Ugo Malaguti.

Da molto tempo non lo sentivo più e davo quasi per scontato che si fosse volutamente allontanato dalla fantascienza. Curioso a dirsi, scoprirò ben presto che la stessa cosa lui pensava di me.

Il fatto che Ugo Malaguti si potesse essere allontanato dalla fantascienza sarebbe davvero clamoroso e spiegabile solo con una sua improvvisa e gravissima malattia.

I nostri rapporti, pur ottimi e cordiali, tuttavia non sono mai stati di stretta frequentazione: lui sta a Bologna, io a Milano e altri amici provvedevano in genere a metterci in contatto.

Però, mi è capitato di voler pubblicare un racconto di Renato Pestriniero, che l’Autore veneziano mi aveva a suo tempo concesso per la pubblicazione, ma nel frattempo era passato del tempo e Renato mi avvisava di aver concesso la pubblicazione in esclusiva a Elara e mi dice: “Vedi di contattare Ugo Malaguti e chiedigli il permesso di pubblicare.”

Dico, “Accidenti! Sono anni che non sento Ugo!”

Per cui trovo un indirizzo di Elara e descrivo il problema.

Due giorni dopo mi risponde proprio lui: Ugo Malaguti. Ciò che si trova facilmente su Internet non è assolutamente significativo per descrivere l’importanza che ha avuto Ugo nella Fantascienza italiana. Lui ha pubblicato, tradotto, scritto, inventato la fantascienza italiana.

Infatti gli ho subito chiesto:

Ma cosa ti è successo? Sei letteralmente scomparso!

Non sono affatto scomparso, continuo a dirigere Elara, l’unica casa editrice italiana con quasi quattrocento titoli di sf in catalogo, 120 dei quali, compresa Futuro Europa diretta da me e Lino Aldani, e le varie opere omnia dei nostri migliori scrittori – Aldani, Pestriniero, Bellomi, Miglieruolo , Catani etc. – sono dedicate agli scrittori nazionali.

Per di più, siamo gli unici ad avere una rivista in edicola, l’edizione italiana di The Magazine of Fantasy & Science Fiction.

Io ho pubblicato nuovi libri, tutti esauritisi rapidamente, oltre alla ristampa de Il palazzo nel cielo, e, prima che per motivi di salute fossi costretto a disertare qualsiasi apparizione pubblica, sono stato ospite in almeno cinque Italcon a Bellaria…

Diciamo che quelli che sono scomparsi sono alcune decine di fans che non seguono gli eventi editoriali, io certamente no.

L’anno scorso ho festeggiato i sessant’anni di attività ininterrotta nel settore.

Se poi dici che non frequento i social, questo è vero, ma si tratta di una mia scelta meditata e motivata

Ci racconti qualcosa su questa scelta ‘meditata e motivata’?

Usufruisco di Internet, che trovo assolutamente utile, curo alcune liste per i nostri lettori e simpatizzanti, abbiamo tagliato grazie ai mezzi elettronici certi orpelli costosi il cui risparmio si riversa nella produzione di libri sempre migliori e più ricchi, ma come a suo tempo non amavo le fanzine e il loro spesso esibizionistico vociare contro tutto e tutti pur di mettersi in evidenza, oggi quello che leggo sui social, dei quali spesso mi vengono mandati degli estratti, lo trovo un fenomeno ancora peggiore, che quasi mi fa rimpiangere quei tempi eroici. Di cretini e di odiatori è pieno il mondo, anche se si tratta di una minoranza abbastanza trascurabile, ma enormemente chiassosa. Ma hai letto qualche post e relative risposte in tanti social attuali? Ma il rispetto della lingua italiana, la conoscenza di ciò di cui si parla, il rispetto, ti sembra siano presenti in quelle rissose e inutili arene, spesso condizionate da ideologie risibili o empiriche? Se l’appassionato avesse ancora un poco di raziocinio o di buon senso, eviterebbe di farsi coinvolgere in queste risse da pollaio. Poi, che il contatto diretto, la promozione di se stessi, a volte persino la ricerca di informazioni utili, siano sottoprodotti importanti di questo fenomeno, è altrettanto vero. Ma pur con il mio amore per ogni genere di gioco, a questo no, grazie, preferisco non partecipare. Credo che tutto ciò che compare nei social sia fallace e poco duraturo, compresa ahivoi l’editoria elettronica. Preferisco illudermi che i miei libri, realizzati su carta stampata, possano sopravvivermi e magari incuriosire tra cinquanta o cento anni qualche ricercatore.

Ugo, ci conosciamo da una vita, ma perché ho l’impressione che tu non voglia allontanarti dalle tue vecchie sicurezze? Lo dici anche qui: Aldani, Pestriniero, Bellomi, Miglieruolo , Catani

Forse mi conosci da una vita, ma sicuramente non conosci bene il mio lavoro. Ho citato i nomi degli scrittori italiani più prestigiosi perché ho voluto, vedi quello che ho risposto più sopra, onorarli in vita di un riconoscimento al loro lavoro, e fare in modo che questo non fosse disperso in una miriade di pubblicazioni piccole, rare e introvabili. Quello nei confronti di Aldani e Pestriniero è stato un tributo a due tra i pochi grandi scrittori del settore che abbiamo avuto in Italia. La stessa cosa l’ho fatta con A Lucca mai per la storia della sf italiana, con Cesare Falessi e altri. Contemporaneamente, ho cercato, insieme a Lino Aldani, di scoprire e incoraggiare i nuovi talenti, soprattutto con Futuro Europa, dove hanno esordito quasi tutti i nomi importanti o presunti tali dell’ultimo periodo. Ho pubblicato i Vitiello, i Fambrini, gli Antonetti, e altri seicento che nessuno conosceva, tra i quali gente come Forte e Tonani, i connettivisti, i cyberpunk, senza curarmi del fatto che fossero o meno amici, come è spesso italica abitudine. Non mi sono né mai mi aggrapperò alle certezze, come non lo feci quando ventenne assunsi la direzione di Galassia e poi costruii la Libra, presentando Farmer, Dick, Vonnegut, Le Guin, Sladek, come ora pubblico le Bianco, i Paul Di Filippo, le Griffith, e qualche centinaio di altri.

Che ne pensi di quello che è oggi la fantascienza in Italia? Se puoi essere davvero sincero…

C’è stato sicuramente un grande scadimento qualitativo e di idee, favorito dal semianalfabetismo dei media, magari anche alle cosiddette scuole di scrittura che impongono modelli e canoni quasi sempre imitativi e soffocano la personalità, se esiste, dell’aspirante autore. Stiamo fabbricando una pletora di mediocri, qualche nome interessante comunque c’è, ma sparisce in questa mediocrità.

Ho sentito che hai avuto problemi di salute. Lo dici anche nella tua dichiarazione iniziale. Adesso è tutto a posto?

Assolutamente no. Anzi, mi hanno trovato alcuni altri problemi, oltre a quelli cardiaci che si conoscono, che preoccupano soprattutto i miei cari e i miei amici. Io sono fatalista, lavorerò fino a quando ci riuscirò, anzi, più di prima, per lasciare quell’eredità al futuro della quale parlavo. Forse solo per essere fedele a quello per cui ho lavorato per tutta la vita, ma che povero uomo è colui che non cerca di seguire i propri sogni!

Ti piace ancora scrivere? Hai degli inediti nel cassetto in questo momento?

Certo, scrivere è sempre stata la mia passione, anche se per molto tempo ho dovuto sacrificarla – mai del tutto – per dedicarmi a far conoscere e valorizzare e tradurre le opere altrui. Cosa della quale non mi pento. I miei due ultimi libri, che hanno avuto davvero una eccellente accoglienza di pubblico, tanto da essersi entrambi esauriti nel giro di pochi mesi (l’editore di Elara sta pensando a una ristampa in brossura e in edicola). Devo dire che in vita mia mi è capitato solo una volta di vedermi respingere un racconto, nel lontano 1963, quindi i miei cassetti sono desolatamente vuoti, avendo venduto o pubblicato tutto quello che ho scritto. Adesso sono impegnato in Incontri ravvicinati, una storia intima della sf dove parlo di tutti i grandi personaggi che ho conosciuto e frequentato nel corso della mia carriera, e sto completando la revisione de Il sistema del benessere reloaded, riscrittura in chiave anni ‘2000 del mio primo grande successo.

Se un autore attuale, volesse proporre un suo testo di fantascienza a Elara come potrebbe farlo? E soprattutto, potrebbe farlo?

Per quanto ora non sia più rilegata ma in brossura, la collana dei Narratori Europei di SF va avanti e sta per raggiungere il cinquantesimo volume. Sottoporre un testo a Elara si può sempre e comunque, possibilmente un testo completo, non quell’abominio che sono le sinossi. Guarda che di autori italiani ne abbiamo pubblicati più di seicento, con un centinaio di romanzi, l’unico problema è che la lettura viene fatta da persone competenti ed esigenti, che non guardano in faccia a nessuno e riconoscono la qualità e originalità dell’opera. È la qualità e la severità della selezione che rappresenta il possibile unico ostacolo.

Quali sono gli Autori nuovi che ti piacciono di più?

Italiani o stranieri? Africani o cinesi? Uzbechi o sammarinesi? Se si tratta di stranieri, non lo dico perché qualcuno potrebbe prenderlo per un suggerimento e mandare a monte trattative a volte lunghe e difficili (è uno sport che si pratica da oltre cinquant’anni, e mi sono stufato di lavorare a beneficio di altri). Se si tratta di italiani, io guardo agli autori che seguono Elara o almeno sanno che cosa può offrire, non guardo in casa d’altri, e se ho le mie idee, me le tengo strette. Tengo famiglia.

L’Editoria italiana di fantascienza è stretta in due o tre Case conosciute, (direi Mondadori, Delos e Solfanelli con Tabula Fati, senza voler assegnare meriti) e poi una pletora di piccoli concorrenti, sconosciuti o quasi. Questa situazione come ti sembra?

Non sono permaloso (vendicativo sì) e la prova è che difficilmente reagisco alle valanghe di provocazioni e falsità che mi hanno accompagnato dai primi anni ’60 in poi. Però in questo caso, permettimelo, un po’ la tua domanda mi stupisce e mi offende. Elara, che è la diretta erede sia della Libra che della Perseo, le due strutture editoriali che ho creato nel corso della mia vita, e che ha la mia completa e fattiva collaborazione anche se in questo caso l’editore di riferimento è Armando Corridore, è la seconda casa editrice italiana del fantastico, dopo il colosso Mondadori, con il suo catalogo di quasi 400 libri, le sue tirature, la sua diffusione e la qualità dei suoi autori (siamo stati noi a portare in Italia Thomas Ligotti, Jeff Vandermeer, il migliore Paul Di Filippo) la sua unica collana di saggistica di alto livello, la sua attenzione all’arte fantastica, con i Portfolios, persino la sua attenzione verso il fumetto, con l’edizione cronologica integrale di B. C. di Johnny Hart che furoreggia nelle fumetterie, con la pubblicazione di uno dei rari inediti di Michael Ende, con le sue edizioni rilegate e con Fantasy & Science Fiction, la cui edizione italiana è giunta proprio in questo agosto al ventunesimo numero, presenta il meglio delle nuove voci del mercato angloamericano, ha stabilito solidi rapporti con la grande editoria anglosassone e sta inseguendo Urania, dalla quale dista ancora un migliaio, un migliaio e mezzo di copie, in diffusione nazionale. Posso capire che questa realtà sia invisa ai grandi o piccoli gruppi milanesi che riconoscono solo ciò che nel capoluogo lombardo viene prodotto come esistente, ma tu che segui la sf da anni, proprio non te ne sei accorto? Sì, la trovo una domanda un po’ offensiva che da te non mi sarei aspettato.

Ugo, mi fa invece molto piacere questa reazione: diciamo che la domanda in qualche modo la sottintendeva e credo che volutamente volesse provocarla! Quindi sappilo: credo che alla fine, io ti conosca davvero piuttosto beneSenti, abbiamo parlato di racconti italiani, quando ho voluto pubblicarne uno di quelli che tu rappresenti con Elara qui su Nuove Vie. Mi pare che i tuoi gusti siano cambiati rispetto ai tempi storici: ho l’impressione che ti piacciano di più i racconti intimistici, piuttosto che quelli di avventura.

Anche qui, bisogna specificare: in questi sessant’anni non sono cambiato, anche se ho la presunzione di essere maturato, cosa che le esperienze e le conoscenze ti costringono a fare praticamente ogni giorno. Però rileggendo i miei saggi scritti per oltre mezzo secolo, solo in un paio di occasioni mi sono accorto di avere cambiato opinione su questo o quell’autore. Significa probabilmente che la domanda che mi rivolgo prima di decidere l’acquisto di un libro, e cioè, «Questo libro durerà lo spazio di una moda, o sarà valido anche tra dieci, cinquanta o cento anni?» è ancora valida oggi.

All’inizio della mia carriera, mentre mi ero creato una reputazione di scrittore avventuroso, come critico ero bersagliato quotidianamente di accuse di essere troppo impegnato, troppo concentrato sulle nuove “stravaganze”, troppo modernista. Chi ha pubblicato per primo le cose migliori di Dick, il migliore Farmer, il Pohl più impegnato, la Le Guin, e via via Aldiss, Nicola Griffith, Nancy Collins, e tantissimi altri? Ricorda, il cattivo editor si fa sempre condizionare dai propri gusti e dalle mode del momento, in una insensata ricerca di consensi e vendite inesistenti, il bravo editor segue la sua cultura e i suoi gusti solo per giudicare la qualità e il valore della scrittura di un autore, non per fare distinguo assurdi sulle cose che scrive, anche le più inconsuete e provocatrici (altrimenti mai avrei pubblicato Dahlgren di Delany né l’horror sperimentalista di Bev Jafek). Ho sempre mantenuto gli stessi criteri, alternando i vari generi e tendenze della science fiction e del fantastico, e grazie al cielo il pubblico e la critica seria mi hanno sempre premiato per le mie scelte. Molti hanno tentato di farmi passare per un bieco tradizionalista o per uno sfrenato sperimentalista, e hanno sempre dovuto ricredersi, quando erano in buona fede. Poi, se vogliamo criticare Ugo Malaguti a prescindere, siamo in democrazia e ognuno ha il diritto di esprimere quello che pensa, o soprattutto quello che gli dicono di pensare.

Forse non sai che da te che ho imparato molte cose per fare una buona traduzione. Mi ricordo che raccontavi un episodio in cui traducendo eri così preso da aggiungere (senza accorgertene) una o due frasi in più, ché secondo te ci stavano bene. Te lo ricordi?

Si trattava de La mano sinistra delle tenebre, e fu Ursula Le Guin, che leggeva perfettamente l’italiano, a farmelo notare, lodandomi molto perché secondo lei ero riuscito a cogliere il pensiero di Genli Ai, facendogli dire quella cosa (era una riga o poco più) che secondo lei avrebbe dovuto dire e che lei aveva dimenticato di trascrivere. Inserì in tutte le nuove edizioni quella frase, fu assolutamente gentile e simpatica, mi ricambiò traducendo per una rivista letteraria americana il capitolo La pianura di ghiaccio del mio Palazzo nel cielo. Un’altra tecnica, che puoi applicare solo con gli autori vivi, e che ho applicato con Williamson, Hamilton e Leigh Brackett, era quella – ove possibile – di farmi inviare una copia delle versioni su rivista, che spesso differivano da quelle in libro (nei casi più fortunati, una fotocopia del dattiloscritto originale, prima del passaggio degli editors), che venivano tagliate o riadattate dagli editors americani (la versione su Galaxy del finale di Time and again di Simak fu aggiunta da Gold, mentre quella in libro è molto più poetica ed efficace, anche se completamente diversa. Se poi l’autore è tuo amico, e disponibile, puoi chiedergli di aggiungere qualcosa che a tuo avviso manca, come fece Aldiss per Descalation che a mio parere era davvero poco fantascientifico, e che lui integrò quasi con un capitolo nuovo, che rende la mia traduzione unica tra quelle uscite nel mondo. Tradurre è un lavoro serio, creativo, non a caso equiparato dal legislatore a qualsiasi opera dell’ingegno e trattato allo stesso modo del cosiddetto “diritto primario”, cioè quello dell’autore.

Ho una enorme nostalgia delle chiacchiere che si facevano con te. Credi che si possa riprendere? Hai intenzione, o la possibilità di partecipare a qualche incontro?

Purtroppo, ho dovuto rinunciare agli incontri con amici, autori e lettori, che sono sempre stati l’elemento primario e trainante della mia attività. Ascoltare il lettore, assorbire come una spugna le emozioni, le sensazioni, i desideri, di chi alla fine è l’elemento più importante della catena letteraria, che non è un gioco bancario di fatture emesse e di fatture di resi che permettono di gonfiare i bilanci anche di coloro che vendono poco o nulla, ma in fondo una questione di consenso, una gestalt nella quale tu, editor, devi conoscere i tuoi lettori, i loro sogni, la loro cultura. Dopo l’intervento al cuore del 2005, ho passato più di sette anni riunendo a Bologna autori e appassionati intorno alla favolosa tavola della Griglia d’Oro, con ospiti come Lino Aldani, Robert Sheckley, Ian Watson. Adesso la Griglia non c’è più, io sono molto limitato nei movimenti, quindi quella parte così bella e importante della mia vita dev’essere archiviata come un bel ricordo. E ti assicuro che è l’unica cosa, oltre alla salute, che in questo momento mi manca.

 

In copertina Ugo Malaguti nel 2004 (fotografia Franco Giambalvo)