Il Bonaparte si alzò di buon umore, quel giorno. L’Impero era al massimo splendore, non c’erano guerre in corso, gli altri Stati lo temevano e lo rispettavano. In pratica, non aveva nulla da fare. Un’occasione per andare a trovare una vecchia amica, che non vedeva da tempo.
Pochi lo sapevano, ma Napoleone era molto superstizioso e credeva ciecamente agli oroscopi. Non a tutti, però: si fidava solo di Madame Zazà. Ne aveva frequentato la “casa” da giovane, quando Zazà faceva la maitresse, ma ora che lei aveva cambiato mestiere ci andava solo per farsi predire il futuro. Madame Zazà gestiva un attrezzato studio di magia con tanto di palla di vetro, tarocchi, fondi di caffè, pendolino… C’era perfino un corvo impagliato. Lo accolse festosa, il fatto che ora lui fosse l’Imperatore non la impressionava più di tanto: “Buongiorno Napo, vecchio puttaniere…”
“Ciao, Zazà! Dimmi, cosa vedi per me, oggi?”.
Lei scrutò attentamente nella palla, che si era riempita di fumo, poi fece alcuni gesti rituali. “Vedo un oggetto antico, rettangolare, con una gran cornice dorata… Dovresti comprarlo. È dall’antiquario Justin, in Rue Cordelier”.
La guardò con aria interrogativa: “E che me ne faccio?”
“È… una cosa speciale. Di più non ti posso dire” e sorrise, enigmatica.
Napoleone sapeva che, quando faceva così, non l’avrebbe fatta parlare nemmeno con le cannonate…
L’antiquario Justin fu onoratissimo della visita dell’Imperatore, e gli vendette lo specchio a prezzo d’occasione. Era davvero molto antico, massiccio, con riflessi verdastri e qualche traccia di corrosione. Napoleone lo fece appendere nel suo studio privato, in effetti ci stava benissimo. Chiuse la porta a chiave e si specchiò con curiosità, cercando di capire cosa avesse di speciale: questa volta, pensò, Madame mi ha fregato… D’un tratto, la sua immagine nello specchio gli fece un cenno di saluto: “Ehi, come va?”.
Balzò indietro, impaurito: “Che diavolo succede?”
“Aspetta che vengo fuori e te lo spiego…”.
L’immagine venne in avanti, lo specchio parve deformarsi come un foglio di gomma e alla fine, plop! c’era un altro “lui” nella stanza, e nello specchio non si vedeva più niente.
“Ma chi sei?”
“Mi chiamo Noel” disse l’altro.
“Come Père Noël, Babbo Natale?”
“No, no… Noel Opan, ma tutti mi chiamano Noel e basta”.
“Quindi tu saresti… me? Cioè… io sono… te?”.
Napoleone era confuso. “No, diciamo che sono il tuo gemello. Un gemello speculare, rovesciato… non so se mi spiego. Anche il mio nome, Noel Opan, è “Napoleon” scritto a rovescio. Per esempio, tu sei mancino e io sono destro, tu hai un neo sulla chiappa destra e io sulla sinistra, tu ti pettini con la riga a sinistra e io… “
“Ho capito, ho capito. Ma a parte queste cose, siamo… uguali?”
“Ma no, – sospirò Noel, pazientemente – la faccenda è più complessa. Siamo opposti, te l’ho detto. Io non sono un tipo ambizioso, faccio il bibliotecario, odio i militari e la guerra, allevo criceti e non sarei capace di far male a una mosca. Come Imperatore, proprio non mi ci vedrei…”.
Napoleone ridacchiò, ma mentre ascoltava gli era balenata un’idea: “Senti, Noel, tu credi che potremmo… scambiarci di posto?”
“Certo, è facile. Se ora tu entri nello specchio, io sono costretto a rimanere da questa parte finché non torni fuori… Ehi! – esclamò, interdetto – Ma stavi scherzando, vero?”
“No…. – fece Napoleone, serissimo – io prendo il tuo posto per qualche giorno, così cambio aria e mi riposo, e tu ti godi un po’ di vita di Corte. Non è difficile, ogni tanto c’è qualche casino da risolvere ma i miei collaboratori sono in gamba: gli fai un cazziatone, e ci pensano loro! Non se ne accorgerà nessuno… almeno credo…”.
Noel esitava. In fondo è solo per poco tempo, pensò, si potrebbe anche provare… Si misero d’accordo sui dettagli, una stretta di mano, e l’Imperatore si appoggiò allo specchio che lo risucchiò dall’altra parte, come una ventosa. Noel gli fece un cenno di saluto, mentre si avviava alla porta con un po’ di trepidazione…
“Napìììì!!”. Giuseppina lo chiamava così anche in pubblico. “Che ci facevi nello studio? È più di un’ora…”
“Dovevo sistemare… alcune cose” mormorò.
“Vieni, che ti stanno aspettando. Ehi, ma come ti sei pettinato?”.
Si ripettinò alla svelta, mentre andavano nella Sala Grande. Gli fecero firmare qualche foglio, roba poco impegnativa, poi liquidò l’ambasciatore svedese con due o tre frasi di circostanza, poi vennero due generali: “Maestà, le truppe sono agitate, chiedono un aumento di stipendio…”.
Noel cercò di fare la voce grossa: “E pensateci voi, no? Che vi pago a fare?”.
Cominciava a divertirsi. Il pranzo fu ottimo, e la giornata trascorse fra musiche, spettacoli, visite di parenti, una parata militare… Andò tutto benissimo, solo Giuseppina ogni tanto lo metteva in difficoltà: “Ma che novità è questa, di scrivere con la destra?”
“Ho preso lezioni, sai, tanto per essere più vicino… al popolo…”
“E il panciotto, te lo sei messo a rovescio?” “Sì, beh, ero distratto…”. Noel sudava freddo: quella donna era furba, doveva stare attento.
“Dai, Napì, vieni a letto che è tardi!”.
Ooooops… a “quello” non ci aveva pensato! Esitò, imbarazzato, poi la seguì. “E chi se ne frega, – si disse – in fondo l’ha voluto lui!”.
Si spogliò, facendo attenzione a non mostrare le chiappe con il neo fuori posto, e si infilò nel letto.
“Ehi…. dove vai? Quella è la mia parte!” Giuseppina, ridendo, lo spinse dall’altro lato, poi cominciò a strusciarsi. Noel non si fece pregare… La mattina, lei si svegliò ancora eccitata: lo avevano fatto in un modo tutto “diverso”, ma non le era dispiaciuto affatto: molto meglio della solita routine!
Lo aiutò a vestirsi. “Guarda che le medaglie vanno a sinistra, non a destra. Anche la spada! E rigirati il cappello. Oh Santo Cielo, com’è che stamani sei così imbranato?”
Tre giorni dopo, Noel era davanti allo specchio. Napoleone, tutto allegro, venne fuori.
“Ah, che bella vacanza!! I tuoi criceti stanno bene, ne sono nati altri dieci. E a te, com’è andata?”
“Qualche problemino, ma me la sono cavata. – disse Noel – Quando vuoi, lo rifacciamo…”.
Gli scambi attraverso lo specchio si ripeterono per diversi anni, ogni volta che Napoleone si sentiva stressato. Noel ci aveva preso gusto e se la cavò egregiamente, anche quando l’altro si risposò e dovettero gestire il nuovo “ménage a trois” con Maria Luisa. Pare che Napoleoncino (che, stando alle cronache d’epoca, aveva dei comportamenti un po’ strani) fosse in realtà figlio di Noel…
Fuggito dall’Elba, Napoleone stava lavorando per ricostruire l’Impero, ma un giorno ebbe una visita inattesa.
“Maestà, c’è una persona che chiede di Voi”.
Madame Zazà entrò, pareva molto agitata, lui chiuse la porta e la fece sedere in poltrona. “Napo, ci sono dei problemi. Le altre Nazioni si sono coalizzate, e ti vogliono schiacciare…”
“Beh, lo sanno tutti – sorrise lui – ma vedrai che vinceremo noi, come al solito”.
“No, questa volta no. Ci sarà una grande battaglia con gli Inglesi… in Belgio…. e la perderai. Sarà la tua fine, i tarocchi e gli astri parlano chiaro”.
“Ma dai… con quel broccolo di Wellington? Non vincerebbe nemmeno a briscola!”
“Io ti ho avvertito. – concluse Zazà – Non lo puoi cambiare, il destino. Preparati, e buona fortuna!”
Se ne andò, lasciandolo molto turbato: Zazà non aveva mai sbagliato una previsione. Ci ripensò per alcuni giorni, poi ebbe uno dei suoi lampi di genio. Corse nello studio, e dallo specchio fece un cenno a Noel che lo raggiunse nella stanza, stupito: “Ma non si era fissato per il mese prossimo?”
“No, ascolta, ho bisogno di te. Siamo in guerra, si sta preparando una grande battaglia e dovrai sostituirmi…
“IO??”. Noel sobbalzò. “O che sei scemo, non so neppure da dove si comincia! Farei dei casini tremendi, andrebbe tutto a rovescio…”
“Già, appunto… dopo ti spiegherò. Ti prego, fallo per me, per Maria Luisa e per mio… ehm… cioè…”. Noel arrossì.
“Va bene, se proprio insisti…”
“Grazie, sei un amico. E mi raccomando… – Napoleone si affrettò verso lo specchio – …non cercare di pensare come me. Segui il tuo istinto!”
Waterloo, 18 giugno 1815. Davanti alla grande mappa, i generali erano a consulto. “Maestà, gli Inglesi sono attestati qui, e qui. Li attaccheremo dal Nord con la cavalleria, come al solito?”
“No, – fece Noel – meglio dal Sud, con la fanteria.”
“Ma così ci esponiamo al fuoco di sbarramento…”
“Non discutete! E muoviamoci subito, ché li prendiamo di sorpresa.”
“Maestà, non siamo ancora pronti…”
“SUBITO, ho detto! È un ordine!!”.
Per un attimo gli balenò il famoso lampo negli occhi, ma intanto se la faceva sotto…
Nel campo inglese Wellington posò il cannocchiale, sogghignando: “Quegli stupidi Francesi si sono mossi troppo presto, li facciamo a fette! Però, non capisco… li aspettavo dall’altra parte. E la cavalleria, dov’è?”
Perplesso, dette ordine di cambiare lo schieramento. Dopo qualche ora scoppiò la battaglia, che infuriò violenta per due giorni. I movimenti imprevedibili delle truppe francesi fecero impazzire Wellington, e ne scombinarono tutti i piani. Solo quando l’artiglieria, comparsa all’improvviso, gli sforacchiò la tenda e una cannonata gli portò via una gamba, si rese conto che “that stupid little Frenchman“, come lo chiamava lui, gli aveva fatto fare la figura del pollo…
Il popolo di Parigi, in tripudio per la vittoria di Waterloo, lo stava invocando per tributargli i meritati onori. Ma Noel si era chiuso nello studio, con le gambe che ancora gli tremavano. “Giuro che è l’ultima volta! – si disse – Mi ha fatto quasi venire un infarto! Che se li goda lui, i trionfi: io me ne torno in biblioteca…”.
Mentre correva verso lo specchio scivolò, e per non cadere si aggrappò alla pesante tenda di broccato. Il bastone della tenda si staccò, fece una giravolta e colpì in pieno lo specchio, che esplose in mille pezzi con un gran botto. Seduto in terra, Noel guardava allibito i frammenti di vetro snocciolando un rosario di parolacce, una più brutta dell’altra…
Naturalmente tutti gli accordi del Congresso di Vienna saltarono, e il corso della Storia cambiò completamente.
Ora capite perché l’Angleterre fa tuttora parte dell’Impero Francese. E se andate a visitare il Palais de Buckingham (dove un tempo risiedevano i Windsor) capirete anche perché il Napoleone del grande ritratto, nella Salle Royale, ha quell’aria vagamente stupita e il cappello girato in quel modo strano…
L’immagine di copertina è una interpretazione dell’AI Designer di Microsoft.
Enigmista tra i più accreditati e soprattutto chimico di valore, oggi in pensione. Ama scrivere e qualcosa di suo è arrivato fino a noi. Nell'ambiente enigmistico è conosciuto col nome di Cartesio e da molti anni produce giochi di tutti i tipi per le più famose riviste. Altro suo hobby, si dedica all'origami!
