Bolle di sapone

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Bolle di sapone

Il faccino paffuto di Chicco fece capolino nella guardiola di Leandro, con un sorriso reso buffo dalla finestra lasciata da quattro incisivi da latte caduti. Il bambino di 6 anni salutò il portinaio alieno e gli chiese scusa: «Mi dispiace tanto, signor Leandro, ma ho rovesciato nell’ascensore tutto il liquido per le bolle di sapone!».

Leandro rispose divertito: «Oh, ma non è niente! Adesso l’ascensore sarà ancora più pulito. Speriamo solo che la signora che abita sopra di te non scivoli sull’acqua saponata, finendo gambe all’aria».

All’idea della petulante Velia Ambrogiotti piombata sul suo sederone, Chicco scoppiò a ridere e corse via felice, inseguito dalla nonna.

La mattina dopo Leandro e il suo gatto alieno, Gedeone, si videro venire incontro la signora Velia, tutta zoppicante.

«Cosa le è successo?», le chiese il portinaio.

«Se sapesse, signor Leandro! Ieri sono scivolata nell’ascensore!».

Leandro si sentì in colpa. Non aveva sciacquato il liquido delle bolle di sapone di Chicco. Stava quasi per scusarsi, quando Velia continuò:

«Tutta colpa mia, Leandro! Avevo rovesciato lo shampoo che avevo appena comprato, e poi ci ho anche messo sopra un piede».

Salutata la signora, Gedeone commentò:

«Con il tuo shampoo non le sarebbe successo, Leandro».

«Perché?».

«Beh… è uno shampoo anticaduta!».

«Spiritoso!», protestò il portinaio, agitando nervosamente la testa e facendo sobbalzare i riporti.

Intanto Chicco era sul balcone e soffiava per far volare giù le sue bolle di sapone. Il vento le accompagnava attraverso tutto il cortile fino alla portineria. Molte scoppiavano toccando la vetrata. Una si fermò senza rompersi sul golfino di Maria, la segretaria del notaio dell’interno n° 8. La ragazza, che camminava spedita e immersa nei propri pensieri, verso l’ufficio, non se ne accorse. Quando entrò in ascensore con il dottor Francesco, il dentista nel 6° piano, lui esclamò: «Oh! Una bolla di sapone!». Allungò un dito e la toccò. La sfera evanescente si dissolse in un impercettibile “puff” e il dito cadde sul seno sodo di Maria, quasi rimbalzando indietro. Il timido odontoiatra, che da mesi si mangiava con gli occhi  la ragazza senza avere il coraggio di farsi avanti, divenne tutto rosso e rimase con il dito paralizzato a due millimetri dalla rotondità di cui poteva sentire il calore. Maria si accorse del suo imbarazzo e per la prima volta lo notò. Non era malaccio quel giovanotto impacciato! Respirò profondamente, il petto si gonfiò andando a toccare il dito pietrificato e poi gli parlò: «Grazie, dottore, non mi ero accorta di avere una bolla sul golfino».

Francesco prese coraggio e, pur non riuscendo a scostare l’indice appoggiato sulla poppa che si alzava e abbassava a ritmo del respiro di Maria, fu in grado di parlare:

«Sa, prima che la bolla scoppiasse, per un momento mi ci sono specchiato dentro e mi sono visto sfumato nei colori dell’arcobaleno, appoggiato qui sul suo cuore. Un segno del destino, penso. Come per farmi capire che solo stando qui io posso esprimermi in tutti i colori della mia anima».

Il ritmo del respiro di Maria accelerava. L’indice di Francesco se ne accorse e invitò il resto della mano ad appoggiarsi lì in zona.

I due stavano per baciarsi, quando udirono un miagolio e guardarono in basso. Non si erano accorti che fosse entrato con loro in ascensore anche il gatto nero del portinaio.


Ispirato dall’episodio a cui aveva assistito, Gedeone rese partecipe Leandro di una propria riflessione profonda. Spiegò all’amico che l’universo aveva avuto origine da qualcosa di molto simile ad una bolla di sapone, qualcosa di delicato che conteneva già ogni cosa specchiata dentro di sé, in tutte le forme e le combinazioni. L’esplosione della sfera in miliardi di bollicine microscopiche aveva dato inizio alla vita e all’espansione dell’universo.

Leandro stava pulendo la vetrata, su cui erano impresse le impronte iridescenti delle bolle di sapone di Chicco, e gli rispose:

«Ma proprio sui miei vetri doveva espandersi l’universo?».


Sei mesi dopo, Maria e Francesco uscirono dalla chiesa tenendosi per mano. Gli invitati alle nozze non lanciavano riso, ma soffiavano verso gli sposi bolle di sapone.

Competenze

Postato il

7 aprile 2016

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