Con questo terzo romanzo, A Trade of Blood (Ana and Din Mysteries), Robert Jackson Bennett continua la definizione del suo specialissimo Mondo alieno con sfumature poliziesche.
Il primo romanzo della serie, The Tainted Cup (La Coppa Contaminata) di prossima pubblicazione in versione italiana, è stato scritto nel 2024 e nel 2025 ha vinto il Premio Hugo, rivelandosi subito una delle novità fantascientifiche più entusiasmanti da diversi anni a questa parte.
L’autore prende evidente spunto dai polizieschi di Rex Stout per la parte investigativa, proponendo due protagonisti che sembrano incarnare i personaggi inventati dal famoso autore americano: Nero Wolfe (qui Ana Dolabra) e Archie Goodwin (qui, Dinios Kol, detto Din).
Tutta l’azione si svolge in un mondo che non è il nostro, ma nei precedenti romanzi non viene accennata la storia di questo pianeta rispetto a noi: esiste e ci deve bastare! Qualcosa sembra cambiare in questo terzo episodio, dove si fa cenno chiaramente a certi antenati.
Il Mondo ha le sue storie, certo, e qualcuna di queste già le capiamo nel primo romanzo, ma scopriremo numerosi aneddoti e novità nel secondo volume della serie, A Drop of Corruption (2025) e ancora di più in questa terza offerta, intitolata Trade of Blood (2026).
In un post rilasciato a Reddit, Robert Bennett afferma che i romanzi della serie non saranno certamente solo tre! Non sa quanti potranno essere, ma certamente di più.
Attualmente ho un contratto per tre libri, ma se ne riparlerà dopo questo terzo romanzo. Per me non è una trilogia, eh! Il terzo, così come è, non chiude la gigantesca storia di questo mondo. È solo una puntata in più per una normale serie di gialli.
Per sapere, “quanti libri?” dipenderà dal successo di Drop of Corruption. Al momento è l’uscita migliore mai ottenuta da un sequel. Portare avanti questi due personaggi mi diverte un casino, quindi potrei fare tantissimi altri romanzi. 6? 9 in totale? E chi lo sa!?
Drop of Corruption è stata, tuttavia, un po’ meno brillante del primo romanzo, ma sviluppa ancor più le caratteristiche del Mondo in cui si svolgono le avventure. La fantasia di questo mondo biologicamente complicato raggiunge il massimo.
Nel mio articolo sul secondo libro, si diceva che tutta la serie si sarebbe sotto-intitolata Shadow of the Leviathan, ma adesso, il sottotitolo è diventato per tutti Ana and Din Mysteries. Il che si configura esattamente con le dichiarazioni di Robert Bennett su quali siano i suoi piani di produzione: i Leviatani sono solo una parte del paesaggio, in definitiva e, in questo terzo volume, quasi non appaiono, se non in poche frasi esplicative.
La trama di A Trade of Blood è decisamente più complessa di quanto si potrebbe supporre a prima vista. L’azione avviene in una regione centrale del Continente, quindi lontana dagli oceani, in un paese di allevatori di bestiame. Le bestie allevate qui, siano essi cavalli, o manzi sono di dimensioni colossali, veri mostri di carne che si nutrono praticamente solo di fagioli rossi.
Nel cantone di Sapirdad vivono due famiglie nobili in perenne lotta tra di loro. La famiglia Armenta è quella dei baroni del bestiame che controlla l’allevamento, la macellazione e il commercio dei mastodontici urhosi, mucche geneticamente modificate, grandi quanto una casa. La famiglia Burav controlla l’immensa produzione di fagioli rossi usati principalmente come mangime per nutrire il bestiame degli Armenta. Il lavoro dell’uno dipende dal lavoro dell’altro e questo nel tempo ha generato forti attriti.
Il dramma esplode quando un erede degli Armenta uccide palesemente la figlia del capo dei Burav. L’uomo ha certamente impugnato la lama che ha ucciso la splendida ragazza, eppure i due erano segretamente amanti. Ed è qui che Ana Dolabra dovrà indagare, in un momento in cui l’intero paese è in sobbuglio.
L’evidenza di quell’omicidio, seguito anche da un inutile tentativo di fuga da parte del ragazzo, non farebbe supporre la possibilità di qualche sviluppo poliziesco, ma non dimentichiamo che la presenza di Ana fa subito capire che la storia non sarà così semplice!
L’atmosfera in paese è elettrica e la violenza è sempre sul punto di esplodere. L’arrivo in carrozza di Ana Dolabra e del suo assistente, Dinios Kol, li trova imbottigliati in una immensa processione di carri agricoli e gentilizi. È qui che Din vede per la prima volta i drokha-cats animaletti controllati dalla famiglia Burav nutrendoli di funghi parassiti (Rete Guida) in modo che durante la notte raccolgano loro stessi i fagioli: inquietanti creature feline dotate di mani quasi umane.
Arricciai il naso quando ci passò accanto una gabbia particolarmente affollata. Le creature che vi erano rinchiuse non erano propriamente gatti, né scoiattoli o donnole, ma qualcosa che stava a metà fra tutte queste specie.
Erano animaletti piccoli, ricoperti di pelo giallo-verde, lunghi all’incirca quanto un braccio umano, coda inanellata, occhietti neri, orecchie arrotondate e incredibili dita lunghe e prensili, con pollici opponibili sugli arti anteriori.
Avevano zampe molto simili a mani umane, ma deformi e ricoperte da una pelle coriacea. Uno di loro tamburellava le lunghe dita contro le sbarre della gabbia e provai un senso di autentica repulsione.
«Quelli sarebbero …» mi venne da chiedere…
Il conducente della nostra carrozza si mise a ridere. «Sì, signore. I famosi gatti. Anche se, da queste parti, sono famosi soprattutto per il loro odore.»
Seguii con lo sguardo il carro carico di gabbie che si allontanava, rimpicciolendosi in lontananza. Ah, allora erano quelli i gatti-drokha del terzo anello dell’Impero, che, liberati di notte nei campi, raccoglievano i prodotti della terra e, al mattino, i braccianti trovavano i cesti colmi fino all’orlo. Immaginai che fosse proprio per via delle loro mani quasi umane che erano stati scelti per quel compito.
Storsi la bocca.
«Sono queste bestie a occuparsi del raccolto?»
«Sissignore. Sappiate che almeno un boccone su tre di quello che mangerete è passato per le loro dita.»
Osservai, «Immagino che non sia prudente essere troppo informati sull’origine di quel che si mangia.»
Mi lanciò un’occhiata. «Signore se i gatti vi disturbano, allora tenetevi alla larga dai saloni di scuoiatura. Quelli sì, che potrebbero rivoltarvi lo stomaco.»
Aprii la bocca per dire qualcosa, ma poi lasciai perdere. Per quanto potessero sembrare idilliache le campagne del terzo anello, cominciavo a capire quanto fosse strano l’Impero e tutto il resto del mondo in cui io ero.
Robert Bennett ci regala un suo contributo su YouTube, in cui ci spiega che la sua idea di worldbuilding assai diversa da quella che oggi sembra prevalere. Non si tratta di disegnare mappe, compilare elenchi di casate, magie e genealogie, o accumulare immagini suggestive dell’universo narrativo. Il mondo prende forma nel testo attraverso i piccoli gesti dei personaggi, le loro poesie e canzoni, il cibo che mangiano, le scarpe che indossano: dettagli della loro cultura che, lungi dall’essere semplice decorazione, contribuiscono a rendere credibile e vivo l’universo in cui si muovono.
E questo è perfettamente intuibile nel lettore attento, rendendo davvero godibile e indimenticabile qualsiasi avventura di Ana e Din.
In questo terzo romanzo si inseriscono nuovi elementi di definizione del pianeta e della popolazione con ricche allusioni alla storia antica, di antenati non considerati proprio degli Dèi, ma comunque punto di riferimento. Apprendiamo caratteristiche insospettabili sull’Imperatore che governa da 250 anni. Ci si chiede come faccia e chi, o che cosa sia esattamente!
Qui Dinios Kol ritrova nientemeno che una sorella, di cui non ricordo se ne fosse mai parlato: potrebbe diventare un personaggio ricorrente nei prossimi romanzi?
Scopriamo la Rete di Guida (guiding web), un fungo che se inalato provoca strane e indesiderate cose nel corpo di uomini e bestie. Del resto, questa biologia esasperata e trionfante è già dalla Coppa Contaminata che ci segue con piante orripilanti che nascevano e crescevano mettendo radici all’interno dei corpi umani.
Robert Bennett ha raggiunto un perfetto controllo dei suoi personaggi importanti.
Tra i due principali interpreti, il personaggio meno umano e meno complesso è Ana Dolabra, l’investigatrice, perché lei rappresenta semplicemente la soluzione dell’indagine. Quasi priva di emozioni, quasi priva di storia personale.
È alta e magra, tra i quaranta e i cinquant’anni (ma l’età è difficile da decifrare con precisione a causa delle alterazioni biologiche diffuse in quel mondo). Appartiene all’etnia Sazi, originaria degli anelli interni dell’Impero. Il che le conferisce una carnagione pallida con sfumature grigiastre — anche perché non va quasi mai all’aria aperta — e un viso dai lineamenti stretti e spigolosi. Capelli candidi come l’osso, un sorriso molto ampio e occhi di un giallo brillante. Secondo Din il suo aspetto ricorda vagamente quello di un felino. Ana indossa l’uniforme ufficiale da investigatrice dello Iudex (con il grado di Immunis), tende a violare sistematicamente il codice imperiale. Adora infatti disporre le decorazioni e gli araldici secondo criteri personali del tutto bizzarri, ad esempio riordinandoli rigorosamente per dimensione o per colore
Ma la sua caratteristica più rilevante è la larga benda di tessuto cremisi legata stretta sugli occhi, che stacca violentemente sul blu scuro del vestito e sul pallore della pelle.
Tutta altra cosa Dinios Kol, che qui rappresenta la storia dell’indagine.
È un giovane di circa vent’anni che appartiene ai Tala, un’etnia proveniente dai cantoni esterni e rurali dell’Impero, la zona di frontiera costantemente minacciata dalle tempeste e dai devastanti attacchi dei Leviatani marini. Al contrario di Ana, Din ha un aspetto ordinario, robusto e tipico della gente di provincia. Carnagione e tratti riflettono le sue origini umili e non cittadine. Risulta spesso teso, cauto e insicuro. Si muove con la circospezione di chi sa di trovarsi in un ambiente estraneo e pericoloso, ben lontano dal fango e dalle paludi della sua terra natale.
Din è un Sublime, un essere umano bio-ingegnerizzato attraverso i trattamenti chimici dell’Apoth. Nello specifico, ha il ruolo di Incisore (Engraver), un ruolo che gli fornisce una memoria fotografica e sensoriale perfetta e gli riesce di ricordare alla perfezione ogni immagine, ogni minima inflessione di voce, ogni millimetrica crepa su una parete e persino gli odori esatti di una scena del crimine.
È un uomo molto preciso, che, inalando fiale di appositi profumi è in grado di incidere nella sua mente i particolari di ciò che vede e sente, senza più dimenticarli per tutto il resto della vita. Faccio notare che questa è l’identica caratteristica che identificava Archie Goodwin, l’aiutante di Nero Wolfe!
Din indossa la classica giacca color blu scuro, a collo alto, dello Iudex e la tiene sempre perfettamente abbottonata, stirata e priva di pieghe. Non si concede nessuna modifica personale né sgarro alla regola. Non si considera un genio, intimorito, perplesso e spaventato dai metodi anarchici e dai modi volgari di Ana. È un uomo che non lavora per lo Iudex per ottenere gloria o ideale di giustizia, ma per guadagnare abbastanza da poter comprare un salvacondotto e trasferire la sua famiglia dalla pericolosa periferia alle cerchie centrali dell’Impero.
Come si è detto, la cosa davvero importante è che Din è la storia e Ana, semplicemente la soluzione.
Vedremo se in futuro Fotia Kol, la ritrovata sorella di Din, potrà diventare un personaggio ricorrente in questa entusiasmante saga tra delitti e Leviatani.
Ritengo personalmente che questi romanzi di Robert Jackson Bennett rappresentino una grande novità. Oserei parlare della scoperta di un nuovo modo di fare fantascienza! Una scrittura originale, forse con qualche debito nei confronti dello steampunk, ma comunque moderna e interessante. I termini inventati sono suggestivi, non difficili da comprendere, e contribuiscono a immergere il lettore in un mondo costruito attraverso colori, sensazioni, canzoni, poesie e piccoli gesti quotidiani, anche quando appartengono a una cultura completamente diversa dalla nostra.
Un’opera di grande originalità, che consiglio senza riserve.
Copertina e immagini sono una interpretazione di ChatGPT
nato nel 1944, non ha tempo di sentire i brividi degli ultimi fuochi della grande guerra. Ma di lì a poco, all'età di otto anni sarà "La Guerra dei Mondi" di Byron Haskin che nel 1953 lo conquisterà per sempre alla fantascienza. Subito dopo e fino a oggi, ha scritto il romanzo "Nuove Vie per le Indie" e moltissimi racconti.
È alta e magra, tra i quaranta e i cinquant’anni (ma l’età è difficile da decifrare con precisione a causa delle alterazioni biologiche diffuse in quel mondo). Appartiene all’etnia Sazi, originaria degli anelli interni dell’Impero. Il che le conferisce una carnagione pallida con sfumature grigiastre — anche perché non va quasi mai all’aria aperta — e un viso dai lineamenti stretti e spigolosi. Capelli candidi come l’osso, un sorriso molto ampio e occhi di un giallo brillante. Secondo Din il suo aspetto ricorda vagamente quello di un felino. Ana indossa l’uniforme ufficiale da investigatrice dello Iudex (con il grado di Immunis), tende a violare sistematicamente il codice imperiale. Adora infatti disporre le decorazioni e gli araldici secondo criteri personali del tutto bizzarri, ad esempio riordinandoli rigorosamente per dimensione o per colore
È un giovane di circa vent’anni che appartiene ai Tala, un’etnia proveniente dai cantoni esterni e rurali dell’Impero, la zona di frontiera costantemente minacciata dalle tempeste e dai devastanti attacchi dei Leviatani marini. Al contrario di Ana, Din ha un aspetto ordinario, robusto e tipico della gente di provincia. Carnagione e tratti riflettono le sue origini umili e non cittadine. Risulta spesso teso, cauto e insicuro. Si muove con la circospezione di chi sa di trovarsi in un ambiente estraneo e pericoloso, ben lontano dal fango e dalle paludi della sua terra natale.