Alfredo Castelli faceva questa presentazione per la raccolta di racconti “Gli enigmi del Club Pigreco. Con la partecipazione di Martin Mystere.” I racconti sono stati scritti da Antonio Bellomi. Sia a lui, che a me, la perdita dell’amico Antonio Bellomi pesa ancora moltissimo e ci piace ricordarlo con quello spirito quasi goliardico che a suo tempo ci univa. Questa presentazione dice molto di Martin Mystère, ma dice moltissimo soprattutto di Antonio Bellomi. L’ultima edizione del Pigreco è apparsa in un volume di Profondo Rosso Editore e oggi la stessa Casa sta per pubblicare Uriel Qeta Investigatore interplanetario, altro personaggio di Antonio, per cui ho proprio chiesto ad Alfredo Castelli il permesso di usare questa presentazione che mi sembra assolutamente la più adatta a ricordare l’amico. Un saluto amico. Ovunque tu sia!

 

Questa presentazione è doverosa, in quanto dal 1982 sono il biografo ufficiale di uno dei protagonisti dei racconti che leggerete in queste pagine: Martin Mystère, il «Detective dell’Impossibile» dell’omonima serie a fumetti, un personaggio che Antonio Bellomi, l’autore di questo volume, conosce bene, visto che alcuni anni fa ha scritto due romanzi per ragazzi da lui interpretati.

In questi racconti lo troverete in una versione curiosamente pantofolaia: non in giro per il mondo in cerca di avventure, bensì in un tranquillo circolo newyorkese, il «Club Pigreco», circondato da tanti altri individui, singolari almeno quanto lui, i quali si divertono a risolvere i più disparati enigmi proposti durante le loro periodiche riunioni.

Ne farete presto la conoscenza (o avrete modo di incontrarli di nuovo, se già ne avete apprezzato la compagnia nel mensile Mystero); a proposito di questi signori, ci tengo a mettere in chiaro una cosa. Il mio amico Martin è un chiacchierone e un tuttologo esattamente come è descritto nelle storie che seguono, ma non è onnisciente (o, se preferite, un po’ saputello) come a prima vista potrebbe sembrare, né, soprattutto, i soci del club sono un gruppo di sprovveduti che non possono cavarsela senza il suo aiuto.

Il vero titolo di questa raccolta dovrebbe essere «Gli enigmi del Club Pigreco che sono stati risolti da Martin Mystère», ma vi garantisco che ce ne sono moltissimi a cui non ha saputo trovare una risposta e che sono stati svelati da qualcun altro; sono sicuro che prima o poi Antonio si deciderà a narrarveli.

Sui racconti non voglio dirvi altro, sia perché non voglio guastarvi la sorpresa, sia perché il libro ormai l’avete acquistato (almeno si spera) ed è inutile tentare di convincervi che avete speso bene i vostri soldi nel deprecabile caso in cui esso non vi piaccia

Questo è tutto per quanto riguarda il Buon Vecchio Zio Marty. Per il resto, Bellomi mi ha reso difficili le cose raccontando – in un lungo preambolo e nei piacevoli commenti a corollario dei racconti – tutto lo scibile e l’inconoscibile a proposito del Club Pigreco.

Che cosa aggiungere, dunque? Potrei parlarvi di lui, ma in appendice a questo volume c’è la sua biografia (la quale – percorrendo eoni di storia – spazia dal leggendario Oltre il Cielo al remoto futuro), e, se essa non vi bastasse, nel sito Delos fantascienza si trova una sua lunga intervista.

Oddìo, a dire la verità qualcosa da aggiungere l’avrei, ma, come leggerete più avanti, non posso farlo. Come tutti sapete, ogni autore tende a identificarsi con qualcuno dei suoi personaggi. Nel caso del «Club Pigreco» l’identificazione è cristallina, se non addirittura esplicitamente dichiarata.

In prefazione, Antonio – noto soprattutto per la sua produzione fantascientifica – esprime il suo amore nei confronti dell’opera di Isaac Asimov (un amore per altro da me condiviso negli identici termini); è facile dunque intuire che il suo doppelgänger del Club Pigreco è lo scrittore di fantascienza Jack Azimov.

Martin Mystere secondo Antonio BellomiMa vi posso garantire che se Jack Azimov si fosse chiamato con qualunque altro nome e avesse svolto una qualsiasi altra professione, io e gli amici di Antonio (che sono molti) lo avremmo identificato ugualmente. Quando Jack (o comunque vogliate chiamarlo) si siede a tavola e indossa il suo «gigantesco bavaglione», esprime infatti un tale appassionato apprezzamento per il cibo, una voluttà tanto coinvolgente che possono essere soltanto il frutto di esperienza personale. Ma, come vi ho detto, non voglio parlare di questo argomento: in anni di pazienti fatiche, Antonio è riuscito a far credere alla moglie Luciana – santa donna – che in sua assenza si nutre soltanto di grissini e pane secco (azimo-v?), e che certe sue rotondità sono l’effetto di una gravidanza isterica portata avanti da molti lustri.

Questa inquietante verità si è manifestata allorché, facendo chiacchiera al ristorante di fronte a un piatto di grissini e pane secco, ho spiegato ad Antonio che dovevo aspettare l’orario di apertura dei negozi in quanto mi serviva del decalcificante per ripulire la doccia. Molto gentilmente, lui si è offerto di darmi la confezione “che tiene sempre in macchina perché non si sa mai”.

Qui suggerisco un’indagine del Club Pigreco: quali sono le possibili circostanze – oltre a quella del tutto estemporanea e imprevedibile descritta sopra – per cui avere con sé il Decal potrebbe rivelarsi risolutivo? Temo che neppure Martin Mystère sia in grado di trovare una risposta. In ogni caso, dopo quell’affermazione rivelatrice, ho scoperto che – esattamente al contrario di me – Antonio è l’uomo più meticoloso e organizzato della Terra. Il baule della sua auto sembra il gonnellino di Eta Beta e contiene le attrezzature più impensabili e disparate, tra cui, forse, un interocitore. Sul cruscotto c’è una tazzina in cui lui sistema le monete per essere sicuro di mirare giusto nei caselli autostradali «a cestello». Più tardi ho appreso che, anziché in lettere o in lingue (come credevo, visto che è un vero erudito in queste materie), Antonio è laureato in matematica, il che, forse, può spiegare qualcosa.

Sulla storia del pranzo, non me la sento di tradirlo, sia per complicità tra colleghi, sia perché è l’unico rappresentante di una specie umana che tiene regolarmente in auto una confezione di decalcificante e, come tale, il WWF impone di preservarne l’esistenza.

 

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