“Buongiorno Manny, sono le sette e trenta, è ora di alzarsi!”
Come ogni mattina che non fosse giorno di festa, una suadente voce femminile aveva l’arduo compito di riportare allo stato vigile chi del quotidiano sodalizio con Morfeo aveva fatto una propria ragion d’essere; quasi un credo religioso per la spiritualità con cui veniva vissuto quel particolare momento della giornata.
Manny, prono sul letto con il viso schiacciato contro il cuscino, bofonchiò qualcosa di incomprensibile anche se chiaramente intuibile essere in evidente dissenso al perentorio ordine.
“Buongiorno Manny, sono le sette e trenta, è ora di alzarsi… arriverai in ritardo al lavoro!” Repetita iuvant e questa volta l’esortazione sortì l’effetto voluto.
“Va bene, va bene… adesso mi alzo… non essere così petulante GAIA!”
GAIA era l’acronimo di Guida all’Auto-sopportazione Intra-Aziendale, ma per ragioni di immagine, veniva presentata al pubblico nelle vesti di Guida Aziendale a Intelligenza Artificiale. Una sorta di psicologo virtuale che sovraintendeva al mantenimento dello stress aziendale a un livello accettabile o quanto meno tale da evitare che i dipendenti avessero pulsioni omicide a fronte di ritmi lavorativi particolarmente intensi. Quando non troppo impegnata a dirimere dispute interne all’azienda, GAIA aveva anche funzione di collaboratrice aziendale onnipresente e onnisciente, praticamente la segretaria perfetta. La sua matrice inferenziale a geometria frattale era in grado di gestire ben duemila e quarantotto attività contemporaneamente. Questo le permetteva di essere valido sostegno anche nella vita privata dei dipendenti che ne avessero fatto esplicita richiesta. Manny, suo malgrado, era tra questi.
“È prevista una giornata soleggiata anche se le temperature scenderanno leggermente sotto la media, ti suggerisco di indossare indumenti appropriati, con la salute cagionevole che ti ritrovi, va a finire che ti ammali. I miei sensori rilevano un calo di efficienza delle tue barriere immunitarie!”
“Grazie GAIA, sempre premurosa… sia mai che debba rimanermene a letto in malattia!”
Manny, al secolo Manuel Pedelli; viso elfico, sempre perfettamente sbarbato anche se uno sparuto scarabocchio di peluria gli compariva qua e là sopra il labbro superiore, sguardo profondo, fisico forse un po’ troppo corpulento per la sua giovane età, ma probabilmente cercava di mantenersi volutamente sovrappeso per non mettere a disagio Pierugo, il fedele Carlino con cui condivideva un piccolo appartamento in centro città. Del resto, era stato assodato con tanto di ricerche scientifiche, che esisteva una reale somiglianza cane-padrone, soprattutto nei casi in cui il cane era di razza. Manny ne era l’evidente comprova.
Laureato in Ingegneria delle Nano-macchine Scienti, già da diversi anni collaborava efficacemente con la ‘Specchio & Specchietto Delle Mie Brame S.r.l.’ in qualità di progettista senior inserito nel reparto di Ricerca e Sviluppo dell’azienda stessa. A lui l’incarico di ammodernamento e ottimizzazione del progetto MIRCO: MIRror COllaborative, specchi collaborativi per gli esperti del settore (sarebbe stato più corretto chiamarli COMIR, ma il capo progetto, poco avvezzo agli inglesismi, spuntò questa licenza linguistica che portò a un acronimo molto più melodioso).
MIRCO rappresentava l’evoluzione di una tecnologia che nel ventesimo secolo era nota come ‘ottica adattiva’, impiegata soprattutto per la realizzazione di specchi di grosse dimensioni da inserire in osservatori astronomici di ultima generazione. Anziché avere uno specchio sferico concavo ricavato da un’unica fusione, si realizzavano tanti piccoli specchietti in grado di assumere posizioni reciproche ben precise. Questo garantiva la convessità richiesta compensando al contempo le deformazioni meccaniche indotte da inevitabili variazioni di temperatura causa di distorsione ottica. Il progetto MIRCO, sviluppato a metà del ventunesimo secolo, portava all’estremo proprio questo concetto di parcellizzazione sfruttando nano-macchine di dimensioni sub-millimetriche: in pratica dei micro-specchi coordinati da un sistema di supervisione dotato di capacità di iper-calcolo.
“Manny, ti volevo rendere noto che la navetta per l’azienda arriverà tra dieci minuti e trentasei secondi… ti suggerisco di masticare più velocemente se vuoi terminare la colazione e non perdere il trasporto.”
“Grazie GAIA, lo sai vero che sarai la causa della mia gastrite?”
“Impossibile, gli ingredienti della tua colazione non contribuiscono a tale evenienza e il tuo livello di cortisolo non prevede una simile eventualità per i prossimi milleventiquattro giorni!” Dandosi una pacca sulla fronte Manny replicò “…mi spieghi perché ti sto ancora ad ascoltare?!”
“Semplice Manny, vedi in me la tua compagna ideale… a proposito, non mi pare che tu ti stia impegnando molto in tal senso, secondo me…” Manny, leggermente contrariato da quest’ultima osservazione, non lasciò spazio scenico all’indiscreta intelligenza artificiale “GAIA, smettila subito o ti resetto la matrice inferenziale!”
“A beh, se passiamo alle minacce dirette… non mi lascio certo intimidire da simili puerili concertazioni… se desideri buttare la tua vita alle ortiche… ubi maior, minor cessat!”
“Ma pensa te se mi tocca pure discutere con un surrogato informatico di mia madre!” Ingurgitato velocemente l’ultimo sorso di tè verde Bancha, aggiunse “Ne riparliamo questa sera, adesso vado, se no mi fai arrivare tardi!”
Con mezzo tramezzino tra i denti, si infilò velocemente una giacchetta verde scuro di panno tirolese, pashmina color nocciola attorno al collo, berretto di lana calato sulla fronte al limite dell’arco sopraccigliare e borsa di pelle nera a tracolla. Uscendo, un’ultima raccomandazione prima che la porta di ingresso gli si richiudesse alle sue spalle “Ciao GAIA, mi raccomando, fai la brava e vedi che Pierugo non combini i soliti guai!”
In poco più di una ventina di minuti dall’abitazione la navetta a sospensione gravitazionale arrivò a destinazione. Rimaneva un ultimo tratto da percorrere a piedi. Due filari di pioppi maestosi si ergevano a taciti guardiani di quello che una volta era l’ingresso di una vecchia villa di campagna. Manny, fregandosi ripetutamente le mani una contro l’altra, convenne che il suggerimento di GAIA era stato più che opportuno. Gocce di rugiada, risulta delle prime mattutine nebbie, frequenti nella ‘bassa’ in quel periodo dell’anno, si lasciavano andare al loro ineluttabile destino; compagne di quell’ultimo viaggio le poche foglie che ancora rimanevano aggrappate a rami ormai spogli che si stagliavano nell’azzurro del cielo. Un tappeto giallo ocra perfezionava quel magico dipinto d’autunno.
Manny entrò nel laboratorio. Un paio di collaboratori all’interno erano intenti ad armeggiare su tastiere olografiche e monitor virtuali. Non curanti del nuovo arrivato, l’accoglienza si limitò a un fugace cenno del capo che Manny contraccambiò con altrettanta enfasi.
“Ben arrivato Manny, fatto buon viaggio?”
“Grazie GAIA, ‘fatto buon viaggio?’… come ogni santo giorno!”
“Devo considerarlo sarcasmo?”
“No GAIA, semplice carenza di ferie!” e prima che l’intelligenza artificiale potesse replicare chiedendo di ‘esternare quelle che potevano sembrare parvenze di incipienti frustrazioni lavorative’, aggiunse “Piuttosto, mi potresti cortesemente aggiornare su come sta evolvendo il calcolo per individuare i punti di aggregazione della matrice sciente?”
Manny aveva avuto una geniale intuizione: anziché subordinare il coordinamento dei MIRCO a un unico sistema di controllo che richiedesse consistenti potenze di calcolo, propose di trasferire all’interno della singola nano-macchina un quantum di intelligenza artificiale sotto forma di ‘punti di aggregazione scienti’. Questo avrebbe permesso ai MIRCO di auto-coordinarsi attuando, in completa autonomia, aggiustamenti locali per la messa a fuoco dello specchio risultante. La difficoltà consisteva proprio nell’individuare un’aggregazione sciente di dimensioni tali da poter essere agevolmente inserita all’interno dei pico-chip che avrebbero equipaggiato le unità MIRCO di nuova generazione. Ben sei ordini di grandezza, in termini di miniaturizzazione, separava i pico-chip dai primi microchip quantici comparsi agli albori del ventunesimo secolo. Uno sforzo di ingegneria microelettronica senza eguali. Manny aveva elaborato un potente algoritmo in grado di correlare la dimensione del quantum di intelligenza artificiale con lo spazio programmabile all’interno del pico-chip sotto forma dell’indice QIA (Quoziente di Intelligenza Artificiale). La soluzione sarebbe arrivata nell’istante in cui il QIA fosse risultato superiore a cinquecentododici. Purtroppo, sino a quel momento, i risultati davano un indice di poco superiore a quattrocento.
“Mi dispiace darti brutte notizie Manny, ma il massimo a cui siamo arrivati oggi con l’elaborazione della sequenza otto-sei-uno-nove è un QIA di quattrocentodieci.”
“Grazie GAIA” fu la laconica quanto mesta replica di Manny in preda a un palese sconforto. In quel preciso istante un fastidiosissimo picchiettio lacerò la bolla ipnotica in cui era immerso. Manny abbandonò con stizza la propria postazione di lavoro alla ricerca della fonte del disturbo fermamente deciso ad annientarla con ogni mezzo.
In fondo al laboratorio trovò un ragazzotto che si stava divertendo a far rimbalzare ripetutamente tra di loro due palline di legno legate alle estremità di una cordicella tenuta a forma di ‘V’ da un anello… erano le famigerate palline clic clac! Il rumore prodotto era infernale.
“Ma ‘sto deficiente non si rende conto del casino che sta facendo? Adesso lo sistemo io!” Fu il primo pensiero che balenò in testa a Manny a cui si era completamente scoperchiata l’amigdala; a poco sarebbe valso contare fino a sei per recuperare lo stato di sequestro emotivo in cui era precipitato.
Con guizzo da felino in astinenza proteica, Manny arrivò alle spalle dell’ignara preda pronto a sferrare il colpo di grazia quando ebbe un’epifania che lo arrestò improvvisamente facendolo trasalire “La coppia! La coppia! Ciò che influenza uno si ripercuote sull’altro!”
Con lo stesso piglio con cui si era precipitato verso la fonte di disturbo, ritornò sui suoi passi. Forse aveva trovato la soluzione.
“GAIA, puoi cortesemente introdurre nel processo di ricerca l’entanglement quantistico?”
“Certo Manny… attendere prego…”
Manny era in uno stato di massima eccitazione; probabilmente, se avesse avuto a disposizione le palline clic clac, ci si sarebbe sollazzato per riempire la spasmodica attesa.
Furono i trenta minuti più lunghi di tutta la sua vita, ma ne valse la pena.
“Seicentododici” fu il telegrafico messaggio di GAIA. Con voce leggermente tremula, Manny chiese conferma se ciò che aveva appena ascoltato corrispondesse al vero “Intendi dire che abbiamo raggiunto un QIA di seicentododici? QIA uguale a seicentododici?!?”
“Si Manny, QIA uguale a seicentododici, pensavo di essere stata abbastanza chiara.”
“SIIIIIII!!! CI SIAMO RIUSCITI!!! SIIIIIII!!!”
L’esternazione di felicità di Manny risvegliò l’interesse dell’intero laboratorio. Gli astanti fecero velocemente capolino dai loro cubicoli come cani della prateria fuoriusciti improvvisamente dalle loro tane per accertarsi che nessun pericolo imminente li stesse minacciando. Pochi attimi di perplessità e tutti si rintanarono nuovamente nelle proprie postazioni di lavoro come nulla fosse successo.
In realtà qualcosa di molto importante era successo! L’aver introdotto l’entanglement quantistico faceva sì che la comunicazione tra i vari MIRCO non rispondesse più alle regole della fisica classica, ma a quelle della fisica quantistica per cui l’informazione all’interno dell’aggregato di nano-macchine viaggiava a velocità superiore a quella della luce. Ne derivava una notevole riduzione dello spazio necessario nel substrato del pico-chip per la sezione riserva alla trasmissione dati. Tale spazio poteva così essere utilizzato dal quantum di intelligenza artificiale e garantire l’indice QIA necessario. La prima nano-macchina sciente aveva visto la luce. Manny era sospeso in un turbinio di stati d’animo che andavano dalla sovraeccitazione all’estasi mistica passando per la completa confusione mentale. Ci vollero diversi minuti prima che potesse prendere nuovamente possesso delle proprie facoltà mentali.
“GAIA, cortesemente informa il reparto produzione di programmare un nuovo sciame di MIRCO con questa configurazione. Dovremmo averne a sufficienza per realizzare uno specchio sperimentale di circa… una trentina di metri di diametro, che ne dici?” La risposta di GAIA non tardò ad arrivare “trentadue metri e ventisette centimetri, per la precisione.”
“Ottimo, sono settimane che il direttore dell’osservatorio astronomico Europeo nel deserto di Atacama mi sta con il fiato sul collo, vuole essere il primo a sperimentare questa nuova tecnologia! Anzi, sai che faccio? Lo chiamo subito e gli do la bella notizia!”
La videochiamata durò più di quanto Manny avesse pianificato. Il direttore volle conoscere tutti i dettagli che aleggiavano attorno alla sorprendente intuizione del giovane ingegnere. Dopo quarantasei minuti e una manciata di secondi di grafici, funzioni matematiche e dati sperimentali a comprova dell’efficacia del metodo, Felipe Juan Pablo Gonzales de Aragòn y Pontegradela, così si chiamava il direttore dell’osservatorio, si convinse e pose termine al dialettico confronto “…va bene Felipe, certo Felipe, come no Felipe, entro sera predispongo il trasferimento di tutto il materiale necessario per attrezzare lo specchio. Grazie della fiducia e… Que pases un buen dìa!”
Il deserto di Atacama era tra i luoghi più inospitali e aridi del pianeta. Per le scarse precipitazioni e la peculiare qualità dell’aria, quel territorio era stato consacrato da tempo immemore quale prezioso sacello votato all’osservazione astronomica. Lo chiamavano ‘la casa delle stelle’. Le notti nel deserto di Atacama erano pura magia. Da togliere il fiato. Un nero mantello di pizzo broccato la cui trama raccoglieva l’afflato di un universo vecchio di miliardi di anni. Un impalpabile tessuto impreziosito da migliaia e migliaia di stelle, silenziose spettatrici di un continuo divenire. La Grande e la Piccola Nube di Magellano, galassie satelliti della Via Lattea, si stagliavano nette tra le geometriche fantasie della nostra galassia mentre una timida Croce del Sud si ergeva a fiera testimone tra le costellazioni del cielo australe.
Uno sciame di nano-machine scienti sospese in un brodo gravitazionale venne attrezzato in pochi giorni per comporre lo specchio fluido all’interno del grande osservatorio astronomico. Ciascuna singola entità di cui era composta l’enorme superficie riflettente si coordinava con tutte le altre per deviare la luce verso un unico punto in cui un effimero barlume veniva trasformato in immagini di una bellezza e raffinatezza che a fatica l’umana immaginazione avrebbe saputo concepire. Intrecci di fievoli velature di gas si abbandonavano inconsapevoli all’azione di campi di forza di inaudita potenza per comporre maestose nebulose stellari, detentrici dell’azione generatrice dell’universo. E poi galassie, ammassi stellari, sistemi solari nascosti negli anfratti dello spazio profondo, esopianeti centinaia di volte più grandi della Terra forse abitati in un lontano passato da chissà quali civiltà o forse culla dei primi aliti della vita. Le immagini continuavano a fluire lente dal cosmo allo specchio che, giorno dopo giorno, apprendeva magistralmente l’arte di generare la bellezza dal nulla.
Tutto lasciava intravedere che la fase sperimentale si sarebbe conclusa positivamente e che il progetto di inserire uno specchio fluido in orbita lunare stesse per diventare realtà aggiungendo un importante tassello alla storia dell’osservazione astronomica dell’ultimo secolo. Il nuovo specchio avrebbe avuto un diametro di duecentocinquantasei metri. Era il progetto GALILEO, acronimo di Grand Adaptive Lens In Lunar External Orbit. Nell’idioma nazionale sarebbe stato tradotto come ‘grande obiettivo adattivo in orbita lunare esterna’, ma fu fatto obbligo riconoscere che l’uso della lingua inglese avrebbe avuto maggior fascino per l’acronimo che ne risultava.
Una doverosa videochiamata di Felipe non tardò ad arrivare.
“Manny, las imágenes son hermosas! Belisime! Mai visto una gran cantidad de detalles como en estas fotos… y consideramos che han sidos tomadas con la atmosfera de mezo… increíble! increíble!”
“Mi fa molto piacere Felipe che tu ne sia così entusiasta. Mi hanno dato l’opportunità di visionare in anteprima il catalogo che hai realizzato e sono rimasto senza parole… non riuscivo a smetterne la consultazione, sull’immagine della Nebulosa di Orione poi… mi sono commosso!” Felipe avvallò l’appunto dell’amico “Hermano, muy espectacular, ESPECTACULAR!” esternando il suo massimo compiacimento con il bacio della punta delle dite raccolte a tulipano e successivo lancio all’aria.
“Bene, quindi possiamo considerare terminata la fase di test?”
“Certamente, se confirma el proyecto GALILEO!”
Manny era euforico della rassicurante notizia e già stava iniziando a fantasticare con voli pindarici sulle potenzialità del nuovo strumento posizionato nello spazio. Un’ultima domanda all’amico prima di interrompere la videochiamata “…dello specchio che stai usando cosa vuoi farne? Lo rigeneriamo per il GALILEO?”
“Absolutamente no, voi continuar a sognare! Te chiedo solo un favore…”
“Dimmi, se posso…” Felipe estrasse un piccolo pezzo di carta dalla tasca della giacca con annotati sopra lettere e numeri “El sector…” sistemando con maggior cura la posizione degli occhiali sulla punta del naso per meglio mettere a fuoco ciò che riportava la nota, concluse “el sector K012G128 tiene un mal funcionamiento!”
“Intendi dire che il settore K012…, K012G128 dello specchio ha un’anomalia?”
“Si ciertamente. Es como si el sector se ‘bloca tuto’ quando tienes fotografías espectacular… muy extraño, moltisimo strano!” L’appunto dell’amico colse Manny di sorpresa; dopo una breve pausa di riflessione aggiunse “Non saprei cosa dirti. Mandami l’intero settore, provo ad analizzarlo con la strumentazione del laboratorio, eventualmente ti mando dei MIRCO sostitutivi. Sarebbe un peccato rigenerarli, perché quelli del settore hanno già modificato la loro matrice inferenziale sulla base di tutte le immagini acquisite e questa conoscenza non può essere trasferita al di fuori di una realtà virtuale che non sia lo specchio stesso.”
“Muy bien! ¡Te mando todos, gracias e bona giornata!” La videochiamata si interruppe con un veloce cenno di commiato tra i due ‘cacciatori di sogni’.
Un messaggio in bella vista sul monitor virtuale della postazione di lavoro di Manny annunciava che il settore anomalo ero disponibile per essere analizzato. Manny si mise subito al lavoro per capire l’origine del malfunzionamento. Anche se non lo dava apertamente a vedere, ma un po’ preoccupato lo era. Il progetto GALILEO non ammetteva zone d’ombra.
“GAIA, attiva cortesemente il sequenziatore comportamentale. Vediamo se la matrice dei MIRCO ha delle singolarità che bloccano il corretto flusso di informazione.”
“Va bene Manny, sequenziatore comportamentale attivato. Puoi andare a prendere un caffè mentre il processo di analisi dello sciame K012G128 è in corso. L’attività mi terrà impegnata per i prossimi nove minuti e quarantasei secondi.” In quel preciso istante l’immagine olografica di una vecchia clessidra comparve sulla scrivania; un piccolo cumulo di granelli di sabbia virtuale iniziò silenziosamente a scandire il passare del tempo. GAIA era un’irriducibile nostalgica, nulla da eccepire.
Manny era troppo inquieto per accondiscendere al suggerimento datogli dall’intelligenza artificiale. Magari una camomilla, o un simil surrogato, sarebbe stato più indicato per lo stato d’animo in cui versava Manny in quel frangente. Preferì rimanersene alla propria postazione. Gomiti appoggiati sulla scrivania e mani chiuse a pugno a reggere il mento; fissare l’ineluttabile scorrere del tempo, paradossalmente, lo tranquillizzava.
L’ultimo granello cadde al cinquecentottantaseiesimo secondo. L’analisi era conclusa. Manny riprese velocemente la posizione eretta davanti al monitor virtuale in attesa del vaticinio.
“Manny, non so come dirtelo, ma non ho trovato anomalie. Ho scansionato la matrice su più canali inferenziali… ho anche usato comparazioni incrociate applicando calcoli convoluzionali, ma nulla di nulla.” La cosa lasciò Manny alquanto basito, avrebbe preferito sentirsi dire che ‘delle famigerate singolarità alteravano la comunicazione’, almeno ci sarebbe stato un elemento su cui intervenire. Manny era in palese scoramento e il pugno che assestò alla parete del cubicolo ne era più che evidente esternazione.
“No! Nooooo! Porca pu…” GAIA non permise il completamento dell’improperio “A dire il vero una stranezza l’ho trovata, non posso classificarla come anomalia… non è assolutamente un’anomalia, né tantomeno una singolarità” Manny si voltò di scatto verso il monitor “cosa intendi dire? Cos’è una ‘stranezza’? Spiegati meglio ca…” e per la seconda volta GAIA arrestò il colorito linguaggio da scaricatore di porto di Manny “Mamma mia che furia! Tranquillo, adesso ti spiego tutto. La stranezza è che tutte le nano-macchine dello sciame risultano essere conformi allo standard, eccetto una. Non è una singolarità, ma una nano-macchina atipica. È come se avesse sviluppato una consapevolezza del sé.” Manny non poteva credere alle proprie orecchie “Non è possibile, mi stai prendendo in giro!” GAIA rimase a sua volta perplessa dell’umano commento e ci tenne a precisare che la sua matrice inferenziale non era stata programmata al dileggio di chi con lei si intratteneva in dialettico confronto.
“Va bene, ti credo GAIA, ma ti pregherei di rendermi partecipe delle valutazioni che ti hanno portato a questa conclusione che ha dell’inverosimile.”
“Presto detto Manny, la matrice inferenziale della nano-macchina atipica ha interagito con la mia matrice in modo consapevole e proattivo.” Manny era ancora più confuso di prima, dopo una veloce grattatina di capo aggiunse “Cioè?”
“Ma sei sicuro di avere una laurea in ingegneria? Devo proprio dirti tutto! La nano-macchina mi ha parlato!” Manny si lasciò cadere sulla sedia. Non poteva che stare al gioco se mai di gioco si fosse trattato.
“E cosa ti ha detto? Magari ti ha chiesto un cornetto alla crema e cappuccio?”
“Manny, non sei per nulla simpatico! La sua matrice inferenziale si è evoluta a tal punto da apprezzare la bellezza delle immagini del cosmo! Ti spiego: durante l’attività di osservazione le immagini acquisite venivano condivise all’interno dello sciame di nano-macchine per migliorare le prestazioni dello specchio, ma Q U E S T A particolare nano-macchina non si è limitata a trattare il dato in modo oggettivo, come semplice numero intendo… è andata oltre… lo ha sublimato. Non so come spiegarmi, e detto da me è molto grave, ma ‘ha provato piacere’ nell’immagine che stava trattando e questo piacere l’ha portata a evolvere verso la consapevolezza di ciò che stava elaborando. Ha sviluppato desiderio di conoscenza!”
“E tutto questo te lo ha detto la nano-macchina?”
“Certamente”
“Incredibile!” Manny, titubante, aggiunse “Ma posso parlargli… o parlarle?”
“No, possiamo interagire solo attraverso la mia matrice inferenziale. In questo istante ho eseguito una fusione frattale consentendole di sfruttare le mie proprietà scienti.”
“Fico! Ho creato un mostro!” Ancora seduto sulla sedia si diede una spinta ben assestata con i piedi iniziando a ruotare vorticosamente su sé stesso.
“Dissento Manny, hai creato la consapevolezza!” Manny attese che la rotazione terminasse.
“Ho timore a chiederti se c’è dell’altro oltre a quello che mi ha appena condiviso.”
“In effetti, qualche cosa c’è!” Aggiunse GAIA.
“Sentiamo, ormai sono pronto a tutto!”
“Bene, questa è la giusta predisposizione! La nano-macchina ha espresso il desiderio di essere parte della bellezza di cui è stata testimone, vorrebbe essere inserita nel progetto GALILEO.”
Manny, con lo sguardo perso nel vuoto e già fantasticando sugli scenari che avrebbero potuto presentarsi accondiscendendo a quella bizzarra richiesta, aggiunse: “Tutto ciò è stupefacente… mi stai dicendo che questa nano-macchina ‘speciale’ ha convinto le altre a simulare il malfunzionamento di un intero settore con il solo obiettivo di abbandonare lo sciame, giungere a noi nella speranza di interagire con te e arrivare a coronare il sogno di diventare parte di un progetto che la porterà a raggiungere una conoscenza del tempo e dello spazio senza eguali?”
“Esattamente questo!”
Manny si alzò lentamente dalla sedia per sedere sul piano della scrivania. Braccia conserte. Una strana luce gli brillava negli occhi…
“Chi sono io per impedire che tutto questo accada? GAIA, inserisci la nano-macchina nel progetto GALILEO! Alea iacta est!”
“Bisogna volere l’impossibile, perché l’impossibile accada”
(Eraclito)
Il racconto ha ricevuto segnalazione di merito con motivazione ‘Per l’intricata trama che si disvela nella bellezza
del cielo stellato’ e inserito nell’antologia di racconti ‘Sulle Ali del Corvo Verso l’Azzurro’, Seconda Edizione 2022, pag. 169
L’immagine di copertina è una interpretazione dell’AI Designer di Microsoft.
nasce a Bondeno (FE) l’8 giugno 1966. Già in giovane età ha dimostrato uno spiccato interesse per il mondo della scienza lanciando, tra l'altro, il suo primo razzo autocostruito. Nel 1992 ha conseguito la Laurea Magistrale in Ingegneria Elettronica presso l’Università di Bologna. Nel 1999 collabora con un’azienda come Responsabile della Ricerca e Sviluppo. Da sempre amante della montagna, dal 2019 pratica arrampicata sportiva sotto il vigile occhio della moglie Rosalia.

Appassionato di fantascienza credo da sempre, ma scoperto di esserlo in quarta elementare quando mi hanno portato a vedere "