A Memory Called Empire di Arkady Martine per la Tor Books è il romanzo che quest’anno ha vinto il Premio Hugo.

Come sempre in questa nostra piccola bacheca parliamo solo dei romanzi e in genere lasciamo da parte tutto il resto. Compresi i gossip, che (mi dicono) essere stati quest’anno particolarmente feroci.

La notte delle premiazioni ero all’estero e non ho avuto modo di seguire la presentazione, ma Silvio Sosio ci fa ben sapere che molte sono state le proteste sulla conduzione di George R.R. Martin, anche se le notizie di cui dispongo, sono molto frammentarie.

Martin ha inneggiato a John Campbell jr, grande pioniere della fantascienza, chiaramente in contrasto con il discorso dell’esordiente Jeannette Ng, che nel 2019, commentando il premio John Wood Campbell jr, da lei vinto ha dichiarato: “John Wood Campbell, dal quale questo premio prende il nome, era un fottuto fascista.”

L’atteggiamento di Martin è stato dunque visto (se ho ben capito) come un  inneggiare ai vecchi scrittori di fantascienza e un rifiuto delle nuove leve.

Tutto questo ci interessa ben poco.

Il problema è che non ho ancora avuto il tempo per leggere il romanzo che ha vinto, il quale però si pone tra quelli (pochi) che seguono uno stile di fantascienza un po’ più tradizionale.

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Nello strillo di presentazione del libro ci fanno sapere che Ann Leckie, autrice molto conosciuta, ha detto come “… A Memory Called Empire bilanci alla perfezione azione e intrighi relativi all’Impero. Una space opera molto brillante che ho molto amato.”

Quando avrò modo di leggere il romanzo, torneremo sull’argomento, ma credo di potermi fidare di Ann Leckie, con cui ho un ottimo rapporto epistolare da parecchio tempo.

Il romanzo in questione è praticamente un esordio per la scrittrice Arkady Martine, che infatti ha dichiarato:

Sono ancora stordita, sopraffatta e profondamente onorata: è il mio primo romanzo e già ero ben contenta di essere stata nominata. […] ricevere il premio è stato un importante onore, una sorta di saluto amichevole: un invito a restare.”

L’autrice ha commentato con una toccante presentazione di se stessa, di quando ancora bambina, leggeva le storie dei grandi autori e pensava ‘oh, come vorrei parlare con questo, o con quell’autore e chieder loro come, perché e se avevo colto davvero il senso di ciò che volevano raccontarmi… Ecco, da adesso in poi credo di poter camminare da sola: grazie per l’invito.”

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Anche Arkady fa parte delle scrittrici LGBT, che sembrano molto presenti tra le migliori autrici di SF.

Molti suoi racconti sono resi disponibili gratuitamente dal suo sito, come per esempio A Being Together Amongst Strangers su Uncanny, da cui ricaviamo anche questa breve biografia:

Arkady Martine è una scrittrice di fantascienza, tratta pure di storia dell’Impero bizantino firmandosi come Dr. AnnaLinden Weller ed è anche una urbanista. Sotto i due nomi scrive poi di comunicazione politica, narrativa, retorica, sui confini del mondo. È consulente politico per il Dipartimento dell’Energia, Minerali e Risorse Naturali del Nuovo Messico, dove lavora sul miglioramento dei cambiamenti climatici, sulla modernizzazione della rete energetica e sulla pianificazione della resilienza.

Il suo romanzo di debutto, A Memory Called Empire, è stato pubblicato a marzo 2019 da Tor Books.

Arkady è cresciuta a New York, e dopo aver vissuto in Turchia, Canada, Svezia e Baltimora, oggi abita in New Mexico con la moglie, l’autrice Vivian Shaw.

È possibile seguire Arkady online su arkadymartine.net o su Twitter come @ArkadyMartine.

 

A Memory Called Empire by Arkady Martine

Arkady Martine

 

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