suo appartamento è accanto al mio. Anche Brown come me, è scapolo.

Credo di poter aver fatto comprendere il tipo di suggestive descrizioni che si rifanno alla bella prosa ottocentesca, semplice, ma al tempo stesso sufficientemente adornata da creare quella piacevole attesa degli avvenimenti che, si sente benissimo, stanno per succedere.

Credo di voler davvero ringraziare Luigi Cozzi per questo splendido regalo e per questa (per me) meravigliosa scoperta.

 

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