berbaraStar Minds volevo tradurlo con Menti Stellari, ma un piccolo editore a Lucca Comics mi disse “No, lascialo in inglese che è più fico!” E così è rimasto Star Minds! Trattasi di una serie di science fantasy, o forse space opera, che inizia sulla Terra del 20° secolo con Angelo Tecnologico e il suo prequel Stella Cadente, e poi si allarga a tutta la Via Lattea con l’introduzione delle varie razze… Le principali sono Umanoidi, Rettiliani, Felini e Caroidi, più razze minori e gli immancabili sangue misto. All’inizio della serie c’è ancora un Imperatore, un Umanoide telepatico che si sente superiore e vuole controllare tutte le menti della galassia. In seguito si formano le Nazioni Stellari, con un Alto Consiglio con rappresentanti di tutti i pianeti, inclusa la Terra.
L’ordine cronologico è Star Minds Frammenti (raccolta di racconti a complemento della trilogia, incluso Stella Cadente) e poi Star Minds la Trilogia (Angelo Tecnologico, Legame Mentale e Mercanti di schiavi – disponibili anche in singolo ebook), ma sarebbe meglio leggere prima la trilogia (sì, anche se Stella Cadente è prima di Angelo Tecnologico, è meglio leggerlo dopo).
Soldatessa è estratto da Frammenti. La storia di Maela e del pianeta tossico per il cromosoma Y. Qui di seguito una parte del racconto, che tuttavia è pubblicato in versione integrale nel file PDF, scaricabile e stampabile

– Beccato, Dee! Evvai! – Maela guardò il caccia stellare Rettiliano svanire nel vuoto dello spazio.

Le stelle avevano compagnia per una volta: dozzine di caccia stellari che combattevano tra loro. Gli Umanoidi avevano piccole astronavi a punta di freccia, mentre quelle dei Rettiliani erano più a forma di tubo, e tutte erano stelline argentee che si muovevano più veloci possibile, o punti colorati sullo schermo di Maela.

A diciannove anni era già una dei migliori piloti della flotta Sylvaniana. Il suo caccia aveva abbattuto parecchi nemici, anche se sembrava innocuo nell’hangar della nave madre. Il copilota, Droide 101, fece una rapida manovra per riportarla nel cuore della battaglia.

– Ehi, Dee, sei pronto per un altro giro?

– Al tuo servizio, Maela. Tu li abbatti e io ti riporto indietro sana e salva.

Maela ridacchiò. Il piccolo robot era fin troppo umano a volte. Ma si occupava di pilotare mentre lei era alle armi, perciò era molto contenta di esso. La portava sull’obbiettivo e lei sparava i puntini verdi fuori dallo schermo. I caccia Umanoidi erano puntini rossi, come per dire “Non spararmi!”

Le battaglie spaziali erano adrenalina pura per lei. Si sentiva stanca, ma esilarata quando parcheggiò il caccia nell’hangar dell’astronave madre. La flotta Umanoide si fermò a riposare su una stazione orbitale non lontana e l’equipaggio ebbe qualche ora libera.

Maela si ritrovò in un bar con alcune amiche e gruppi di soldati di altri pianeti, tutti eccitati dall’apparente vittoria sul campo. Se non era la fine della guerra coi Rettiliani, comunque era un grosso passo avanti in quella direzione.

Maela era ancora euforica e la compagnia la galvanizzava. Un gruppo di Ulba’wissiani dalla pelle scura si unì alle ragazze di Sylvania e si mise a chiacchierare con loro senza provarci apertamente come gli uomini di altri pianeti. Gli Ulba’wissiani erano rinomati guerrieri, e Maela si ritrovò ad ascoltare affascinata le loro storie.

Poi uno di loro la prese per mano e le chiese se voleva continuare la conversazione in un luogo più tranquillo. Un po’ oppressa dal brusio del bar (chiacchiere e musica erano aumentate, diventando quasi assordanti), Maela lo seguì nella zona dei magazzini, che era silenziosa e deserta.

Il contrasto le permise di sentire il cuore battere più in fretta e si cominciò a chiedere cosa facesse lì con un uomo, quando lui la prese tra le braccia.

Maela non sapeva il nome del soldato Ulba’wissiano, ma pensò che avesse un sorriso abbagliante, denti bianchi sulla faccia scura. Aveva un sapore diverso rispetto ad Adelia o Juna, e lei non avrebbe saputo dire se era solo per il color cioccolato della pelle di lui. Le piaceva il contrasto tra la sua pelle pallida e quella di lui, e gradiva il tocco di lui.

Non aveva mai visto un uomo nudo prima, e non riuscì a tenere gli occhi sulla virilità, dato che le faceva venire su una risata nervosa che poteva risultare insultante per il povero soldato. Così fissò il volto di lui e si rilassò tra le braccia scure.

Lui le mormorò all’orecchio, a volte nel suo dialetto, e le sue mani e labbra erano ovunque. E poi lei sentì la durezza di lui contro la sua apertura e si irrigidì. Lui l’aiutò a rilassarsi con carezze e baci leggeri, e la penetrò lentamente. Ben presto lei dimenticò il dolore e lo seguì nel ritmo selvaggio della passione, raggiungendo un orgasmo diverso da quelli a cui era abituata.

Soldatessa

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