
Arianna nello spazio. Il mistero delle cravatte scomparse (2017 Youcanprint) è il mio primo romanzo, ma è anche, in un certo senso, uno dei figli di questo sito curato da Franco Giambalvo. Infatti, ho cominciato a scrivere di fantascienza proprio frequentando “Nuove Vie”. Una collaborazione che ha visto la nascita di due raccolte di racconti (Timelost. Storie di alieni tra di noi nel 2015 e di Leandro chiama spazio. Avventure di un portinaio alieno nel 2016) e che poi mi ha portata a dar vita a questa nuova storia. Quindi ecco una giovane giornalista televisiva, un cameraman extraterrestre e la sua misteriosa fidanzata, una nonna eccezionale e un investigatore sulle tracce di uno scienziato scomparso.
Anna Laura Folena
Arianna nello spazio. Il mistero delle cravatte scomparse è in vendita in diversi negozi on line, come Youcanprint, Unilibro, Ibs, Libreria Universitaria, Amazon. Inoltre si può ordinare in migliaia di librerie italiane. Ecco il link con l’elenco completo: https://www.youcanprint.it/librerie-in-italia-self-publishing.html.
Abbiamo pubblicato l'intero libro in tre puntate e in questa pagina potrete trovare l'indice a tutte le puntate di Arianna.
Prologo
La nonna di Arianna era eccezionale. Pare fosse stata amazzone a sette anni, pattinatrice artistica a 12, crocerossina a 18, insegnante di lettere antiche a 23, pittrice a 40 e paracadutista a 61. Sembrava una creatura impossibile, frutto della fantasia di uno scrittore di fantascienza, una creatura dell’altro mondo.
Quel giorno Arianna l’accompagnò dal dentista. La giovane giornalista televisiva era profondamente affezionata all’ava e la portò dal migliore. Desiderava che il sorriso dell’anziana tornasse smagliante come un tempo, quando calcava le scene della Fenice come attrice di prosa e come quando riceveva la medaglia d’oro ai campionati europei di scacchi.
- Capitolo 11
- Capitolo 12
- Capitolo 13
- Capitolo 14
- Capitolo 15
Sei amici confusi
La nonna aveva mangiato la foglia, Clara non poteva più tacere, qualcosa doveva dire. Decise allora di rivelare una mezza verità:
“Ho incontrato il professor Marzi. Mi ha fermata per strada su Ilarius e mi ha regalato la sua cravatta, solo perché indossavo queste calzature. È fissato con le scarpe rosse con il tacco alto, ne è ossessionato, ma non so altro, non so perché”.
“Perché hai negato di averlo visto?”, le chiese Antenore arrabbiato.
“Modera il tono!”, intervenne Barry dandogli un leggero scappellotto con la proboscide.
“Non potevo dirvi di aver incontrato il professore. Gliel’avevo promesso, e io mantengo sempre le promesse”, si difese Clara.
“Ma il tatuaggio sull’ippocastano di Alberonia?”, domandò Arianna.
“Ve l’ho detto – insistette l’amica dai tacchi alti -: Alfonso è maniaco delle scarpe rosse!”.
“E allora Maj Alitur? – rilanciò Antenore - Secondo lui la scarpa rossa dovrebbe indirizzarci verso la meta del professore, e qualcuno di noi è in grado di decifrarne il significato”.
Clara scosse la testa: “Non so proprio che dirvi. Per me ha tatuato la scarpa sull’ippocastano solo perché è un po’ maniaco!”.
Nonna Elisa la guardava perplessa, mentre gli altri sembrarono crederle. Solo Barry appariva distratto, con la mente su un altro pianeta.
Il direttore dello Stars intervenne con aria solenne:
“Amici miei, ci resta solo una cosa da fare: torneremo sulla Luna delle Isole e costringeremo Maj Alitur a confessarci tutto. Se davvero sa dove fosse diretto Marzi, ce lo dovrà dire!”.
“Dovremmo arrivare lì con qualcosa da offrirgli in cambio - osservò Elisa – e io penso di sapere cosa”.
“Che cosa?”, chiesero gli altri in coro, stupiti e curiosi.
“Arianna, tesoro mio, cos’hai al collo? – domandò a sua volta la nonna, sorridendo – Un cavalluccio marino alato. E l’hai ricevuto in dono proprio sulla Luna delle Isole. Significa che nel loro immaginario i cavalli alati sono creature fantastiche e affascinanti. Secondo me rimarrebbero entusiasti di ricevere in dono qualche cavallo di Alilà”.
“Eppure non hanno nemmeno la proboscide!”, scherzò Barry, agitando il proprio naso.
Tutti scoppiarono a ridere.
Poi, Arianna, divenendo seria, si rivolse alla nonna: “Parli di quei cavalli come se li avessi visti”.
“Oh, mi sono incuriosita, perché mi hai detto che assomigliano tanto a quello che dipinsi io una vita fa. E così mi sono documentata. I cavalli di Alilà hanno il potere di portare gioia ovunque volino. E sanno nuotare anche a grandi profondità, trattenendo il respiro per ore. Sarà un regalo perfetto per negoziare. Otterremo l’informazione che stiamo cercando!”.
Luigi si alzò in piedi di scatto:
“Cosa stiamo aspettando, allora? Facciamo rotta verso Alilà! Andiamo a comprare una decina di queste creature”.
Abbandonando la sala riunioni, Arianna si accorse che la nonna aveva le lacrime agli occhi. Forse le per le troppe emozioni, come pensò la nipotina e le cinse le spalle con un braccio, baciandola sulla guancia.
Poco dopo, nel loro alloggio, Clara e Barry discutevano animatamente:
“Non hai detto tutta la verità!”, le rinfacciò Barry.
“La conosci anche tu la verità! – si scaldò lei – Eppure non hai detto niente”.
“Per non tradirti! Ho promesso di mantenere il segreto!”.
“Ecco. Lo vedi allora che mi capisci? Anch’io non ho detto niente per non tradire il professor Marzi”.
“Ma è diverso. Io sono il tuo amore! Marzi non è niente! Oppure sì? Lo è! Marzi è qualcosa per te! Lo ami! Non sopporto questa cosa!”.
Barry sollevò la proboscide ed emise un barrito potente. Visto che era un po’ raffreddato e si era spruzzato nel naso la polvere all’eucalipto fucsia di Sauron 13, si sollevò verso l’alto un denso fumo rosa. Scattò l’allarme antincendio. Dieci secondi dopo, cinque vigili del fuoco di Polpus Viscidus fecero irruzione in camera da letto, ciascuno armato di 11 estintori, uno per tentacolo.
“Dov’è l’ncendio?”, chiese trafelato il caposquadra.
Clara rise: “L’incendio è solo nel cuore di questo stupidone geloso!”.
Si sentì: “Tic!”. Erano i tacci rossi di Clara che si incontravano dietro ai fianchi del robusto Barry. Con un salto era balzata tra le braccia del cameraman, cingendolo con tutti e quattro gli arti a sua disposizione.
Imbarazzati, i pompieri li lasciarono soli.
Intanto Arianna e Antenore passeggiavano nella serra dei gigli.
Lui si era accorto che qualcosa turbava la sua ragazza e voleva scoprire di cosa si trattasse. Per questo l’aveva portata a camminare lì, lontani da occhi e orecchie indiscreti.
“Anche voi qui?”, si udì all’improvviso.
Era Luigi, proprio davanti a loro.
“Che guastafeste”, pensò Antenore.
“Sì, mi piaccino tanto i fiori”, arrossì Arianna. La imbarazzava essere sola con tutti e due i suoi amori, insieme. Sì, perché nelle ultime ore non capiva più niente. Temeva di essere innamorata di entrambi. Per vincere quella situazione di disagio inventò su due piedi un alibi:
“Ma continuate pure la passeggiata fra uomini, mentre io torno in camera mia. Mi è venuto in mente che potremmo mandare un messaggio ad Ampelio, il nostro amico di Alilà. Lo rivedrei volentieri, e lui è un esperto di cavalli alati, potrebbe aiutarci a scegliere quelli da portare in missione diplomatica sulla Luna delle Isole. Vado, lo contatto subito”.
Presi in contropiede, i due giovanotti rimasero fermi come stoccafissi dell’asteroide Mantecàt.
Pochi minuti dopo, su Alilà un Ampelio raggiante rispondeva ad Arianna: “Sarà una gioia rivedervi”.
Ma un altro messaggio comparve nella posta elettronica della giornalista. Era Luigi, che le scriveva:
“Non poi continuare ad evitarmi. Dobbiamo parlare! Ti aspetto tra cinque minuti sul ponte ologrammi, nella sala artistica”.
Lei avrebbe voluto rispondere che non poteva, ma era inutile rimandare un confronto che prima o poi era inevitabile. Doveva vederlo e dirgli che non voleva tradire Antenore.
Il dentista aveva impostato la sala artistica sull’ologramma tridimensionale della Primavera di Botticelli. Quando Arianna varcò la soglia, entrò nel quadro e vide Luigi circondato di fiori e il vento tra i capelli e si sentì… si sentì… Scoppiò a ridere:
“Luigi, hai una margherita che sembra ti esca dal naso!”.
Il direttore dello Stars sorrise e approfittò del fatto che la ragazza aveva gli occhi, strizzati per le risate per avvicinarsi a lei, abbracciarla e ordinarle: “Dimmi che ami lui e non me. Dimmelo guardandomi negli occhi”.
Arianna, colta alla sprovvista, tentò di aprir bocca per protestare, ma lui la baciò.
L’ologramma di un uccellino finì con il becco nell’orecchio di Luigi. Gli ologrammi pittorici – si sa – non risultano mai programmati alla perfezione, come se il guizzo artistico dell’autore conservasse sempre un margine di libera iniziativa, spesso dispettosa, quasi a punire chi osi tentare di profanare l’opera, entrandoci fisicamente.
“Ahi!”, esclamò Luigi, e Arianna colse l’occasione per divincolarsi e scappare via.
Il giorno seguente, quelli che sbarcarono su Alilà erano sei amici piuttosto turbati: Arianna per ovvi motivi, Luigi per amor suo, Antenore perché la sua ragazza era strana, Clara perché nascondeva qualcosa di importante, Barry perché era costretto a non rivelarla, e la nonna… la nonna non si sa perché.
Isabella
Nonna Elisa si guardava attorno con una strana espressione, emozionata e commossa. Arianna pensò che dipendesse dall’entusiasmo nel trovarsi in un pianeta tanto bello. La prese sotto braccio e le spiegò:
«Ora conoscerai un nostro amico del luogo, nonna. Sono sicura che ti sarà simpatico. Ci aspetta nell’allevamento di cavalli alati più bello del pianeta e ci aiuterà a scegliere le dieci creature da portare sulla Luna delle Isole».
«Eccolo!», disse Barry indicando un uomo anziano di spalle.
Quello si voltò, ed Elisa rimase senza fiato. Dopo un attimo, gridò:
«Ampelio! Ampelio, sei proprio tu?».
La nonna corse incontro all’attonito vecchio, che non capiva chi fosse quella bellissima coetanea che gli gettava le braccia al collo.
Quando lei protese il volto verso di lui per baciargli una guancia, lui riconobbe il suo profumo, allora osservò meglio il suo viso, gli occhi, il sorriso.
«Isabella! La mia Isabella!».
Indubbiamente sulla Terra è raro, insolito, strano vedere due anziani che si baciano sulla bocca, soprattutto in pubblico. Ma su Alilà è normale. E Ampelio non esitò.
Gli altri sembravano inebetiti.
Pianeta Terra – Birkenau, novembre 1941
Il dottor David Sabato era appena stato telecronotrasportato fuori dal campo di sterminio e fuori dall’epoca buia della guerra. Si trovava al sicuro in qualche posto del futuro. «Dove siamo, che anno è?», domandò alla bella ragazza che era giunta in suo soccorso. «Il dispositivo di telecronotrasporto è difettoso. Doveva riportarci in Italia, nel 2015, invece siamo nel 1959 in un bosco non identificato”, rispose Isabella. “Fa’ vedere, forse posso aggiustarlo». Lo scienziato era un vero genio. Pur essendo un uomo del ventesimo secolo, capì immediatamente come funzionava il sofisticato congegno alieno. Lavorò un paio d’ore, poi spiegò alla ragazza che ora funzionava, ma poteva telecronotrasportare una sola persona alla volta. Il dottor Sabato insisteva che fosse Isabella a tornare nel 2015. In fondo, era nato nel 1910, gli anni Sessanta erano già abbastanza futuri, progrediti e interessanti per lui. Li avrebbe vissuti con grande curiosità. Ma Isabella aveva ricevuto un incarico importantissimo e doveva portarlo a termine. David serviva nel 2015. La ragazza aveva ancora in tasca il minuscolo telecomando del congegno che il professore teneva in mano, mentre argomentava per convincerla a partire. Lo azionò, e l’uomo scomparve nel futuro.Il secondo nome di nonna Elisa era Bella. Da giovane le piaceva farsi chiamare Isabella. Era nata sul pianeta Alilà, dal quale l’avevano inviata sulla Terra in missione speciale, sotto la direzione di Ampelio. Dopo l’episodio increscioso col goffo amministratore delegato Antenore, che aveva esibito la parte più buffa di sé, Ampelio l’aveva accompagnata in vacanza ad Alilà, dove Isabella s’era rilassata dipingendo quadri. Uno di questi ritraeva il cavallo alato dell’amico. Quando la ragazza volò nel 1941 a salvare David Sabato e, sulla via del ritorno, rimase intrappolata nel 1959, non si perse d’animo. Amò e sposò un insegnante di scacchi laureato in fisica nucleare e in filosofia teoretica che sarebbe ben presto diventato un celebre contrabbasista, ebbe tre figli e numerosi nipoti. La sua preferita era Arianna. «No, no, no… Nonna Elisa è Isabella, no, no!», continuava a borbottare Antenore. «Eh già! Con quel che le hai mostrato di te!», rise Barry colpendolo allegramente con una proboscidata su una spalla. Su Alilà i fidanzamenti lunghi erano fori moda. Così, Elisa Bella e Ampelio si sposarono quella sera stessa, al tramonto su una grande barca di legno che navigava sul lago verde della capitale. L’imbarcazione aveva alberi senza vele, perché a sospingerla sulla superficie dello specchio d’acqua erano i cavalli azzurri, muovendo all’unisono le loro ampie ali. «Io sono un romanticone – commentò Barry – ma questo è un po’ troppo perfino per me! E che ne dici tu, Antenore? Sì, tu che sei stato così… in confidenza, così intimo con la sposa». «Scemo», rispose sconsolato l’investigatore. «State zitti. Sono qui che piango di commozione come al battesimo della mia ventitreesima cuginetta», li rimproverò Clara. «Sono così felice per la nonna!», intervenne Arianna, raggiante. «Sei stupenda, così illuminata dalla gioia», non si trattenne Luigi, e Antenore lo fulminò con lo sguardo. Durante la cena di nozze, i due sposini spiegarono agli altri che i cavalli alati non si potevano né comprare né regalare. Erano creature libere. Quindi bisognava invitarli, chiedere loro se avessero voglia di esplorare un nuovo pianeta, ove portare la loro gioia. Insomma, bisognava reclutare dei volontari consenzienti. «Loro non parlano, ma capiscono tutto - assicurò Ampelio -, racconteremo loro tutta la storia. Collaboreranno».